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Juan Domingo Perón

politico e militare argentino

Citazioni di Juan Domingo PerónModifica

  • Gli argentini sono al 30 per cento socialisti, al 20 per cento conservatori, un altro 30 per cento è di radicali. [Alla domanda del giornalista: "E i peronisti?"] No, no, peronisti sono tutti quanti.[1]
  • La violenza non indebolisce mai il governo che ha la ragione e la legge dalla sua parte.[2]
  • [Sul fascismo italiano] Lì si stava facendo un esperimento. Era il primo socialismo nazionale che appariva nel mondo. Non voglio esaminare i mezzi di esecuzione che potevano essere difettosi.[3]
  • Ma l'importante era questo: un mondo già diviso in imperialismi e un terzo dissidente che dice: No, né con gli uni né con gli altri, siamo socialisti, ma socialisti nazionali. Era una terza posizione tra il socialismo sovietico e il capitalismo yankee.[3]
  • Ripeto: io sono cattolico, ma dottrinario e non dogmatico. Per me la dottrina sarà sempre al di sopra di tutti gli altri aspetti della religione.[2]
  • [Su Isaac Rojas] Si tratta di un individuo impetuoso che con la sua incompetenza accellererà il processo di decomposizione in Argentina.[4]
  • [Su Pedro Eugenio Aramburu] Un incompetente peggiore di Lonardi. Si tratta di un soldato e neppure uno dei migliori. Ancora per lungo tempo l'Argentina dovrà assistere alla formazione ed alla caduta di sempre nuovi governi.[4]

Discorso sulla Tercera posición

Da Discorso di Juan Domingo Peron all'Assemblea legislativa del 1 maggio 1952 in cui espone la tesi della tercera posicion, Mp3italia.blogspot.com, 16 gennaio 2014

  • Da un lato, l’individualismo capitalista sottometteva gli uomini, i popoli e le nazioni alla volontà onnipotente, fredda ed egoista del denaro. Dall’altro lato il collettivismo, dietro una cortina di silenzio, sottometteva gli uomini, i popoli e le nazioni al potere opprimente e totalitario dello Stato.
  • Il dilemma che ci si presentava era totale e tassativo: continuare sotto l’ombra dell’individualismo occidentale o avanzare sul nuovo cammino collettivista. Ma nessuna delle due soluzioni ci avrebbe portato alla conquista della felicità che il nostro popolo meritava. Per questo decidemmo di creare le nuove basi di una terza posizione che ci permettesse di offrire al nostro popolo un cammino diverso che non lo portasse né allo sfruttamento né alla miseria.

Dichiarazione dopo la Revolución Libertadora

Da L'ambiguo messaggio del presidente sconfitto, La Stampa, 20 settembre 1955

  • Siamo giunti agli attuali avvenimenti guidati soltanto dall'adempimento del nostro dovere. Abbiamo tentato con ogni mezzo di rispettare la Costituzione e la legge e le abbiamo rispettate. Abbiamo obbedito soltanto agli interessi del popolo ed alloro bene.
  • Io, che amo il popolo profondamente, soffro di una profonda ferita nella mia anima per la lotta e il martirio del popolo. Vorrei non morire prima di aver compiuto un ultimo sforzo per la pace, la tranquillità e la felicità del popolo.
  • Di fronte alla minaccia di bombardare l'incalcolabile ricchezza della Nazione e il suo popolo innocente, io penso che nessuno possa fare a meno di mettere da parte i suoi interessi e la sua passione.

