4 mosche di velluto grigio

film del 1971 diretto da Dario Argento

4 mosche di velluto grigio

Immagine Vier Fliegen auf grauem Samt Logo.svg.
Titolo originale

4 mosche di velluto grigio

Lingua originale italiano
Paese Italia, Francia
Anno 1971
Genere giallo, thriller, drammatico
Regia Dario Argento
Soggetto Dario Argento, Luigi Cozzi, Mario Foglietti
Sceneggiatura Dario Argento
Produttore Salvatore Argento
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Note

4 mosche di velluto grigio, film del 1971 diretto da Dario Argento.

  • Lo psicanalista austriaco spiega al famigerato barone Frankenstein che la sua Creatura era tanto sanguinaria perché non poteva fare l'amore. Il libido fu strazioso e quindi pluriomicida. Il barone, abbagliato dalla chiarezza del ragionamento, fa ritorno ai suoi antri, e questa volta fornisce il mostro di una dose di sessualità. Ma il barone esagera sempre in dosi e misure, e il mostro sessualmente dotato tenta di violentare proprio lui. Il barone sfugge per un pelo l'oltraggio ed è tormentato da un dubbio: che il mostro sia una checca? Ma non è così. L'orrenda notizia circola nel villaggio: "Una creatura abominevole violenta chiunque incontri". Gli uomini si armano per punire lo stupratore mentre la governante, che ha appena compiuto settantacinque anni, si sfila mutande e reggiseno, sperando di incontrarlo, di sacrificarsi per amore della scienza. (Andrea)
  • Sì, soffriva di una forma di paranoia che specie agli inizi fu caratterizzata da attacchi molto violenti. Io direi più precisamente che si trattasse di una specie di mania omicida. La sua degenza è durata tre anni. Dopo la morte del padre, tutte le crisi parvero scomparire. Per cui, noi dichiarammo il soggetto completamente guarito. Ciononostante, c'è da sottolineare il particolare che questo padre sembra che non fosse il vero padre. (Psichiatra)
  • Prego lorsignori di notare le straordinarie rifiniture dell'interno: non il solito raso così banale, no signori, noi l'abbiamo superato. Pura seta naturale. E posso annunciare che se qualcuno di lorsignori dovesse per malaugurato incidente dipartire durante il periodo della mostra, potrà acquistare la bara con lo sconto del venticinque per cento. (Commesso della bara)
  • Hai capito tutto troppo presto. Non me l'aspettavo. [...] Avrei voluto vederti morire lentamente, soffrendo. [...] Perché tu gli assomigliavi tanto. [...] Quel porco di mio padre! Mi ha fatto soffrire perché voleva un figlio maschio a tutti i costi. Si sentiva truffato perché ero una femmina. Mi faceva vestire da ragazzo e mi picchiava. Mi picchiava! Per anni e anni. È stato capace di tutto. E io lo delusi. Non reagivo come un uomo. Diceva che ero pazza come mia madre. È morta in manicomio, e fece rinchiudere anche me. Tre lunghi anni. Lo sai che hanno detto i dottori? Hanno detto che ero una folle, una povera pazza, una maniaca. Ma come potevano sapere tutto quello che avevo sofferto? Non feci in tempo a compiere la mia vendetta perché lui morì da solo. Lui morì prima che potessi uscire, prima che potessi ucciderlo io. Dovevo trovare qualcun altro che potesse pagare per lui, per tutto quello che mi aveva fatto. Dovevo vendicarmi e l'ho trovato, perché incontrai te. Non ci potevo credere. Mi sembrò un miracolo. Tu gli assomigliavi come una goccia d'acqua. (Nina Tobias)

