Vampiro

creatura folcloristica e letteraria

Citazioni sui vampiri.

The Vampire, Philip Burne-Jones (1897)

Citazioni

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  • Che mondo è questo, dove nemmeno i vampiri sono al sicuro? (Matteo Gambaro)
  • Decisamente più maligno, però, è il vampiro, o nosferatu, in cui ogni contadino rumeno crede fermamente quanto nel paradiso o nell'inferno. Ci sono due tipi di vampiri – viventi e morti. Il vampiro vivente è in genere la prole illegittima di due persone illegittime, ma anche un pedigree immacolato non è per nessuno una garanzia contro l'intrusione d'un vampiro nella propria cripta di famiglia, poiché ogni persona uccisa da un nosferatu diventa a sua volta un vampiro dopo la morte, e continuerà a succhiare il sangue di altre persone innocenti finché lo spirito non venga esorcizzato, o aprendo la tomba della persona sospettata e conficcando un palo nel cadavere, o sparando nella bara con una pistola. In casi molto ostinati viene inoltre consigliato di tagliare la testa e rimetterla nella bara con la bocca riempita di aglio, o di estrarre il cuore e bruciarlo, spargendo le ceneri sopra la tomba. (Emily Gerard)
  • I vampiri evitano come la peste i loro simili che odorano di spinaci. (Gudrun Pausewang)
  • Il vampiro è un morto che non vuol morire, è uno dei tanti riflessi immaginifici che dicono la difficoltà per l'individuo e per il gruppo di accettare la morte che, come Freud ci ricorda, torna nei sogni e percorre la comunità primitiva atterrendola con il timore del contagio, per cui i morti vanno sepolti, anche se poi la terra non li nasconde abbastanza e soprattutto non li sradica dall'anima. Il vampiro è allora un morto che ritorna, perché per l'anima non è definitivamente morto. Con il sangue, che è poi la vita, ghermisce vergini, immagini dell'anima, che si divincolano nelle braccia dei vampiri per resistere alla morte. (Umberto Galimberti)
  • Il vampiro ha smesso i panni del mostro per indossare quelli dell'eroe romantico, occupando nelle fantasie delle ragazze d'oggi il posto che nei pudichi e timorosi languori delle fanciulle di un tempo spettava al bel tenebroso. Un'aura sinistra tuttavia persiste, e non soltanto per semplice convenzione. L'inquietudine che il vampiro seguita a suscitare, e nella quale consiste una parte non irrilevante del suo ascendente, è affatto autentica. È però un'inquietudine che non riguarda tanto lui, né il male che può farci, se mai di male si tratta, quanto noi stessi. Che il vampiro non possa varcare una soglia senza essere invitato dice molto al riguardo. È la preda, prima ancora del predatore, a reclamare il piacere della caccia, non viceversa. Non meno significativa è la misteriosa faccenda del riflesso mancato: che ci garantisce, infatti, che il vampiro non rifletta la propria immagine per la semplice ragione che non c'è alcun vampiro se non lo speccio? Se così fosse, la ragione per cui non scorgiamo che noi stessi appare ovvia: il vampiro non è che il riflesso inverso di una parte di noi che non siamo disposti a riconoscere apertamente. (Tommaso Pincio)
  • In realtà non ho mai provato un interesse particolare nei confronti di queste creature della notte. Ci sono però delle storie sui vampiri che contengono elementi interessanti. A tutti è capitato di incontrare persone con cui passi due ore e che ti lasciano prosciugato, come se si fossero impossessate di qualcosa di tuo. (Francis Ford Coppola)
  • L'Aids, riproponendoci questo inestricabile intreccio tra la vita e la morte, e tra l'amore e la morte, riattiva l'immagine del vampiro che, con il suo labbro leporino, i canini perforanti, il viso scarlatto, la lingua affilata, la narice unica, rappresenta in modo truculento quella morte che non si trova mai al suo posto e perciò ossessiona l'inconscio di quanti vivono sforzandosi di tenerla il più possibile lontana. (Umberto Galimberti)
  • Mi piace interpretare i vampiri perché non ci sono limiti e poi perchè hanno bisogno del sangue delle vergini, e le vergini sono bellissime e molto fotogeniche! (Udo Kier)
  • Personalmente, i vampiri non mi affascinano, mi fanno paura. Ma c'è gente che si sente affascinata dai vampiri. Credo che uno dei motivi sia che un vampiro è umano in molti modi, ha una forma umana, non è un lupo mannaro o altri personaggi ridicoli piene di peli, non è un mostro con la coda, non è un essere umano, è come te, può essere. (Dan Curtis)
  • Qualsiasi interprete di horror viene ormai schiacciato tra le magie dell'elettronica e del make-up. Sono queste, più dell'acqua santa e del paletto, le vere minacce cui vanno incontro i vampiri d'oggi. (Christopher Lee)
  • Sai, secondo me, non esistono i vampiri, non sono mai esistiti e non esisteranno mai. Ma è concepibile che potrebbe succedere. E se lo fai nel modo giusto, se approfitti di questa identificazione, un vampiro è come me, a parte il fatto che lui non muore. E le donne, in qualche modo, molte donne... trovano questa cosa molto erotica... questa cosa che punta al collo e tutto il resto. (Dan Curtis)
  • Si abbracciarono in lacrime: il loro figliolo era un vampiro che non beveva sangue e adorava gli spinaci. Gli spinaci, per il demonio! Gli spinaci che i vampiri possono al massimo mangiare in quantità minime, perché contengono troppe vitamine. E le vitamine per i vampiri sono un veleno! (Gudrun Pausewang)
  • I vampiri sono una metafora. M'interesso molto all'esoterismo, ma lo considero un fatto culturale, non una realtà soprannaturale.
