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Diario della guerra al maialeModifica

  • L'accettazione delle proprie limitazioni può essere una triste saggezza. (III; 2007)
  • Vidal pensò che nella vita arriva sicuramente un momento in cui una persona, qualunque cosa faccia, annoia soltanto. Resta allora solo un modo per recuperare il prestigio: morire. (XVI; 2007)
  • [...] noi uomini abbiamo imparato ad aspettare. Sebbene non ci sia assolutamente niente al termine dell'attesa, noi aspettiamo. (XL; 2007, p. 228)
  • Forse uno dei pochi insegnamenti della vita era che nessuno deve rompere una vecchia amicizia perché scopre una debolezza o una miseria nell'amico. In casa sua [Vidal] si era accorto che ognuno degli inquilini, nell'intimità, era schifosamente debole, ma anche, in mezzo alle varie complicazioni del vivere e del morire, coraggioso. (XLV; 2007)

L'invenzione di MorelModifica

IncipitModifica

Oggi, in quest'isola, è accaduto un miracolo. L'estate è cominciata in anticipo. Ho messo il letto vicino alla piscina e ho fatto il bagno fino a tarda ora. Era impossibile dormire. Bastava restare fuori dalla piscina due o tre minuti perché l'acqua che doveva proteggermi dalla spaventosa calma si convertisse in sudore.

CitazioniModifica

  • Forse tutta quest'igiene di non sperare è un po' ridicola. Non sperare dalla vita, per non rischiarla; considerarsi morto, per non morire. A un tratto tutto questo mi è sembrato un letargo spaventoso, allarmante; voglio che finisca. (p. 45)
  • La mia mancanza di puntualità mi esaspera, e pensare che in quella corte dei vizi che si chiama il mondo civile, a Caracas, essa fu un mio laborioso ornamento, una delle mie caratteristiche più personali! (p. 46)
  • Hai tolto il sonno, qui, alla mia morte. Mi rallegrava l'idea di essere un morto insonne. Per questo piacere trascurai la cortesia; la frase poteva suggerire un rimprovero implicito. (p. 55)
  • Tutto ciò che ho scritto sul mio destino – con speranza e con timore, per scherzo o sul serio – mi mortifica. (p. 57)

Citazioni su L'invenzione di MorelModifica

Sette conversazioni con Adolfo Bioy CasaresModifica

  • Fu sufficiente quella sera per passare dall’altro lato e diventare sostenitore della scrittura deliberata. Sarebbe a dire: “Bene, voglio scrivere su questo argomento e voglio risolvere questo preciso problema di scrittura”. Ossia: ordinare la mia scrittura in tal modo che tutto fosse volto verso uno stesso lato e facilitasse la scrittura; e che arrivasse al lettore, lo divertisse, lo portasse un po’ fuori pista e che gli proponesse alcune idee per il futuro, ma per il futuro del libro; e che egli potesse pensare che il libro sarebbe arrivato a questo, a quell’altro e all’altro ancora, e che poi arrivasse a una di queste idee che forse lui non avrebbe scelto, che lo sorprendesse un po’ ma che potesse dire: “Mi aspettavo una cosa del genere, ma potevo averne previsto un’altra”. Infatti ho sempre creduto che il tutto deve avere un po’ di sorpresa, per non scoraggiare il lettore, che ha voglia di chiudere il libro ed andarsene. Ma la sorpresa non può essere totale, poiché una sorpresa totale quasi non si avverte, o si avverte come un’arbitrarietà, e ciò non è una bella cosa per un libro. È bene che la sorpresa si avverta come una cosa che il lettore abbia potuto prevedere, ma che non ha previsto (2014, p. 85)
  • Mi sembra che si è sempre un po’ ingiusti nel dire che un buon libro è migliore di un altro buon libro (2014, p. 86).
  • Io dico sempre che viaggiamo dal paese dell’ignoranza verso il paese della relativa conoscenza (2014, p. 159).
  • Il mio pensiero è pessimista; il mio senso vitale è ottimista. La vita mi piace moltissimo e io mi diverto a viverla. Se sento una frase che mi fa sorridere, sono felicissimo; se ho fatto un sogno che mi sembra divertente, in qualche modo ne rimango piacevolmente incantato; se mi viene in mente un’idea, anche... Mi piace leggere, mi piace andare al cinema... Ho l’impressione che, quando faccio il bilancio delle mie giornate, in genere posso dire che mi sono divertito e che, anche nei giorni sterili, non mi è andata poi così male. Invece, se rifletto sulla vita, penso che niente abbia troppa importanza perché saremo dimenticati e spariremo definitivamente. Questo è ciò che penso. Credo che la nostra immortalità letteraria sia a breve termine, perché un giorno ci sarà così tanta gente che non ci si potrà ricordare di tutti gli scrittori che ci sono stati in un determinato momento. O verremo ricordati in modo molto imperfetto. Non saremo più l’oggetto di piacere per nessuno: saremo oggetto di studio per certi specialisti, che vorranno studiare questa o quella tendenza della letteratura argentina di questo o quell’anno. E, dopo tutto questo, un giorno la Terra si scontrerà con qualcosa, dato che la Terra, come tutte le cose di questo mondo, è finita. Un giorno la Terra sparirà, e allora non rimarrà il ricordo di Shakespeare, e ancor meno il ricordo di noi. Quindi penso che, considerando il tutto, niente nella vita sia molto importante. Allora, potrei quasi ridurre l’importanza della vita a un’idea: l’idea che sono importanti le cose che, almeno, ci rendono soddisfatti. Vale a dire: a me per esempio fanno male le cose che sono crudeli o disoneste. O anche qualcosa che sia sconsiderato nei confronti di un’altra persona: questo sì che mi fa male. Quindi, eccetto il fare quelle cose cattive ed eccetto il fare quelle che danno piacere o allegria, niente avrebbe importanza. Questa importanza è esistenzialista, è un’importanza del momento, che più tardi sparirà con noi e con la memoria di noi e dei nostri interlocutori (2014, pp. 209-10).

