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Marco Aurelio

imperatore romano
L'originale statua equestre di Marco Aurelio, Roma, Musei capitolini (particolare)

Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto comunemente noto come Marco Aurelio (121 – 180), filosofo, scrittore e imperatore romano.

A sé stessoModifica

IncipitModifica

Cesare CassanmagnagoModifica

Dal nonno Vero: l'abitudine all'amabilità e il rifiuto dell'ira.

Fruttero & LucentiniModifica

Mio nonno Annio Vero mi è stato esempio di affabilità e mitezza. Mio padre, di modestia e fermezza virile. Mia madre, di pietà religiosa e liberalità. E debbo al mio bisnonno paterno di non aver frequentato le scuole pubbliche, avendo avuto in casa buoni maestri.
[Marco Aurelio Antonino, Ricordi[1], citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

CitazioniModifica

  • Dal mattino comincia a dire a te stesso: incontrerò gente vana, ingrata, violenta, fraudolenta, invidiosa, asociale; tutto ciò capita a costoro per l'ignoranza del bene e del male. Io, invece, che ho capito, avendo meditato sulla natura del bene, che esso è bello, e sulla natura del male che esso è turpe e sulla natura di chi sbaglia che egli è mio parente, non perché si sia del medesimo sangue e seme, ma perché egli è, come me, provvisto di mente e partecipe del divino, e che non posso essere danneggiato da alcuno di loro, perché nessuno mi potrà coinvolgere nella sua turpitudine, ebbene, io non posso né adirarmi con un mio parente né provare odio per lui. Siamo, infatti, nati per la cooperazione, come i piedi, le mani, le palpebre, i denti in fila sopra e sotto. L'agire gli uni contro gli altri è dunque contro natura, ed è agire siffatto lo scontrarsi e il detestarsi. (II, 1; 2008)
  • [...] Ma bisogna ormai, una buona volta, che ti renda conto di quale mondo sei parte, che capisca di quale realtà che governa il mondo sei efflusso e che un limite di tempo ti è fissato, [...] (II, 4; 2008)
  • Devi sempre agire, parlare e pensare, come se fosse possibile che tu, in quell'istante, lasciassi la vita. (II, 11; 1989)
  • La morte, la vita, la fama, l'infamia, il dolore, il piacere, la ricchezza, la povertà, tutto ciò tocca ugualmente a buoni e cattivi, non essendo queste cose né belle né brutte; e, dunque, neppure beni o mali. (II, 11; 2008)
  • Come tutte le cose scompariscono in poco tempo, i corpi nel seno dell’universo, i loro ricordi nel seno del tempo! Che cosa sono tutti gli oggetti sensibili e sopratutto quelli che ci seducono col fascino della voluttà o ci spaventano con l'immagine del dolore: quelli infine la cui magnificenza ci strappa grida di meraviglia? Tutto è miserabile e degno disprezzo: tutto è corruzione e morte. (II, 12)[2]
  • Solo il presente ci è tolto, dato che solo questo abbiamo. (II, 14; 2008)
  • Quand'anche tu avessi da vivere tremila anni moltiplicati per diecimila, nondimeno ricorda che nessuno perde una vita altra da quella che vive, né vive altra vita da quella che perde [...] (II, 14; 2008)
  • Della vita umana la durata è un punto, la materia fluente, la compagine di tutto il corpo corruzione, l'anima un soffio, la fortuna non prevedibile, la fama cosa senza giudizio. E a dirla in breve... la vita tutta intera guerra e pellegrinaggio, e la rinomanza che le vien dopo oblio. Che adunque vi ha a cui tu ti possa attenere? Sola ed unica cosa la filosofia. (II, 17)[3]
  • Van cercando ritiri alla campagna, alla marina, sui monti, e tu stesso suoli desiderare siffatti luoghi; ma non c'è miglior ritiro, e più tranquillo, di quello che l’uomo trova in se stesso, nella propria anima. Concedi dunque spesso a te questo rifugio, e rinnovella quivi te stesso... E soprattutto non agitarti, non aver grandi desiderii, ma cerca d’essere libero, e di considerare le cose virilmente, da uomo, da cittadino, da essere mortale. E tra le considerazioni che farai, tieni sempre davanti queste due: la prima, che le cose materiali non toccano l'anima e, stando al di fuori di essa, non la possono agitare. I turbamenti vengono tutti dall'idea interna. La seconda, che tutte le cose che tu vedi si trasformano, e, mentre tu le vedi, ecco già più non sono. A quante trasformazioni tu hai preso parte ! Il mondo non è che mutamento, la vita non è che apparenza. (IV, 3)[4]
