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Loretta Napoleoni

economista e saggista italiana

Citazioni di Loretta NapoleoniModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Il modo migliore per ricordare ed onorare la vita dell'ultimo grande eroe del XX secolo è prenderlo da esempio. Mandela come Ghandi prima di lui e Martin Luther King hanno combattuto battaglie reputate ai tempi impossibili, e lo hanno fatto sfidando la visione del mondo tradizionale espressa dall'opinione pubblica, in nome dell'eguaglianza tra gli uomini.[1]
  • Oggi ci sembra assurdo che un regime come quello dell'apartheid sia mai esistito, che bianchi e neri vivessero segregati, che indiani, bianchi o neri non potessero sposarsi e vivere gli uni accanto agli altri. Come ci sembra assurda l'idea che negli Stati Uniti ci fossero fontanelle separate per i bianchi ed i neri e che gli inglesi fossero i proprietari dell'India, ma era così.[1]
  • L'apartheid moderno è questo: la discriminazione basata sul censo, tacita ma tanto efficace quanto quella antica che poggiava su leggi razziali specifiche. La ricchezza è la barriera che impedisce ad un gruppo di persone di godere dei privilegi di un altro. Difficile da abbattere perché in fondo questa discriminazione non solo è sempre esistita ma in un certo senso è sempre stata accettata da tutti, come se fosse naturale che chi nasceva ricco avesse davanti a sé una vita con maggiori opportunità di chi invece veniva al mondo povero.[1]
  • La disintegrazione del Medio Oriente assomiglia a quella del blocco Sovietico, è frutto dello scontro tra due forze interne una centripeta ed una centrifuga. L'implosione è inevitabile, si tratta solo di una questione di tempo. La prima responsabilità di quanto sta accadendo è dei governi e delle popolazioni locali, come il fiasco sovietico fu frutto degli errori commessi al suo interno. Allora come oggi il ruolo dell'occidente fu minore di quanto si crede.[2]
  • La rivoluzione siriana sin dall'inizio è stata caratterizzata da settarismo etnico, religioso e politico. Nel marasma dei vari gruppi si sono inseriti gli sponsor arabi che hanno creato le loro milizie. In questa nuova guerra per procura moderna (la prima è stata quella dei Balcani) chiunque aveva soldi da spendere si è fatto avanti, ma il problema centrale resta la cultura di servilismo dei rivoltosi locali, non solo in Siria ma in tutto il Medio Oriente: senza le armi e i soldi degli sponsor non succede nulla. A questa si aggiunge la corruzione delle forze armate e della polizia che per anni hanno agito da mercanti d'armi per i vari sponsor.[2]
  • L'insurrezione yemenita vede in prima fila, gli Houthi, un gruppo armato sciita che negli ultimi mesi ha conquistato il potere. Lo scorso settembre gli Houthi, che appartengono alla setta sciita Zaydi e sono originari del nord del paese, sono entrati a Sana, la capitale e l'hanno conquistata.[3]
  • La capitale Sana è ormai sull'orlo dell'anarchia, le manifestazioni di piazza sono giornaliere e spesso degenerano in scontri violenti. Esplosiva è anche la situazione nelle campagne dove l'impoverimento della popolazione è tangibile. Particolarmente calde sono le zone a sud del paese, dove la popolazione è a maggioranza sunnita. Qui si verificano gli scontri più violenti e qui la frequenza degli attacchi terroristici è massima.[3]
  • Il vero pericolo è che lo Yemen segua il triste destino della Siria senza che nessuno sia in grado di impedirlo, esattamente come è avvenuto in Siria. Le conseguenze sarebbero disastrose per la stabilità dell'intera regione dove i focolai di guerra civile sono già molti e dove lo Stato Islamico si presenta come la migliore soluzione politica per i sunniti.[3]
