Daria Nicolodi

attrice e sceneggiatrice italiana

Daria Nicolodi (1950 – 2020), attrice e sceneggiatrice italiana.

Daria Nicolodi nel 1975

Citazioni di Daria NicolodiModifica

  • Lentamente si va perdendo l'immagine della bellissima oca incapace di pensare. All'estero è già un fatto acquisito ed esistono nomi come quelli di Glenda Jackson, Shelley Duval, Sissy Spacek. Ora anche i registi italiani incominciano a convincersi che forme perfette e profili greci non bastano più.[1]
  • A me i film dell'orrore piacciono molto, e Dario è molto bravo. Devo però fare un discorso a parte per Phenomena, un film che in un certo senso ripudio. Non perché non sia valido, dato che io lo trovo bello, ma per il suo contenuto; io mi sento molto toccata dal problema degli handicappati, e in Phenomena si scopre alla fine che gli assassini sono un bambino deforme e la sua mamma, che uccide per difenderlo. Inoltre nel film i buoni sono ricchi e belli, mentre i cattivi sono brutti e poveri. Mi è sembrata un'opera molto reazionaria, e un notevole passo indietro di Dario, un regista che ho amato molto ma con cui non ho più intenzione di lavorare, almeno finché continuerà su questa strada.[2]

Da Nicolodi, bella tenebrosa e affascinata dalla magia

Intervista di Donata Gianeri, La Stampa, 16 gennaio 1984.

  • Mi attira tutto ciò che è fantastico e l'orrore ha sempre avuto una parte importante nella fantasia. Basta pensare al posto che occupa nelle fiabe infantili.
  • È certo che da quando ho messo piede nell'inferno, non ne sono più uscita: e pensare che io, nell'esistenza quotidiana, sono una ragazza dolce e perbene, addirittura mitissima.
  • Le sembro il tipo che si fa condizionare da qualcuno di sesso maschile? Con Dario esiste un tipo di collaborazione molto stretta e molto speciale, che va oltre la mia partecipazione di attrice: ho anche scritto il copione di un suo film, Suspiria.
  • Che vuol dire strega? Le streghe erano soltanto donne che ceravano di realizzare le proprie intuizioni.

Da Il dopo Argento della Nicolodi

Intervista di Donata Gianeri, La Stampa, 24 marzo 1985.

  • [Su Phenomena] La tesi del film è inaccettabile e reazionaria: i buoni sono ricchi e belli, i cattivi poveri e brutti e gli assassinii vengono compiuti da un handicappato e dalla sua mamma pazza. Una sceneggiatura così ha tutta la mia disapprovazione, va completamente contro il mio modo di vedere il mondo. Dario è vittima di un processo di involuzione, solo se torna in sé sarà possibile lavorare di nuovo insieme.
  • [Su Maccheroni] Durante le pause dra un ciak e l'altro facevamo le parole incrociate in gaelico perché è l'unico modo, secondo Lemmon, per tenersi su durante le attese. È un attore stupendo, capace di recitare con e non contro gli altri, di rinnovarsi continuamente, di far ridere e di far piangere.
  • Sono contraria a far lavorare i bambini nel cinema perché sul set il clima è spesso molto duro e i ritmi bestiali.

Da «La droga era nella posta in una lettera per Dario»

Intervista di Fulvia Caprara, La Stampa, 23 giugno 1985.

  • Mi hanno chiesto se avevo stupefacenti e gli ho consegnato subito, di mia volontà, i ventitrè grammi di hascich. [...] Quanto all'abitudine di fumare non ne ho mai fatto mistero: spesso mi preparavo uno spinello la sera, prima di andare a dormire, per rilassarmi e non mi sembra certo un delitto.
  • Ho chiesto alla biblioteca un testo teatrale che volevo leggere e la giornata è passata presto. La nottata invece è stata terribile: le luci accese e fortissime, le urla selvagge delle detenute che vogliono uscire, il viavai dei nuovi arrivati e dai piani di sopra le radio a tutto volume con le canzoni di Eros Ramazzotti.
  • A parte il conforto della mia famiglia, non ho ricevuto molte manifestazioni di solidarietà, nessuna telefonata dai colleghi di lavoro, nessun telegramma importante come quelli che ha avuto Dario.
  • Spero che questa avventura non mi faccia perdere l'abituale ottimismo: mi fa molta impressione pensare che possa esistere qualcuno che odia tanto me e Dario da architettare uno scherzo del genere.

