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V (personaggio)

protagonista del fumetto V for Vendetta

V

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

La maschera di Guy Fawkes indossata da V

Universo Universo DC
Autore Alan Moore, David Lloyd
Editore DC Comics – Vertigo
1ª apparizione in Warrior #1
Interprete
Voce italiana

V, personaggio della graphic novel V for Vendetta, ideata da Alan Moore e illustrata da David Lloyd. Nel film V per Vendetta il personaggio è stato interpretato da Hugo Weaving.

Indice

Citazioni di VModifica

V for VendettaModifica

  • Le offese della natura sciamano sempre più fitte su di lui e la fortuna, sorridendo del suo dannato impiccio, si palesò come la sgualdrina di un ribelle. Ma a nulla serve, poiché il coraggioso MacBeth ben si merita quel nome. Sfidando la fortuna con l'acciaio brandito, fumigante di giustizia sanguinosa, creatura del valore si aprì la strada, fino a raggiungere lo schiavo che mai gli strinse la mano né gli disse addio.[1]
  • Sono il re del ventesimo secolo. Il cattivo. La nemesi. La pecora nera della famiglia.
  • Tutti siamo speciali. Tutti siamo eroi, innamorati, giullari, antagonisti. Tutti.
  • Hanno fatto di te una vittima, una statistica, ma non è la vera Evey, quella che sei dentro.
  • Si chiama anarchia e come amante mi ha insegnato ben più di te! Lei mi ha insegnato che la giustizia non ha senso senza la libertà. Lei è onesta. Lei non delude… a differenza di te, fedifraga!
  • È una citazione, un motto, Vi Veri Veniversum Vivus Vici. Latino. In vita, col potere della verità, ho conquistato l'universo.
  • Portatemi il mio arco d'oro ardente, portatemi le frecce del desiderio, portatemi la lancia. Apritevi, nuvole, portatemi il mio carro di fuoco, non desisterò dalla lotta della mente, né la mia spada mi dormirà nella mano finché non avrò costruito Gerusalemme nella verde e felice terra d'Inghilterra.
  • Permetta che mi presenti… sono un uomo di gusto e di sostanza.
  • [Suonando il pianoforte] Dicono a Broadway c'è una lampadina spenta per ogni cuore. Dicono che la vita è un gioco, e poi cambiano le carte in tavola. Ti danno le maschere i costumi e il canovaccio. Poi ti lasciano a improvvisare nel loro cabaret feroce! Nelle città sconciate ci sono mani in pasta, ci sono mandati di arresto, moduli e tessere. e scarponi sulle scale. Ci sono morte, sesso e miseria umana in bianco e nero per un soldo e se non altro i treni marciano in orario ma non vanno in nessun posto. Impietrite, le signore non osano sottrarsi e affrontano le proprie responsabilità sulla schiena oppure in ginocchio. E le vedove che rifiutano di piangere avranno giarrettiere e farfallino e impareranno a sgambettare in questo cabaret feroce. Finalmente lo show del 1998! Il balletto sul palcoscenico in fiamme! Il documentario sullo schermo sfaccettato. La tremenda poesia scarabocchiata sulla pagina accartocciata. Il poliziotto dall'animo onesto ha ben capito cosa bolle in pentola, e grugnisce e riempie la pipa con un senso di inquietudine. Poi fruga efficiente i poveri resti alla ricerca di un'impronta o di una macchia scarlatta, e cerca di ignorare le catene che lo avvincono. Mentre al buio il suo padrone sorveglia le mani con occhi brutali che non hanno mai carezzato le cosce di un'amante ma che hanno strangolato una nazione. E nei suoi segreti sogni brama l'aspro abbraccio di macchine crudeli. Ma la sua amante non è come sembra e non gli lascerà neanche un biglietto. Finalmente lo show del 1998! La tragicommedia! La telenovela disperata! L'avventura senza