  • Oggi a differenza del 1979 il Medio Oriente è in fiamme e fa comodo avere un gruppo come l'Isis a portata di mano per reprimere gli sciiti, e se questo porta ad una guerra di sterminio che ben venga. In fondo l'Isis è stato inizialmente finanziato per questo motivo, per distruggere la dinastia Allawita in Siria e da lì continuare il lavoro di pulizia etnica-religiosa nel resto della regione.[4]
  • L'unico modo per affrontare la carneficina in atto nel Medio Oriente e fermare gli attacchi terroristi sporadici in Occidente è smettere di giocare ai buoni ed ai cattivi e mettersi nei panni della popolazione musulmana, non solo quella che anela un cambiamento democratico ma anche quella che difende con le unghie ed i denti privilegi feudali che noi occidentali gli abbiamo regalato. Il che equivale ad essere "politically incorrect". Vediamo se qualcuno ha il coraggio di farlo![4]
  • In Yemen come in Iraq, il paese è diviso tra forze sciite e sunnite. Dalla fine della primavera, in Yemen ci sono due capitali, Sanaa e Aden, in mano a fazioni diverse. Ormai è anche chiaro che le forze pro-saudite sono impantanate in una guerra di lungo periodo. I colloqui di pace che si sono tenuti in Svizzera a dicembre non hanno prodotto buoni risultati ed è molto probabile che quando verranno ripresi a gennaio non si riesca ad arrivare ad un accordo.[5]
  • La guerra civile e per procura yemenita è solo uno degli aspetti anacronistici di un Medio Oriente in fiamme a causa dello scontro di due super potenze islamiche oggi entrambe alleate di quelle occidentali.[5]
  • L'Isis non ha fatto ancora la sua comparsa in Yemen quale forza politica di rilievo, è possibile che ciò avvenga nel 2016, in fondo questa nazione sembra destinata condividere l'amaro fato della Siria.[5]
  • Anche se Saddam non fosse stato impiccato, la situazione non sarebbe migliore di quella attuale.[6]
  • Moltissima gente guarda con nostalgia alla stabilità nel Paese durante il regime di Saddam Hussein, specie se si fanno paragoni con il caos odierno. Questo certo non vuol dire che l'Iraq non potrà mai aver un governo migliore o che il Paese è destinato ad essere una democrazia fallita.[6]
  • La bandiera nera dello Stato islamico non sventola più sulle città del Califfato e infatti il numero di roccaforti ancora nelle mani dell'Isis è pressoché nullo: persino la Capitale, Raqqa, è sotto attacco. Non possiamo più parlare di un progetto nazionalista perché l'idea di costruire un nuovo Stato, la versione moderna del vecchio Califfato, sta sfumando e con lei anche il messaggio propagandistico dell'Isis che tanta presa ha avuto sui giovani musulmani. Una vittoria? No, un passo in avanti, siamo ancora lontanissimi dalla risoluzione del problema e ancora più lontani dal neutralizzare la minaccia dell'Isis a casa nostra.[7]
  • La nuova narrativa, quella che da quasi due anni è stata abbracciata dall'Isis e dai suoi seguaci è la classica lotta armata. Ribaltando completamente la propaganda, il Califfo non incoraggia più i suoi seguaci a entrare nelle file dei combattenti in Siria o Iraq, ma al contrario, suggerisce loro di rimanere a casa e fare quello che possono.[7]
  • Più che radicalizzare i potenziali attentatori si cerca di stimolarli a liberare sentimenti negativi quali rabbia e odio nei confronti della società in cui vivono. Se analizziamo le vite degli attentatori occidentali ci accorgiamo che hanno avuto problemi con la legge, molti sono dei disadattati, alcuni sono convertiti e pochi sono giovanissimi. Altro elemento importante non esiste tra di loro uno spirito di corpo, vivono e agiscono da soli. Da qui la terminologia "lupo solitario".[7]
  • L'Iran è un paese giovane, con una forza lavoro che cresce del 2,5% all'anno, che necessita circa tre milioni di nuovi posti lavoro entro il 2020. Ma non basta, i giovani iraniani vogliono connettersi con il mondo esterno e far parte della comunità globale, sono stufi della propaganda islamica.[8]