  • Nelle leggende, che li riguardano, i vampiri sono per natura bisessuali, non hanno pregiudizi.
  • Non sono i soliti serial killer, ma figure piene di sentimenti e di conflitti interiori.
  • Abbiam detto, che i Vampiri mai non parlano delle cose dell'altra vita, non domandano né Messe, né orazioni, non danno alcun avvertimento ai vivi, onde correggano i suoi costumi, e menino una vita migliore. Questo è certamente un gran pregiudizio contro la realtà del loro ritorno dall'altro mondo; ma il loro silenzio su questo articolo può molto favorir l'opinione, che non sieno morti veramente.
  • Amessi questi fatti, ch'io credo incontrastabili, non è irragionevole il credere, che i Vampiri d'Ungheria, di Slesia, e di Moravia sian uomini morti di malattie infiammative, ed abbiano anche sepolti conservato un resto di vita, presso poco come quegli animali, di cui abbiamo parlato, e come quegli uccelli, che d'Inverno si cacciano in fondo ai laghi, e alle paludi di Polonia, e de' Paesi Settentrionali: questi son senza vita, e ripigliano il moto, e l'attività, quando al ritorno di Primavera il Sole riscalda le acque, o quando si metton vicini a un fuoco moderato, o s'involgono in un panno caldo, allora si vedono rivivere, e fare le lor funzioni ordinarie, sospese in passato dal freddo. Così nel loro sepolcro i Vampiri dopo un certo tempo ripiglian la vita, e la loro anima asolutamente non li abbandona se non dopo la totale dissoluzione, e scomponimento delle parti del corpo, e quando guasti e scompaginati gli organi ella più non può fare le sue funzioni vitali, per mezzo di essi, donde nasce, che i popoli dei paesi accennati l'impalano, li decapitano, li abbruciano per togliere alle loro anime ogni speranza di animarli di nuovo, e di servisene per dal molestia ai viventi.
  • Che i corpi, i quali son morti di malattia violenta, ovvero giustiziati essendo in piena sanità, ovvero semplicemente svenuti, vegetin sottoterra, e nelle sepolture, che loro cresca la barba, i capegli, le unghie, che mandin fuori sangue, che sien flessibili, e maneggevoli, che non puzzino, che mandino escrementi, ed altre simili cose non è questo che c'imbarazzi: la vegetazione del corpo umano può benissimo produrre tutti questi effetti, che mangino, e divorino quel che si trovan d'intorno, la rabbia, ond'è trasportato un uomo, che si trova sepolto vivo, allorchè si risveglia dal suo assopimento, o dal suo svenimento, lo deve naturalmente trasportare a questi eccessi violenti. Ma la massima difficoltà consiste in ispiegare in qual maniera i Vampiri escano dalle lor sepolture per venire a molestare i viventi, e come poi vi rientrino, poichè tutte le relazioni, che abbiamo, suppongono la cosa per certa, senza raccontare né la maniera, né le circostanze, che pur sarebbero la cosa più osservabile nella esposizione di questi fatti.
  • Esaminando la relazione della morte de' pretesi martiri del Vampirismo, vi ritrovo tutti i sintomi d'un fanatismo epidemico, e veggo ad evidenza, che la vera cagione della lor morte è l'impressione gagliarda dello spavento. [...] Chiunque abbia gli occhi un poco Filosofici vede al solo racconto, che questo preteso Vampirismo non è altro che una immaginazione alterata.