  • Considera con quale rapidità l'oblio avvolge tutte le cose: quale abisso infinito di tempo tu hai dietro a te come dinnanzi a te: quanto vana cosa è un rumore che si propaga; quanto mutevoli e privi di giudizio sono coloro che sembrano applaudirti; considera infine la piccola distesa che circoscrive la fama. Perché la terra intiera non è che un punto; e qual piccola parte della terra non è quella che abitiamo! E in questo angolo ancora quanti uomini (e quali uomini!) celebreranno la tua fama? (IV, 3)[5]
  • Nulla viene dal nulla, come nulla ritorna nel nulla. (IV, 4; 1989)
  • Questi due principi bisogna avere sempre pronti: l'uno, compiere unicamente quelle azioni che i principi dell'arte di re e di legislatore possono suggerire per il benessere dell'umanità, l'altro, cambiare idea, se c'è qualcuno capace di correggerti e di distoglierti. (IV, 12; 2008)
  • Colui che è abbagliato dalla fama che può lasciare dopo la morte non pensa che ciascuno di quelli che si ricorderanno di lui morrà alla sua volta e che altrettanto arriverà ai loro successori nella vita finché non si estinguerà quella fama tutta intiera, dopo essere passata attraverso alcuni esseri, la cui vita appena cominciata è destinata ad estinguersi. (IV, 19)[6]
  • A me ben si adatta, o mondo, ogni cosa che a te si adatta: non viene per me in anticipo né in ritardo ciò che per te è tempestivo. È per me frutto ogni cosa mi rechino le tue stagioni, o natura: da te viene ogni cosa, in te è ogni cosa, a te va ogni cosa. (IV, 23; 2008)
  • Il nome di coloro che furono un giorno illustri diventa oscuro; tutte le cose svaniscono ed un completo oblio ben presto le avvolge. Ed io parlo di coloro che brillarono già d’un meraviglioso splendore. Perché per gli altri, appena morti, nessuno li conosce, nessuno li ricorda. Che cosa è dunque l’immortalità della nostra memoria? Una vanità. (IV, 33)[6]
  • Ogni evento è così ordinario e familiare come la rosa in primavera e la frutta d'estate. Fatti del genere sono la malattia, la morte, l'oltraggio, l'insidia e quante altre realtà rallegrano o deprimono gli stolti. (IV, 44; 2008)
  • Bisogna conformarsi alla natura durante il brevissimo istante che viviamo; bisogna partire con rassegnazione come l'oliva matura cade benedicendo la terra sua nutrice e rendendo grazie all'albero che l'ha prodotta. (IV, 48)[7]
  • Sii simile ad un promontorio, contro al quale incessantemente s'infrangono l'onde, e quegli sta saldo, e s'abbonacciano intorno a lui i gorgogli dell'acque. – Sventurato me, che la tal cosa m'è accaduta. – Anzi, avventurato, che, la tal cosa essendomi accaduta, me ne sto nondimeno senza cruccio, né angosciato del presente né pauroso dell'avvenire. Ad ogni altro poteva accadere; ma ogni altro non l'avria senza angoscia sopportata. (IV, 49; 1867)
  • All'alba, quando sei restio a svegliarti, abbi subito presente questo pensiero: «Mi desto per compiere il mio dovere di uomo; dovrei dunque lamentarmi ancora di andare a compiere ciò per cui sono nato e sono stato messo nel cosmo? o forse sono stato fatto per starmene a godere il calduccio del letto?» (V, 1; 1984)
  • Le cose sono come inviluppate di tali tenebre, che a filosofi non pochi, e non dei più volgari, esse son parse del tutto incomprensibili. (V, 10)[8]
  • Sono composto da un fattore casuale e da un fattore materiale; nessuno dei due scomparirà nel nulla. Ogni parte di me sarà, dunque, sottoposta a trasformazione per diventare altra parte del mondo e di nuovo quella si trasformerà in altra parte del mondo e così all'infinito. (V, 13; 2008)
  • Niente capita a nessuno, che questi non sia per natura in grado di reggere. (V, 17; 2008)
  • Le cose, di per se stesse, non hanno alcun contatto con l'anima, non hanno accesso all'anima e non possono né modificarla né muoverla, ma solo essa può modificare e muovere se stessa e far sì che gli accidenti esterni siano per lei tali quali i giudizi che stima giusto formulare su di essi. (V, 19; 1984)