Da Parlano i protagonisti di Profondo rosso

Intervista di Gaetano Mistretta e Luca Palmerini; riportato in Luigi Cozzi, Federico Patrizi e Antonio Tentori, Profondo rosso. Tutto sul film capolavoro di Dario Argento, Mondo Ignoto S. R. L., 2003, pp. 159-169, ISBN 88-89084-13-8.

  • La storia del "Mostro di Firenze" la conosco bene perché l'ho scritta con l'intenzione di farne un film insieme ad una mia amica storico dell'arte. Terminati il soggetto e la sceneggiatura decisi di affidare a lei la regia, mentre io mi sarei impegnata come aiuto-regista e, casomai, come attrice nel ruolo principale della madre del "mostro" ma poi, prima ancora che iniziassero le riprese, ci trovammo al centro di un aspro clima di minacce anonime e telefonate da parte di redattori di giornali che volevano costringerci a rivelare la nostra scoperta ai giudici. A quel punto, siccome dietro a questa storia si nascondono degli intrecci molto gravi e strabilianti, decidemmo di non dare più peso alla storia e, almeno per un po', accantonammo l'idea del film.
  • La mia passione per l'occultismo l'ho ereditata da mia nonna Yvon Muller: lei aveva il dono di ciò che molti chiamano "il terzo occhio", mentre lei ed io preferiamo chiamarlo "intuito". Mia nonna era una "maga bianca" molto importante, un genio della magia. Ho visto come si comportavano con lei le piccole "maghe nere" o le signore che si interessavano all'occulto in generale: se dicevano qualcosa di male lei le zittiva in modo molto energico, brusco. Si vedeva che era una persona inattaccabile.
  • L'uccello dalle piume di cristallo è un film che amo moltissimo e, rivedendolo oggi, lo trovo ancora una grande rivelazione: indubbiamente è il film più riuscito di Dario della sua prima parentesi. Il gatto a nove code, invece, non mi piace molto perché mi sembra un film girato "per contratto" secondo certi schemi tipicamente americani e privo di quella profonda e totale riflessione che, invece, caratterizza le altre opere di Dario. In definitiva è un film nel quale il suo interesse era più rivolto ai suoi produttori che non al suo pubblico, mentre Quattro mosche di velluto grigio è un bellissimo thriller che, anche se inferiore a L'uccello dalle piume di cristallo e a Profondo rosso, contiene delle parti sperimentali che superano i risultati di entrambi suoi predecessori.
  • [Su Profondo rosso] Ricordo che provavo in continuazione con David Hemmings le scene comiche (quelle del "braccio di ferro" l'abbiamo ripetuta sessanta volte fra di noi prima di girarla!) che potevano essere le più difficili per Dario il quale, comunque, non amava ripetere.
  • Profondo rosso è a tutti gli effetti il film più "felice" di Dario.
  • Devi sapere che il mio personaggio rappresenta in qualche modo Dario com'era ai tempi del suo impiego come giornalista a "Paese Sera": frenetico, pieno di vitalità, ironico, dolcemente esplosivo... l'abbozzo del personaggio di Gianna Brezzi è stato una sorta di gioco tra me e Dario, che mi portò a diventare giorno dopo giorno sempre più mascolina! Quella rimane per il cinema la mia interpretazione migliore e la più vicina alla mia vera personalità.
  • Phenomena riprende un episodio della mia infanzia e poi la sua realizzazione è coincisa con la fine del mio rapporto con Dario, per cui ho voluto di proposito apparire tanto brutta e cattiva.
  • Suspiria è la "summa" di tutto un lavoro di ricerca ed entusiasmo a priori che poi si è scisso in Inferno. Di Suspiria ho un ricordo più vivo: è un film che può essere capito a tutte le latitudini, i giapponesi ne vanno pazzi, in America è la videocassetta più venduta in assoluto... Inferno, invece, è un horror più "europeo".
  • [Su Tenebre] Per me è stata un'esperienza negativa in quanto inizialmente avrei dovuto interpretare il personaggio di Veronica Lario che, come tutti i personaggi a doppia faccia, dei quali non si sa se siano buoni o cattivi, mi piaceva molto; inoltre io sono maestra nel creare l'equivoco delle parti... poi, all'ultimo momento, l'attrice americana che doveva recitare il ruolo della compagna di Franciosa si ritirò. così Dario mi chiese di sostituirla e io, seppure controvoglia, accettai. Ho quindi recitato un po' fuori dalle mie corde, senza identificarmi molto con il personaggio, ma mi sono divertita lo stesso, sfogando la rabbia per quello che non sono riuscita a fare nell'interminabile urlo finale.
  • Mentre Dario stava scrivendo un film a Los Angeles, un folle iniziò a telefonargli giorno e notte riempiendolo di complimenti e, alla fine, gli lasciò un "annuncio di morte" sul taxi, spingendolo a fuggirsene via! La storia di Tenebre è nata così, da un incredibile caso di amore/odio che non riusciremo mai a comprendere.
  • [Sulla scena finale di Phenomena] Accidenti! La mano che "infieriva" sul mio volto era veramente della scimmia e il rasoio di ferro, benché non fosse affilato, mi segnò ugualmente. Subito dopo la scimmia inferocita si scaglio contro Jennifer Connelly e, con un morso, le staccò la falange di un dito! In questa esperienza e in quella del proiettile che mi sfonda la testa in Opera ho davvero rischiato di morire!
  • Per me Opera rappresenta un passo indietro agli altri "gialli di Dario: lo trovo confuso, non mi diverte molto rivederlo. Mi piacciono le sequenze dei corvi nel teatro e della mia morte, poi c'è l'atmosfera... ma vi sono tanti errori musicali (come si fa ad accostare Puccini accanto a Verdi!) che io, da nipotina di Alfredo Casella, trovo un po' fastidiosi.