lieto fine! L'acquerello nel museo allagato! C'è la ragazzina insicura che brama l'amore di suo padre e crede che la mano guantata possa essere quella che vuole stringere. Anche se dubita della rettitudine del suo ospite, decide che si sta meglio nella terra del fai come ti pare che fuori, al freddo. Ma i fondali si scrostano, il set crolla, gli attori vengono divorati dalla commedia. C'è un assassino in sala, ci sono dei morti in platea. E gli attori stessi non sanno bene se lo spettacolo sia finito, e con la coda dell'occhio attendono l'imbeccata. Ma la maschera raggelata si limita a sorridere. Finalmente lo show del 1998! La canzone d'amore che nessuno canta mai! Il balletto del coprifuoco! La divina commedia! Gli occhi strabuzzati delle marionette strangolati dai propri fili! Brividi, emozioni e ragazze, canzoni e sorprese. Abbiamo qualcosa per tutti, prenotate oggi stesso. Gag e scherzi a iosa… Ma niente finocchi, niente giudei né negri in questo luna park dei bastardi. Questo cabaret feroce.
  • [In un discorso alla TV]: Immagino che vi stiate domandando perché vi ho convocati questa sera. Bé, il fatto è che ultimamente non sono molto soddisfatto delle vostre prestazioni. Vi siete un po' lasciati andare sul lavoro e, bé temo che ci sia il rischio che vi dobbiamo licenziare. Oh, lo so, lo so, è da un pezzo che siete con la società. Da quasi… vediamo, da quasi ventimila anni. Come passa il tempo. Sembra solo ieri. Ricordo il giorno in cui foste assunti. Ingenui e nervosi, scendeste dagli alberi stringendo un osso nei pugni pelosi. "Che cosa devo fare, signore?" domandavate, lamentosi. Ricordo le mie precise parole: "Laggiù c'è una pila di uova di dinosauro" dissi sorridendo paternamente, "Comincia a succhiare, giovanotto". Ne è passato di tempo da allora, vero? Sì, sì, lo so che non avete mai perso un giorno di lavoro. Siete stati dei dipendenti bravi e fidati. E poi, non crediate che mi scordi delle vostre ottime note personali, né di tutte le ottime cose che avete fatto per la società. Il fuoco, la ruota, l'agricoltura… un elenco davvero impressionante, vecchio mio, non c'è dubbio. Però… anche noi abbiamo avuto i nostri problemi, da questo non si scappa. E ora vi dirò da cosa nascono, secondo me, questi problemi. Si tratta della vostra indisponibilità a farvi strada nella società, a farvi carico di responsabilità vere, di essere autonomi. Dio sa che le occasioni non vi sono mancate. Vi abbiamo offerto più di una volta una promozione ma voi avete sempre rifiutato. "Non ce la farei, capo" piagnucolavate, "conosco i miei limiti". Siamo franchi; questa è cattiva volontà, no? Riposate da troppo tempo sugli allori, e questo comincia a vedersi sul lavoro. E anche, lasciatemelo dire, in tutto il vostro comportamento. Sono al corrente dei costanti litigi in fabbrica e anche dei recenti episodi di teppismo in mensa. [...] Mi dicono che non riuscite ad andare d'accordo col vostro coniuge, che gridate, che litigate, si parla anche di violenza. [...] Cosi' proprio non va, vero? E non serve dare la colpa del calo nel lavoro a una cattiva amministrazione… Anche se, in effetti l'amministrazione è pessima. Non usiamo eufemismi l'amministrazione è terribile. Abbiamo avuto una sfilza di malversatori, imbroglioni, bugiardi e maniaci che hanno preso una sfilza di decisioni catastrofiche. È un fatto assodato. Ma chi li ha eletti? Sei stato tu! Tu che hai nominato queste persone! Tu che hai dato loro il potere di prendere decisioni per te! Per quanto ammetto che si possa fare un errore una volta, fare gli stessi errori letali