  • Non niego, che persone non sieno morte, immaginandosi di vedere i suoi parenti, che le chiamassero al sepolcro, che altre non abbiano creduto di sentire picchiar alle porte, d'essere molestate, in una parola attaccate da malattie mortali, e che queste persone giuridicamente interrogate non abbian risposto di aver veduto, e sentito tutto quello, che loro rappresentava la fantasia alterata. Ma io voglio testimoni non preoccupati, liberi dal timore, dall'interesse, dalla passione, i quali dopo maturi riflessi assicurino d'aver veduto, sentito, interrogato questi Vampiri, e d'essere stati testimoni delle loro azioni, e sono persuaso, che non se ne troverà alcuno di tal fatta.
  • Questi Vampiri non si sentono se non in certi paesi, come in Ungheria, la Moravia, in Silesia, dove tali malattie son più comuni, e i popoli nutriti di cibi cattivi sono sottoposti a certi incomodi cagionati e dai cibi, e dal clima, e accresciuti dai pregiudizi, dalla fantasia, e dalla paura, capace di produrre, o di aumentare le malattie più grave e pericolose, siccome pur troppo la quotidiana sperienza lo prova. Che poi a detto di alcuni i morti mangino, e mastichino a guisa di porci ne' loro sepolcri, ella è una cosa apertamente favolosa, e unicamente fondata sopra ridicole prevenzioni.
  • Si dice che'l Vampiro ha una spezie di fame, che gli fa mangiare il panno lino, in cui è involto. Questo redivivo o Oupiro uscito dalla sua sepoltura, o sia il Demonio sotto la di lui figura, va la notte, abbraccia e stringe con violenza i suoi parenti, i suoi amici, succhia loro il sangue a segno che perdon le forze, e a poco a poco estenuandosi muoiono. Questa persecuzione non si ferma in una sola persona, si estende a tutte quelle della famiglia, quando però non si decapiti il Risurgente, o non se gli apra il cuore, disotterrando il di lui cadavere, che si trova nel sepolcro molle, flessibile, carnofo, e rubicondo, ancorchè morto da lungo tempo. Esce dal di lui corpo gran copia di sangue, e alcuni lo raccolgono, lo mescolan con farina, e ne fan pane, e questo pane mangiato cotidianamente li preferva dalla vessazione dello Spirito, che non ritorna più.
  • Il vampiro fa quindi parte della grande famiglia degli spettri o fantasmi, comune a tutte le civiltà. Nel mondo slavo e balcanico qui preso in esame, il suo nome, quello con il quale è universalmente noto, deriva da un antico termine slavo, opyr o opir, che ha dato la forma «vampiro» in bulgaro, serbocroato, macedone, polacco e ucraino, e alcune varianti molto simili nelle altre lingue slave. La radice di opyr deriva da una parola che significa «pipistrello», e quella di opir contiene il significato di «volare, planare, fluttuare in aria come il vapore». Da qui la metamorfosi dell'anima errante sotto forma di pipistrello, mosca, falena o uccello in generale. Quando questa metamorfosi avviene nel corpo di un animale come il lupo, ecco i lupi mannari, vurkolak, nelle lingue slave, pricolici, in greco e in romeno. Nel romeno s'incontra anche il termine strigoi per designare il vampiro (strigoaica al femminile), da strix, striga, che ha dato l'italiano «strega». Un altro termine per questi esseri della notte, dal quale è derivato il vocabolo francese cauchemar (incubo) e il tedesco Mahr, è mora in serbocroato, russo e bulgaro, moroi in romeno: si applica soprattutto agli spiriti dei bambini nati morti o morti senza battesimo.
  • L'apparizione e la diffusione del cristianesimo hanno rafforzato considerevolmente il ruolo dell'anima che deve separarsi del corpo per andare in Purgatorio o verso uno spazio non definito, nel caso della Chiesa ortodossa. Quest'incertezza, alimentata fino a oggi dalla cristianità orientale alla quale appartengono i popoli balcanici e slavi dell'Est (a eccezione dei polacchi), ha favorito la credenza nei vampiri.
  • Nel mondo ortodosso i cadaveri venivano riesumati dopo uno, tre, cinque o sette anni, per verificare lo stato di decomposizione. Un cadavere intatto o ritrovato con la faccia contro la terra significava che si trattava di un non-morto, di un vampiro, al quale bisognava concedere una sepoltura decente dopo avergli conficcato un paletto di biancospino nel... cuore...
