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Colonialismo

estensione della sovranità di una nazione su territori e popoli all'esterno dei suoi confini
Caricatura della conferenza di Berlino del 1884

Citazioni sul colonialismo.

Indice

CitazioniModifica

  • Giunto al trionfo planetario, l'Occidente liberale ritiene di identificarsi in modo permanente con la causa della civiltà e della libertà. A partire da questa assoluta e immodificabile preminenza vediamo un'élite esclusiva, la ristretta comunità dei liberi, formulare in modo esplicito la pretesa, fino a quel momento ignota e inaudita, di esercitare una dittatura planetaria sul resto dell'umanità. (Domenico Losurdo)
  • I rapporti deformati e tarati tra esseri umani che furono creati sotto il colonialismo e esacerbati sotto quello che è chiamato generalmente apartheid hanno la loro rappresentazione psichica in una vita interiore deforme e tarlata. Tutte le espressioni di questa vita interiore, per quanto intende, per quanto segnate dall'esultanza o dalla disperazione, soffrono delle stesse tarpatura e deformità. (J. M. Coetzee)
  • Il colonialismo è filantropia più il 5 percento. (Cecil Rhodes)
  • Il colonialismo e la politica di razzismo impongono un esame di coscienza riguardo il tema dei diritti umani, che pesa ugualmente sulla coscienza di tutti gli uomini e di tutte le nazioni di buona volontà. La storia dimostra ampiamente che la libertà goduta da molti diventa fragile quando viene tollerata la negazione, anche solo a pochi, dei diritti umani basilari. (Haile Selassie)
  • Il colonialismo non è morto e vaste zone dell'Asia e dell'Africa non sono libere. Il colonialismo, infatti, ha assunto un volto nuovo, che ha l'aspetto del controllo economico, ma anche questo è un male che deve essere stradicato. (Sukarno)
  • L'invenzione della tradizione è l'aspetto culturale della colonizzazione: dopo la conquista della terra avviene la conquista delle anime. Se gli stati sono «artificiali» bisogna pure creare un passato che possa giustificarli: l'assoluta mancanza di un'idea di stato paragonabile a quella occidentale rende necessario la «riduzione a uno» delle forme di sovranità diffusa africana. I re diventano «il» re; le consuetudini divengono «la» legge prescrittivi e immodificabile. Il «tribalismo» diventa la tradizione peculiare dell'Africa e segna la sua «inferiorità». L'Africa non ha storia perché non ha scrittura e l'Europa colonialista la scrive attraverso gli accademici, gli amministratori locali, i missionari e gli antropologi che definiscono ogni tribù e ogni etnia, assegnando a ciascuna un territorio e separando le une dalle altre, in una visione lontana da ogni processo evolutivo. Le pratiche basate sulla consuetudine e pertanto flessibili e modificabili vengono sostituite dalle leggi della madrepatria e le popolazioni sono rieducate in modo da agevolare e consentire tale innesto europeo. [...] Il tribalismo è una conseguenza dell'impatto del colonialismo su forme di consapevolezza etnica che vengono trasformate da mezzo per rapportarsi agli altri secondo uno schema identitario in chiusura verso gli altri in funzione di un potere concesso. (Storia dell'Africa)
  • La colonizzazione dovrebbe essere punita. I paesi che hanno danneggiato gli altri popoli durante l’epoca coloniale, dovrebbero pagare un risarcimento per i danni e le sofferenze inflitte sotto il loro dominio coloniale. (Mu'ammar Gheddafi)
  • La corsa alle colonie è soprattutto la distruzione di società, stati, imperi che stavano attraversando un periodo di profondi rivolgimenti, tanto che si è parlato di «transizione interrotta». (Storia dell'Africa)
  • La fine del ventesimo secolo ha visto scomparire il colonialismo, mentre si ricomponeva un nuovo impero coloniale. Nel territorio degli Stati Uniti non c'è nessuna base militare straniera, mentre ci sono basi militari statunitensi in tutto il mondo. (José Saramago)
  • La geografia della fame è una leggenda: è legata solo alla passività, all'inerzia creata dal colonialismo nelle popolazioni autoctone. Faceva comodo al colonialismo incoraggiare la fatalità, la rassegnazione. [...] Esiste una condizione coloniale quando manca un minimo d'infrastruttura industriale per la trasformazione delle materie prime. Esiste una condizione coloniale quando il giuoco della domanda e dell'offerta per una materia prima vitale è alterato da una potenza egemonica: anche privata, di monopolio o di oligopolio? Nel settore del petrolio questa potenza egemonica oligopolistica è il cartello. Io lotto contro il cartello non solo perché è oligopolistico ma perché è maltusiano e maltusiano ai danni dei paesi produttori come ai danni dei paesi consumatori. (Enrico Mattei)