Dalla 1ª intervista de La Stampa

in A tu per tu con Perón, La Stampa, 5 ottobre 1955

  • [Sulla Revolución Libertadora] Le cause sono state interamente politiche. Il motivo può essere individuato nella reazione dell'oligarchia mirato a ripristinare un ormai superato conservatorismo. I mezzi sono stati rappresentati dalla forza sulla quale ha agito l'ambizione del guadagno. Il contratto petrolifero è stato un pretesto di coloro i quali pretendevano di essere ultra-nazionalisti.
  • Ho sempre voluto evitare spargimenti di sangue considerandoli uno sterile atto di ferocia tra fratelli. Coloro che sono saliti al potere spargendo sangue, periranno nel sangue.
  • I capi del partito peronista sono tutti in prigione, perseguitati o esiliati. In tali condizioni è come se il partito fosse stato messo fuori legge. Ma le masse sono solide e sarà difficile per chiunque muoverle.
  • Rimarrò nel Paraguary. Prima di tutto perché amo questo umile ma laborioso popolo composto di uomini liberi fedeli sino al sacrificio; in secondo luogo perché fra i più grandi onori che mi sono stati tributati ho quello di essere cittadino e generale del Paraguay. Un terzo motivo è perché mi piace così. Non penso di recarmi in Europa. Non è necessario ed intoltre, malgrado le ricchezze che mi sono state attribuite dai miei denigratori, non dispongo al momento del denaro necessario.
  • Narrano che un giorno il diavolo venne sorpreso da un terribile temporale mentre camminava per una strada. Non trovando altro si rifugiò in una chiesa. Dicono che durante la sua permanenza nel Paraguay mi comporterò come il diavolo. Farò onore alla nobile ospitabilità che mi è stata concessa. Se un giorno mi accadrà di tornare alla politica, rientrerò nel mio Paese e la agirò di conseguenza.
  • Il partito peronista dispone di grandi capi e di una gioventù potente e piena di iniziativa. Ho una profonda fiducia nella loro volontà e nel loro desiderio di agire. Ho lasciato ai giovani una dottrina, una mistica, un'organizzazione. Essi la controlleranno a loro volta. Oggi nell'Argentina impera la dittatura e la forza. Non è ancora la nostra ora. Quando si giungerà alla lotta delle opinioni la forza bruta cadrà.
  • Non trovo nessuna giustificazione alla rivoluzione. Nelle loro dichiarazioni gli attuali capi argentini cominciano a confessare ingenuamente che essi faranno quel che noi abbiamo fatto e che rispetteranno le nostre conquiste civili. Se sono sinceri, ciò costituisce un tacito riconoscimento della bontà della nostra causa. Quel che oggi è al potere in Argentina non è un Governo costituzionale. Si tratta di usurpatori del potere del popolo.
  • Questa rivoluzione, similmente a quella del 1950, è «sottembrista» e rappresenta la lotta fra la classe di parassiti e la classe produttrice di ricchezze.
  • Non mi sono mai interessato di manovre o di ostruzionismo. Non sono entrato nel campo politico per diventare Presidente. Non ho cercato la Presidenza. Quello che ho fatto era già stato deciso dal popolo.

Dall'intervista di Jean Thiriart

in “La Nation Européenne” (Paris-Bruxelles), n. 30, febbraio 1969, pp. 20-22, riportato in Jean Thiriart intervista il Generale Juan Peron, Eurasia-rivista.com, 26 Novembre 2016