un secolo dopo l'altro mi sembra pura e semplice premeditazione. Hai incoraggiato questi incompetenti criminali che hanno ridotto a un inferno la tua vita lavorativa. Hai accettato i loro ordini senza sollevare dubbi. Hai permesso loro di riempire il tuo spazio di macchine pericolose. Dovevi soltanto dire NO! Non hai spina dorsale. Non hai orgoglio. Non sei più un elemento prezioso per l'azienda. Tuttavia sarò generoso. Ti saranno concessi due anni per mostrarmi un miglioramento. Se alla fine del periodo sarai ancora restio a fare tentativi... Sarai liquidato. Questo è tutto puoi tornare al tuo lavoro. Le trasmissioni saranno riprese al più presto possibile.
  • La felicità è la prigione più insidiosa di tutte.
  • Sei in prigione, Evey. Sei nata in prigione. Sei in prigione da tanto tempo che non sai più cos'è un mondo esterno.
  • Perché hai paura, Evey. Ti senti minacciata dalla libertà. E la libertà è terrificante.
  • Cogliere un fiore non è una gran cosa. È facile ed irrevocabile.
  • [Parlando alla radio] Buonasera, Londra. Questa è la voce del fato. Quasi quattrocento anni fa, un nostro grande concittadino [Guy Fawkes] recò un significativo contributo alla nostra cultura. Fu un contributo preparato nel silenzio e nel segreto. Anche se poi venne ricordato soprattutto per il suo fragore e la sua vampata. Per commemorare quella gloriosa serata, il governo di sua maestà è lieto di restituire ai suoi leali soggetti il diritto alla segretezza e alla privacy. Per tre giorni i vostri movimenti non saranno osservati, le vostre conversazioni non saranno ascoltate, e "Fate ciò che volete" sarà l'unica legge. Dio vi benedica e buona notte.
  • Non si può contare troppo sulle maggioranze silenziose, Evey, il silenzio è fragile… un rumore forte e non c'è più.
  • Il rumore dipende dal silenzio che lo precede. Più totale è il silenzio, più sconvolgente è il tuono.
  • I nostri padroni non sentono la voce del popoli da generazioni, Evey, ed essa è molto più forte di quanto essi ricordino.
  • Questa è solo la terra di prendiarraffa. Anarchia significa "senza capi", non "senza ordine". Si ha con l'anarchia un'età dell'Ordung, di un ordine vero, ossia di un ordine volontario. Questa età dell'Ordung avrà inizio quando il folle ed incoerente ciclo di Verwirrung di queste notizie il suo corso avrà compiuto. Questa non è l'anarchia, Evey. Questo è il caos.
  • Nient'altro che l'anarchia si aggira per il mondo. Dall'ordine involontario nasce lo scontento, padre del disordine e progenitore della ghigliottina.
  • Le società autoritarie sono come chi pattina sul ghiaccio: meccanicamente abili e precise ma precarie. Sotto la fragile crosta della civiltà si agita il freddo caos. E in certi posti il ghiaccio è pericolosamente sottile.
  • Quando l'autorità si sentirà incalzata dal caos, ricorrerà agli espedienti più turpi per salvaguardare il suo ordine apparente. Ma sempre un ordine senza giustizia, senza amore né libertà, che non potrà impedire a lungo che il mondo precipiti nel pandemonio.
  • In guerra e in amore tutto è lecito; e trattandosi di entrambe le cose, è giusto che renda pan per focaccia.
  • Io ti amo, ma perché devi amarla la legge? Lo sanno tutti che è solo una sgualdrina, che chi è virtuoso non deve corteggiare delle canaglie ignorata concubina.
  • Povero domino. Tanto tempo per costruire il tuo grazioso impero e adesso con uno schiocco di dita della storia crolla tutto.