Jawaharlal NehruModifica

  • In qualche modo, le esigenze della guerra fredda hanno portato indirettamente gli Stati Uniti a incoraggiare il colonialismo. Direttamente, io credo che ad essi il colonialismo come tale non interessi. Ma indirettamente lo incoraggiano.
  • Io non so se in molti paesi occidentali o in America ci si renda abbastanza conto di quanto profondamente noi sentiamo la questione del colonialismo. Ce l'abbiamo nel sangue. Abbiamo sofferto troppo, per essa. È inutile che qualcuno ci dica, sì, sì, avete ragione, ma aspettate, ci sono altri problemi molto difficili... Questo è un problema vitale, un problema importantissimo, per noi. Colonialismo e razzismo sono due cose vitali nei paesi asiatici.
  • Le Nazioni Unite hanno deviato dalla loro originaria linea di condotta ed in linea indiretta sono divenute le sostenitrici di un nuovo colonialismo.
  • Se dovessi scegliere tra colonialismo e comunismo, sceglierei il comunismo.

Kwame NkrumahModifica

  • Che incentivi poteva avere un lavoratore africano sotto il dominio coloniale, quando tutti i suoi sforzi servivano solo ad arricchire i non africani?
  • Ci hanno educati a essere copie inferiori degli inglesi, caricature da deridere con le nostre false arie da alta borghesia britannica, le nostre sgrammaticature e i nostri modelli distorti pronti a tradirci ad ogni passo. Non eravamo né carne né pesce. Non ci fu concesso di conoscere il nostro passato africano e ci fu fatto sapere che non avevamo un presente. Quale futuro potevamo aspettarci? Ci insegnarono a giudicare barbare e primitive la nostra cultura e le nostre tradizioni. I nostri libri scolastici erano libri inglesi, che ci parlavano della storia inglese, della geografia inglese, degli stili di vita inglesi, delle consuetudini inglesi, delle idee inglesi, del clima inglese. Molti di questi manuali non venivano aggiornati dal 1895.
    Tutto questo deve cambiare. Ed è un compito quanto mai arduo.
  • È un fatto ormai assodato che le potenze coloniali stentino a cedere il controllo politico su qualsiasi loro territorio. Prima di andarsene, compiono sforzi sovrumani per suscitare scismi e rivalità che sperano di sfruttare una volta lontane. L'India, con la sua frattura in due parti distinte, il suo triste strascico di faziosità e conflitti religiosi, ne è l'esempio più lampante. Ma le divisioni interne in Birmania, Sri Lanka, Camerun, Vietnam, lo smembramento delle due federazioni dell'Africa occidentale francese e dell'Africa equatoriale francese in Stati separati della Comunità francese, sono tutti fatti che testimoniano eloquentemente la diffusione di questa politica del "dividi e regna". Lo stesso dicasi della divisione federale della Nigeria in tre Regioni, laddove l'amministrazione inglese si era impegnata in passato a dare una forma di governo unitaria al vasto agglomerato di popolazioni diverse.
    A uno sguardo superficiale, è difficile cogliere la strategia delle potenze coloniali. Non si rassegnano a ritirarsi dall'Africa, anche quando riconoscono che tentare di eludere la liquidazione totale e definitiva del sistema coloniale equivale a combattere una battaglia persa in partenza. Si comportano come se avessero ancora il diritto di intromettersi negli affari interni dei nuovi Stati emergenti e pretendono addirittura di stabilire cosa è giusto e cosa sbagliato nelle azioni che intraprendiamo. Osservate da vicino, queste manovre si rivelano una componente della strategia del "dividi e regna" condotta a distanza.
