Citazioni sull'Iraq ba'thista

Bandiera dell'Iraq durante il regime di Saddam Hussein

Citazioni

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  • È vero che il regime iracheno è laico e moderno rispetto a molti altri della regione. A Bagdad non si discute come a Ryad se la terra è quadrata o rotonda. Né si lapidano le adultere. Né sono obbligatorie le preghiere quotidiane dell'Islam. Né esiste la segregazione sociale tra uomini e donne. Né sono soltanto le antiche qualità di un despota orientale che hanno consentito a Saddam Hussein di restare per ventidue anni filati il dittatore dell'Iraq. (Bernardo Valli)
  • Gli occidentali sono soliti applicare i loro pregiudizi ai paesi del Terzo mondo. Proviamo a ragionare senza preconcetti. Due anni dopo la rivoluzione del 1968, l'Irak ha sancito il diritto all'autonomia del popolo curdo. Nel 1972 ha nazionalizzato il petrolio. Due anni dopo l'ottavo congresso del partito ha lanciato il piano di sviluppo del paese, e nel 1975 è cominciata la campagna di alfabetizzazione di massa. L'Unesco ha riconosciuto il primato dell'lrak in questo campo. L'emancipazione della donna, l'istruzione gratuita sono stati gli obiettivi perseguili e raggiunti in questi anni. (Elias Farah)
  • In Francia e nell'allora Unione Sovietica ad animare la resistenza erano i nazionalisti. Ma in Iraq non ci sono nazionalisti. Ci sono gruppi di fedelissimi, legati al loro presidente da rapporti di clan o tribali o d'interesse economico. (Edward Luttwak)
  • L'Irak sta facendo un deciso tentativo per ottenere il predominio politico nel Golfo. Benché il suo regime autoritario di sinistra sia da tempo antiamericano, esso non vuole che i sovietici stabiliscano la loro egemonia nel Golfo, e quindi potrebbe disporsi a moderare il suo atteggiamento passato. Noi abbiamo perciò motivo di alimentare un miglioramento di relazioni con l'Irak. (Richard Nixon)
  • L'Iraq fu quindi il più fascista dei regimi medio-orientali degli ultimi decenni. Saddam si servì del partito unico per militarizzare la società, instaurò un culto del leader che era modellato su quello del Duce e del Führer, mise la burocrazia in uniforme, affidò la sua fama alla costruzione di grandi opere pubbliche, fu al tempo stesso nazionalista e, a modo suo, socialista. Fu questo il fascismo del mondo arabo. (Sergio Romano)
  • L'Iraq non era proprio una diga democratica, questo no, questo nessuno ha osato dirlo: ma un utile sbarramento laico e moderno, ossia efficiente, sì: un argine, appunto, in grado di contenere un fanatismo come quello iraniano ansioso di ricondurre le società musulmane ai secoli più bui della loro storia, e di aggredire attraverso il terrorismo gli infedeli dell'Occidente europeo e americano. (Bernardo Valli)
  • [Sugli yazidi nell'Iraq ba'thista] Le sanzioni ci avevano reso la vita difficile, così come per altri iracheni, e sapevamo che Saddam era un dittatore che governava l'Iraq con la paura. Eravamo poveri, esclusi dall'istruzione e costretti a svolgere i lavori più duri, pericolosi e peggio pagati del paese. Ma allo stesso tempo, con i baathisti al potere, noi di Kocho potevamo praticare la nostra religione, coltivare i campi e mettere su famiglia. (Nadia Murad)
  • Moltissima gente guarda con nostalgia alla stabilità nel Paese durante il regime di Saddam Hussein, specie se si fanno paragoni con il caos odierno. Questo certo non vuol dire che l'Iraq non potrà mai aver un governo migliore o che il Paese è destinato ad essere una democrazia fallita. (Loretta Napoleoni)
  • [Sulla vita scolastica nell'Iraq ba'thista] Nei libri di storia che leggevo a scuola gli yazidi non esistevano, e i curdi erano descritti come una minaccia contro lo Stato. La storia dell'Iraq era presentata come un susseguirsi di battaglie nelle quali i soldati arabi iracheni venivano aizzati contro coloro che volevano prendersi il loro paese. Era una storia sanguinosa, pensata per renderci orgogliosi della nostra nazione e dei leader risoluti che avevano scacciato i coloni britannici e rovesciato il re, ma su di me sortì l'effetto contrario. Più tardi mi convinsi che era stato anche a causa di quei libri se i nostri vicini si erano uniti all'ISIS o non avevano mosso un dito mentre i terroristi attaccavano gli yazidi. Nessuno che avesse frequentato una scuola irachena avrebbe pensato che la nostra religione meritasse protezione, né che ci fosse qualcosa di male o anche solo di strano in una guerra senza fine. Ci avevano insegnato la violenza fin dal primissimo giorno di scuola. (Nadia Murad)
