Apocalisse di Giovanni

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Apocalisse di Giovanni, testo contenuto nella Bibbia cristiana e attribuito a Giovanni apostolo ed evangelista.

IncipitModifica

Rivelazione di Gesù Cristo che Dio gli diede per render noto ai suoi servi le cose che devono presto accadere, e che egli manifestò inviando il suo angelo al suo servo Giovanni. Questi attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino.

CitazioniModifica

  • Giovanni alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. (1, 4 – 6)
  • Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell'isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù. Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa. (1, 9 – 11)
  • Io sono il Primo e l'Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi. (1, 17 – 18)
  • Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto. Tuttavia hai questo di buono, che detesti le opere dei Nicolaìti, che anch'io detesto. (2, 5 – 6)
  • Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Al vincitore darò da mangiare dell'albero della vita, che sta nel paradiso di Dio. (2, 7)
  • Ma ho da rimproverarti alcune cose: hai presso di te seguaci della dottrina di Balaàm, il quale insegnava a Balak a provocare la caduta dei figli d'Israele, spingendoli a mangiare carni immolate agli idoli e ad abbandonarsi alla fornicazione. Così pure hai di quelli che seguono la dottrina dei Nicolaìti. Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca. (2, 14 – 16)
  • Conosco le tue opere, la carità, la fede, il servizio e la costanza e so che le tue ultime opere sono migliori delle prime. Ma ho da rimproverarti che lasci fare a Iezabèle, la donna che si spaccia per profetessa e insegna e seduce i miei servi inducendoli a darsi alla fornicazione e a mangiare carni immolate agli idoli. Io le ho dato tempo per ravvedersi, ma essa non si vuol ravvedere dalla sua dissolutezza. Ebbene, io getterò lei in un letto di dolore e coloro che commettono adulterio con lei in una grande tribolazione, se non si ravvederanno dalle opere che ha loro insegnato. Colpirò a morte i suoi figli e tutte le Chiese sapranno che io sono Colui che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini, e darò a ciascuno di voi secondo le proprie opere. (2, 19 – 23)
  • [...] coppe d'oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi. (5, 8)
  • Quando l'Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, vidi e udii il primo dei quattro esseri viventi che gridava come con voce di tuono: «Vieni». Ed ecco mi apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora. (6, 1 – 2)
  • Quando l'Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che gridava: «Vieni». Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada. (6, 3 – 4)
  • Quando l'Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che gridava: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo nero e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: «Una misura di grano per un danaro e tre misure d'orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati». (6, 5 – 6)
  • Quando l'Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l'Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra. (6, 7 – 8)
  • Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. (12, 7)
  • Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. (12, 9)
  • Un secondo angelo lo seguì gridando: "È caduta, è caduta | Babilonia la grande, | quella che ha abbeverato tutte le genti | col vino del furore della sua fornicazione". (14, 8)
  • Poi udii una voce dal cielo che diceva: "Scrivi: Beati d'ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono". (14, 13)
  • Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: "Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque. Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione". L'angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna. La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d'oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: "Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra". E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. (17, 1 – 6)
  • Poi l'angelo mi disse: "Le acque che hai viste, presso le quali siede la prostituta, simboleggiano popoli, moltitudini, genti e lingue. Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco". (17, 15 – 16)
  • I re della terra che si sono prostituiti e han vissuto nel fasto con essa piangeranno e si lamenteranno a causa di lei, quando vedranno il fumo del suo incendio, tenendosi a distanza per paura dei suoi tormenti e diranno: "Guai, guai, immensa città, | Babilonia, possente città; | in un'ora sola è giunta la tua condanna!". (18, 9 – 10)
  • Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beati e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni. (20, 4 – 6)
  • Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. (21, 1 – 2)
  • Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine. (22, 13)
  • Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino. (22, 16)

ExplicitModifica

Lo Spirito e la sposa dicono: "Vieni!". E chi ascolta ripeta: "Vieni!". Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita. Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell'albero della vita e della città santa, descritti in questo libro. Colui che attesta queste cose dice: "Sì, verrò presto!". Amen. Vieni, Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!