  • Ecco i pezzi qui schierati, in una perfetta linea. Completo. Si può afferrare infine il disegno. L'importanza loro. Pur se il riconoscimento è stato ritardato nella sua tortuosa e labirintica costruzione ora alla vista lo schema emerge. Non è sublime? Non è semplice, ed elegante, e rigoroso? Che strano che, dopo la fatica dei preparativi, occorra solo poco sforzo e meno ancor pensiero a innescare questo breve svago nella sua precipitosa corsa. Un solo tocco e null'altro... E cadrà tutto al suo posto. Ma i pezzi percepiscono quanto noi il danno a cui tenta la loro disposizione: quelle code flemmatiche, rispettose della legge, cariche di catastrofe, ignare di fronte all'onda scatenata dal crudele fato. Son colpiti più degli altri, ma comprendono di meno... E la comprensione, quando giunge, immancabilmente arriva tardi. Non sapranno che non va qualcosa fino a quando non saran coinvolti in quell'orribil slancio, forse anche lo scambieranno per un'azione ardita e decisiva, un'ultima ripresa a distogliere il disastro, ed alla carica così andranno… [V sistema ancora una tessera del domino]…Ma non sarà una carica. Solo una caduta. Ecco… Vedi? Dritti in piedi coi numeri su quei volti spenti, scialbi, indifferenti, Norimberga in miniatura, fila d'uomini di legno tinto… Poveri miei piccoli. Povere tessere del domino. Quanto c'è voluto a costruire il vostro elegante impero e ora, allo schioccar di dita della storia… Ora cade. [V tocca la prima tessera.]
  • Come l'aria, la conoscenza è indispensabile alla vita. Come l'aria a nessuno deve essere negata.
  • Le telecamere dei monitor funzionano ancora ma l'apparato ricetrasmittente dei nostri avversari invece no. Il mio apparato, al contrario, funziona perfettamente. Certo, essendo interrotte le trasmissioni statali, si vedono solo telenovelas di sommosse e brutti film catastrofici.
  • L'anarchia ha due facce. Quella della creazione e quella della distruzione. I distruttori abbattono gli imperi, lasciando un bel letto di macerie su cui i costruttori possono edificare un mondo migliore.
  • Ecco. Credeva di uccidermi? Sotto questa cappa non ci sono né carne né sangue da uccidere. C'è solo un'idea. E le idee sono a prova di proiettile.
  • Eve, Eve, ascolta bene. Colei che aspettavo è arrivata e non mi resta molto tempo. [...] Questo paese non è salvo, non crederlo, però del suo vecchio ordine non restano che macerie e sulle macerie costruiremo. Ecco il loro compito: essere padroni di sé stessi, della loro terra, del loro amore. Fatto ciò, parlino pure di salvezza. Senza, non saranno che carogne. Entro la fine del secolo conosceranno il proprio destino: la rosa fiorirà tra le macerie o fiorirà troppo tardi. Ma tu, bambina, ora che io muoio? Per prima cosa devi scoprire la faccia dietro la maschera, però non dovrai mai conoscere la mia faccia, è chiaro? E poi [...] fammi un funerale vichingo. Buona fortuna, dolce Eve, ti voglio bene. Ave atque vale.
  • Buona sera, Londra. Vorrei potermi presentare, ma a dire il vero non ho un nome. Potete chiamarmi "V". Fin dagli albori dell'umanità, un pugno di oppressori si è arrogato il diritto di dirigere le nostre vite, un diritto che avremo dovuto riservarci. Così facendo, ci tolsero il nostro potere. Permettendoglielo, ci arrendemmo. Dopo i campi e le guerre, sapremo dove ci condurranno… al macello. L'anarchia però è diversa. Con l'anarchia la vita e la speranza rinasceranno dalle rovine. Dicono che l'anarchia è morta. Eppure la notizia della mia morte era esagerata. Domani Downing Street sarà distrutta, la testa devastata, e non sarà più come prima. Stanotte dovete decidere del futuro. Vivere liberi o ritornare alle catene. Scegliete saggiamente. E ora, adieu.