Dialoghi

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  • Mirko: È vero. Vi dico che l'ho visto con i miei occhi.
    Andrea: Che cosa?
    Mirko: Niente di importante. Un esecuzione in Arabia Saudita. Lì tagliano ancora la testa per i reati gravi. Al condannato vengono legate le mani dietro la schiena. Poi viene fatto inginocchiare in pubblico in mezzo a un'enorme piazza. A questo punto arriva il boia. Impugna una scimitarra nella mano destra e uno stiletto sottilissimo nella sinistra. Con lo stiletto colpisce dritto alla nuca del condannato che, fulminato, s'irrigidisce di scatto. E allora il boia solleva subito la scimitarra e colpisce il collo che, arrigidito dalla stilettata, non si piega e la testa zac.
  • Nina: Andrea, che cos'hai scritto di bello ultimamente?
    Andrea: Ah, una storia molto interessante. [...] Si tratta del funerale di un famoso cuoco francese. Alle esequie ci sono tutti i cuochi del mondo e la cerimonia è molto commuovente. Un istante prima che la bara venga chiusa per sempre, i presenti spargono sul morto prezzemolo e paprika.
  • Roberto: Sai mica dov'è Dio?
    Il professore: Mi sorprendi, fratello. Dio è qui, Dio è là. È in ogni luogo. Adesso è al fiume a pescare.
  • Roberto: Dio!
    Diomede: Maledetto viziaccio! Diomede mi chiamo, non Dio. Perché nessuno mi chiama Diomede? E se volete darmi un soprannome, datemi uno più appropriato! Invece di chiamarmi "Dio", perché non mi chiamate "Dio onnipotente"?
  • Diomede: Affanculo!
    Roberto: Che cos'ho fatto?
    Diomede: Ma no, non sei tu. Il pappagallo. [...] Si chiama affanculo. C'è poco da ridere. Quando me l'hanno regalato, si chiamava già così. Dicono che non bisogna mai cambiare il nome a queste bestiacce. Certo, non è molto fine. Non potremmo mai andare in società noi due.
  • Arrosio: Voi eterosessuali! Immagino che lei non avrà mai avuto esperienze omosessuali.
    Roberto: Non sono corrente in materia.
    Arrosio: Ah no? Anche noi siamo uomini, soltanto di una specie un pochino diversa.
  • Arrosio: Eh, sì. È una gran bella gattona da pelare. Menomale che le statistiche sono a nostro favore.
    Roberto: Le statistiche?
    Arrosio: Devi considerare, mio caro, che io sono un investigatore che ha completato onorevolmente i suoi corsi dimostrando una enorme dimestichezza e versatilità per le tecniche più moderne. E nonostante ciò, in tre anni di onorata professione, non ho risolto neanche un caso!
    Roberto: Nemmeno uno?
    Arrosio: Nemmeno uno che uno! Interessante, non trovi?
    Roberto: Sì, penso di sì, ma forse non significa—?
    Arrosio: Significa questo: che statisticamente parlando, una delle più impressionanti sequenze negative è destinata a essere interrotta. Ottantaquattro fallimenti. Un record fantastico, assolutamente favoloso! Una serie così non può non venire interrotta. Potrei restare seduto nel mio ufficio e il criminale si presenterebbe da solo.
  • Roberto: [Sulla V mostra internazionale di arte funeraria] Bel posticino per un appuntamento.
    Diomede: L'ho scelto volutamente, perché così vedendo quanta gente specola sui cadaveri ti togli un po' di dosso la paura della morte. Morire, in fondo, diventa un fatto ineluttabile che rientra in precise leggi commerciali.

Citazioni su 4 mosche di velluto grigio

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  • Il film si intrecciò con le vicende personali e private di Argento. C'era stata una ricerca voluta di attori che richiamassero persone «vere» della vita di Dario Argento. Il protagonista maschile, ad esempio, tende a somigliare ad Argento anche nelle passioni (la musica), mentre Mismy Farmer aveva più di un tratto che ricordava la moglie di Argento. C'è chi ricorda lo stupore dei tecnici di ripresa quando sul set vedevano comparire la signora Argento e la Farmer, così inquietantemente simili. Non solo, ma un intreccio con la vita del regista si verificò anche a riprese terminate, con il divorzio di Argento... (Fabio Giovannini)
  • In Quattro mosche di velluto grigio domina l'incertezza. Era incerto lo stesso Argento, a metà strada tra il «giallo» e l'inserimento di elementi soprannaturali, o comunque di fantasie scientifiche (l'occhio che conserva l'ultima immagine). Ed è incerto tutto ciò che si muove nella trama del film. (Fabio Giovannini)
  • Quattro mosche di velluto grigio è un bellissimo thriller che, anche se inferiore a L'uccello dalle piume di cristallo e a Profondo rosso, contiene delle parti sperimentali che superano i risultati di entrambi suoi predecessori. (Daria Nicolodi)
  • Sempre più incurante della logica e della verosomiglianza narrativa, il giovane regista compiace al proprio talento visionario come un alcolista alla sua sete. (Il Morandini)
  • Un giorno sento bussare alla porta e apro: era Salvatore Argento. "Buongiorno, signor Brandon. Mio figlio Dario la vorrebbe protagonista del suo nuovo film, che verrà girato a Torino e a Roma. Io sto al Beverly Wilshire Hotel. Mi chiami". Ero sconvolto, nessuno sapeva che vivevo lì. Come mi aveva trovato? [...] Lo presi per un matto. Quale produttore contatta un attore in quel modo? (Michael Brandon)
  • Con questo film volevo raccontare la storia di una coppia. Un marito e una moglie che vivono sotto lo stesso tetto ma che non sanno nulla l'uno dell'altro... ognuno di loro può avere segreti inconfessabili, tremendi.
  • In questo film c'è sicuramente qualcosa di autobiografico, ma l'ho talmente esasperato che si perde nella narrazione. Del resto in tutti i film che faccio metto sempre un po' di me stesso, ma questo qualcosa si perde.
  • La conclusione non la conoscono nemmeno gli interpreti. Ho addirittura tolto le pagine dell'ultima scena dai copioni.
  • Mi ha divertito molto inserire il personaggio di un detective omosessuale. Ho voluto scardinare la mitologia "chandleriana" e cinematografica del private eye. Una figura che abbiamo sempre visto come un duro omaccione che mena pesante, che lancia l'auto a tutta velocità, che si ingozza di alcolici, che si scopa tutte le donne che gli capitano sulla strada. Io ho voluto creare l'esatto contrario.
  • Questo è il mio penultimo film. Ne girerò ancora un altro, non del genere thrilling e poi, via. [...] Prenderò moglie e bambina, ci ritireremo in un'isoletta del Pacifico che sto per comprarmi, avremo altri novantanove figli e non vedremo né giornali né film.

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