  • La donna dormiva del suo sonno di Vampiro, così piena di vita e di voluttuosa bellezza che io ho tremato tutto, come se fossi venuto lì per compiere un assassinio. Ah, e neppure io dubito che in antichi tempi, quando queste cose esistevano, più di un uomo che si fosse accinto a impresa come la mia avrebbe sentito suo cuore mancare, e poi anche i suoi nervi. Così lui esita, e esita, e esita, fino a che la bellezza e il fascino della spietata Non-Morta lo ipnotizzano; e lui resta lì, e va avanti a restare lì finché arriva il tramonto, e il sonno del Vampiro ha termine. Allora i meravigliosi occhi della bella donna si aprono e sembrano parlare d'amore, e la bocca voluttuosa si offre per un bacio – e l'uomo è debole. E così una nuova vittima resta preda del Vampiro; un altro che si aggiunge a macabre e torve squadre dei Non-Morti!... (Abraham Van Helsing)
  • Le fauci del lupo erano miglior destino che non la tomba del Vampiro! (Abraham Van Helsing)
  • Prima di fare qualsiasi cosa, lasciate voi che io dica questo: che viene dalle tradizioni e dalle esperienze degli antichi e di tutti quelli che hanno studiato i poteri dei Non-Morti. Quando essi diventano tali, con questo mutamento cade su loro la maledizione della immortalità; essi non possono morire, ma devono andare avanti per secoli e secoli, sempre aggiungendo nuove vittime e moltiplicando i mali del mondo; perché tutti coloro che muoiono in quanto caduti preda del Non-Morto, diventano Non-Morti essi stessi, e predano anche loro nuove vittime. E così il cerchio va avanti sempre allargandosi, così come le onde da una pietra gettata in acqua. Amico Arthur, se voi foste stato raggiunto da quel bacio che voi sapete prima di morte di povera Lucy; o ancora, l'altra notte, quando voi avete aperto vostre braccia a lei, anche voi a suo tempo, a tempo di vostra morte, sareste voi diventato nosferatu, come lo chiamano in Europa d'Oriente, e per sempre avreste fatto anche voi di più di questi Non-Morti che tanto hanno noi riempito di orrore. (Abraham Van Helsing)
  • Il concetto di vampirismo è da rintracciare in tempi remotissimi, quando un cacciatore primitivo scoprì che mentre il sangue usciva dalla ferita di un animale o di un uomo, anche la vita se ne andava. Ecco perché gli uomini primitivi si cospargevano di sangue e a volte lo bevevano: il sangue era fonte di forza e vitalità. Così il concetto di bere sangue per riacquistare le forze entrò a far parte della storia.
  • La figura del vampiro, una creatura che da uomo si trasforma in mostro, è senza dubbio tragica, spaventosa, senza speranza, pietà, o risposte. Per sopravvivere deve bere il sangue delle sue vittime e la possibilità di una morte definitiva gli è preclusa. E così continua a vivere: vuole vivere e vuole morire al tempo stesso, non è veramente vivo ma nemmeno morto. Il folclore vampiresco non poggia su basi scientifiche e tuttavia è sostanzialmente vero. Come attestano tutte le tradizioni e le leggende sui vampiri, l'uomo non teme solo la morte, ma anche cose che vanno ben al di là di essa.
  • Una delle teorie concepite per spiegare la diffusione delle leggende vampiresche in Transilvania, sostiene che, dal momento che i mongoli tibetani credevano sia nei vampiri sia nel dio pipistrello, potrebbero essere venuti in contatto con i numerosi popoli asiatici che migrarono in Transilvania. Sia gli ungheresi (magiari) che gli szekely della Transilvania si spostarono inizialmente dall'Asia all'Europa. In questo contesto è interessante notare che nel romanzo di Stoker, Dracula sostiene di discendere dagli szekely. Un'altra toeria sui motivi dell'evidente abbondanza di leggende vampiresche in Transilvania prende in considerazione il fatto che la regione è abitata da un gran numero di gruppi etnici diversi, che hanno dato vita a un elaborato miscuglio di folklore tedesco, ungherese, zingaro e romeno.
  • Come la cultura di fine secolo, il vampiro è inafferrabile. Non è un fantasma, e quindi è tangibile, ma riesce a sfuggire a una identificazione precisa grazie alle sue metamorfosi e ai suoi poteri misteriosi. Come la cultura di fine secolo, il vampiro è ibrido, non è catalogabile in un solo schema.
  • Il mito del vampiro nasce in epoche indefinibili, anche se il termine «vampiro» si afferma in Europa solo nel Settecento illuminista. Gli etimologi non stanno tranquilli di fronte ai vampiri. Le tre parole che nel linguaggio contemporaneo definiscono più correntemente il vampirismo (Vampiro, Nosferatu, Dracula) hanno origini in parte insondabili, che quasi si perdono nel nulla.