V per VendettaModifica

 
Il costume indossato da V
  • Le mille indegnità della natura scivolano su di lui, disdegnando la fortuna e brandendo il ferro sanguinante di fumosa strage.[1]
  • Siamo spesso da biasimare in questo: è ben provato che con un'aria devota e un'azione pia inzuccheriamo lo stesso diavolo.[2]
  • Ma in questa notte estremamente fausta permettimi dunque in luogo del più consueto nomignolo di accennare al carattere di questa dramatis persona.
    Voilà. Alla Vista un umile Veterano del Vaudeville, chiamato a fare le Veci sia della Vittima che del Violento dalle Vicissitudini del fato. Questo Viso non è Vacuo Vessillo di Vanità, ma semplice Vestigia della Vox populi, ora Vuota, ora Vana. Tuttavia questa Visita alla Vessazione passata acquista Vigore ed è Votata alla Vittoria sui Vampiri Virulenti che aprono al Vizio, garanti della Violazione Vessatrice e Vorace della Volontà. L'unico Verdetto è Vendicarsi... Vendetta... E diventa un Voto non mai Vano poiché il suo Valore e la sua Veridicità Vendicheranno un giorno coloro che sono Vigili e Virtuosi. In Verità questa Vichyssoise Verbale Vira Verso il Verboso, quindi permettimi di aggiungere che è un grande onore per me conoscerti e che puoi chiamarmi V.[3]
  • Vuol dire che io, come Dio, non gioco ai dadi, e non credo nelle coincidenze.[4]
  • È a madame Giustizia che dedico questo concerto, in onore della vacanza che sembra aver preso da questi luoghi e per riconoscenza all'impostore che siede al suo posto!
  • Ricorda per sempre il 5 novembre, il giorno della congiura delle polveri contro il parlamento. Non vedo perché di questo complotto nel tempo il ricordo andrebbe interrotto.[5]
  • Buona sera, Londra. Prima di tutto vi prego di scusarmi per questa interruzione: come molti di voi, io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione; ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno, ahimè, sprofondato nell'oblio, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere. Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere e sottomettervi. Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole... non c'è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l'avete fatto: so che avevate paura, e chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie: c'era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, e il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'attuale Alto Cancelliere: Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio. Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, a un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato.
  • Io oso fare tutto ciò che può essere degno di un uomo, chi osa di più non lo è.[6]
  • Non vi sono certezze, solo opportunità.
  • I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli.[7]
  • Il palazzo è un simbolo, come lo è l'atto di distruggerlo. Sono gli uomini che conferiscono potere ai simboli. Da solo un simbolo è privo di significato, ma con un bel numero di persone alle spalle far saltare un palazzo può cambiare il mondo.
  • La violenza si può usare per una buona causa.
  • E così ricopro la mia nuda perfidia con antiche espressioni a me estranee rubate ai sacri testi e sembro un santo quando faccio la parte del diavolo.[8]
  • La coincidenza non ha madre, Delia! La coincidenza è solo illusione.
  • Ecco! All'inizio anche io pensavo fosse odio, l'odio era l'unica cosa che conoscevo, l'odio aveva costituito il mio mondo, mi aveva imprigionato, mi aveva insegnato a mangiare, bere, respirare. Pensavo che l'odio che mi scorreva nelle vene mi avrebbe ucciso. Ma poi è successo qualcosa... a me, come è successo a te.
  • Ascoltami, ascoltami, ascoltami! Questo può essere il momento più importante della tua vita, mettici tutta te stessa! Ti hanno portato via i genitori, ti hanno portato via tuo fratello, ti hanno chiuso in una cella e ti hanno preso tutto ciò che potevano tranne la vita, e tu hai creduto che esistesse solo quella. Vero? Che l'unica cosa rimasta fosse la tua vita. Ma non era vero! Hai trovato qualcos'altro. In quella cella hai trovato qualcosa di più importante per te della vita. Perché, quando hanno minacciato di ucciderti se non avessi dato loro quello che volevano, tu hai detto che avresti preferito morire? Hai affrontato la morte Evey. Eri calma. Eri ferma. Prova a sentire ora quello che sentivi prima.
  • Io sono il frutto di quello che mi è stato fatto. È il principio fondamentale dell'universo: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
  • Una rivoluzione senza un ballo è una rivoluzione che non vale la pena di fare.[9]
  • Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni.[10]
  • C'è un viso sotto questa maschera ma non sono io! Io non sono quel viso più di quanto non lo siano i muscoli che lo abitano e le ossa ancora più sotto i muscoli.
  • Un penny per quell'uomo![11]
  • Sotto questa maschera non c'è solo carne, sotto questa maschera c'è una idea, Creedy... E le idee sono a prova di proiettile.
  • È la cosa più bella che tu potessi darmi. [ultime parole a Evey]