  • «Vivere con gli dèi». E vive davvero con gli dèi chi costantemente mostra loro la sua anima soddisfatta di ciò che le hanno assegnato. (V, 27; 1984)
  • Il tuo sguardo sia penetrante: di nessuna cosa ti sfuggano la qualità propria e il valore. (VI, 3; 1984)
  • Il modo migliore di difendersi è quello di non diventare simili a loro. (VI, 6; 1984)
  • [I rapporti sessuali] non sono altro che lo sfregamento di un organo e l'eiaculazione di un po' di muco accompagnata da una convulsione! (VI, 13; 1984)
  • Se tu avessi ad un tempo una matrigna ed una madre, tu avresti dei riguardi per la prima, ma alla madre tu ritorneresti sempre ad ogni istante. La tua matrigna e la tua madre sono la corte e la filosofia. Torna dunque sempre a questa e riposa nel suo seno: è questa che ti rende l'altra sopportabile. (VI, 12)[9]
  • Il semplice inspirare l'aria e poi restituirla, ciò che facciamo ogni momento, è analogo al restituire, là onde l'hai tratta originariamente, l'intera facoltà respiratoria, che ieri o l'altroieri hai acquisito, al momento di nascere. (VI, 15; 2008)
  • Com'è ridicolo quel che fanno [gli insipienti]! Non vogliono elogiare i contemporanei che vivono con loro, mentre danno un grandissimo valore all'essere elogiati dai posteri, gente che essi non hanno mai visto né mai vedranno. Il che è vicino all'affliggersi perché anche i tuoi più lontani progenitori non ebbero parole di elogio nei tuoi confronti. (VI, 18; 2008)
  • Ritorna sobrio e riprenditi, desto di nuovo e consapevole che dei sogni ti davano inquietudine; svegliatoti nuovamente, osserva queste cose come osservavi quelle. (VI, 31; 2008)
  • Adatta te stesso alle cose a cui la sorte ti ha assegnato. E ama, ma veramente, gli uomini coi quali il destino ti ha unito. (VI, 39; 2008)
  • Se gli dei hanno provveduto per me e per le cose che mi devono accadere, hanno provveduto a fin di bene. Perché non sarebbe facile immaginare un Dio improvvido. (VI, 44)[10]
  • La mia natura è razionale e socievole. La mia comunità è la mia patria, di me Antonino è Roma, di me uomo è il mondo. Tutte le che cose sono utili a queste due patrie, sono buone anche per me. (VI, 44)[11]
  • L'uomo ambizioso ripone il suo bene nelle mani degli altri; l'uomo sensuale nelle sue sensazioni; l'uomo ragionevole nelle sue azioni. (VI, 51; 2001)
  • Ciò che non giova allo sciame, non giova neppure all'ape. (VI, 54; 1984)
  • Non v'è nulla di nuovo: tutto si ripete, e subito passa. (VII, 1; 1989)
  • Tutte le cose sono reciprocamente intrecciate, il loro legame è sacro e quasi nessuna cosa è estranea ad un'altra. Si trovano, infatti, armonicamente ordinate e insieme danno ordine e bellezza al medesimo mondo. E quest'ultimo è unico, formato da tutte le componenti, unico è il dio che le attraversa tutte quante, unica la sostanza e unica la legge, la ragione comune a tutti i viventi intelligenti, unica la verità, se è vero che una sola è la perfezione dei viventi aventi medesima natura e partecipanti alla medesima ragione. (VII, 9; 2008)
  • Proprio dell'uomo è amare anche coloro che sbagliano. (VII, 22; 1984)
  • Sulla morte: o dispersione, se ci sono gli atomi; se invece c'è l'unità, o spegnimento o trasferimento. (VII, 32; 2008)
  • Scava dentro. Dentro è la fonte del bene, che sempre ha il potere di sgorgare, a condizione che tu sempre scavi. (VII, 59; 2008)
  • L'arte del vivere assomiglia piuttosto a quella della lotta che a quella della danza, in quanto si mantiene pronta e salda contro i casi imprevisti. (VII, 61; 1984)
  • La natura universale ha questa attività: sposta le cose che stanno qui, trasforma le cose, le prende da un luogo per portarle in un altro. Tutto è rivolgimento, non però da temere che qualcosa di nuovo emerga: tutto è consueto e sempre uguali le distribuzioni. (VIII, 6; 2008)
  • Forse che lo smeraldo perde del suo valore se non è lodato? (VII, 15)[12]
  • Prendi senza orgoglio, rinunzia senza difficoltà. (VIII, 33; 2001)
  • Se mai vedesti una mano recisa, un piede, una testa giacente lontana dal corpo a cui apparteneva, pensa che tale ti rendi, per quanto sia in te, se non ti adatti alla sorte e ti separi dagli altri, e fai qualche cosa che non giovi alla comunità. Tu ti sei strappato dall'unità ch'è secondo natura. Ma rifletti che ti è possibile riunirti di nuovo. (VIII, 34)[13]