  • Il Settecento fornisce ai tempi a venire una superstizione vampirica precisa, con regole e norme che si protrarranno nei secoli: i vampiri illuministi sono cadaveri che risorgono, nutrendosi di sangue umano e annientati solo da un paletto nel cuore e dal rogo delle spoglie. Il Settecento fornisce anche l'elenco dei rimedi per allontanare questi mostri notturni: l'aglio, gli arnesi religiosi, ecc. L'ondata di paura porta a un vero e proprio irrazionalismo di massa, probabilmente sottovalutato dagli storici e da quanti hanno studiato il periodo settecentesco europeo. La credenza nei vampiri provocò un incredibile numero di violazioni di sepolture, le tombe venivano aperte per rinvenire cadaveri rosei e sanguinolenti (vampiri) cui imputare epidemie o sventure. In effetti non era infrequente scoperchiare tombe e trovare cadaveri gonfi e lisci, con unghie e capelli allungati (il tutto in virtù di normali fenomeni di ritardata decomposizione) o sepolti vivi a causa di qualche forma di morte apparente.
  • Il vampiro agisce meglio nel mondo chiuso, ad esempio nel villaggio. Un contadino romeno avrà più di uno stimolo al terrore vampirico, al timore verso le orde vampiresche dotate di oscuri poteri connessi alla notte. La mentalità del piccolo gruppo favorisce la superstizione del vampiro. Ecco perché le leggende sul vampiro sono molto diffuse nelle isole, dove si teme tutto ciò che è straniero e diverso.
  • Il vampiro è il «mostro» più metaforico, il più «intellettuale», pur essendo popolarissimo e riprodotto dall'industria culturale in quasi tutto il mondo. Il vampiro affascina il lettore quanto il bambino. Il mito del vampiro è «raffinato» e «sofisticato», è elaborato e complesso.
  • Il vampiro ripropone quelle sensazioni di vicina morte che la sessualità porta sempre con sé. La paura è alla base dei miti vampireschi: paura della morte, paura dell'erotismo non socialmente controllabile, paura dell'ignoto. La paura, tra l'altro, è legata fisiologicamente al sangue, questo essenziale alimento della dieta vampirica. L'adrenalina che la paura fa aumentare nel sangue sembra tingere di rosso anche l'aspetto più nascosto del terrore.
  • Il vampiro sopravvive alla morte, supera una delle massime aspirazioni e una delle massime angosce dell'uomo. E sopravvive nel corpo, non nell'anima. Il vampirismo è il contrario del cristianesimo, che assegna solo all'anima l'immortalità e di conseguenza svilisce tutto il corporeo.
  • La croce da oggetto di culto si muta in stratagemma per mettere in difficoltà il male. Funziona con il diavolo e funziona con il vampiro. Dracula e i suoi simili urlano di dolore al solo apparire di un crocifisso: hanno ragione, perché la croce è, originariamente, solo uno strumento di tortura. Il vampiro, materialista ed esaltatore dei piaceri della carne (e del sangue), non può sopportare la vista di quell'attrezzo da boia.
  • La depressione stessa è un vampiro. Alzarsi la mattina dopo una notte insonne: l'incontro estenuante della vittima con il suo predatore è simile al sommergersi in una marea di pensieri di cui però non si può fare a meno. Senza forza, senza energia, come «esangui».
  • La seduzione caratterizza definitivamente il vampiro come metafora del trasgressivo: la sua irruzione seducente nella vita «normale» e perbenista scuote e infrange alcuni dei valori fondamentali della società.
  • La tristezza del vampiro, la sua disperazione, sono l'altra faccia dell'intrinseca ideologia di «liberazione» nascosta nel mito vampirico. Il non-morto, che vive solo nel nero della notte, nel silenzio senza memoria delle tenebre, nella morte del giorno, difficilmente avrebbe potuto sottrarsi alla malinconia e al dolore.
  • Nel vampiro, che infrange le regole della vita e della morte ma anche quelle della sessualità convenzionale, c'è un diavolo umanizzato, come Cristo è un dio umanizzato. Cristo promette per l'aldilà una vita futura ed eterna, gioiosa e senza dolore. Anche il vampiro promette alle proprie vittime una vita futura eterna e libera, ma sulla terra.
  • – Non temiamo la croce. Bè, alcuni di noi la temono, d'altro canto la superstizione non è solo umana. Voi non passereste sotto una scala, ma lo fareste se ci fosse un cheeseburger dall'altra parte. Non siamo disgustati dall'aglio e ci riflettiamo negli specchi. Non so chi l'abbia inventato... il paletto nel cuore... la decapitazione -- ouch, ovviamente e... cosa sto dimenticando?
    – L'acqua santa.
    – Già, l'acqua santa, roba temibile, ma non quanto l'orribile bastardo puzzolente che sono quando mi faccio la doccia. No, l'unica cosa che davvero ci crea problemi è la luce del sole... e qui non ne vedo molta. Voi?