Incipit di alcune opereModifica

Dormire al soleModifica

Con questa, sono tre volte che le scrivo. Casomai non mi lascino concludere, ho messo la mia prima lettera in un posto che so. Un domani, se volessi, potrei riprendermela. È così breve e l'ho scritta così di fretta che non la capisco nemmeno io. La seconda, che non è molto migliore, gliel'ho mandata tramite una messaggera, una certa Paula. Poiché lei non ha dato segno di vita, non insisterò oltre con lettere inutili, che magari potrebbero indisporla nei miei confronti. Le racconterò la mia storia dall'inizio e cercherò di essere chiaro, perché ho bisogno che mi capisca e mi creda. Le cancellature si devono alla mancanza di tranquillità. Mi alzo di continuo e accosto l'orecchio alla porta. [Adolfo Bioy Casares, Dormire al sole, traduzione di Francesca Lazzarato, Edizioni SUR, 2018]

Il sogno degli eroiModifica

Nel corso dei tre giorni e delle tre notti di carnevale del 1927 la vita di Emilio Gauna raggiunse il suo primo e misterioso culmine. Se qualcuno sia stato in grado di prevedere il terribile termine accordato e, da lontano, abbia alterato il flusso degli eventi, non è cosa facile da stabilire. Certamente, una soluzione che indicasse un oscuro demiurgo come autore dei fatti che la povera e frettolosa intelligenza umana vagamente attribuisce al destino, più che una luce nuova aggiungerebbe un problema nuovo. [Adolfo Bioy Casares, Il sogno degli eroi, traduzione di Livio Bacchi Wilcock, Bompiani, 1968]

In memoria di PaulinaModifica

Ho sempre amato Paulina. In uno dei miei primi ricordi, Paulina e io ce ne stiamo nascosti in un ombroso gazebo di alloro, in un giardino con due leoni di pietra. Paulina mi disse: Mi piace l'azzurro, mi piace l'uva, mi piace il ghiaccio, mi piacciono le rose, mi piacciono i cavalli bianchi. Capii che la mia felicità era cominciata, perché per queste preferenze potevo identificarmi con Paulina. Ci somigliavamo in maniera così miracolosa che in un libro sulla riunione ultima delle anime nell'anima del mondo la mia amica scrisse: Le nostre si sono già riunite. «Nostre», a quel tempo, significava la sua e la mia. [Adolfo Bioy Casares, Un leone nel parco di Palermo, a cura di Glauco Felici, Einaudi, 2005]

