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Citazioni di Arturo FrondiziModifica

  • Castro sarà cacciato via dal potere a L'Avana com lo fu Perón a Buenos Aires. Gli manca infatti il senso della storia...[1]
  • [Alle forze armate] Devono spiegare al Paese perché li ammazzarono e come li ammazzarono.
  • [Su alcuni desaparecidos] Furono prelevati in un carcere una quarantina di detenuti politici che dopo essere stati portati vicino a Pilar, in provincia di Buenos Aires, furono uccisi a colpi di mitra. I corpi vennero fatti saltare in aria con una bomba perché non se ne trovasse più traccia.[2]
  • [Sulla cattura di Adolf Eichmann] Il governo argentino ha già definito la sua posizione: esso condanna, come ha sempre condannato, tutti i delitti commessi dai nazisti, ma è fermo nel suo punto di vista, secondo cui giustizia deve essere fatta senza prescindere dalle dovute forme imposte dal diritto internazionale. E poiché il governo di Israele non ha tenuto conto della nostra protesta e delle nostre richieste, abbiamo fatto ciò che deve fare ogni Paese aderente all'Onu: sottoporre il caso ai competenti organi delle Nazioni Unite.[3]
  • Lei, signor generale, doveva venire da me con una mitragliatrice, non una stilografica; sappia intanto che io possiedo tre sole case possibili: il palazzo del governo, il carcere e il cimitero.[4]
  • Popolo italiano, un argentino figlio di italiani vi manda il suo saluto più affettuoso.[5]
  • Qualunque cosa accada, fronteggerò gli eventi. Sono risoluto a non cedere. Nessuno s'illuda che io possa scegliere la via dell'esilio o il suicidio.[6]
  • Se trovarono la forza morale di commettere atti di questo genere [accettare un giorno di pentimento nazionale], dovrebbero averla anche per cadere in ginocchio e invocare perdono a Dio per questo peccato.[2]

Dalla conferenza stampa al Quirinale

Da Frondizi: "Trascurare l'America Latina è un serio pericolo per l'Occidente, La Stampa, 17 giugno 1960

  • Io sono il primo capo dello Stato argentino che visiti paesi europei durante la propria permanenza in carica.
  • È necessario che gli statisti europei si rendano conto del pericolo costituito dall'esistenza nel mondo occidentale di quella sterminata area depressa che si chiama America Latina. Come un vero amico dell'Europa sentivo un vero bisogno di mettere in guardia gli europei dalla minaccia che tutti ci riguarda. Noi guardiamo con molta simpatia al vostro Mercato Comune, noi che abbiamo in America Latina una zona di libero scambio che comprende sette paesi, ma molto francamente debbo dirvi che se il Mercato Comune si dovesse risolvere in un esperimento di autarchia dell'Europa a sei, e se questo dovesse portare alla chiusura dell'Europa alle nostre esportazioni di materie prime, allora io vi dico di fare attenzione alle conseguenze che potrebbero essere, anzi certamente sarebbero gravissime.
  • Gli italiani hanno fiducia in noi e mostrano di saper investire bene. Costruiscono per noi trattori agricoli, perforano pozzi petroliferi nelle regioni meridionali, e i risultati eccellenti che ottengono, e la grande esperienza che dimostrano di avere ci fanno naturalmente desiderare che si impegnino ancora più a fondo, specialmente nei settori della sidurgia, della metalmeccanica, delle fonti di energia - termoelettriche e idroelettriche - e della petrolchimica.
  • Noi abbiamo bisogno di capitali stranieri poiché il provento del nostro commercio estero e le risorse del risparmio nazionale sono entità troppo esigue che rallenterebbero eccessivamente il nostro progresso economico.
  • L'Europa deve comprare di più in Argentina, perché l'Argentina vuol comprare più macchine, più motori, più attrezzature tecniche.
  • Noi abbiamo bisogno di immigranti, e non chiediamo di meglio che di averli italiani. Bisogna intendersi bene, però. Nelle condizioni del 1960 gli immigranti non si possono più presentare come nel secolo scorso o come nei primi decenni di questo secolo. Non basta più che vengano con la buona voglia e con le buone braccia necessarie per lavorare un pezzo di terra. Devono essere istruiti, avere una preparazione adeguata, possibilmente una vera specializzazione.