  • Dinnanzi a me sono trascorsi dieci secoli di storia come su di uno schermo. Per noi il mondo dei mortali è una lanterna magica, uno spettacolo divertente da seguire. A volte interveniamo. Ho tirato io la freccia nella testa di re Harold ad Hastings, e ho succhiato il suo occhio. Ho visto martiri friggere per mano di tiranni, bisbigliandoli nelle orecchie che razza di idioti fossero. Ho leccato il sangue dalle lance Sioux. Mi sono aggirato tra i fuochi di Dresda come un lupo, mangiando la carne dei neonati arrostiti -- per poi alzarmi in volo con nuove ali, azzannando i paracadutisti che lasciavano i bombardieri in fiamme. E tutto questo è solo una parte. [...] Ero presente all'alba del nucleare! Me ne sono beato!! Sicuro all'ombra del fungo, nascosto dalla pira atomica che oscurava il sole, ho percorso le strade di Nagasaki ingozzandomi di fetido sangue contaminato. Perché? Perché potevo. Perché posso. Un'infinita, illimitata indulgenza. Questa è la vita del vampiro.
  • Quindi non siete solo una manica di froci con addosso più pizzo e pelle di un casino di troie da due dollari. Ho capito.
  • Dalle nostre viscere è nato il vampiro ed è immortale – cioè, coesiste con tutto ciò che in noi è vivo – perché noi desideriamo disperatamente consegnare il collo a quell'essere orribile e fraterno che succhia il nostro sangue, che ci esenta dal compito di avere sangue e volto e destino. Il vampiro ci sottrae il simbolico sangue, cioè quell'esistenza che è il segno della nostra appartenenza al mondo dei destini. Il destino di Dracula è incompatibile con il nostro.
  • Il vampiro è uno, e noi, ciascuno di noi, è infinito, è una folla. Ci tormenterà tutta la vita, e molte e molte volte troveremo i segni dei suoi denti sulla nostra gola. Egli abita dentro di noi, ma il suo castello è un rudere, geme nei nostri sogni, è assassino e accattone. Ma il rosso sangue è nostro, il vampiro è esangue. Noi sappiamo di non poterlo uccidere, ma se egli ci uccidesse dimenticherebbe irreparabilmente quel sapore di vita che egli riesce a rubarci.
  • Il vampiro non è solo un nemico, qualcosa che vuole distruggerci, che vuole accostarci per nutrirsi di noi: è anche una terribile tentazione.
  • Se mi guardo la dentatura allo specchio, la trovo abbastanza regolare. In ogni caso, non ho quei denti appuntiti che contraddistinguono il vampiro. Me ne rallegro, perché i vampiri non mi piacciono. Che io rammenti, nella mia famiglia non ci sono mai stati vampiri; spero che non ce ne siano mai. Messo alle strette, preferirei uno zio un po' matto, e un cugino con un debole per lo spiritismo.
  • Il vampiro è anche una figura allegorica: le sue declinazioni sono molteplici. E questo è un Paese estremamente e variamente vampirizzato. I vampiri sono coloro che barattano la vita con l'immobilismo e il parassitismo: il politico corrotto,il funzionario compiacente, il mafioso. Sono coloro che vivono e si impongono sulle disgrazie altrui: i banchieri come Fiorani, i faccendieri come Ricucci o Cragnotti. Sono coloro che distruggono, anche fisicamente, la vita altrui.
  • L'orrore rappresentato dal vampiro è un ponte gettato verso qualcosa che non siamo noi. Perché le tenebre portano conoscenza, la paura è cognitiva, parla di noi, delle nostre attese, dei nostri desideri, con una precisione sconcertante.
  • La letteratura del Novecento ha travisato il potenziale enorme del vampiro, confinandolo spesso e volentieri ai margini (si dice che è letteratura di genere, al massimo), mentre il cinema, vero specchio della nostra realtà, non ha commesso questo grossolano errore di valutazione e ha continuato a utilizzare la sua figura come efficace arma di rappresentazione. Il vampiro è pervasivo, è un grimaldello conoscitivo potentissimo.
  • – Allora, lezione numero uno su come si uccidono i vampiri. Le croci e l'acqua santa non servono a niente, dimentica quello che hai visto nei film. Usa un paletto, l'argento o la luce del sole. Sai usare una di queste?
    – No, ma imparerò alla svelta.