  • [...] l'essere dotato di ragione può fare materia per la sua azione di ogni impedimento, e giovarsene per lo scopo a cui tendeva, qualunque esso fosse. (VIII, 35; 1984)
  • Non dire a te stesso niente più di quanto le rappresentazioni che più contano ti comunicano. Ti è stato annunciato che un tale parla male di te. Questo è l'annuncio fatto. Però che tu ne abbia avuto un danno non si trova nell'annuncio. (VIII, 49; 2008)
  • Gli uomini sono nati gli uni per gli altri: dunque, insegna loro o sopportali. (VIII, 59; 2008)
  • Non disprezzare la morte ma accoglila di buon grado perché anch'essa è un ente tra quelli che natura vuole. (IX, 3; 2008)
  • Chi pecca, pecca a suo danno: chi commette ingiustizia, fa ingiuria a sé medesimo, facendo sé malvagio. (IX, 4; 1867)
  • Spesso commette ingiustizia non solo chi fa ma anche chi non fa. (IX, 5; 2008)
  • Se vi ha una divinità intelligente e provvidente, tutto va bene; o le cose si governano dal caso, e tu almeno non governare a caso te stesso. (IX, 28)[8]
  • La perdita non è null'altro che trasformazione. (IX, 35; 1984)
  • Quando hai beneficato un uomo, che pretendi tu ancora? Non ti contenti di aver operato secondo la natura tua, ma vuoi anche una mercede? Come se l'occhio chiedesse una mercede perché vede, o i piedi perché camminano. (IX, 42)[8]
  • Il ragno si fa bello perché ha preso una mosca; qualcuno perché ha preso una lepre; un altro, una sardella con la rete adatta; un altro, un cinghiale; un altro, un orso; un altro, dei sàrmati. Non si tratta pur sempre d'assassini, se fai attenta indagine su quello che ne muove il pensiero? (X, 10; 2001)
  • Acquisisci un metodo di indagine per esaminare come tutte le cose si trasformino vicendevolmente, presta attenzione di continuo all'indagine ed esercitati in questa materia, perché niente è altrettanto fattore di magnanimità. (X, 11; 2008)
  • Settimo: non sono le azioni del prossimo che ci danno noia, perché quelle stanno negli egemonici del prossimo, sono, invece, le nostre opinioni in merito. Elimina, dunque, il tuo giudizio, abbi la volontà di sopprimere il giudizio che si tratti di una cosa terribile, e l'ira è già scomparsa. (XI, 18; 2008)
  • La bontà è invincibile quando sia schietta e non sia un'affettazione o una parte che tu reciti. E in vero che ti può egli fare l'uomo il più iracondo e insolente, se tu ti mostri a lui tuttavia amorevole, e se, venendo il caso, tu lo ammonisci cortesemente e cerchi di farlo ricredere in quel tempo medesimo che egli intende ad offenderti? No, figliuol mio, noi siamo nati ad altro. A me tu non nuoci; a te bensì, figliuol mio. (XI, 18)[14]
  • Come? Il lume della lampada, finch'ella non si estingue, risplende e non perde della sua luce; e in te, la verità, la giustizia e la saggezza si spegneranno prima della vita? (XII, 1)[8]
  • Tre sono le componenti di cui sei formato: corpo, soffio, mente. Di queste le prime due sono tue, per quanto devi curartene; solo la terza è sovranamente tua. (XII, 3; 2008)
  • Spesso mi sono stupito di come ciascuno, pur amando se stesso più di ogni altra cosa, tenga in minor conto l'opinione che ha di se stesso di quella degli altri. (XII, 4; 2008)
  • Nel mettere in pratica i precetti della filosofia bisogna essere simili al pancraziaste, non al gladiatore: quest'ultimo, infatti, lascia cadere la spada che tiene in pugno e poi la raccoglie, mentre il primo ha sempre a disposizione la mano, e non deve far altro che serrare il pugno. (XII, 9; 1984)
  • Una sola è la luce del sole anche se interrotta da muri, montagne e infiniti altri ostacoli. Una sola è la sostanza universale, anche se è divisa in infiniti corpi di specifiche qualità. Una sola è l'anima, anche se è divisa e circoscritta in infinite nature e realtà individuali. Una sola è l'anima intelligente, anche se dà l'impressione di trovarsi divisa. (XII, 30; 2008)
  • Le conseguenze della collera sono molto più gravi delle sue cause. (da Colloqui con se stesso, 2001)