Dalla conferenza stampa della Sioi

Da Frondizi ha parlato a Torino dei guerriglieri in Argentini, La Stampa, 17 giugno 1960

  • [Sui rapitori di Carlos Toranzo Montero] Possiamo chiamarli, come da voi, gruppi extraparlamentari. Sono molti, sia di destra sia di sinistra. Ma è difficile identificarli e definirli esattamente, perché agiscono nella clandestinità.
  • [Sui guerriglieri argentini] Si ispirano certo a ideologie, di destra o di sinistra; forse pensano di poter conquistare il potere. Agiscono, come in tutti i Paesi del mondo, in una situazione difficile, ma l'Argentina ha grandi risorse materiali e umane: sono convinto che potrà uscire da questa situazione.
  • Perón sostiene che l'Argentina ha bisogno di un fronte politico, una vera alleanza tra classi sociali e partiti. In economia propone misure congiunturali immediate e riforme di struttura. Siamo d'accordo perché vi sia un governo di popolo per il popolo.
  • Io non sono peronista, non lo sono mai stato. Ma bisogna che la disunione sugli obiettivi primari non prevalga. Il male dell'Argentina è sempre stato lo scontro sulle questioni secondarie. In un Paese in via di sviluppo come il nostro, tutti devono mettere insieme le loro forze: intellettuali, operatori economici, sacerdoti, politici, operai. Anche i militari.

Citazioni su Arturo FrondiziModifica

  • Frondizi ha [...] ereditato un compito quasi impossibile: restaurare l'economia del paese, adottando pesanti, ma indispensabili, misure di austerità, ed insieme non deludere le aspirazioni popolari. (Ferdinando Vegas)

Marcel NiedergangModifica

  • Alto, magro, quasi fragile, le spalle strette, un viso ossuto nascosto da grandi occhiali di tartaruga, Frondizi ricorda il tipo del professore universitario modesto, studioso e un po' distratto. Non è un oratore e tanto meno un tribuno. Non è capace di parlare per ore intere come Fidel Castro inebriandosi della musicalità della lingua spagnola. Non ha il prestigio inquietante e magnetico di Janio Quadros. Il contrasto fra Perón, pieno di vitalità, e Frondizi, chiuso e austero, fu, per gli argentini, impressionante e un po' sconcertante.
  • Cinque volte la Francia e soltanto 21 milioni di abitanti, queste due cifre fanno sì che a Buenos Aires sussista l'ingenua convinzione che il paese «più bianco delle due Americhe a sud del Canada» non abbia nulla da temere. Con superba indifferenza, neppure compensata da un minimo tentativo di seduzione, Frondizi accettò il regno dall'impopolarità per non tradire i suoi obiettivi.
  • Fatte le debite proporzioni, il dottor Frondizi trattò i peronisti come aveva fatto Luigi Filippo con i bonapartisti. Fu eletto grazie all'apporto non trascurabile dei loro suffraggi, promettendo in cambio di abolire le interdizioni che chiudevano loro ogni partecipazione alla vita politica.
  • Il dottor Frondizi, avvocato, capo della tendenza di sinistra della frazione intransigente, è stato spesso considerato come influenzato dal marxismo (per quanto cattolico convinto) dai dirigenti del radicalismo unionista.
  • Il piano economico di Frondizi era semplice e si riassumeva in una sola parola: austerità. Non era, questo, uno slogan che potesse piacere al popolo.

NoteModifica

  1. M. Niedergang, Le 20 americhe latine, traduzione di Roberto Ortolani, Garzanti, p. 144, 1964.
  2. a b Citato in Avete ucciso gli scomparsi. Spiegate perché al Paese, La Stampa, 20 novembre 1982
  3. Citato in Frondizi parla del «caso Eichmann», La Stampa, 16 giugno 1960
  4. Citato in Come Frondizi dominò con freddo coraggio l'ultimo tentativo di insurrezione militare, La Stampa, 3 gennaio 1961
  5. Citato in Popolo italiano, un argentino figlio di emigranti vi manda il suo saluto più fraterno ed affettuoso, La Stampa, 15 giugno 1960
  6. Citato in Frondizi dichiara: "Affronterò gli eventi qualunque cosa accada, La Stampa, 26 giugno 1959

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