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David Grieco

regista, sceneggiatore e attore italiano

CitazioniModifica

Da Il «Silenzio» di Rostov

L'Unità, 4 maggio 1992

  • Il Mostro di Rostov è senza dubbio il più grande delinquente comune della storia dell'umanità. E, quel che più conta, non è un povero pazzo. Quest'uomo è perfettamente capace di intendere e di volere. Quest'uomo è in grado di citare a memoria interi capitoli di Tolstoj. Quest'uomo è il padre, e il nonno, di una delle famiglie più numerose di Rostov.
  • Andrej Cikatilo somiglia in modo impressionante ad Anthony Hopkins. Sì, proprio a Hannibal «the Cannibal» Lecter, lo psichiatra del Silenzio degli innocenti. Ma il suo viso fa molta, molta più paura. Perché è il viso di un uomo vero. E perché Andrej Cikatilo ha fatto cose che nemmeno Hannibal Lecter avrebbe saputo concepire. Ha ucciso - no, ucciso è dir poco: ha sventrato, mutilato, deturpato, divorato 55 persone in un arco di tempo di oltre dieci anni. Quasi tutti bambini, e ragazze minorenni.
  • Le perizie psichiatriche dimostrano che è sano di mente, socievole, affabile, intelligente. Magari affascinante. Cikatilo è davvero il «gemello russo» di Hannibal Lecter. Il personaggio di un film ancora più sconvolgente del Silenzio degli innocenti.

Da Ho conosciuto il cannibale di Rostov

L'Unità, 11 ottobre 1992

  • Ma come può un uomo solo uccidere 55 persone nell'arco di dodici anni e farla franca? Come è possibile che abbia potuto commettere questi delitti lungo tutto lo sterminato territorio dell'ex Unione Sovietica eludendo l'oppressiva sorveglianza del famigerato regime comunista? Come è riuscito a farsi scarcerare per ben due volte prima della sua cattura definitiva? Non mi dico non è possibile. Questa è veramente una farsa.
  • Gli orfanotrofi nell'ex Unione Sovietica sono scuole speciali. Sono «le fabbriche dove si forgiano i comunisti» diceva Stalin. Comunisti privi di ingombranti genitori. Comunisti figli dello Stato. Comunisti perfetti.
  • Questa era l'Unione Sovietica. Niente notizie sui giornali. Solo musica classica in tv.

Da Un colpo di fucile per il «mostro»

L'Unità, 16 ottobre 1992

  • Con i suoi 55 omicidi di donne e bambini, Andrej Romanovic Cikatilo è salito di prepotenza in vetta al Guinness dei primati. Speriamo che ci resti il più a lungo possibile.
  • Uccidere senza motivo è oggi la terribile vendetta contro la vita che possono mettere in atto tutti coloro che si sentono in credito verso la vita. E purtroppo chiunque oggi può sentirsi in credito verso la vita.
  • Sono partito per Rostov perché mi sono identificato. Sarà spaventoso ma è così. Perché Andrej Romanovic Cikatilo non è un serial killer come altri. Il Mostro di Rostov è un padre di famiglia, un intellettuale, un comunista. È una scheggia impazzita di un mondo andato in frantumi. E sotto le macerie di quel mondo, chiunque di noi, anche chi ha odiato il comunismo con tutte le sue forze, ha lasciato un pezzettino di sè.
  • Uccidendo Cikatilo si rinuncia a capire che è e da dove viene. Ma il guiao è che Cikatilo viene da dentro di noi. E anche uccidendolo, cioè ripetendo un gesto che lui ha compiuto 55 volte, non potremo sopprimerlo.

Dall'intervista di Antonella Fiori

E dopo il gulag, Cikatilo..., L'Unità, 17 febbraio 1994

  • Il processo era un gigantesco sabba. La gente urlava, imprecava, piangeva. Un uomo a un certo punto ha tirato verso la gabbia un disco da hockey colpendo Cikatilo alla nuca: lui non fece una piega. Ma la cosa più impressionante erano i suoi occhi. Abbiamo filmato per venti minuti un suo primo piano fisso. I suoi occhi, muovendosi in modo indipendente dal basso in alto possono guardare due cose contemporaneamente. Guardava in macchina ma guardava anche me. Lo chiamano «lo sguardo del camaleonte». Se ne trova traccie nella psichiatria e nella mitologia.
  • Negli Stati Uniti la malattia nasce nella privacy, nella propria casa, che si trasforma in una macelleria. Nell'Unione Sovietica è stato l'opposto. Non c'erano notizie sui giornali, nessuna madre teneva i propri figli in casa. C'è una sorta di privacy collettiva e omertà generalizzata.
  • Tutta la cultura dell'est europeo è crudele, pensiamo a quello che accade nella ex Jugoslavia.
  • Mangiare i bambini per lui era come ricominciare daccapo la sua vita, senza riuscirci, ovviamente. Tutto parte dall'impotenza ma il punto di arrivo è una totale disinibizione, un punto di non ritorno. La Russia di oggi in fondo è così.
  • In Russia non c'è nessuna conoscenza psichiatrica. I matti, quelli che venivano rinchiusi in manicomio, erano i dissidenti che invece sono sempre stati i più sani di mente. Oggi assistiamo a un fenomeno di rimozione collettiva impressionante che va di pari passo con la repressione. L'importante è dare in pasto a tutti un colpevole, dare l'esempio reprimendo il male.

Dall'intervista di Close up

Incontro con David Grieco, Close-up.it, 8 maggio 2004

  • [Sulle difficoltà nel trovare un produttore per Evilenko] Le mie motivazioni non erano facilmente vendibili. La storia del serial killer è appetibile, ma nessuno voleva saperne di una storia che prevedeva la morte di decine di bambini. 55 piccole vittime sono un motivo per scappare. Ogni volta che presentavo la sceneggiatura mi veniva suggerito di modificare la trama mettendo al posto dei bambini delle prostitute.
  • La realtà è che nessuno vuole trattare seriamente e con coscienza il tema della pedofilia. È come se si avvertisse un fastidio misto a terrore per l’infanzia che è giudicata come qualcosa di ingombrante. Per cui, da un lato abbiamo i carnefici di bambini, dall’altro un’umanità sostanzialmente disinteressata a risolvere il problema.
  • Questa è la storia di due personaggi: due comunisti. Il mostro e l'uomo che gli dà la caccia. Quest'ultimo è un comunista come tanti ce ne sono stati in Europa e in Italia. È un orfano che tuttavia non prova alcuna nostalgia per l'ideologia. Continua a intendere il comunismo come una linea d'ispirazione etica e a vivere un sogno che nonostante tutto credo sia giusto coltivare anche oggi.
  • Le vicende del mostro di Rostov, sono legate alle sorti della Russia comunista. Il mio film vuole analizzare il declino di una società che dopo la disgregazione ha svelato ogni sorta di orrore, compreso quello di un serial killer che ha ucciso più di cinquanta bambini. Bisogna considerare che il processo a Chikatilo è iniziato nel maggio '92. Alla fine di quell'anno crollava l'Unione Sovietica. Attraverso questa storia particolare, quindi, ho cercato di ricostruire il sentimento di quell'epoca. Ho voluto rappresentare il grande disorientamento che regnava tra i russi. Per settant’anni ci sono state generazioni nate e morte nell'URSS. Nel bene e nel male il comunismo era un modo di vivere, l'unico conosciuto. Improvvisamente con la politica della trasparenza, milioni di persone sono entrate in una sorta di schizofrenia collettiva. Hanno perso la loro identità. E Chikatilo è un simbolo estremo di questo passaggio.
  • I film con protagonisti gli assassini seriali hanno liberato gli autori dalla necessità di trovare un movente ai delitti. Il serial killer ti fa lavorare per immagini abbandonando la necessità di seguire un percorso razionale.
  • L'esempio di Io non ho paura è da seguire per semplicità e rigore, una piccola storia che sta facendo il giro del mondo. È la dimostrazione che si possono fare film senza grandi effetti speciali. Quello che conta alla fine sono le idee.

Dall'intervista di Film.it

Intervista a David Grieco, Film.it, 5 maggio 2004

  • [Sulla pedofilia] Come si può umanamente accettare e capire che un uomo faccia a dei bambini quelle cose? Non si può, allora si preferisce non parlarne, non lavorare in profondità su delle menti che potrebbero esplodere da un giorno all'altro e creare mostri a ripetizione.
  • [Su Evilenko] Ci resta un lungo lavoro da fare sugli adulti già oggi, ma mi auguro che poter portare questo film nelle scuole possa aiutare a prendere in tempo quelle menti adolesecenti che potrebbero degnerare da un momento all'altro.
  • [Su Andrej Romanovič Čikatilo] Fin dal primo istante in cui l'ho visto quest'uomo mi ha letteralmente folgorato. Lo vidi una notte su RaiTre e i suoi occhi mi entrarono così dentro che decisi di partire per andare a incontrarlo. Mi ero immediatamente identificato con questo intellettuale di sinistra che aveva letteralmente smarrito il senso dei propri valori e della propria identità sprofondando in questo abisso di criminalità. Volevo capirlo. Fino in fondo. Anche io nel mio piccolo stavo attraversando una crisi di valori comunisti e per questo decisi di partire immediatamente. L'incontro fu straordinario, ma rifiutai di fare subito il film perché sarebbe stato un film di bassa macelleria. Decisi di scrivere il libro e solo adesso sono riuscito a farne il film che volevo. Affidando poi la parte a Malcolm ho pensato che anche se come regista all'esordio fossi risultato una mezza calzetta forse la sua straordinaria bravura mi avrebbe in qualche modo salvato.

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