  • Troverai sollievo alle vane fantasie se compirai ogni atto della tua vita come se fosse l'ultimo. (da Colloqui con se stesso, 2001)
Citato in Niccolò Persichetti, Dizionario di pensieri e sentenze di autori antichi e moderni d'ogni nazione, Fratelli Rechiedei, 1877-78
  • In ciascuna cosa bisogna domandare a sé stesso, se sia ella necessaria. (vol. I, p. 164)
  • Il vero bene consiste in ciò che è onesto, e il vero male in ciò che è vergognoso. (vol. I, p. 165)
  • Ciò che non rende l'uomo peggiore, peggiorar non potrebbe sua vita, né esternamente offenderlo, né internamente. (vol. I, p. 479)
  • Non reputar le cose come le giudica chi ti offende, o come ei vorrebbe si giudicassero; ma guardale quali esse sono veramente. (vol. I, p. 479)
  • Leva la opinione, si leverà il sono offeso; levato il sono offeso, si torrà via il danno. (vol. I, p. 479)
  • Avvezzati alle cose alle quali non sei assuefatto. (vol. II, p. 70)
  • La mente libera da passioni è un'altissima rocca. L'uomo che ha di più forte dove, ricoverato, rimane inespugnabile? Chi questo non comprende è un ignorante. Chi lo comprende, e non ne fa suo rifugio, è un infelice. (vol. II, p. 182-83)
  • Tu non tolleri ciò che dall'ordine universale ti è compartito. Ricordati questo dilemma, o tutto essere per la provvidenza, o tutto per lo cieco muovere degli atomi; o pure rammentati ragioni che dimostrino regolato il mondo come una città. (vol. II, p. 198)
  • Datti volontariamente in braccio al fato, tollerando qualunque cosa voglia destinarti. (vol. II, p. 198)
  • Opera e pensa in tutto come se ti trovassi in punto di morte. (vol. II, p. 290)
  • Le azioni, ancor le più piccole, bisogna che sien dirette ad un fine. Il fine degli uomini esser dee quello di seguir la ragione, e la legge dell'universo, il quale è la più antica città, la più antica repubblica. (vol. II, p. 290)
  • Cammina sempre la strada più breve. La più breve è quella che è secondo natura. (vol. II, p. 290)
  • Bisogna eleggere la strada più facile, e la maniera di vivere più tranquilla. (vol. II, p. 290)
  • Non divagarti; ogni desiderio a norma sia della giustizia. (vol. II, p. 290)
  • La vita è breve. Lucrisi il tempo con lode, con giustizia. Sia sobrio il sollievo. (vol. II, p. 290)
  • Tutto in vero svanisce; tosto diviene favola; presto cade in obblio. Ciò dico di coloro che furono tanto illustri; poiché gli altri, reso l'ultimo respiro, rimasero ignoti, sparirono. Ma la memoria di noi sia pure immortale. Tutto è vanità. A che dunque dovremo attendere? A questo. Aver l'animo giusto. Operare il bene della società. Evitar sempre la menzogna. Esser disposti ad abbracciare qualunque avvenimento come necessario, come familiare, come proveniente dal medesimo nostro principio, dalla nostra sorgente medesima. (vol. II, pp. 290-91)
  • Cancella l'opinione. Raffrena i trasporti. Estingui gli appetiti. Mantieni la tua mente in sé stessa. (vol. II, p. 291)
  • Evita i costumi dei Cesari; non prender le costoro tinte, poiché cosi suole avvenire; ma conservati semplice, buono, intero, grave, serio, amante del giusto, pio, mite, cordiale, saldo nell'esercizio de' doveri. Ti sforza per mantenerti quale te formar voleva la filosofia. Venera gli Dei. Abbi cura degli uomini. La vita è breve. Unico frutto del viver sulla terra è la disposizione alla santità, alla beneficenza. (vol. II, p. 291)
  • Chi fugge agli obblighi sociali è disertore. (vol. III, p. 83)
  • Conformati agli accidenti che ti sono destinati, e gli uomini coi quali ti toccò in sorte di vivere ama da vero. (vol. III, p. 83)
  • Ho io fatta alcuna cosa per la società? Dunque a me ho recato vantaggio. Questo discorso ti sia presente in ogni tempo; non abbandonarlo. (vol. III, p. 83)
  • Oh quanto tempo guadagna chi non attende a quello che il prossimo dice, fa, o pensa; ma solo alle proprie azioni, purché[15] sieno giuste e sante! Agatone consiglia non badare agli altrui neri costumi; ma correre in linea retta senza vagare giammai. (vol. III, p. 157)
  • Obbliate il passato, rimettete l'avvenire nelle mani della Provvidenza, e consacrate il presente alla virtù. (vol. III, p. 165)