  • Oggi è l'Irak radicale la più potente forza militare del Golfo. La sua potenza militare è preponderante in termini strettamente regionali. Possiede quattro divisioni corazzate e due motorizzate, con più di tremila carri armati e mezzi corazzati da combattimento sovietici e francesi, oltre a quattro divisioni di fanteria. Anche senza ulteriori aiuti russi, gli iracheni potrebbero entrare con impunità dovunque volessero: nel Kuwait, nell'Arabia Saudita, o nell'Iran. (Richard Nixon)
  • Pluripartitismo, elezioni dirette, alternanza di governo, indipendenza dei poteri dello Stato sono i cardini del concetto occidentale di democrazia. Ma da noi non si possono applicare. (Elias Farah)
  • "Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo". Quante volte l’avete sentita questa frase? Cento? Mille? Tutti i giorni? Probabile. Gli autori sono autorevoli e variano da Massimo D'Alema a Sergio Romano, dagli editorialisti accigliati di Repubblica al bar dello sport dell’Unità. Tutti insieme appassionatamente a ripetere come un mantra una cosa falsa, cioè che "prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo". Importa che l’Iraq ospitasse noti terroristi internazionali, come Abu Nidal e Abu Abbas? Che al Zarqawi sia stato curato a Baghdad un anno prima dell’invasione? Che gli islamisti di Ansar al Islam ricevessero aiuti da Saddam Hussein? No, non importa, perché "prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo". [...] Hanno proprio ragione i D’Alema, i Romano, le Repubbliche e le Unità: "Prima della guerra, in Iraq non c’era terrorismo", c’era fuori dall’Iraq, però era coordinato da dentro, da un regime terrorista che prima della guerra c’era e ora non c’è più. (Christian Rocca)
  • Questa è la cassaforte mondiale del petrolio. La violenza, l'offesa ai diritti dell'uomo finiranno col trasformarla in una polveriera che un giorno o l'altro esploderà e il caos ci perderà tutti. (Mustafa Barzani)
  • Sì, c'era della brutalità, qualche volta molta e io non sopporto la brutalità. Ma l'Iraq è un Paese difficile da governare e la gente lo sta capendo solo ora. (Raghad Hussein)
  • Il regime ha una storia di spietate aggressioni nel Medio Oriente. Ha un odio profondo verso l'America e verso i nostri alleati e ha aiutato, istruito e protetto terroristi, compresi quelli di Al Qaeda. Il pericolo è chiaro: i terroristi riusciranno a soddisfare le loro ambizioni e a uccidere centinaia di migliaia di persone innocenti nel nostro e in altri paesi usando le armi chimiche, biologiche e, un giorno, nucleari ottenute con l'aiuto dell'Iraq. Gli Stati Uniti e i loro alleati non hanno fatto nulla per meritare queste minacce, ma faranno tutto il possibile per respingerle.
  • Noi distruggeremo l'apparato di terrore e vi aiuteremo a costruire un nuovo Iraq prospero e libero. In un Iraq libero non ci saranno più guerre o aggressioni contro i vostri vicini, non ci saranno più fabbriche di veleni, non più esecuzioni di dissidenti, non più camere di tortura. Il tiranno se ne andrà presto.
  • Per più di una decade gli Stati Uniti e altre nazioni hanno perseguito sforzi pazienti e onorevoli per disarmare il regime iracheno in maniera pacifica. Il regime avrebbe dovuto rivelare e distruggere le sue armi di distruzione di massa come condizione per la fine della guerra del golfo del 1991. Da allora il mondo è stato impegnato in dodici anni di diplomazia,. Abbiamo votato più di una dozzina di risoluzioni nel consiglio di sicurezza delle nazioni unite. Abbiamo inviato in iraq centinaia di ispettori per controllare il disarmo.
    La nostra buona fede non è stata ricambiata. Il regime iracheno ha usato la diplomazia per guadagnare tempo e vantaggi.
 
