Apri il menu principale
Un allevamento in batteria

Indice

Citazioni sull'allevamento intensivo o industriale.

CitazioniModifica

  • Ciò che m'indigna particolarmente sono gli allevamenti intensivi. Li possiamo paragonare senza esagerare a veri e propri campi di sterminio in stile nazista. Le bestie nascono, crescono e muoiono lì dentro senza poter vivere un'esistenza dignitosa; a quei poveri animali non è concesso nemmeno un giorno di vita di famiglia, nemmeno un po' di sole ed erba da mangiare. Sono trattati come oggetti: nutriti a forza, ingrassati artificialmente e imbottiti di antibiotici. Credo ci sia un meccanismo che rasenta la follia in tutto questo. La disumanità con cui l'uomo agisce andrebbe fermata senza se e senza ma. [...] Un minimo di rispetto verso chi sta su questa terra da prima di noi e insieme a noi è doveroso. Uno spazio di terra e acqua lo dobbiamo pretendere per tutte le creature viventi. (Dacia Maraini)
  • Come può un uomo dormire la notte sapendo che in quelle nude prigioni si trovano sotto la sua custodia tante creature che vivono solo per morire, che possono girarsi o distendersi a fatica, terrorizzate ogni volta che la porta si apre, mordendosi, litigando e impazzendo? (Matthew Scully)
  • I polli, le mucche e i maiali degli allevamenti intensivi trascorrono tutta la loro vita in condizioni sporche e anguste solo per morire di una morte prolungata e dolorosa. (Casey Affleck)
  • Il consumo di carne nella civiltà contadina era, oltre che contenuto, legato a cicli naturali e basato sul rispetto degli animali. L'allevamento intensivo di oggi è, invece, una forma di crudeltà inaccettabile. (Elio Fiorucci)
  • Il numero di coloro che rifiutano la carne aumenterebbe ancora, e più rapidamente, se la maggior parte dei consumatori fosse meglio informata sulle sofferenze (per gli animali) e sulle insidie (per l'ambiente e per la nostra salute) che la bistecca rappresenta. Basterebbe condurli all'interno di un allevamento intensivo. E bisognerebbe avere il coraggio di portarci anche i bambini delle scuole, magari nell'ambito di quei corsi sul "rispetto" per gli animali previsti dalla legge 189 del 2004 e mai attuati. (Michela Vittoria Brambilla)
  • In ultimo, mi oppongo alle potenze economiche che cercano di convincere i paesi poveri che il miglior modo per aver cura dei propri interessi alimentari sia affidarsi ai metodi di allevamento intensivo ad alta produttività. In questo modo si arriva a una dipendenza da sistemi ad alto investimento, alla perdita di controllo dei mezzi di produzione, al peggioramento delle condizioni di salute e a uno scenario da incubo per quanto riguarda il benessere animale. (Andrew Tyler)
  • JoAnn non ha ancora dimenticato le sue visite agli allevamenti industriali. «Mi ricordo una volta che attraversai una struttura per suini dove gli addetti indossavano le maschere antigas. L'osha (Occupational Safety and Health Administration) lo richiedeva perché l'aria putrescente avrebbe causato loro danni ai polmoni. Dovevamo camminare in fretta e provare a trattenere il respiro. Il fetore è opprimente, davvero stomachevole. E pensare che quegli animali ci vivono dentro per tutta la vita.» (Come mangiamo)
  • L'allevamento industriale, col suo commercio mondiale, è una planetaria camera di tortura: i lunghi viaggi strazianti per mare e ferrovia, le isterectomie per mettere i feti nelle incubatrici, le continue iniezioni, le fecondazioni artificiali, le nutrizioni intensive, impregnate di orrore chimico, nel buio e nella semiparalisi, per fare lombi più grassi e carni più anemiche, i terrori, le catene, le mutilazioni, ne sono i principali strumenti. L'allevamento all'aria aperta è quasi scomparso, e l'animale nasce e muore in una prigione perpetua. (Guido Ceronetti)
  • L'allevamento industriale non è nient'altro che l'applicazione della tecnologia all'idea che gli animali siano mezzi per i nostri fini. (Peter Singer)
  • L'allevamento intensivo è in tutto il mondo una causa di malattia, quando non provoca una serie di problemi di varia natura, a cominciare da quelli ambientali. (Mario Tozzi)
  • L'industrializzazione violenta degli animali in America è un fenomeno abbastanza nuovo, circoscritto ed evitabile: nessuna altra nazione al mondo alleva e macella le bestie con i nostri procedimenti così intensivi e brutali. Allo stesso modo, nessun'altra società è mai vissuta così distante dalle specie di cui si nutre. Se le pareti dell'industria delle carni diventassero trasparenti, in modo reale o metaforico, smetteremmo presto di nutrire, uccidere e consumare gli animali come facciamo ora. (Michael Pollan)
  • La maggior parte di questi animali, miliardi di animali, soffre ogni singolo minuto della propria esistenza. Sono fisicamente malati, minati da malattie croniche e debilitanti. Sono annientati psicologicamente, oppressi dal sommarsi di disorientamento e depressione. Visti da lontano, possono sembrare gli animali che abbiamo visto nelle figure dei libri della nostra infanzia. Visti dall'interno, nel loro presente, non sono altro che ombre tragiche e patetiche dei loro forti antenati. Tuttavia la pienezza del loro essere si conserva, in attesa di essere liberata. (Tom Regan)
  • La minaccia di una carestia mondiale ha portato a una messe di articoli che sottolineano come i moderni metodi di allevamento degli animali per scopi alimentari sprechino più proteine di quante ne producano, e ciò a sua volta induce alcune persone a chiedersi: se l'allevamento e l'uccisione su larga scala di animali non contribuisce a nutrirci, come può questa pratica venire giustificata? (Diritti animali, obblighi umani)
  • La vita breve e infelice di un manzo ingrassato a furia di mais in un allevamento intensivo rappresenta il trionfo supremo della logica industriale rispetto a quella evolutiva. (Michael Pollan)
  • Le aziende agricole moderne (e in particolare gli allevamenti industriali) [...] allevano gli animali in condizioni innaturali. Spesso, come nel caso dei suini, vengono stipati in angusti recinti o, come nel caso dei bovini da riproduzione, tenuti in assoluto isolamento. Poiché i soli ambienti noti a questi animali sono quelli artificiali in cui vivono, a volte si è detto che essi non conoscono altri modi di vivere e quindi non possono soffrire per il fatto di dover rinunciare a un ambiente alternativo di cui non sanno nulla. [...] Supponiamo pure, quindi, che gli animali allevati intensivamente non sappiano quello che perdono; ciò non dimostra che le condizioni in cui vivono non li danneggino. Al contrario [...] la non conoscenza di altri modi di vivere fa parte del danno arrecato loro dall'allevamento di tipo industriale. (Tom Regan)
  • Le fabbriche concentrazionarie produttrici di proteine animali si moltiplicano, sollecitando nello stesso tempo l'importazione di proteine vegetali del Terzo Mondo, meno costose. Le eccedenze di proteine animali raggiungono proporzioni tali che bisogna gettarle via o stoccarle. Poi bisogna correggere artificialmente il calo delle rendite degli allevatori – conseguente alla pletora – facendo appello alle risorse di tutti i cittadini. Bisogna infatti evitare qualunque danno al produttore, che deve continuare a produrre, trasfuso dalla collettività tramite la flebo delle sovvenzioni. L'intensificazione, quindi, continua inesorabile. (Pierre Rabhi)
  • Le forme di allevamento intensivo rappresentano una applicazione scientifica e tecnologica dell'atteggiamento secondo cui gli animali sono per noi dei semplici oggetti da usare. Per avere sulla tavola carne a un prezzo contenuto, la nostra società tollera metodi di allevamento che costringono animali dotati della capacità di sentire a vivere ammucchiati in condizioni intollerabili per l'intera durata della loro esistenza. (Peter Singer)
  • Le forme più estreme di produzione industriale sono moralmente scioccanti perché, trasformando gli animali in macchine da carne, infrangono il contratto implicito di "addomesticamento" (do ut des, utilità contro utilità) che è generalmente esistito tra gli uomini e gli animali al loro servizio. (Francis Wolff)
  • Le stalle e i pollai industriali non costituiscono più dei luoghi di allevamento: sono, di fatto, degli ospedali zootecnici per la produzione di latte e carne su larga scala. Gli animali non sono infatti allevati: più precisamente essi vengono intensivamente ingrassati in una condizione di patologia permanentemente controllata. Ormoni, vitamine, auxinici, appetizzanti, antibiotici, coloranti, antiparassitari, disinfettanti, conservanti, urea, chemioterapici sono gli ingredienti chimici quotidiani di questa industria ospedaliera della carne. Com'è possibile che da animali in permanente cura medica non si producano rischi per la salute dei loro umani consumatori? (Piero Bevilacqua)
  • Noi ci affezioniamo molto a cani, gatti e cavalli, ci prendiamo cura di loro e quando muoiono viviamo un autentico lutto. Ma ai maiali, ai vitelli, alle galline che vivono nelle nostre fattorie riserviamo un trattamento brutale, di sfruttamento, lontano da qualsiasi forma d'affetto, essendo questi parte di un sistema produttivo, il cui unico scopo è produrre la massima quantità di cibo al minor costo. Gli allevamenti industriali incarnano lo spirito meccanicistico. (Rupert Sheldrake)
  • Nonostante nelle campagne esistano vasti campi di cereali e pascoli per i bovini, potremmo non renderci conto che quasi tutti i cereali coltivati sono destinati all'alimentazione del bestiame e che la maggioranza degli innumerevoli miliardi di uccelli, mammiferi e pesci che consumiamo è confinata lontano dai nostri occhi, in enormi campi di concentramento chiamati «allevamenti intensivi». (Will Tuttle)
  • [Descrivendo un allevamento industriale di suini] Ovunque ferite, tumori, ulcere, ascessi, lesioni, cisti, abrasioni, orecchie strappate, gambe rigonfie. Urla di dolore, lamenti, code morsicate, risse e altri "vizi", come vengono definiti in termini industriali. Il masticare frenetico delle sbarre e delle catene, i comportamenti stereotipati del masticare a vuoto, del grufolare e del costruire tane con paglia immaginaria. E poi i "rifiuti", molti; ogni tre o quattro box un qualche essere giace completamente annientato e capisci che è ancora vivo solo perché sbatte le palpebre e ti guarda. [...] creature incapaci di essere aiutate perché oltre ogni risorsa della pietà, creature che non possono essere rese ancora più derelitte perché oltre la miseria dell'indifferenza, morte per il mondo, semplici pezzi di carne. (Matthew Scully)
  • Provo un assoluto orrore verso l'allevamento intensivo, cioè io non dormo la notte quando penso agli allevamenti intensivi e li trovo una cosa veramente che mi fa male dentro. (Susanna Tamaro)
  • Quando mangi la carne o le uova di queste galline, dunque, tu mangi rabbia e frustrazione. Perciò sii consapevole: fai attenzione a quello che mangi. Se mangi rabbia, diventerai rabbia ed esprimerai rabbia. Se mangi disperazione, esprimerai disperazione. Se mangi frustrazione, esprimerai frustrazione. (Thích Nhất Hạnh)
  • Se siamo contro gli allevamenti intensivi, l'oggetto della nostra condanna è una pratica diffusa e perfettamente legale che coinvolge forse la maggior parte della comunità umana. (Timothy Sprigge)
  • Tutti questi animali sono tenuti in gabbie, senza vedere mai il sole o l'erba, e lasciano quest'inferno solo per andare al macello. Per me gli allevamenti intensivi sono un segno della degenerazione umana. Se tutto ciò è considerato accettabile, allora noi umani abbiamo perso ogni valore morale. (Brigitte Bardot)

Jonathan Safran FoerModifica

 
Maiali in un allevamento intensivo
  • Negli allevamenti intensivi calcolano quanto possono tenere gli animali vicino alla morte senza ucciderli. È questo il loro modello di business. A che velocità possono farli crescere, quanto possono pigiarli, quanto o quanto poco possono mangiare, quanto possono ammalarsi senza morire.
  • Per quanto oscuriamo o ignoriamo questo fatto, sappiamo che l'allevamento intensivo è inumano nel senso più profondo del termine. E sappiamo che la vita che creiamo per gli esseri viventi più in nostro potere ha un'importanza profonda. La nostra reazione all'allevamento intensivo è in definitiva un test su come reagiamo all'inerme, al più remoto, al senza voce; è un test su come ci comportiamo quando nessuno ci costringe ad agire in un modo o nell'altro.
  • Più che una serie di pratiche, l'allevamento industriale è un atteggiamento mentale: riduce ai minimi termini i costi di produzione e al tempo stesso ignora in modo sistematico o «esternalizza» costi come il degrado ambientale, le malattie umane e la sofferenza degli animali. Per migliaia di anni agricoltori e allevatori hanno tratto spunto dai processi naturali. L'allevamento industriale considera la natura un ostacolo da superare.
  • Se vogliamo sul serio mettere fine all'allevamento industriale, il minimo che possiamo fare è smettere di mandare assegni a chi commette abusi della peggior specie. Per alcuni, scegliere di evitare i prodotti provenienti da allevamenti intensivi sarà facile. Per altri sarà una decisione difficile. […] Sappiamo che, perlomeno, questa scelta aiuterà a prevenire la deforestazione, a contenere il riscaldamento globale, ridurre l'inquinamento, preservare le riserve petrolifere, attenuare la pressione sull'America rurale, diminuire gli abusi sui diritti umani, migliorare la salute pubblica e contribuire a eliminare i maltrattamenti sugli animali più sistematici nella storia mondiale.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica