Timothy Sprigge

filosofo britannico

Timothy Lauro Squire Sprigge (1932 – 2007), filosofo britannico.

Il movimento per il benessere degli animali e il fondamento della morale

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  • La misura in cui la nostra posizione può essere considerata minoritaria varia da caso a caso. Se siamo contro gli allevamenti intensivi, l'oggetto della nostra condanna è una pratica diffusa e perfettamente legale che coinvolge forse la maggior parte della comunità umana. Se siamo vegetariani, allora la nostra posizione è di esigua minoranza. Anche se siamo degli antivivisezionisti a oltranza ci troviamo in una posizione che sembrerebbe essere di minoranza, dato che essa comporta una critica radicale delle leggi e dell'establishment del paese.
  • Qual è la posizione morale minoritaria che verosimilmente cercheranno di diffondere i partecipanti a questo movimento? Naturalmente differirà da persona a persona. Esiste tuttavia un principio minimale su cui confido che tutti concorderebbero, e precisamente quello secondo cui la sofferenza o la frustrazione animale costituiscono un male dello stesso genere di quello cui appartengono la sofferenza e la frustrazione degli esseri umani; ragione per cui noi abbiamo lo stesso genere di obbligo morale di astenerci dal causare, e cercare di prevenire attivamente, questo male non solo quando esso riguarda gli esseri umani, ma anche quando interessa gli animali.
  • Non si può davvero credere che un'emozione esiste al di fuori della nostra coscienza senza partecipare a quell'emozione facendola in qualche modo nostra. [...] Analogamente, non posso ritenere davvero che ciò che faccio ti procuri sofferenza, senza subito immaginare la sofferenza che tale azione, diretta su di me, mi causerebbe, provando così l'impulso di desistere.
  • Se la tesi qui delineata è corretta, e se quindi le persone non possono davvero comprendere la natura della sofferenza provocata dal loro comportamento senza provare il desiderio di astenervisi, ci si potrebbe allora chiedere come facciano i vivisezionisti a continuare nelle loro attività, e così pure gli allevatori che usano il sistema intensivo, i trasportatori del bestiame e così via. Io credo che la risposta sia che essi, in un modo o nell'altro, non comprendono davvero cosa stanno facendo. Fino ad un certo livello potrebbe essere giusto dire: «Perdonali, poiché non sanno quello che fanno». Ma lo scopo immediato è fare in modo che le persone comprendano in misura sufficiente quello che fanno, o che gli altri fanno per loro, affinché non debba più succedere.
  • Le limitazioni che cerchiamo di imporre sono tali da poter essere ostacolate solo da quella mancanza di empatia verso gli animali non-umani che implica un'irrazionale cecità nei confronti della identità di base della sofferenza, qualsiasi specie colpisca; un'irrazionalità incompatibile con una chiara riflessione sull'argomento.

Bibliografia

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  • Timothy Sprigge, Il movimento per il benessere degli animali e il fondamento della morale, in Aa. Vv., I diritti degli animali. Prospettive bioetiche e giuridiche, a cura di Silvana Castignone, il Mulino, Bologna, 1985, pp. 85-92. ISBN 88-15-00669-9

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