Alfredo Casella

compositore, pianista, direttore d'orchestra e musicologo italiano

Alfredo Casella (1883 – 1947), compositore, pianista, direttore d'orchestra e musicologo italiano.

Alfredo Casella

Citazioni di Alfredo CasellaModifica

  • [...] la prima idea della Sagra[1] apparsa a Strawinski fu quella della danza «sacrale» della fanciulla Elettra, che danza fino ad estinzione delle proprie forze davanti ad un cerchio di savî prodigiosamente vecchi e come pietrificati. Immagine plastica quindi codesta prima visione, che doveva maturare per più anni nel cervello del Maestro sino al giorno della realizzazione. Immagine però che conteneva in sé tutto il dramma del grandioso fenomeno primaverile, ove – come dice Schaeffner – il simbolo della nuova vita si fa strada a traverso la più dura corteccia dell'albero, così come la danza dell'Elettra ridà forza e vigore agli esseri inanimati che la circondano.[2]

Il pianoforteModifica

  • Con Frédéric François Chopin [...] la letteratura del pianoforte raggiunge un'altezza che non doveva mai più essere superata. In questa musica, il pianoforte viene per la prima volta adoperato senza nessun riferimento né allusione all'orchestra, e il musicista ne sfrutta quel ch'esso strumento ha di proprio e inconfondibile: timbri, esigenze della tastiera (che determinano anche la scrittura musicale), pedalizzazione infine totalmente nuova. La musica di Chopin è infatti, fra tutte quelle scritte pel nostro strumento, l'unica completamente impossibile a trascrivere per altri mezzi fonici. (p. 47)
  • Beethoven occupa, nella storia del pianoforte, il medesimo altissimo posto che egli copre in quella del sinfonismo. Fu pianista di raro valore e ne fanno fede le numerose testimonianze dei suoi contemporanei: Beethoven suonava (disse Ries) «come una forza della natura». Non si ammirava in lui nessun sfoggio di bravura tecnica, nessuna virtuosità vanitosa e fine a se stessa, ma si era interamente presi da quel suonare così espressivo e grandioso. (p. 70)
  • La caratteristica di Thalberg consisteva soprattutto in una meravigliosa arte del tocco, che gli permetteva di raggiungere un cantabile di purezza veramente ideale e affascinante. Egli valorizzava poi maggiormente questa facoltà espressiva mediante le sue Fantasie su motivi di opere, tutte di pessima qualità musicale ma ricche di ingegnose disposizioni pianistiche, nuove per l'epoca, che consistevano principalmente nell'avvolgere una melodia centrale mediante ogni sorta di artifici virtuosistici ed ornamentali (arpeggi, scale, ecc., ove Thalberg sfoggiava un meraviglioso jeu perlé). (p. 72)
  • [...] si formavano intorno a Thalberg e Liszt [...] due veri e propri partiti i quali difendevano ciascuno il proprio idolo con un fanatismo simile a quello che aveva animato, nel secolo precedente, i partigiani di Gluck e di Piccinni (bisogna però aggiungere che tanto Liszt quanto Thalberg, ambedue perfetti gentiluomini, erano amici e non condividevano affatto l'intransigenza dei loro seguaci). (p. 72)
  • Consiglio poi ai miei colleghi italiani di accordare maggiore importanza alla produzione pianistica di Ch. V. Alkan (1813-1888), figura curiosissima della nostra storia pianistica e che da Busoni era considerato, per l'importanza e l'originalità della sua invenzione pianistica, come il solo compositore da porre accanto a Chopin, Schumann, Liszt e Brahms. (p. 178)
  • La musica di Alkan potrebbe essere paragonata a quella di Berlioz, alla quale si avvicina per la ricchezza e la stravaganza dell'immaginazione, nonché per una frequente bruttezza musicale sempre segnata però da grande genialità. (pp. 178-179)

Citazioni su Alfredo CasellaModifica

  • Casella fu di quei pochi artisti non allontananti, di quei pochi che conosciuti oltre l'opera loro, nella carnalità umana, non deludessero. Sapeva essere amico dei giovani dei quali (come pochi altri colleghi) sentiva e capiva profondamente l'ansito continuo, cessato il quale è la tristezza della forma compiuta, è la decadenza. (Riccardo Malipiero
  • Casella [...] fu l'esempio continuo: come musicista nel mantenere una dirittura pur attraverso le sperimentalismo più spregiudicato che lo portò ai poli opposti della pratica del comporre; come maestro nel trasmettere ai suoi allievi l'amore, il gusto, il costume e la scienza della musica; come uomo nell'affrontare tutte le prove della vita (e non furono poche le sue, fino alla morte dolorosa e lenta) con uno spirito d'indifferenza, di vero distacco per ciò che stava d'intorno, esterno alla sua volontà di musica che era l'unica sua vera ragione. (Riccardo Malipiero)

NoteModifica

  1. La sagra della primavera.
  2. Da Stravinski, La Scuola editrice, Brescia, 1947, pp. 53-54.

BibliografiaModifica

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