Da Daria Nicolodi: "La mia svolta? Fare la nonna"

Intervista di Titti Giuliani Foti, Lanazione.it, 21 settembre 2014.

  • Interviste? Ne ho date nove in tutta la mia vita. Sono una che non si mette in mostra: "garbeggio", faccio come la Garbo, mi nascondo un po'.
  • Vorrei che noi donne fossimo abbastanza mature per far sentire una voce diversa, per timbro, musica e parole. Diverse ma presenti.
  • Io immaginavo diverso Profondo rosso e allora scelsi i Goblin: pensavo che ci stesse meglio molto rock, in scene immaginate come i video che si saranno fatti anni dopo.
  • [Su Asia Argento] È dolce come lo zibibbo ma anche donna forte che sa combattere. Ha iniziato presto a fare l'attrice, adesso si è stufata ed è regista. Credo che da ora in poi farà solo questo: con me ha un rapporto idilliaco. È una madre molto dolce e speciale con i suoi bambini.

Da I brividi di Lady Suspiria. " Vi svelo l'alchimia del film"

Intervista di Fulvio Paloscia su Suspiria, Repubblica.it, 30 dicembre 2018.

  • Il soggetto di Suspiria deriva in parte dalle storie che mi raccontava mia nonna e in parte dalla lettura delle Confessioni di un oppiomane di Thomas de Quincey, all'interno del quale, nel racconto Suspiria de Profundis già si parlava delle "Tre Madri", che sarebbe stato il tema della trilogia di cui quel film era il primo capitolo.
  • Dario non conosceva l'autore. La trama e la sceneggiatura di Suspiria sono però anche la vera storia di mia nonna che, giovanissima, andò a studiare in Germania in un'Accademia per perfezionarsi in pianoforte, e invece scopri che vi si insegnava la magia nera. Così scappò via.
  • Non credo negli oroscopi. Però sono un'esperta di magia rinascimentale (da buona fiorentina).
  • È un film metafisico, anche, ma soprattutto fantastico. Convinsi Argento, che era stufo di girare gialli, a gettarsi con me in quest'avventura del fantastico.Fu la prima volta nella sua filmografia.
  • Sicuramente le donne sono più belle da mostrare, fotografare, riprendere nei momenti di terrore. Le attrici hanno maggiore disponibilita a svelarsi rispetto agli attori maschi. I loro momenti di paura sono più seducenti. O, almeno, i registi la pensano così.
  • [Sul remake] Vedrò il film di Luca, un amico. So che non ha girato un remake, ma un omaggio a un film immaginato e scritto da me.

Da Daria Nicolodi, l’importante non è raccontarsi

Intervista di Francesco Foschini, Ilmanifesto.it, 4 luglio 2020.

  • [Su Salomè] Purtroppo ero occupata col teatro e non ho potuto girarlo, ma [Carmelo Bene] mi disse: «Ti amo così tanto che metterò comunque il tuo nome nel cast». Fu un suo regalo.
  • Ah, Petri, che maestro! Un uomo di immensa cultura e fantasia.
  • [Su Mario Bava] Appena dopo la sua morte, scrissi di getto una lettera per L’Europeo, quando Oreste Del Buono era ancora redattore della sezione cinema, le leggo qualche passaggio: «Per me, non vi può essere alcuna cultura cinematografica completa e veramente vasta in chi non conosca l’opera di Bava. Mi riferisco tra l’altro a quei critici che come al solito l’hanno liquidato in questi giorni sui giornali con tre battute, «modesto», «artigiano» e «pioniere», quando questi signori i film di Bava non si sono mai degnati di vederli. Per me e molti altri più importanti di me, è stato un indicibile insegnamento vedere questo signore sessantenne, vivace come un ragazzo, gentile come un padrino da racconti di fate che riusciva a mantenere il perfetto ordine nella troupe, con il solo fascino di questa sua gentilezza. Di rado, durante le pause di Shock o della Venere d’Ille, l’ho sentito inoltrarsi, e mai per lungo tempo, nella descrizione di incredibili trucchi luminosi, fasci fosfati dai colori d’arcobaleno, lastre turchine di vetri-acqua, diorama, incendi, del tempo in cui era giovane, evocando dallo sfondo scuro e dall'abisso del tempo l’immagine di segreti inauditi, meravigliosi della fotografia. Il momento per misurarlo meglio, per gustare la gentilezza della sua natura, era quando si metteva alla mdp. Allora faceva mostra di una geniale semplicità, cercando di divertirci tutti, maestranze, tecnici, attori, come bambini coi giocattoli pieni di simpatia e ammirazione per il coscienzioso, attentissimo ragazzo più grande che tanto si dava da fare per coinvolgerci».
  • [Su Sergio Citti] Aveva occhio lungo, era un uomo di grande intelligenza e bontà. Di una cultura immensa.
  • [In Maccheroni di Ettore Scola] Eravamo all’Hotel Excelsior di Napoli, mentre giravamo. Lemmon fece portare un grande pianoforte a coda perché gli piaceva suonare. Essendo la nipote di Alfredo Casella, capivo cosa stesse suonando. Nacque una forte amicizia tra noi, basata anche sulla musica. Ogni tanto passavamo il tempo a chiacchierare. Mi raccontava aneddoti meravigliosi sulla Hollywood di un tempo, ad esempio quando Norma Shearer attentò alla sua virtù durante un ballo. Ascoltavo come una scolaretta e mi diceva: «Sei una totale delizia».
  • [Su Federico Fellini] Mi chiamava «stellina d’oro». Ogni tanto ci incontravamo al bar del Grand Hotel di Roma, e parlavamo sempre di esoterismo e magia.
  • Sono stata campionessa di nuoto e ho fatto anche judo, quindi so difendermi. Ovviamente è tutto relativo, perché un’aggressione è un’acrobazia nel nero della vita che non sei abituato ad affrontare.
  • [Su Paganini Horror] Lo scrissi io, poi Cozzi lo ha «rubato», ma non ce l’ho con lui, può capitare nella vita, soprattutto nell’ambito cinema.

Citazioni su Daria NicolodiModifica

  • Daria era una bravissima attrice, una donna molto simpatica e colta e un’amica, una grande amica. (Luigi Cozzi)

NoteModifica

  1. Citato in Nicolodi in crinolina «gioco degli inganni», La Stampa, 3 settembre 1978.
  2. Intervista in «Primavisione cinematografica», n. 9, settembre 1985.

FilmografiaModifica

AttriceModifica

SceneggiatriceModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica