Andre Agassi

allenatore di tennis e tennista statunitense

Andre Kirk Agassi (1970 – vivente), ex-tennista statunitense.

Andre Agassi nel 2011

Citazioni di Andre Agassi

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  • [Su Pete Sampras] Avrei detto che il mio avversario più grande sarebbe stato chiunque, ma non Pete. Giocai contro di lui a Roma nel 1989 e mi dicevo –quel povero ragazzo non riesce a tenere una palla in campo. Non avrebbe dovuto sbarazzarsi del suo rovescio a due mani. Non vedo un buon futuro per lui.[1]
  • Brad ha costruito una carriera sulla vittoria di match che avrebbe dovuto perdere. Io ho fatto l'esatto contrario.[1]
  • Brad mi ha insegnato come si gioca una partita a tennis. È il miglior allenatore della storia.[2]
  • Con Nick ero uno dei primi a giocare d'anticipo, a esaltare forza e aggressività. Ero solo talento. Poi sono diventato più furbo. Adesso ho imparato lavoro e disciplina, e tecnicamente sono migliorato col dritto e col servizio. Quando sei giovane vedi la vita in modo diverso, poi impari a pensare di più a cosa e perché fai determinate azioni, ti fai delle domande e cerchi delle risposte.[3]
  • [Su Pete Sampras nel 2002] Credo che il nostro peggior incubo sia svegliarsi il mattino seguente e ritrovarsi nei panni dell'altro.[4]
  • È il pubblico là fuori che ti osanna o ti affonda. La priorità è il loro divertimento.[5]
  • [Su Roger Federer] È un campione che non ha punti deboli, è bravo in difesa come in attacco. Ho giocato con tanti altri campioni, di epoche diverse, ma sapevo che c'era sempre una zona di salvezza, un posto dove far breccia, una speranza su cui concentrarsi, una via di fuga. Contro Roger sei sempre in allarme: ogni cosa provi lui trova la risposta giusta ed è solo questione di quando lui ti costringe a cambiare scelta. Gioca in un modo speciale, unico.[6]
  • [Sulla medaglia d'oro olimpica] Fu davvero una grande cosa per me, perché il tennis è uno sport così solitario ed essere in grado di giocare per qualcun altro, per qualcos'altro, per qualcosa più grande di te ma comunque in relazione con te, è un grande senso di soddisfazione... e per me giocare per il mio Paese e, ancor più importante, giocare per realizzare ciò che mio padre aveva sperato e che non era riuscito a realizzare nella sua esperienza olimpica... sentivo che stavo giocando per qualcosa più grande di me e l'avere lui lì era parte di questo.[7]
  • [Sulla medaglia d'oro olimpica] Fu un'esperienza ultraterrena. Quando ero un ragazzino il tennis non era disciplina olimpica, ma fu una delle tante cose che mio padre ha predetto della mia vita, che il tennis sarebbe entrato a far parte delle Olimpiadi e che io avrei vinto la medaglia d'oro. Quindi essere su quel podio fu un mio sogno di ragazzo sotto molto aspetti. Ricordo tuttora lo stare là, sul gradino della medaglia d'oro, una delle poche volte in cui sono stato effettivamente più alto dei miei avversari! La medaglia attorno al mio collo, l'inno nazionale, i miei occhi bagnati di lacrime... un'esperienza ultraterrena, surreale.[7]
  • [Su Lleyton Hewitt] Ha dimostrato ancora di essere il primo, e non è facile, specialmente per il modo in cui gioca.[8]
  • [Sulla finale persa nel 1995 agli US Open con Pete Sampras] Ho attraversato una grande estate, poi ho perso quella partita. Mi ha spezzato il cuore. Non mi sono mai sentito così solo sul campo o più deluso dal gioco.[4]
  • [Nel 2005] Ho ricevuto tanto, ora tocca ai giovani. Non voglio togliere il posto a chi si impegna e gioca bene tutto l'anno: questa parte della mia vita e della mia carriera è finita. Anche perché non sono capace di fare le cose a metà e se do la mia disponibilità poi gioco tutto l'anno.[9]
  • Ho una missione e il tennis è il mezzo che mi ha permesso di perseguirla.
I have a mission and tennis was the vehicle that allowed me to follow it. [10]
  • Il sesso non interferisce con il tuo livello di gioco; è stare fuori tutta la notte per riuscire ad ottenerlo che rovina il gioco! [1]
  • La cosa migliore del tennis è che non puoi giocare con l'orologio. Non puoi andare in vantaggio e rallentare il gioco. Devi trovare un modo per concludere.[5]
  • La crescente difficoltà dello star lontano da casa e quindi dalla famiglia, la battaglia quotidiana per mantenere l'impegno che ho preso con me stesso nella seconda parte della carriera, l'orgoglio di essere diventato una persona migliore e di aver capito che ce l'ho fatta proprio grazie al mio sport, un grande amico che però richiede impegno e sforzo quotidiano per tener sempre vivo il rapporto. Con i figli, per esempio, che insegnano ad ascoltare più che a parlare e quindi a essere paziente a godersi ogni giorno della vita.[9]
  • La fisicità è l'aspetto maggiore del mio gioco. Per come io colpisco la palla, per come stringo la racchetta... Tutto, nel mio tennis, richiede fisicità.[11]
  • La maggior parte dei giocatori ha punti deboli, molti hanno un solo buon colpo. Federer non ha punti deboli e ha alcuni grandissimi colpi. Questo equivale a un problema.[12]
  • [Su Steffi Graf] Lei ha una maniera di dire le cose molto calma. Dice molto senza dire niente. Hanno anche scritto una canzone su questo, no? [12]
  • [Su Pete Sampras nel 1993] Non si dovrebbe classificare numero 1 chi sembra semplicemente dondolarsi a un albero.[4]
  • Non so se per Steffi sono io il miglior giocatore del mondo, devo chiederglielo. Di certo ho imparato molto da lei, come imparo da tutti. Steffi e io siamo simili e complementari: come me ha dedizione assoluta, capacità di concentrazione, passione e velocità, e finalmente mi calma, mi dà stabilità e forza.[3]
  • Odiavo l'academy di Bollettieri. L'unico modo che avevo per fuggirne era avere successo. E diventò il mio obiettivo: far bene per poter scappare! [13]
  • Per veder giocare Fabrice il prezzo del biglietto non è ancora stato stabilito.[14]
  • Quando in un torneo c'è Pete per vincere so che devo batterlo, al primo turno o in finale fa lo stesso.[15]
  • [Sul ritiro di Sampras] Quando sei in ballo con le stesse persone dall'inizio ti aspetti di andartene con loro. Quando invece se ne vanno senza aspettarti ti lasciano l'amaro in bocca. È una pessima sensazione! [12]
  • [Sulla medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atlanta 1996] Questo è il più grande successo che io abbia mai ottenuto. Vincere uno Slam è la cosa più grande nel nostro sport, ma vincere un Olimpiade è la cosa più grande che puoi fare in tutti gli sport.[16]
  • [Durante la conferenza stampa a Wimbledon 2006] Questo sarà il mio ultimo Wimbledon e gli US Open saranno il mio ultimo torneo. Lo voglio dire qui perché è qui che tutto ha avuto inizio. Sono cresciuto sotto i riflettori e ho appreso tante lezioni, alcune molto dure. Una di queste è stata l'aver imparato a rispettare il torneo più importante nel nostro sport.[12]
  • Questo sport affascina anche per questo: hai la potenza di Safin e Philippoussis, hai la velocità di Hewitt, Grosjean e Clement, insomma, hai tutto. E sempre nella sua massima espressione: perché tutti cercano continuamente di migliorare le proprie caratteristiche. Un'altra cosa bellissima è che devi essere ben coordinato in tutt'e due le parti del corpo, che cambia tutto da superficie a superficie, che devi conoscere pazienza e coraggio.[3]
  • Roy in campo era instancabile, sempre in perfetta forma e pronto alla gara.[17]
  • [Rispondendo alla domanda sui cinque migliori di sempre] Sampras, Sampras, Sampras, Sampras…. e Sampras[4]
  • Scommetto cento dollari che mio figlio batte il figlio di Pete Sampras. La genetica è a mio favore.[12]
  • Se la gente potesse sentire quello che ci dicono i coach capirebbe che il tennis è molto più che colpire una palla.[12]
  • So che è un cliché, ma io davvero guardo un match alla volta: mica devo batterli tutti, devo batterne sette. Alla mia età non puoi prendere niente per certo, ma devi lavorare duro per essere pronto fisicamente a fronteggiare la potenza di questi ragazzi moderni che possono chiudere tutti i punti. Perciò, la cosa fondamentale è arrivare pronto al via. E io lo sono, di fisico e di tennis.[11]
  • [Su Wimbledon] Sono un po' triste. Questo torneo mi ha dato così tanto. È un peccato che io non abbia cominciato a rispettarlo prima.[1]
  • Spero di non arrivare mai al punto di pensare che alcune migliaia di dollari, in fondo, non sono poi molti soldi.[12]

Intervista di Emanuela Audisio, la Repubblica, 28 settembre 2012

  • Ho sempre avuto questa sensazione, anche quando giocavo, voi sentivate che ce la mettevo tutta, che cercavo una quadratura, di mettere i pezzi insieme, anche nella vita. Ci mettevo passione, voglia, allenamento, pure nei miei sbagli. Ero disturbato, ma voi sembravate non farci caso. Davo l'idea di un bullo arrogante, ero solo pieno di ansie. C'è gente che dentro il campo rinasce, diventa leone, si sente finalmente bene, io invece stavo male da cani. Bastava un ritardo per la pioggia e già cadevo in confusione, mi venivano i dubbi, le incertezze. È stato brutto vivere così, anzi patire.
  • Però al mondo c'è un sacco di gente che non sta bene nella sua pelle, a disagio nei matrimoni, nell'adolescenza, con se stessa. Sarò presuntuoso, ma volevo dire che si può arrivare a capirsi. Se l'ho fatto io, ci possono riuscire anche gli altri. Il libro [Open. La mia storia] si fonda su questa speranza: si è persi, ma ci si può ritrovare. Non è sul tennis, ma su come sia difficile confrontarsi con la propria identità. L'ho scritto: amo e riverisco tutti quelli che hanno sofferto.
  • Io mio padre sono arrivato a capirlo. È arrivato dall'Iran e a noi figli ha voluto regalare il sogno americano, lui non aveva mai potuto scegliere. Avevo sette anni quando mi disse che sarei diventato numero uno. Per lui contavano forza e disciplina, non il calore umano, né la fragilità. Ora ci abbracciamo, ma prima evitava ogni contatto fisico. Solo quando mi ha visto a pezzi, all'Us Open del 2006, allora ha odiato anche lui il tennis e ha realizzato quanto fisicamente mi avesse fatto male dare tutto.
  • [Sul padre] È convinto che il tennis abbia rovinato il nostro rapporto, non lui. Non mi chieda se si sente in colpa, lui pensa di non averne di colpe, anzi rifarebbe tutto quello che ha fatto, ne è fiero. Quando dopo tre sconfitte nelle finali del Grande Slam ho vinto contro Goran Ivanisevic a Wimbledon e ho chiamato casa, papà mi ha detto: come hai potuto perdere il quarto set?
  • [«Si può essere felici e vincere?»] Io non ci sono riuscito. Pensavo troppo, anche se mio padre me lo proibiva. Non volevo giocare a tennis e quello sparapalline contro cui dovevo combattere, 2.500 al giorno, ha rovinato la mia infanzia. Io sono cresciuto con le ossessioni e con le frustrazioni, forse Federer sarà diverso. Ma fino a quando si sta nel fuoco non si sentono a fondo le scottature. Hai bisogno di allontanarti dall'azione per riuscire a sentire il suo respiro. Forse tra qualche anno anche Federer e quelli che sembrano vincere con calma ed equilibrio scriveranno i loro libri e verrà fuori tutta un'altra storia. È che io sono diventato famoso in fretta, ma ci ho messo molto a crescere.
  • [...] vedo tanti giocatori che hanno paura dei giudizi, così come io temevo quello di mio padre. Vedo gente spaventata che cerca di nascondersi, e mi ricordo di quando facevo cose pazze perché per la paura volevo scomparire dalla faccia della terra. Quando Becker disse che tutti mi odiavano, mi ferì tantissimo. Già ero insicuro, quelle parole furono una lama.
  • [Sullo sport] È uno specchio formidabile. Ma solo se non ti travesti. E mostri la tua vulnerabilità.

Open. La mia storia

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Apro gli occhi e non so dove sono o chi sono. Non è una novità: ho passato metà della mia vita senza saperlo. Eppure oggi è diverso. È una confusione più terrificante. Più totale.
Alzo lo sguardo. Sono disteso sul pavimento accanto al letto. Adesso ricordo. Sono passato dal letto al pavimento nel cuore della notte. Lo faccio quasi tutte le notti. Giova alla mia schiena. Troppe ore su un materasso morbido sono un'agonia. Conto fino a tre, poi inizio a tirarmi su: un processo lungo e difficile. Con un colpo di tosse e un mugolio rotolo sul fianco, poi mi raggomitolo in posizione fetale, infine mi giro a pancia sotto. Adesso rimango in attesa che il sangue inizi a circolare.

Citazioni

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  • Non è un caso, penso, che il tennis usi il linguaggio della vita. Vantaggio, servizio, errore, break, love (zero), gli elementi basilari del tennis sono quelli dell'esistenza quotidiana, perché ogni match è una vita in miniatura. Perfino la struttura del tennis, il modo in cui i pezzi entrano uno nell'altro come in una matrioska, rispecchia la struttura delle nostre giornate. I punti diventano game che diventano set che diventano tornei, ed è tutto collegato così strettamente che ogni punto può segnare una svolta. Mi ricorda il modo in cui i secondi diventano minuti che diventano ore, e ogni ora può essere la più bella della nostra vita. O la più buia. Dipende da noi. (p. 11)
  • Il tennis è lo sport in cui parli da solo. Nessun atleta parla da solo come i tennisti. I lanciatori di baseball, i golfisti, i portieri borbottano tra sé, ovviamente, ma i tennisti parlano con se stessi – e si rispondono. Nella foga di un incontro, i tennisti sembrano dei pazzi per la strada, che farneticano, imprecano e dibattono accesamente con il proprio alter-ego. Perché? Perché il tennis è uno sport così maledettamente solitario. Soltanto i pugili possono capire la solitudine dei tennisti – anche se i pugili hanno i loro secondi e i manager. Perfino il suo avversario fornisce al pugile una sorta di compagnia, qualcuno a cui può avvinghiarsi e contro cui grugnire. Nel tennis sei faccia a faccia con il nemico, scambi colpi con lui, ma non lo tocchi mai, né parli a lui o a qualcun altro. (p. 12)
  • Il tennis è una questione di gradi di aggressività. Devi essere abbastanza aggressivo da controllare un punto, ma non così aggressivo da sacrificare il controllo e correre rischi inutili. (p. 16)
  • I miei colleghi, come pure ogni storico o esperto di tennis che si rispetti, concorda che Laver era il migliore, il re, perché li ha vinti tutti e quattro. Non solo, li ha vinti tutti nello stesso anno – per ben due volte. È vero, a quel tempo le superfici erano solo due, erba e terra, ma ciò nonostante è divino. È inimitabile. (p. 263)
  • Lo taglia di nuovo, ne aspiro un po'. Mi accomodo sul divano e considero il Rubicone che ho appena attraversato. C'è un attimo di rimpianto, seguito da un'immensa tristezza. Poi mi sale dentro un'ondata di euforia che spazza via ogni pensiero negativo, presente e passato. È un'iniezione di cortisone nella sottocorteccia. Non mi sono mai sentito così vivo, così speranzoso – e, soprattutto, non ho mai provato una simile energia. (p. 314)
  • [Riferito ai suoi problemi con la droga] Il mio nome, la mia carriera, adesso tutto è in gioco, a un tavolo dei dadi dove nessuno vince. Tutto ciò che ho conquistato, tutto ciò per cui ho lavorato, potrebbe presto non significare più nulla. (p. 328)
  • [Su Roger Federer] È cresciuto sotto i miei occhi, diventando uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi. Si porta metodicamente in vantaggio, due set a uno, e io non posso che farmi indietro e ammirare le sue immense capacità, la sua magnifica compostezza. È il tennista più regale che abbia mai visto. (p. 458)
  • Vado a Montreal e mi faccio strada con le unghie e con i denti sino alla finale contro un ragazzino spagnolo di cui tutti parlano. Rafael Nadal. Non riesco a batterlo. Non lo capisco. Non ho mai visto nessuno muoversi in quel modo su un campo da tennis. (p. 462)
  • [Su Rafael Nadal] È un bruto, un mostro, una forza della natura, il tennista più forte e mobile che abbia mai visto. (p. 475)
  • Non posso che ammirare Connors per il fatto di rimanere se stesso, immutabile, senza mai cambiare. Dovremmo essere tutti altrettanto fedeli a noi stessi, altrettanto coerenti. (p. 482)

Citazioni su Open. La mia storia

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  • È la cosa più bella di sport scritta negli ultimi vent'anni, basket escluso per mia deformazione professionale. Non è nemmeno questione di essere appassionati di tennis perché è un libro di vita. Lui è eccezionale nel capire che cosa deve dire di sé che possa essere compreso o esplorato da altri. Non è la solita autobiografia del campione alcolizzato che alla fine spiega come ne è uscito. È molto più sottile, ha dei rivoli di pensiero che ti obbligano a leggerlo. (Federico Buffa)
  • Eppure la cosa che più mi ha colpito in questo libro è la smania del suo autore-protagonista di decifrare il mistero inattingibile dell'umana insoddisfazione. Come ogni libro americano che si rispetti è un'opera sulla caduta e sulla redenzione. Ma, a ben vedere, non è questo il dato più significativo. Ciò che Agassi sa raccontare meglio è il senso di tedio e gratuità che non smette di assediarci. E che, paradossalmente, rende amare sia le vittorie che le sconfitte. Una vacuità descritta con la grazia di Sophia Coppola. Un vuoto che può essere colmato solo da ciò che Agassi romanticamente chiama l'«ispirazione». (Alessandro Piperno)
  • In genere, quando un libro riesce a ottenere un simile risultato contiene una di queste quattro domande: chi è l'assassino? Il protagonista troverà se stesso? Ma alla fine si sposeranno? Chi dei due vincerà? Open ne contiene tre su quattro, e le intreccia molto bene: le possibilità di sottrarsi alla trappola sono pari a zero. (Manca l'omicidio, ma se si largheggia un po', l'idea di far allenare il proprio figlio di sette anni tirandogli 2.500 palline al giorno assomiglia molto a una specie di avvelenamento metodico, e quella era l'idea di educazione che aveva in testa il padre di Agassi). (Alessandro Baricco)
  • La scorsa estate ho letto Open di Andre Agassi. Un libro meraviglioso sulla vita: sul rapporto col padre, il dovere, il rispetto, l'odio e l'amore. Mi ha conquistato il senso mistico del suo approccio al tennis: continuare a ripetere gesti all'infinito come un robot puntando alla perfezione, la determinazione anche nel perdere, l'imparare dalla sconfitta e dagli errori. L'ossessione dell'obiettivo. (Valeria Solarino)

Citazioni su Andre Agassi

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Andre Agassi
  • Adesso che sono stato ad ascoltarlo, so che Agassi ha vissuto come giocava a tennis, cioè i piedi ben dentro al campo, ad aggredire la pallina mentre sale (tutti buoni a prenderla mentre scende), immaginando tutto a una velocità irragionevole, e collezionando sciocchezze mostruose e invenzioni sublimi. (Alessandro Baricco)
  • Agassi è una leggenda. Davvero è molto difficile fare quello che ha fatto lui perché è stato un grande sin dall'inizio e anche dopo il suo ritorno. Mentalmente è stato difficilissimo tornare ancora più forte di prima. Ha fatto una cosa incredibile. (Rafael Nadal)
  • Agassi era il giocatore con più talento della mia generazione, anche più di Sampras. Era molto frustrante giocarci contro. (Michael Stich)
  • Agassi ha determinato una rivoluzione nella terminologia ma anche nel modo di interpretare il tennis. Prima di lui i giocatori si dividevano tra attaccanti e regolaristi. Gli attaccanti cercavano la rete e la conclusione al volo, i regolaristi stavano a fondo campo e aspettavano l'errore dell'avversario. Agassi ha inventato un nuovo tipo di giocatore, l'attaccante da fondo campo, sfruttando due grandi qualità, l'anticipo e la capacità di arrivare in equilibrio sulla palla. Riusciva in tal modo a trovare angoli che erano impossibili agli altri giocatori. (Rino Tommasi)
  • Andre che annuncia il ritiro è veramente la fine di un'era. Agassi è stato uno dei migliori contro cui abbia mai giocato e mi ha reso un tennista migliore. La sua longevità sportiva e il desiderio di competere ai massimi livelli sono stati ammirevoli. Ha dato moltissimo al nostro sport e sarà rimpianto. (Pete Sampras)
  • Andre si muove più veloce fra un punto e l'altro di quanto alcuni giocatori facciano durante i punti. Sarebbe il testimonial perfetto per l'industria del caffè. (Brad Gilbert)
  • [In merito al suo uso di droghe] Dovrebbe restituire tutti i titoli, compresi quello dello Slam, e tutti i soldi che ha vinto. Non difendo l'Atp, ma quel che Andre ha detto ha messo l'associazione in una posizione estremamente delicata. L'Atp gli ha permesso di vincere moltissimi tornei e un mare di soldi, non rivelando quel problema. Se lui è così onesto come dice di essere, dovrebbe andare fino in fondo e restituire tutto. (Marat Safin)
  • Era il David Bowie della racchetta. Capellone e diverso. Si truccava, si smaltava le unghie, giocava con i pantaloncini jeans, scartati da McEnroe e anche senza mutande (a Parigi). Ora con "Open", in Italia, è il caso letterario dell'anno: 130 mila copie vendute (50 mila negli ultimi tre mesi). Aveva la ribattuta più veloce del mondo, ora vince con un'onda lunga e lenta, ma sempre implacabile. Un long-seller, visto che negli Usa l'autobiografia è uscita tre anni fa. Non facevi in tempo a servire, che già ti aggrediva da fondo campo, ora invece ti conquista in 493 pagine, insomma ce ne mette, non ha più fretta.E in un anno è salito in cima. Era il kid di Las Vegas: pazzo, scatenato, eccessivo. Un vandalo, con la racchetta e senza. Sfasciava certezze, veloce come una pallina della roulette. Ciuffo rosa da moicano e orecchino. (Emanuela Audisio)
  • Gioca a tennis come uno Zen master! (Barbra Streisand)
  • Gli anni Novanta sono di altri due artisti: Pete Sampras, che è un cigno, grande battuta e grande volée, un sorriso da serve and volley, e Andre Agassi, che è un macigno, un colosso di coraggio, ribelle di natura, grande risposta, più rapida della luce. Ragazzo schivo, personaggio irresistibile protetto da trucco e parrucco. (Gian Luca Favetto)
  • Il bisogno di mettersi a nudo è il cuore del carisma di Agassi. (Peter de Jonge)
  • Il tennista da cui ho imparato tanto è Andre Agassi. Poi ha scritto il famoso libro ma io mi baso su quello che ho visto in campo, la sua professionalità. (Juan Carlos Ferrero)
  • Nient'altro che un taglio di capelli e un dritto. (Ivan Lendl)
  • [Nel 1999] Non batterebbe più neanche mia mamma. È finito. (John Lloyd)
  • Non ho mai giocato contro nessun giocatore che colpisca la palla così forte, così spesso e in maniera così accurata. (John McEnroe)
  • Non so se la federazione ha intenzione di togliere la medaglia d'oro ad Agassi e di consegnarla a me. Se accadesse, la accetterei volentieri. Ovviamente avrei preferito vincerla sul campo, ma l'ho persa a vantaggio di un avversario che ha truffato, e che quindi non se la merita . Mi ha deluso constatare che l'ATP ha coperto un giocatore che ha assunto sostanze illecite. Mi auguro che non lo abbia fatto anche con altri, ma non lo sappiamo con certezza. (Sergi Bruguera)
  • Pronosticato campione sin dalla culla, fu dirottata infelicemente dal coach Bollettieri dall'istintivo serve and volley, per divenire tuttavia il più razzente attaccante da fondo dell'Era contemporanea. Già semifinalista di due Slam a diciotto anni, la sua carriera subì slanci e contronde per ragioni extrasportive e sentimentali. La rivalità con Sampras lo vede perdente, per sei Grand Slam a tre, e venti match a quattordici. E tuttavia Andre è stato capace di spalmare i suoi Slam su tutte le quattro superfici, a differenza di Pete. Carriera ammirevole, di un niente seconda ad un altro immortale, Big Bill Tilden, capace di vincere Wimbledon a trentasette anni. Nel 1930. Altri tempi. (Gianni Clerici)
  • Quello che Andre ha fatto in carriera è stato straordinario. Ma lo è ancor di più vedere un ex giocatore fare cose altrettanto straordinarie dopo la carriera di atleta. Per questo Arthur Ashe era il mio idolo, e spero che Andre lo sia per tanti ragazzi. Può insegnarci molto, soprattutto che, per chi ha avuto tanto, non c'è niente di più bello che provare a restituire tutto questo agli altri. (James Blake)
  • Se l'immagine di Agassi si è trasformata negli anni (spariti i capelli, più castigati gli abiti) sono rimaste identiche le sue caratteristiche di giocatore, che ha inventato un nuovo stile di gioco. Una volta gli attaccanti andavano a rete, i regolaristi stavano in fondo, Agassi è stato un attaccante da fondo, un tipo di gioco reso possibile dalla sua qualità primaria, uno straordinario, inimitabile senso dell'anticipo sostenuto da una eccezionale coordinazione. Arrivando prima sulla palla riusciva a trovare angoli e traiettorie che gli consentivano di dominare il gioco e dettare i tempi. (Rino Tommasi)
  • Solo quando gioco contro Andre riesco a raggiungere il massimo, perché tira fuori il meglio del mio tennis. (Pete Sampras)
  • Agassi è in tutto e per tutto veloce quanto Chang, e guardate A.A. in tv, ogni tanto, mentre cammina tra un punto e l'altro: fa questi passetti minuscoli, con le punte decisamente in dentro, il passo di un uomo i cui piedi sono praticamente senza peso.
  • Guardate Agassi da vicino qualche volta – per essere un uomo così piccolo e un giocatore così grande, è sorprendentemente privo di finezza, con movimenti che assomigliano più a quelli di un musicista heavy-metal che a quelli di un atleta.
  • I colpi di Agassi sembrano più quello che sarebbero stati i colpi di Borg se Borg si fosse sottoposto per un anno a un trattamento di steroidi e metanfetamine, e avesse colpito ogni cazzo di palla quanto più forte poteva – Agassi dà dei colpi su rimbalzo più forti di chiunque altro abbia mai giocato a tennis, tanto forti che stenti a crederci, se sei proprio lì a bordo campo.
  • [Sui tic dei tennisti] Il modo in cui Agassi sposta il peso ripetutamente da un piede all'altro mentre si prepara per il lancio, come se avesse un disperato bisogno di pisciare.
  • Però Agassi ha un movimento di chiusura esagerato, in cui tiene entrambe la mani sulla racchetta e chiude il colpo quasi come un battitore nel baseball, il che fa sollevare la sua maglietta sul davanti e mette in bella vista il suo pancino villoso – qui a Montreal, questo lo trovo repellente, sebbene le donne sedute intorno a me sembrino pronte a dare la vita per un'occhiata al pancino di Agassi.
  • Una delle cose che rendono Agassi tanto forte è che riesce a mettere a segno colpi vincenti da ogni parte del campo – non ha restrizioni geometriche.
  1. a b c d Citato in Piero Pardini, Citazioni a bordo campo, Ubitennis.com, ottobre 2008.
  2. Citato in Andre Agassi: la storia!, Il Tennis Italiano, 30 ottobre 2009.
  3. a b c Citato in Vincenzo Martucci, Agassi, il filosofo sul rosso, Gazzetta dello Sport, 27 maggio 2002.
  4. a b c d Citato in Piero Pardini, Citazioni a bordo campo, Ubitennis.com, giugno 2008.
  5. a b Citato in Piero Pardini, Citazioni a bordo campo, Ubitennis.com, settembre 2008.
  6. Citato in Vincenzo Martucci, Federer l'invincibile dal cuore tenero, Gazzetta dello Sport, 13 settembre 2005.
  7. a b Dall'intervista "L'oro di Atlanta fu ultraterreno", traduzione di Riccardo Nuziale, Ubitennis.com, 23 luglio 2012.
  8. Citato in Gianni Clerici, Diavolo di un Hewitt campione coraggioso, la Repubblica, 18 novembre 2002.
  9. a b Citato in Vincenzo Martucci, Il dio caduto in terra, Gazzetta dello Sport, 30 aprile 2005.
  10. (EN) Citato in Stephen Sackur, Agassi's "mission" takes him back to school, BBC News, 26 agosto 2010.
  11. a b Citato in Rino Tommasi, Agassi, un polso contro il poker, Gazzetta dello Sport, 14 gennaio 2002.
  12. a b c d e f g Citato in Andre Agassi: la storia!, Il Tennis Italiano, 30 ottobre 2009
  13. Citato in Piero Pardini, Citazioni a bordo campo, Ubitennis.com, novembre 2008.
  14. Citato in Fabio Bagatella, Santoro non smette mai, Il Tennis Italiano, 30 ottobre 2010.
  15. Citato in Roberto Lombardi, Agassi, la leggenda del Kid, Corriere della Sera, 28 gennaio 2000.
  16. Citato in Piero Pardini, Citazioni a bordo campo, Ubitennis.com, agosto 2008.
  17. Citato in Tino Cianciotti, Los Angeles: Agassi premia Roy Emerson, Ubitennis.com, 23 gennaio 2011.

Bibliografia

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Voci correlate

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