  • Gli effetti sociali del colonialismo sono più insidiosi di quelli politici ed economici. Perché si insinuano profondamente nella mente delle persone e sono quindi più difficili da sradicare. Gli europei ci hanno relegati in una posizione di inferiorità in ogni ambito della nostra vita quotidiana. Molti dei nostri giunsero ad accettare l'idea che fossimo un popolo inferiore. Fu solo quando la legittimità di quella concezione fu messa in discussione che si accese la scintilla della rivolta e l'intera struttura del domino coloniale fu presa d'assalto.
    Ci fu un periodo in cui era possibile vedere cartelli che recavano scritto «ingresso vietato agli africani» o «riservato agli europei» quasi in ogni punto dell'Africa. Ora stanno scomparendo rapidamente, sebbene siano ancora molto diffusi nella Repubblica del Sudafrica e nella Rodesia del Sud. Posso facilmente immaginare quale sarebbe la reazione di un cittadino inglese se si trovasse di fronte un cartello che intimasse "vietato l'ingresso ai britannici" in una qualunque parte d'Europa, o anche in uno degli Stati africani divenuti di recente indipendenti. Dagli africani, tuttavia, ci si aspettava che sopportassero vita natural durante un simile trattamento nella terra che li aveva visti nascere.
  • Il colonialismo e le sue tendenze sono duri a morire, così come la tendenza all'asservimento, i cui strascichi continuano a influenzare la condotta di alcune aree dell'emisfero occidentale.
  • Il colonialismo in Africa ha i giorni contati, a prescindere dai rinforzi militari che il Portogallo ha inviato in fretta e furia in Angola e dalle trame imperialistiche e della Guerra fredda in Congo, a prescindere dalla recente repressione del movimento nazionalista in Rodesia, dalla logorante imposizione dell'apartheid in Sudafrica e dalle instancabili manovre del neocolonialismo in Africa. Prima o poi, e ritengo che avverrà molto prima di quanto il mondo non creda, tutti questi frenetici tentativi di salvare l'imperialismo in Africa finiranno nel novero dei detriti della storia.
  • Il desiderio ardente di studiare diffuso sia tra i bambini che tra gli adulti è stato ben poco incoraggiato dalle potenze coloniali, e uno dei peggiori retaggi del colonialismo è stata l'assenza di un corpo di tecnici e amministratori africani preparati.
  • Il mio impegno nella completa abolizione del colonialismo in ogni sua forma m'impedisce di tollerare qualsiasi Governo coloniale, quale che sia il suo modello. Inglesi, francesi, portoghesi, belgi, spagnoli, tedeschi, italiani, ognuno di loro a un certo punto ha dominato su una parte dell'Africa, o continua a farlo. I loro metodi possono essere stati diversi, ma l'intento fu il medesimo: arricchirsi alle spese delle loro rispettive colonie.
  • Le ragioni che condussero le nazioni europee a cercare delle colonie sono state illustrate, con diversa enfasi, da molti storici. La maggior parte di loro sembra concordare sul fatto che le potenze coloniali furono mosse principalmente da considerazioni economiche, politiche e militari, presumibilmente in quest'ordine di successione. Sebbene alcuni singoli individui giunsero forse in Africa spinti da intenti puramente altruistici, i concetti generali della "missione civilizzatrice" dell'Europa e del "fardello dell'uomo bianco" sono stati ormai largamente abbandonati, anche dagli imperialisti più convinti.
  • Non conosco alcun caso in cui l'autogoverno sia stato offerto su di un piatto d'argento a un popolo colonizzato e oppresso.
  • Sotto il dominio coloniale, i monopoli stranieri avevano completamente piegato ai loro interessi la nostra intera economia.

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