Impiccagioni durante il regime di Saddam Hussein.
  • Il Vietnam non aveva mai minacciato nessun altro paese; sotto Saddam Hussein, Baghdad ha invaso due suoi vicini, dichiarandone uno parte integrante dell'Iraq.
  • In Iraq il genocidio, la repressione e l'aggressione hanno preceduto l'intervento della coalizione e sono stati condannati da una serie di risoluzioni dell'Onu.
  • Non intendo qui sviluppare un discorso sul rovesciamento di Saddam Hussein dell'aprile 2003. Dirò solo che coloro che consideravano «laico» il suo regime si ingannavano. È vero che il Baath fu fondato da un certo Michel Aflaq, un cristiano ambiguo con simpatie per il fascismo, ed è anche vero che l'iscrizione a questo partito era aperta a tutti, senza distinzioni religiose (sebbene abbia ragione di pensare che le adesioni ebraiche fossero assai limitate). Tuttavia, almeno a partire dalla disastrosa invasione dell'Iran, nel 1979, che suscitò contro di lui da parte della teocrazia iraniana furibonde accuse di essere un «infedele», Saddam Hussein aveva riverniciato il suo regime - basato, comunque, su una minoranza tribale della minoranza sunnita - come devoto e consacrato al jihad.
  • La leadership vietnamita si appellò all'Onu; i saddamiti e i loro alleati jihadisti hanno assassinato l'inviato Onu arrivato in Iraq.
 
Saddam Hussein
  • Il popolo [iracheno] non diede alla Rivoluzione la sua fiducia per caso, né all'inizio diede il suo appoggio assoluto. Invece, osservò la Rivoluzione rigorosamente e criticamente, e lo considerò con cautela, fino a che non si accorse gradualmente che sia il popolo che la Rivoluzione costituissero un solo corpo.
  • L'indipendenza economica è uno degli scopi principali della Rivoluzione del 17 luglio. Ciò significava nulla di meno della liberazione delle risorse petrolifere del paese che sono la fonte fondamentale dei redditi.
  • L'Iraq ha dato, e certo continuerà a dare, tutto il sostegno materiale e morale ai popoli d'Africa e dell'America latina che combattono per la libertà e l'indipendenza. Inoltre, l'Iraq sostiene energicamente la lotta del popolo dello Zimbabwe per riconquistare tutti i suoi diritti legittimi, proprio come sostiene anche la lotta per la completa e assoluta indipendenza della Namibia, la stessa indipendenza attualmente negata dalla cricca razzista esistente in Sud Africa.
  • La nazionalizzazione del petrolio iracheno è stata il coronamento d'una lotta audace e incessante che è durata per più di mezzo secolo contro la dominazione e lo sfruttamento straniero.
  • Possiamo certamente dire che il petrolio fu l'impulso della gloriosa lotta del popolo iracheno per l'indipendenza economica e il progresso sociale.
  • Sapete che le donne prima della Rivoluzione [del 17 luglio 1968] erano in una situazione sociale ed economica pressoché simile a quella delle donne nel Terzo Mondo in generale. Ma la condizione delle donne è cambiata notevolmente, non in termini di progresso graduale e relativo, ma piuttosto il cambiamento è stato tangibile. Nel corso della sua lunga storia, il Partito Ba'th Socialista Arabo si è sforzato di illuminare le donne sull'importanza della loro integrazione con gli uomini in tutti gli aspetti umani, politici e sociali.
  • Un anno fa, ho detto nella stessa occasione che negli anni che seguirono la Rivoluzione, l'Iraq giunse decisamente e completamente da un'era all'altra: dall'era della schiavitù, dello sfruttamento, della povertà, dell'arretratezza e della debolezza all'era della libertà, della giustizia, della prosperità, del progresso e della forza.
    Questa è l'essenza del trionfo della Rivoluzione – che è la fonte del nostro orgoglio. Il vero valore di questa impresa è straordinariamente messo in luce oggi, in questa grande battaglia in cui combattiamo contro l'aggressione iraniana. L'Iraq ha ottenuto la vittoria in dieci mesi di combattimento eroico contro uno stato aggressivo, la cui popolazione e grandezza sono più di tre volte superiori a quelle dell'Iraq, e la cui potenza militare era fino a poco tempo fa [prima della guerra] considerata fra le più potenti e moderne del mondo.
    L'Iraq ha ottenuto la vittoria mentre lottava da solo, senza alcun sostegno da parte d'una grande potenza o gruppo internazionale.

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