    – La sicura è tolta, il colpo è in canna. Proiettile d'argento a espansione riempito con aglio. Punta alla testa o al cuore, e se sbagli... sono cazzi tuoi! (Blade)
  • I vampiri sono presenti ovunque. Forse ora ce n'è uno seduto accanto a voi. Eh, già, perché vanno anche al cinema, ve lo assicuro. I vampiri hanno un aspetto del tutto normale, e lo sono in realtà. Solamente... hanno la strana abitudine di bere il sangue. Specialmente il sangue di quelli che amano. (I tre volti della paura)
  • In città non c'era posto per due dottori... e due vampiri. (Le cinque chiavi del terrore)
  • Vive al di fuori della grazia di Dio, vaga nelle tenebre più profonde. È un vampiro, "Nosferatu". Queste creature non muoiono come l'ape dopo la prima puntura ma si rafforzano e diventano immortali una volta infettate da un altro Nosferatu. Quindi, amici miei, noi non stiamo combattendo una sola bestia ma intere legioni che passano di era in era nutrendosi del sangue degli esseri viventi. (Abraham Van Helsing, Dracula di Bram Stoker)
  • I vampiri sono morti che vivono. Non hanno una vita nel vero senso del termine. Come la fenice, si muoiono solo per vivere ancora. (Lorrimer Van Helsing)
  • Le pallottole d'argento sono poco pratiche e l'aglio non da molto affidamento. Posso però garantirle che il mostro aborre l'argento, l'argento di ogni specie, come ad esempio la lama di un pugnale. C'è poi l'altra teoria che il vampiro possa essere distrutto per immersione in acqua chiara corrente. (Lorrimer Van Helsing)
  • Un vampiro attacca principalmente per due ragioni. Intanto, ha bisogno di sangue umano per nutrirsi. Secondo, attacca anche per trasformare la sua vittima in un essere come lui, un morto che vive. Questo mostro si è rinforzato. Ha bevuto molto sangue, ora vorrà trasformare gli altri. Potrà averne già contagiato qualcuno. Se non viene fermato, continuerà la sua opera nefasta. (Lorrimer Van Helsing)
 
Scena di Dracula il vampiro
  • È stabilito che le vittime hanno orrore di sentirsi dominate dal vampirismo. Ma sono incapaci di liberarsi dal morbo come chi è dedito alle droghe. Finiscono per morire per la perdita di sangue, ma questa morte annormale non porta con se la pace, poiché essi diventano i cosiddetti "non-morti". (Van Helsing)
  • Ho dedicato tutta la vita allo studio di questi esseri. Ho fatto ricerche con le maggiori autorità mediche d'Europa e siamo ancora ai primissimi passi. Sul pipistrello vampiro sappiamo già molto. Ma sulla natura di questi corpi rianimati dei morti, i non-morti noi li chiamiamo, si sa così poco che molti biologi si rifiutano di crederci. È logico che vi sentiate scosso. Non potete pretendere di capire da un giorno all'altro. Ma quanto è accaduto vi sarà bastato per capire che è una piaga orrenda che dev'essere sanata ad ogni costo. (Van Helsing)
  • Nelle ricerche sui vampiri, si sono stabiliti alcuni fatti basilari.
    Primo: la luce. Il vampiro è allergico alla luce e non esce mai di giorno. Il sole ha su di lui un azione mortale. Alla luce del sole, il vampiro si disintegra.
    Secondo: l'aglio. Il vampiro non sopporta l'odore dell'aglio. Devo ricordarmi di prendermi accordi definitivi con Harker prima che egli parta per Klausenburg.
    Terzo: il crocifisso, che è il simbolo della vittoria del bene sul male. [...] La potenza della croce in questi casi è duplice. Protegge la persona normale, ma rivela il vampiro o la vittima di questo contagio, qualora questo si trovi in stadio avanzato. (Van Helsing)
  • Aglio per allontanare i vampiri! Ormai qua non ci sono più i vampiri. E se ci fossero, altro che aglio! Volete cacciarvi in testa che è finita? Finita ormai da dieci anni!
  • – Ho letto qualcosa sui vampiri. Ma avevo sempre pensato che fossero il prodotto di fantasie troppo fertili.
    – Ah, magari fosse così. Qua sui Carpazi il vampirismo era purtroppo un'orribile realtà.
  • Quello che non vuol capire la gente di qua è che un vampiro non può entrare in una casa se non invitato da qualcuno che l'abita. Ma se questo accade, nessun esorcismo è valido a tenerlo fuori.
  • Le leggende dell'antica Cina affondano le loro radici nella notte dei tempi. Alcuni sono lugubri e terrificanti nei loro contenuti, altri sono più reali, e si fondano soprattutto sulla verità. C'è uno sperduto villaggio nell'immenso centro della Cina su cui periodicamente si abbatte una maledizione allo spuntare della settima luna. Corrono brividi di paura mentre si odono i lamenti sommessi delle anime in pena. Ed il terrore si annida nel cuore degli abitanti. Si mormora la parola "vampiri", e tutti provano un autentico senso di orrore. (Van Helsing)
  • – Quelli non sono comuni mortali. Voi dovete rendervi conto che sono esseri già morti, creature maledette che debbano procurarsi sangue umano per riuscire ad esistere. Sono enormemente forti e possiedono poteri sopranaturali non immaginabili. Chi cade per mano loro sarà anche egli eternamente dannato.