ExplicitModifica

O uomo, facesti le tue parti di cittadino in questa grande città. Che importa se per cinque o per tre anni? ciò che avviene secondo la legge è giusto per tutti. Come puoi dunque rammaricarti, se non già un tiranno ti manda fuori della città, non un giudice iniquo, ma quella stessa natura che ti aveva introdotto? È come se il direttore della commedia licenziasse l'attore. – Ma io non ho recitato i cinque atti, ne ho recitati solamente tre. – È vero, ma nella vita tre soli atti possono comporre un dramma intero. Poiché colui che vuole si finisca è quello stesso che fu autore prima della composizione, poi dello scioglimento. Tu non sei autore né dell'una né dell'altro. E dunque va' via serenamente, perché è sereno anche colui che ti congeda.[16]

Citazioni su A sé stessoModifica

  • Ad acquistare questo dominio stabile sopra gli impulsi, giova in primo luogo il fare ogni sforzo per rendere la nostra vita indipendente dalle altre cose e ridurre al minimo l'influenza che queste possono esercitare sulla nostra tranquillità interiore. Nel manuale di Epitteto, come nei Ricordi di Marco Aurelio vi sono cose eccellenti a questo riguardo. Soltanto il consiglio, per sé ottimo, assume in essi un aspetto paradossale, perché essi vogliono ricondurre in tutto e per tutto l'azione che le cose esercitano sopra di noi all'opinione che noi ne abbiamo. Ora bisogna, riconoscere che la vita nostra dipende realmente da molte cose e che non è in potere nostro di annullare tale dipendenza: tuttavia è vero che molte dipendenze sono artificiose ed inutili: sono creazioni dell'abitudine, della mollezza di volontà, da cui la ragione può liberarci. (Piero Martinetti)
  • In fatto di consolazione, abbiamo soltanto due libri fondamentali: i Pensieri dell'imperatore romano e l'Imitazione. È impossibile non preferire la desolazione del primo, nonostante le promesse del secondo. (Emil Cioran)

Citazioni su Marco AurelioModifica

  • Del resto questo è uno dei casi tipici in cui si vede che non è la dottrina che forma l’uomo, ma è l’uomo che si sceglie e professa la dottrina ch’è più conforme al suo carattere. Marco Aurelio è una natura nobilissima che ha trovato nello stoicismo la sua fede, la sua religione, l’espressione e la regola della sua vita. (Giuseppe Melli)
  • Le riflessioni d’un antico imperatore romano non hanno per noi tanto valore se non perché in Marco Aurelio non troviamo soltanto il romano od il filosofo stoico, ma uno spirito universalmente umano: è la ragione che si solleva sopra le differenze di luogo e di tempo e parla a noi con un linguaggio eterno. (Piero Martinetti)

Emil CioranModifica

  • I due maggiori saggi dell’Antichità al tramonto: Epitteto e Marco Aurelio, uno schiavo e un imperatore.
  • In un settimanale inglese, un attacco contro Marco Aurelio, che l'autore accusa d'ipocrisia, di filisteismo e di affettazione. Furente, mi apprestavo a rispondere quando, pensando all'imperatore, mi sono in fretta ripreso. Era giusto che non mi indignassi in nome di chi mi ha insegnato a non indignarmi mai.
  • Tutto ciò che in Marco Aurelio è mediocre ed effimero proviene dallo stoicismo; tutto ciò che è profondo e durevole dalla sua tristezza, ossia dall'oblio della dottrina.

Edward GibbonModifica

  • Detestava la guerra come il flagello dell'umanità; ma quando la necessità di una giusta difesa lo sforzò a prender l'armi, si espose coraggiosamente sulle gelate rive del Danubio a otto campagne d'inverno, il cui rigore tornò finalmente fatale alla sua debole complessione.
  • I vizj mostruosi del figlio hanno adombrato lo splendore delle virtù del padre. Si è rimproverato a Marco Aurelio di avere scelto un successore piuttosto nella sua famiglia che nella Repubblica, e sacrificata la felicità di milioni d'uomini alla sua eccessiva tenerezza per un indegno ragazzo.
  • Rigido con sè stesso, compativa gli altrui difetti, ed era giusto e benefico con tutto il genere umano.
  • Una dolcezza naturale, che la rigida disciplina degli stoici non avea potuto distruggere, era la qualità più amabile, ad un tempo, e l'unico difetto pel carattere di Marco Aurelio. Il suo eccellente discernimento fu spesso ingannato dalla non diffidente bontà del suo cuore.

NoteModifica

  1. Il titolo tradizionale italiano è Ricordi, inteso però (come i Ricordi del Guicciardini) non nel senso di memorie, ma in quello di ammonimenti a se stesso, cose e pensieri da tenere presenti.
  2. Citato in Piero Martinetti, Breviario Spirituale, ISIS, Milano, 1923, p. 230.
  3. Citato in Giuseppe Melli, La filosofia greca da Epicuro ai neoplatonici , Sansoni, Firenze, 1922, p. 248.
  4. Citato in Melli, pp. 247-48.
  5. Citato in Martinetti, pp. 69-70.
  6. a b Citato in Martinetti, p. 70.
  7. Citato in Martinetti, p. 238.
  8. a b c d Citato in Melli, p. 250.
  9. Citato in Martinetti, p. 242.
  10. Citato in Melli, p. 249.
  11. Citato in Melli, pp. 250-51.
  12. Citato in Martinetti, p. 66.
  13. Citato in Melli, p. 251.
  14. Citato in Melli, pp. 251-52.
  15. Il testo ha «perché».
  16. Citato in Melli, p. 252.

BibliografiaModifica

  • Marco Aurelio, Colloqui con se stesso, traduzione di Enrico Turolla, Fabbri Editori, 2001.
  • Marco Aurelio, Pensieri, a cura di M. Ceva, Mondadori, 1989.
  • Marco Aurelio, Pensieri, a cura e traduzione di Cesare Cassanmagnago, Bompiani, 2008.
  • Marco Aurelio, Ricordi, traduzione e cura di Luigi Ornato e Girolamo Picchioni, Barbèra, Firenze, 1867.
  • Marco Aurelio, Scritti, a cura di Guido Cortassa, UTET, 1984. ISBN 88-02-03908-9

Altri progettiModifica

OpereModifica