Da Guerra in Iraq: Mosul sarà ripresa, ma più di un milione di civili cercheranno rifugio

Ilfattoquotidiano.it, 23 ottobre 2016


  • Secondo le Nazioni Unite circa 700mila persone avranno bisogno di aiuti e assistenza immediati: abitazioni, cibo, acqua, per sopravvivere una volta lasciata la città. Questi esseri umani non hanno scelta: rimanere significa rischiare di morire sotto i bombardamenti e, per la popolazione sunnita, rischiare di essere "punita" dalle milizie sciite.
  • Chi pensa che solo il Califfato sia composto da fanatici religiosi, che si esaltano al pensiero di ripetere le grandi battaglie del passato, sbaglia di grosso. Anche gli "alleati" del presidente Obama fuori Mosul sono altrettanto fanatici.
  • Il viaggio verso l'Europa – poiché è lì che tutti i moderni sfollati vogliono andare – è costoso, lungo e pericolosissimo. I poveri non se lo possono permettere e finiscono nei campi profughi in Iraq. Al momento circa 4 milioni di iracheni vivono in questi campi in condizioni tremende, la maggior parte sono sunniti che con la distruzione delle proprie città hanno perso tutto, quel poco che avevano.
  • La conquista di Mosul sarà una vittoria di breve durata: aprirà un nuovo capitolo di lotte intestine e fratricide in Iraq, alle quali parteciperanno gli sponsor internazionali, tra cui Iran e Turchia; costringerà più di un milione di persone a fuggire, creando un altro disastro umanitario che l'Europa dovrà gestire; arricchirà i contrabbandieri di uomini e l'industria europea dell'accoglienza dei profughi, questi ultimi guadagni verranno realizzati a spese del contribuente europeo.

Da Guerra in Siria, sotto la neve di Aleppo camminano i futuri jihadisti

Ilfattoquotidiano.it, 31 dicembre 2016

  • La guerra è guerra, potrebbero obiettare in molti, ma quella civile in Siria è la prima vera guerra del XXI secolo, un conflitto dove la propaganda online ed i social media giocano un ruolo chiave, di gran lunga superiore a quello militare. È infatti impossibile comprendere cosa davvero stia succedendo, distinguere tra i criminali di guerra e le loro vittime. Ed è difficile sotto tutti i punti di vista persino individuare i motivi ultimi di questa guerra.
  • Sin dall'inizio si è trattato di una guerra per procura, tra potenze sunnite e sciite sostenute dai loro alleati. La primavera araba è stata il casus belli, subito messo da parte da interessi ben più grandi.
  • Che fine hanno fatto i "nostri" ribelli? Ecco una domanda che nessuno si pone. Alcuni si muovono ancora tra le rovine dei quartieri poveri della città, ma molti sono fuggiti, chi nei territori occupati ancora dall'Isis, chi ad Idlib, dove i gruppi armati "moderati" ancora resistono. Ma dall'Occidente non arrivano più soldi né aiuti perché Washington è piombata nel letargo post elettorale.
  • Il mondo ha rivissuto gli orrori della guerra in Kossovo ed in Serbia, ma questo non ha distratto nessuno dalla corse agli acquisti di Natale.
  • Se l'Occidente non interviene per proteggere i profughi siriani ed iracheni vittime del primo conflitto del XXI secolo questi saranno prede facili della propaganda jihadista. Tra quei bambini traumatizzati che seguono i genitori tra le rovine della loro città, sotto la neve di questo Natale di sangue, ci sono i futuri combattenti islamici, i futuri jihadisti. Un destino atroce per un'infanzia nata e nutrita dalla guerra.