  • Penso che i paesi latinoamericani si stiano avviando verso la loro liberazione. Beninteso, questa liberazione sarà lunga e difficile, perché interessa la totalità dei paesi sudamericani. Infatti non è pensabile che vi sia un uomo libero in un paese schiavo, né un paese libero in un continente schiavo. In Argentina, in dieci anni di governo giustizialista, siamo vissuti liberi in una nazione sovrana. Nessuno poteva intromettersi nelle nostre faccende interne senza fare i conti non noi. Ma in dieci anni la sinarchia internazionale, ossia l’insieme delle forze imperialiste che dominano attualmente il mondo, ha avuto ragione di noi.
  • Bisogna considerare la lotta di liberazione dei paesi del Sudamerica come una lotta globale, a livello continentale. In questa lotta, ogni paese è solidale coi suoi vicini, presso i quali deve trovare appoggio. La prima necessità per questi paesi è unirsi, integrarsi. Il secondo punto consiste nel realizzare l’alleanza effettiva col Terzo Mondo, così come noi, i miei collaboratori ed io, la preconizziamo da vent’anni! È questa la via che bisogna indicare al popolo sudamericano; non solo ai dirigenti, ma anche alla massa popolare, che deve rendersi consapevole della necessità di questa lotta contro l’imperialismo. Unificare il continente e liberarlo dalle influenze straniere, allearsi al Terzo Mondo per partecipare alla lotta antimperialista su scala mondiale: sono questi, dunque, i primi obiettivi. In seguito, potrà svilupparsi il processo di liberazione interna: il popolo otterrà il governo che quotidianamente reclama e che gli viene continuamente rifiutato; di qui la successione di dittature effimere e di governi fantoccio instaurati in seguito a macchinazioni, mai in seguito ad elezioni, per cui il popolo viene tenuto prima sotto un dominio e poi sotto un altro.
  • Nel nostro paese è assai netta sia la divisione tra il popolo e un’oligarchia fondata sulla ricchezza e sulla nascita, sia quella che separa il popolo e la nuova borghesia “d’affari” che si sviluppa rapidamente. In ogni industriale che si arricchisce, sonnecchia un oligarca potenziale.
  • Il giustizialismo è una forma di socialismo, un socialismo nazionale, che risponde alle necessità e alle condizioni di vita dell'Argentina. È naturale che questo socialismo abbia entusiasmato le masse popolari e che in conseguenza di ciò si manifestino le rivendicazioni sociali. Esso ha creato un sistema sociale di fatto totalmente nuovo e totalmente differente dall'antico liberalismo «democratico» che ha dominato il paese e che si era posto, senza alcuna vergogna, al servizio dell'imperialismo yankee.
  • Gli Americani usano la stessa tecnica in ogni parte del mondo. Prima di tutto, cominciano con la penetrazione economica, per il tramite dell’oligarchia di cui parlavo poc’anzi, la quale vi trova un interesse sostanziale… Poi è la volta delle pressioni politiche, più o meno dirette, in tutti i settori politici. Così, se non possono comprare e controllare le forze politiche nazionali, gli Americani tentano di farle esplodere e di dividerle. La CIA è maestra nell'organizzare le provocazioni.
  • Jalta ha diviso il mondo in due riserve di caccia ad uso delle due potenze imperialiste; Russi e Americani sono legati dai trattati firmati a Potsdam. Questa divisione venne stabilita per evitare ulteriori motivi di conflitto tra i due imperialismi. A Jalta e a Potsdam, Stalin impose la sua volontà a due uomini di Stato quasi moribondi, Roosevelt e Churchill. Da allora, la conferenza di Jalta e i trattati di Potsdam hanno forza di legge permanente e sono entrati a far parte del diritto pubblico internazionale.
  • Il Terzo Mondo è diviso, è ancora soltanto un concetto astratto e una speranza per tutti coloro che aspirano alla libertà.
  • In Argentina, il movimento giustizialista, il movimento peronista, comprende il 90% della gioventù. Ciò è fondamentale, perché la gioventù rappresenta l’avvenire e la nostra azione è orientata verso il futuro. Noi vecchi abbiamo fatto il nostro dovere.
  • Il mondo è sempre stato sotto la sferza di un imperialismo. Oggi abbiamo la disgrazia di dover lottare contro due imperialismi complici. Ma la potenza degli imperialismi segue una curva parabolica: una volta raggiunto il punto più alto dell’asse delle ordinate, il culmine della curva, la decadenza comincia.
  • Io penso che noi stiamo arrivando a una fase della storia dell’umanità che sarà contrassegnata dal declino delle grandi potenze dominatrici. Siamo giunti al termine di un’evoluzione umana che, dall’uomo delle caverne fino ai giorni nostri, è avvenuta mediante l’integrazione. Dall’individuo alla famiglia, alla tribù, alla città, allo Stato feudale, alle nazioni attuali, si arriva all’integrazione continentale.
  • L'anno 2000 vedrà un'Europa unita o dominata. Ciò vale anche per l'America Latina. Un'Europa unita avrebbe una popolazione di 500 milioni di abitanti. Il continente sudamericano ne conta già più di 250. Blocchi come questi sarebbero rispettati e contrasterebbero efficacemente l'asservimento agli imperialismi, che è la sorte dei paesi deboli e divisi.
  • Castro è un promotore della liberazione, egli si è dovuto appoggiare a un imperialismo perché la vicinanza dell’altro minacciava di schiacciarlo. Ma l'obiettivo dei Cubani è la liberazione dei popoli dell'America Latina. Essi non hanno altra intenzione se non di costituire una testa di ponte per la liberazione dei paesi continentali. Che Guevara è un simbolo di questa liberazione. Egli è stato grande perché ha servito una grande causa, fino ad incarnarla. È l'uomo di un ideale.
  • Io non sono comunista. Sono giustizialista. Ma non ho il diritto di volere che anche la Cina sia giustizialista. Se i Cinesi vogliono essere comunisti, perché dovremmo volere “renderli felici” ad ogni costo, contro la loro volontà? Essi sono liberi di scegliere il regime che preferiscono, anche se diverso dal nostro. Ciascuno è sovrano per quanto concerne le sue faccende interne.
  • Dietro la lotta fra Israele e i paesi arabi, gli Americani e i Russi combattono una lotta accanita che ha come scopo il possesso di questo punto strategico.
  • L’Europa da sola, in futuro, non avrà tutte le risorse sufficienti per soddisfare le proprie esigenze. Oggi, interessi particolari si difendono spesso in luoghi molto lontani. L’Europa deve pensare a ciò. Essa deve integrarsi, certo, ma integrandosi deve mantenere degli stretti contatti con gli altri paesi in via d’integrazione. L’America Latina in particolare, che è un elemento essenziale che si deve alleare all’Europa. Noi Latinoamericani siamo Europei, e non di tendenza americana. Personalmente, io mi sento più francese, più spagnolo o più tedesco che americano.