    – Eppure possono essere annientati.
    – Certo che è possibile. Essi aborrono tutto ciò che ha un significato sacro. Temono il verbo del Signore. In Europa, i vampiri sono terrorizzati dal crocifisso. Qui, sarà l'immagine delle vostre divinità la nostra unica protezione.
  • Se il vampirismo esiste nell'Europa orientale, e io posso assicurarvi che è così, non c'è ragione di mettere in dubbio la sua esistenza in altre parti del mondo. Anzi, le sue autentiche origini possono essere localizzate proprio nell'antica Cina. (Van Helsing)
  • – Che ne pensa la Chiesa del vampirismo?
    Papa Benedetto XIV decretò che il vampirismo è uno dei mille modi di manifestarsi del male.
    – E i suoi vampiri è venuto a cercarli a Venezia?
    – I vampiri possono essere ovunque.
  • Può diventare vampiro il figlio illegittimo di genitori illegittimi, oppure il figlio di una strega o di un mago, suicida, il morto di peste, chi è morto impiccato, e chi è morto senza sacramenti, chi è morto con la bestemmia sulle labbra, oppure l'assassino che muore impunito, e infine chi discende da vampiri.
  • Vampirismo? Sembra un argomento per veterinari.
  • Avete già visto le manifestazioni di vampirismo. Il culto è vivo, prolifero, e diffonde le sue radici come un contagio, come la peste. La mia famiglia ha combattuto questa maledizione da generazioni. Ogni volta che è stata annientata è rispuntata più forte di prima come la fenice, in cerca di vendetta. (Lorrimer Van Helsing)
  • – Come si combatte un vampiro? Con l'aglio forse?!
    – Ci sono vari modi. I simboli di Dio usati per combattere le forze del male, il crocifisso, la parola di Dio com'è scritta nella Bibbia, acqua che scorre simboleggiante la purezza. Inoltre hanno l'eterno terrore dell'argento.
    – E niente altro?
    – Il cespuglio di rovi da cui fecero per Cristo la corona di spine, la luce del giorno.
    – E un paletto di legno infilato nel cuore.
  • I vampiri sono creature spettrali, la cui immagine non può essere riflessa dagli specchi, né fissata sulla pellicola di una macchina fotografica. (Lorrimer Van Helsing)
  • Il mio servizio è stato eliminato su ordine di John Porter. Metà del personale è stato arrestato, due uomini morti. Ci hanno tacciato di sovversivismo, e il peggio non è ancora avvenuto per noi. E tutto questo per colpa di un vampiro!
  • Quelli che aderiscono al culto del vampirismo sono di solito individui maturi e colti. Sono infatti essi che ne realizzano in pieno il suo tremendo potenziale. (Lorrimer Van Helsing)
  • – Lei ha mai visto un vampiro?
    – No...
    – Per prima cosa non sono romantici, chiaro? Non assomigliano affatto a un branco di transessuali che se ne vanno in giro in abito da sera a tentare di rimorchiare tutti quelli che incontrano con un falso accento europeo. Dimentichi quello che ha visto al cinema: non diventano pipistrelli, le croci non servono a niente. L'aglio? Vuole provare con l'aglio? Si metta una treccia d'aglio intorno al collo e quei vigliacchi le arrivano alle spalle e glielo mettono allegramente in quel posto mentre intanto le succhiano il sangue senza cannuccia. Non dormono in bare di lusso foderate di seta. Vuole ammazzarne uno? Gli pianti un paletto di legno direttamente in mezzo al cuore, il sole li riduce in cenere nel giro di un minuto.
  • – Non sto scherzando, uccidiamo i vampiri. Ehi, Catlin, di' alla signora che facciamo per vivere.
    – Uccidiamo i vampiri, gli diamo la caccia e li bruciamo vivi.
  • – Voglio farle una domanda. Quando stamattina ha impalato quella vampira...
    – Sì?
    – ... ha avuto un erezione?
    – Ah, non glielo dico. È un segreto.
  • – È la prima volta che dai la caccia ai vampiri, vero?
    – Vampiri, gargoyle, warlock, sono tutti uguali: più buoni se ben cotti.
    – No, non sono tutti uguali. Un vampiro non è affatto come un warlock. Perfino mio nonna ucciderebbe un warlock.
  • I vampiri uccidono soltanto quello che gli serve per sopravvivere, una o due persone al mese. Adesso uccideranno per vendetta.
  • I vampiri sono morti viventi, quindi ha un senso che i loro figli nascano morti.
  • Persino un uomo puro di cuore, che dice le sue preghiere ogni sera, può [...] bramare il sangue di un altro quando il sole scende e il suo corpo il volo prende.

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