Citazioni sull'Apocalisse di GiovanniModifica

  • Come l'inizio del Vangelo fu la rivelazione per mezzo dell'angelo alla Madre, così l'inizio dell'Apocalisse è la rivelazione per mezzo dell'angelo a Giovanni. (Adrienne von Speyr)
  • Egli [Giovanni] ha alle spalle una vita di fede chiara, nell'amicizia con il Signore e ora nella vecchiaia viene strappato a tutto questo e scaraventato nell'incommensurabile e superdimensionato. (Adrienne von Speyr)
  • Essa permette una profonda immediata penetrazione dell'occhio nell'architettura dell'universo, come la Teogonia di Esiodo e come la Genesi. Nello stesso tempo avvengono moti strani: come quelli con i quali comincia a sciogliersi la rigidità simbolistica dell'antico oriente. Come una farfalla dagli occhi innumerevoli esce, con il massimo splendore delle sue origini, dalla crisalide egiziana, dalla babilonese. Questo porta ancor oggi nel leggerlo un elemento perturbante, come se si assistesse a delle più elevate metamorfosi. Si sente qui una delle deviazioni immense, quali non nascono da nessuna decisiva battaglia, da nessun sorgere o tramontare di regni, ma che, sola, la visione nel centro può produrre. Sopra i re e le loro azioni sta il profeta. (Ernst Jünger)
  • Fra i libri del Nuovo Testamento quello che incontrò più ostacoli fu l'Apocalisse che gli antichi trattarono da impostura inventata dall'eretico Cerinto per dar credito alla sua chimera del regno millenario. (Aurelio Bianchi-Giovini)
  • L'Apocalisse, in ultima istanza, è una narrazione sul destino dell'uomo indivisibile tra sé come persona e la società, diventando un tutt'uno con essa [...] è sbagliato pensare che l'Apocalisse rechi in sé soltanto il concetto di castigo. Credo che soprattutto rechi in sé quello della speranza. Nonostante che il tempo sia vicino, e sia imminente per ciascuno di noi singolarmente, per la collettività non sarà mai troppo tardi. Per questo l'Apocalisse appare terribile per ognuno di noi, ma per tutti insieme esprime speranza. Questo è il significato del suo messaggio. (Andrej Tarkovskij)
  • Mentre continuiamo a leggere, avvertiamo nei versetti dell'Apocalisse una tensione, un impeto, una passione, che hanno qualcosa di cannibalesco: furore di possedere e ingoiare dei libri e di proiettarli in un altro spazio di carta; l'opera d'oreficeria viene lavorata col fuoco. Con una specie di ebbrezza allucinata, Giovanni trasforma ciò che aveva ingoiato, e le immagini strappate a Isaia e a Ezechiele, più concrete, violente e corpose che nei modelli, sembrano aggredirci negli occhi. Così questo testo, che non nasce da un'esperienza visionaria, è diventato il più grande testo visionario dell'Occidente. La letteratura ha appreso dall'Apocalisse che vedere è, in primo luogo, una visione di libri. (Pietro Citati)
  • Nel 364 il concilio di Laodicea escludeva l'Apocalisse dai libri sacri; invece verso il 380 san Filastrio vescovo di Brescia trattava di eresia l'opinione di Cajo, e quasi nel medesimo tempo san Gregorio di Nazianzo, sant'Anfilochio d'Iconio e la maggior parte de' Greci, se non attribuivano l'Apocalisse a Cerinto, almeno le ricusavano un posto fra le Scritture. Onde san Gerolamo scriveva a Dardano che come i Latini non ammettevano l'epistola agli ebrei, del paro le Chiese greche rigettavano l'Apocalisse di san Giovanni. E non fra i Greci soltanto, ma nell'Occidente ancora, nel 633, vi erano molti che, malgrado le decisioni de' concilii e dei vescovi romani, non volevano riconoscere l'Apocalisse fra i libri divini, né permettere che si leggesse in Chiesa, contro i quali fu necessario minacciar la scomunica[1]. (Aurelio Bianchi-Giovini)
  • Un piccolo libro dolce come il miele, amaro come l'assenzio. (Pietro Citati)

NoteModifica

  1. Quarto concilio di Toledo, can. 17. [N.d.A.]

BibliografiaModifica

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