Dalla 2ª intervista de La Stampa

in Intervista a Juan Peron, La Stampa, 16 novembre 1972

  • Il nostro è un partito che interpreta la volontà popolare. [...] Abbiamo un'organizzazione capillare in grado di interpretarla.
  • Io sono stato due volte un presidente costituzionale.
  • Io sono sato sempre democratico, perché mi hanno eletto con l'80 per cento dei voti.
  • La guerriglia è violenza dal basso che risponde a una violenza dall'alto.
  • Tenga presente che l'esigienza prima è liberare l'economia argentina dall'imperialismo straniero che esporta i profitti, togliendo capitali alle esigenze interne.

Ultimo discorso

Da Juan Domingo Perón: l’ultimo discorso nella Plaza de Mayo (12 giugno 1974), Periodicodaily.com, 10 ottobre 2018

  • Credo che sia arrivato il momento di mettere le cose in chiaro. Stiamo lottando per superare le condizioni in cui la Repubblica ci è stata lasciata e, in questa lotta, non deve mancare un solo argentino determinato.
  • Oggi è evidente, in questa circostanza di lotta, che abbiamo il Popolo dalla nostra, e noi non difendiamo né difenderemo mai altra causa che la causa del Popolo.
  • Il governo del Popolo è tranquillo ed è tollerante, però i nostri nemici devono sapere che non siamo nemmeno stupidi.
  • Noi, di fronte all’inganno e di fronte alla violenza, imporremo la Verità, che vale molto più di questo. Non vogliamo che nessuno ci tema; vogliamo, invece, che ci comprendano. Quando il Popolo ha la consapevolezza del suo destino, non c’è nulla di cui aver paura. Né la Verità, né l’inganno, né la violenza, né alcuna altra circostanza, potrà influire negativamente su questo popolo, come nemmeno potrà influire su di noi perché cambiamo una direzione che, sappiamo bene, è la direzione della Patria.
  • Ognuno di noi deve essere un costruttore, ma deve anche essere un predicatore e un agente di controllo e vigilanza per poter realizzare il nostro compito, e neutralizzare il marcio che c’è in quei settori che ancora non hanno compreso e che dovranno comprendere.
  • Compagni, con questo ringraziamento voglio far arrivare a tutto il popolo della Repubblica il nostro desiderio di proseguire nel lavoro di ricostruzione e liberazione del nostro paese. Queste missioni, che prima di essere mie sono del popolo argentino, le difenderemo fino all’ultimo respiro.
  • Io porto nelle mie orecchie la meravigliosa musica che, per me, è la parola del popolo argentino.

Manifesto del Partito Giustizialista (Le venti verità peroniste)

Citato in Il giustizialismo peronista, instoria.it, settembre 2010.

  • Le due braccia del peronismo sono la giustizia sociale e l'assistenza sociale. Con esse diamo al popolo un abbraccio di giustizia e di amore.
  • Per il peronismo c'è soltanto una classe di uomini: quella degli uomini che lavorano.
  • Nell'azione politica, la scala dei valori di ciascun peronista è la seguente: prima la patria, poi il movimento ed infine gli uomini.
  • La vera democrazia è quella in cui il governo compie la volontà del popolo e difende un solo interesse: quello del popolo.
  • Il peronismo è essenzialmente popolare. Ogni fazione politica è antipopolare e pertanto non è peronista.
  • Il peronista lavora per il movimento. Colui che in nome del partito serve una fazione o un caudillo è peronista soltanto di nome.
  • Il giustizialismo, come dottrina politica, realizza l'equilibrio dell'individuo con quello della comunità.
  • Il giustizialismo, come dottrina economica realizza l'economia sociale, mettendo il capitale al servizio dell'economia e quest'ultima al servizio del benessere sociale.
  • Il giustizialismo, come dottrina sociale, realizza la giustizia sociale che dà a ciascuno il suo diritto in funzione sociale.
  • Vogliamo un'Argentina socialmente giusta, economicamente libera e politicamente sovrana.
  • Il giustizialismo è una nuova concezione della vita, semplice, pratica, popolare, profondamente cristiana e profondamente umanista.
  • Per un giustizialista non c'è niente di meglio di un altro giustizialista.
  • Nella nuova Argentina i soli privilegiati sono i bambini.
  • In questa terra ciò che abbiamo di meglio è il popolo.
  • Il peronismo anela all'unità nazionale, non alla lotta. Vuole eroi ma non martiri.