Da Il futuro dell'Isis? Dipende dalla sete di vendetta

Ilfattoquotidiano.it, 30 luglio 2017

  • Non appena gli americani hanno lasciato il paese, il governo sciita di Maliki ha liberato i jihadisti (tra cui al Baghdadi) e ha permesso alle molte milizie di vendicarsi sulla popolazione sunnita. Il canovaccio di questa tragedia pluridecennale non è dunque cambiato e forse non può essere modificato con facilità è proprio questo che l'ISIS e la comunità jihadista vogliono farci credere, che per i sunniti non ci sarà pace al di fuori del Califfato. Solo la nuova nazione può riportare un certo grado di normalità nel quotidiano, solo il califfato può garantire la loro liberazione.
  • Lo Stato islamico ha portato l'ordine, nonché l'elettricità e l'acqua corrente. Nonostante l'orrore della legge sharia, la popolazione locale l'ha accettata perché per secoli i leader tribali l'hanno applicata.
  • Senza riconciliazione, è solo una questione di tempo prima che la popolazione sunnita sviluppi nostalgia per il califfato e percepisca la sua brutalità come una solida difesa dei sunniti contro il mondo.
  • I politici e gli esperti concordano che per sconfiggere l'ISIS bisogna sradicare la causa principale della sua esistenza, ma poche persone concordano sulla sua natura. Dall'invasione dell'Iraq nel 2003, la vendetta è stata l'unica bandiera per ricercare la legittimità e commettere atrocità l'unico strumento per garantire il potere. In poche parole, questa è la madre tutte le cause della catastrofe che si è svolta in Iraq e in Siria e la linfa vitale del califfato. Se non si può rimuoverla, la storia si ripeterà e l'ISIS continuerà a rinascere dalle ceneri dell'ultima reincarnazione.
  • La caduta di Mosul è molto importante, simbolicamente è un grosso colpo per il califfato perché la sua vera anima è irachena e non siriana. Ed irachena è anche la leadership il cui obiettivo è sempre stato costruire un nuovo stato in Iraq.
  • Non importa quanto sia grande o se il gruppo che lo gestisce si chiama ISIS o qualcos'altro, a questo punto le sigle sono irrilevanti, ciò che conta è che esiste ancora. Non importa se ha perso l'80 per cento del suo territorio, ciò che conta è che non venga sconfitto. E la sconfitta verrà solo con pace non con la guerra. Una pace che implica nuove frontiere, ovvero una divisione dell'Iraq e della Siria, che idealmente includa anche piccole città e regioni indipendenti per le minoranze, ad esempio Cristiani e Yazidis.

Da Clima, il mondo salvato dai bambini

Ilfattoquotidiano.it, 29 settembre 2019

  • Il discorso di Greta Thunberg alle Nazioni Unite condanna tutti coloro che hanno celebrato un modello economico di eterna crescita. Questa illusione ha rubato il futuro ai nostri figli e nipoti. È un’accusa pesante, che ci mette di fronte ad una realtà surreale, la sopravvivenza della specie è un codice che ci portiamo dentro dagli albori della comparsa dei nostri antenati sulla terra, è stato il motore della nostra evoluzione, adesso, invece di continuare lungo questa strada, le nostre azioni remano a favore dell’estinzione. E dato che i cambiamenti climatici sono già arrivati, li viviamo stagione dopo stagione, negare tutto ciò vuole dire essere ipocriti.
  • Mentre i genitori si comportano come bambini terrorizzati di fronte al mostro climatico che sta per buttare giù la porta della loro stanza per mangiarli in un boccone, i figli si organizzano per combattere ed abbattere il mostro. I bambini veri non hanno paura perché non conoscono il cinismo.
  • Cambiare vita, abbandonare l’accumulazione delle cose, smettere di comprare, riciclare, riparare ciò che si rompe, vivere con l’essenziale e concentrarsi su valori non materialistici, imparare a goderci il suono di una cascata, la bellezza di una passeggiata nel bosco, entrare in sintonia la natura anch’essa rischio di estinzione è liberatorio. Tutta la zavorra consumistica che ci portiamo addosso ci rende schiavi del possesso.