NoteModifica

  1. a b Cfr. William Shakespeare, Macbeth, atto I, scena II: «Lo spietato Macdonwald (che sembra fatto per esser ribelle perché son tante le scelleratezze che natura gli fa sciamare addosso) aveva ricevuto dei rinforzi di kerni e galloglassi provenienti dall'isole a occidente, e talmente arrideva la Fortuna alla dannata sua contestazione, che sembrava la ganza d'un ribelle. Ma non gli è valso nulla; ché Macbeth, il prode – e di tal titolo è ben degno – a spregio della sorte, spada in pugno, di cruenti massacri ancor fumante, quasi fosse il pupillo della Gloria, s'apre un varco nel mezzo della mischia fino a trovarsi quel ribaldo a fronte; né gli porse saluto né congedo finché non l'ebbe tutto dilaccato dall'ombelico in giù fino alle chiappe, infiggendone poi la testa mozza sui nostri spalti, alla vista di tutti».
  2. Cfr. Polonio, personaggio della tragedia di William Shakespeare, Amleto, atto III, scena I: «Troppo spesso noi siamo biasimati in questo, ma è provato, arciprovato: viso compunto e atteggiamento pio riescono ad addolcire il diavolo».
  3. In questo monologo di presentazione del personaggio di V, la lettera "V" ricorre come iniziale ben 44 volte. Numerosi sono i riferimenti alla lettera V e al numero 5 in tutto il film, per approfondire vedi qui.
  4. Cfr. Albert Einstein: «Dio non gioca a dadi con l'universo».
  5. Citando la tradizionale filastrocca inglese recitata il 5 novembre, nella Guy Fawkes Night: «Remember, Remember! | The fifth of November, | the Gunpowder treason and plot; | there is no reason | why the Gunpowder treason | should ever be forgot».
  6. Cfr. Macbeth, personaggio della tragedia di William Shakespeare, Macbeth, atto I, scena VII: «Ciò che l'uomo osa, io oso».
  7. Cfr. Thomas Jefferson: «Quando i popoli hanno paura del governo, c'è tirannia. Quando il governo ha paura del popolo, c'è libertà».
  8. Cfr. Riccardo, personaggio della tragedia di William Shakespeare, Riccardo III, atto I, scena III: «Vesto così la mia nuda perfidia con vecchi stracci carpiti a casaccio dai sacri testi; e mostro d'esser pio quanto più mi comporto da demonio».
  9. Cfr. Emma Goldman: «Se non posso ballare, allora non è la mia rivoluzione.»
  10. Cfr. Viola, personaggio della commedia di William Shakespeare, La dodicesima notte, atto I, scena II: «Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni».
  11. Si tratta di un altro riferimento alla Guy Fawkes Night. Durante questa celebrazione i bambini girano per le città inglesi con fantocci di Guy Fawkes, destinati poi al rogo, e, fino a poco tempo fa, elemosinavano con la frase: «A penny for the Guy!» Cfr. James Sharpe, Remember, remember: a cultural history of Guy Fawkes Day, Harvard University Press, 2005, p. 2. ISBN 0674019350

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