Citazioni su Juan Domingo PerónModifica

  • [Dedica sulla copia del libro La guerra di guerriglia, spedita da Fidel Castro a Perón] Da un ex oppositore evoluto, con ogni affetto e simpatia, a Juan Domingo Perón. (Che Guevara)
  • Io ca­pi­sco che ci sia chi pre­fe­ri­sce il "giu­sti­zia­li­smo” pe­ro­ni­sta al­l’e­co­no­mia clas­si­ca. Ma do­vrem­mo or­mai co­no­sce­re do­ve que­sta stra­da con­du­ce. Fa­cen­do ap­pel­lo al ge­ne­ro­so co­razón dei se­gua­ci, con l’ap­plau­so de­li­ran­te del­le fol­le ocea­ni­che dei de­sca­mi­sa­dos e l’ap­pog­gio dei ve­sco­vi e dei car­di­na­li, il ge­ne­ra­le Perón - fat­ti fuo­ri tut­ti gli op­po­si­to­ri al­la sua po­li­ti­ca e abo­li­ta la li­ber­tà di stam­pa - ha rag­giun­to il mi­ra­co­lo­so ri­sul­ta­to di esau­ri­re in po­chis­si­mi an­ni le in­gen­ti ri­ser­ve au­ree ac­cu­mu­la­te, du­ran­te la guer­ra, con le for­ni­tu­re ai pae­si bel­li­ge­ran­ti; ha sva­lu­ta­to il pe­so, get­tan­do il si­ste­ma mo­ne­ta­rio e cre­di­ti­zio nel più fan­ta­sti­co di­sor­di­ne; ha pro­vo­ca­to una cri­si tan­to gra­ve nel­le cam­pa­gne da ve­der­si co­stret­to a im­por­re -nel pae­se che pri­ma era uno dei mag­gio­ri espor­ta­to­ri di gra­no e di car­ne - il ra­zio­na­men­to del­la car­ne e del pa­ne. (Ernesto Rossi)
  • Io non m'interesso di Perón se non per renderlo incapace di far del nuovo male al nostro Paese. (Eduardo Lonardi)
  • Perón sostiene che l'Argentina ha bisogno di un fronte politico, una vera alleanza tra classi sociali e partiti. In economia propone misure congiunturali immediate e riforme di struttura. Siamo d'accordo perché vi sia un governo di popolo per il popolo. (Arturo Frondizi)
  • [Slogan dei sostenitori] Si sente, si sente, Perón è presente.
Se siente, se siente, Perón está presente.[5]

Ferdinando VegasModifica

  • È inutile ripetere come Perón, per incompetenza e demagogia, anziché soddisfare le giuste esigenze popolari, sottopose l'Argentina a un esperimento pittoresco e violento, lasciandola infine sull'orlo del disastro economico.
  • L'avvento di Perón al potere, nel 1945, era avvenuto in parte come conseguenza dell'insurrezione di anni prima, che aveva installato al governo una giunta militare; e in parte per la pressione delle masse scatenate nelle vie della capitale, quando i colleghi della giunta avevano tentato di eliminare Perón.
  • L'unico merito di Perón fu di essersi fatto il portabandiera delle masse popolari urbane; non si dimentichi che era arrivato al potere dalla carica di sottosegretario al Lavoro, una via piuttosto insolita per un militare sudamericano.
  • Purtroppo, anziché servire i veri interessi del popolo, Perón, da tipico dittatore non senza inclinazioni fasciste, perferì servirsi del popolo come sgabello al suo potere personale.

NoteModifica

  1. Citato in Antonello Sacchetti, L'uomo politico latinoamericano più importante (e contraddittorio) del XX secolo. A sessant'anni dalla sua prima elezione a presidente dell'Argentina, ilcassetto.it, 18 ottobre 2006.
  2. a b Citato in Perón ha autorizzato il ritorno dei due vescovi, La Stampa, 4 luglio 1955.
  3. a b Citato in Sergio Romano, Peron, un Caudillo tra comunismo e capitalismo yankee, Corriere della Sera, 29 giugno 2005.
  4. a b Citato in Perón dichiara: «Il Presidente Aramburu è un incompetente», La Stampa, 14 novembre 1955.
  5. Loris Zanatta, da Il peronismo, 2008.

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