Terrorismo S.p.A.Modifica

  • Il terrorismo è entrato a far parte del contesto della vita moderna. Domina le prime pagine dei quotidiani, i dibattiti parlamentari e le discussioni al bar. Eppure, nonostante le diverse definizioni disponibili, pochi hanno un'idea chiara di che cosa sia davvero il "terrorismo". Anche l'aiuto che può venire dalla storia è limitato: il termine deriva dal regno del Terrore seguito alla Rivoluzione francese, ma riferimenti al terrorismo si possono far risalire fino ai tempi dell'Impero romano. (Prefazione, p. 11)
  • Il generale Mohammad Zia ul-Haq aveva un sogno: creare una confederazione islamica che si estendesse dal Turkmenistan al Kashmir, una potente lega panislamica sotto l'egemonia del Pakistan. Sia Casey che l'amministrazione americana lo incoraggiavano a coltivare questa fantasia. Per legittimare il Pakistan come alleato degli Stati Uniti e come avversario di prima linea contro l'Iran, Washington sosteneva che esso era uno stato laico, anche se nei fatti la sharia prevaleva sulla Costituzione scritta. (p. 128)
  • Seguendo le orme del generale Zia, Bhutto aveva ripreso in altra forma il sogno del dittatore: creare, sotto l'egemonia pakistana, un asse transcontinentale che si estendesse dal confine orientale con la Cina, comprendesse l'Afghanistan e le repubbliche dell'Asia centrale e giungesse fino alla regione petrolifera del mar Caspio (va osservata che la via della droga dall'Afghanistan all'Europa attraversa gli stessi territori). (p. 134)

Incipit di La morsaModifica

Terrorismo ed economia: ecco i temi più dibattuti degli ultimi anni. E se tra loro esistesse una relazione che va ben oltre le prime pagine dei giornali? Se la guerra contro il terrorismo, inaugurata da George W. Bush all'indomani dell'11 settembre, avesse in qualche modo contribuito alla crisi del credito? Si tratta d'interrogativi sconcertanti, che recentemente molti si pongono.
L'amministrazione Bush riceve da Bill Clinton un piccolo surplus e Barack Obama — che sale al potere nel mezzo della peggiore recessione del dopoguerra — eredita un debito pubblico di 10mila miliardi di dollari, pari al 70 per cento del Prodotto interno lordo americano, o meglio, al 18 per cento dell'economia mondiale. Dove sono finiti tutti quei soldi? Due guerre ancora in corso e un sistema di sicurezza ambiziosissimo, quanto inconsistente, prosciugano le finanze dello Stato e proiettano l'America nella rosa dei paesi con il debito pubblico più alto al mondo.

NoteModifica

  1. a b c Da Nelson Mandela e la lotta alla moderna apartheid economica, Ilfattoquotidiano.it, 7 dicembre 2013.
  2. a b Da Medio Oriente, la soluzione non è inviare altre armi, Ilfattoquotidiano.it, 24 agosto 2014.
  3. a b c Da Yemen, un'altra guerra per procura con scenari apocalittici, Ilfattoquotidiano.it, 15 febbraio 2015.
  4. a b Da L'Isis vuole distruggere i timidi risultati della primavera araba, Ilfattoquotidiano.it, 28 giugno 2015.
  5. a b c Da Yemen, il Paese che rischia il destino della Siria, Ilfattoquotidiano.it, 27 dicembre 2015.
  6. a b Citato in Iraq sempre nal caos. 10 anni fa la morte di Saddam Hussein, Euronews.com, 30 dicembre 2016.
  7. a b c Da L'Isis abbandona l'idea del Califfato: la nuova narrativa è la classica lotta armata, Ilfattoquotidiano.it, 26 maggio 2017.
  8. Da Iran, il pericolo non è una nuova rivoluzione. Ma un’altra sanguinosa repressione dei giovani, Ilfattoquotidiano.it, 7 gennaio 2018.

BibliografiaModifica

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