L'avventura di un fotografo a La PlataModifica

Verso le cinque, dopo un viaggio lungo quanto la notte, Nicolasito Almanza arrivò a La Plata. Si era addentrato appena di un centinaio di metri nella città, a lui sconosciuta, quando delle persone lo salutarono.
Non rispose perché aveva la mano destra occupata con la borsa della macchina fotografica, le lenti e altri accessori e la sinistra con la valigia. Ricordò allora una situazione simile. Si disse: «Tutto si ripete», ma l'altra volta aveva le mani libere e aveva risposto a un saluto diretto a qualcuno che gli stava alle spalle. Guardò indietro: non c'era nessuno. Quelli che lo avevano salutato ripetevano il saluto e sorridevano, la qual cosa attirò la sua attenzione perché non aveva mai visto quelle facce. [Adolfo Bioy Casares, L'avventura di un fotografo a La Plata, traduzione di Elena Clementelli, Editori Riuniti, 1987]

La parte dell'ombraModifica

Ero cosí abituato agli scricchiolii della navigazione che svegliandomi dalla siesta sentii il silenzio della nave. Mi affacciai da un oblò. Vidi in basso l'acqua tranquilla e in lontananza, ricca di vegetazione verde, la costa, su cui individuai palme e forse banani. Indossai l'abito di tela e salii in coperta. [Adolfo Bioy Casares, Un leone nel parco di Palermo, a cura di Glauco Felici, Einaudi, 2005]

La trama celesteModifica

Quando il capitano Ireneo Morris e il dottor Carlos Alberto Servian, medico omeopata, scomparvero da Buenos Aires, un 20 di dicembre, i giornali commentarono appena la notizia. Si disse che erano persone strane, gente complicata, e che una commissione stava indagando; si disse che la scarsa autonomia dell’aereo usato dai fuggiaschi consentiva di affermare che non potevano essere andati troppo lontano. In quei giorni ricevetti un pacco; conteneva: tre volumi in quarto (le opere complete del comunista Louis-Auguste Blanqui); un anello di scarso valore (un’acquamarina sul cui fondo si vedeva l’immagine di una dea dalla testa di cavallo); parecchie pagine scritte a macchina – Le avventure del capitano Morris – firmate C.A.S. Trascriverò quelle pagine. [Adolfo Bioy Casares, Un leone nel parco di Palermo, a cura di Glauco Felici, Einaudi, 2005]

Lo spergiuro della neveModifica

La realtà (come le grandi città) si è estesa e si è ramificata negli ultimi anni. Ciò ha avuto le sue influenze sul Tempo: il passato si allontana con inesorabile rapidità. Della stretta calle Corrientes è durata di più qualcuna delle sue case che il ricordo; la seconda guerra mondiale si confonde con la prima e perfino «las treinta caras bonitas» del Porteño risultano divenute degne ad opera della nostra amnesia; l’entusiasmo per gli scacchi, che ha fatto sorgere effimeri chioschi in tanti angoli di Buenos Aires, dove la popolazione disputava i suoi incontri con maestri lontani, le cui mosse rifulgevano su scacchiere collegate per televisione (o così si credeva), è stato dimenticato del tutto, come il delitto di calle Bustamante, con «Campana», «Beicapelli» e il «Sellaio», l’Affermazione dei civili, la confusione e le milongas tra le bancarelle di Adela, il signor Baigorri che fabbricava tempeste a Villa Luro, e la Settimana Tragica. Quindi, non ci si dovrà stupire se, per qualche lettore, il nome di Juan Luis Villafañe non evoca assolutamente nulla. Non ci stupiremo neppure del fatto che la storia riportata più avanti, sebbene quindici anni fa scosse il paese, venga accolta come la tortuosa invenzione di una fantasia scriteriata. [Adolfo Bioy Casares, Un leone nel parco di Palermo, a cura di Glauco Felici, Einaudi, 2005]

Piano d'evasioneModifica

27 gennaio
22 febbraio

Non ho ancora trascorso un intero pomeriggio in queste isole, e già mi sono scontrato con qualcosa di così grave che ti devo chiedere aiuto, e direttamente, senza molta delicatezza. Cercherò di spiegarmi con ordine. [Adolfo Bioy Casares, Piano d'evasione, traduzione di Romana Petri, Cavallo di Ferro, 2009]

BibliografiaModifica

  • Adolfo Bioy Casares, Diario della guerra al maiale, traduzione di Romana Petri, Cavallo di ferro, 2007.
  • Adolfo Bioy Casares, L'invenzione di Morel (La invención de Morel), introduzione di Jorge Luis Borges, traduzione di Livio Bacchi Wilcock, Bompiani, Milano 1985.
  • Fernando Sorrentino, Sette conversazioni con Adolfo Bioy Casares, traduzione di Armando Francesconi e Laura Lisi, Edizioni Solfanelli, 2014, ISBN 978-88-7497-855-7

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