Vittorio Nisticò

giornalista e saggista italiano

Vittorio Nisticò (1919 – 2009), giornalista e saggista italiano.

Citazioni di Vittorio NisticòModifica

  • Chilanti aveva un raro senso del dovere professionale: pronto all'occorrenza ai lavori più modesti, come trascrivere una semplice notizia di agenzia oppure raccogliere al telefono la "chiamata" di questo o quel cronista in giro per la città. Ma era nell'inchiesta, nell'intervento polemico, nel grande reportage che Chilanti operava da dominatore, da quel superbo "solista" che era.[1]
  • [Su Felice Chilanti] Un battagliero giornalista [...] sanguigno e di forte passione civile, aveva anche lui un prepotente amore per il nostro mestiere. Avevamo inoltre in comune quel pizzico di spirito anarchico che, nel nostro lavoro, aiuta a preservare il gusto della propria libertà e una certa sospettosa insofferenza verso le interferenze di chi comanda.[1]

Accadeva in Sicilia – Gli anni ruggenti dell'«Ora» di PalermoModifica

CitazioniModifica

  • [...] uno scrittore ancora imberbe, Michele Perriera, entrato come «biondino» in cronaca e che da lì a qualche anno sarebbe diventato il nostro migliore organizzatore culturale [...]. (p. 46)
  • Altro frequentatore assiduo della redazione fu in quegli anni padre Ennio Pintacuda, un gesuita sociologo, dirigente di un istituto di studi sociali e politici fondato a Palermo dal suo Ordine. La sua collaborazione all'«Ora» – un fatto a quei tempo abbastanza inedito e di indubbia rilevanza politica dato l'orientamento del giornale – era cominciata alla fine degli anni '60 tra scambi di opinioni e dibattiti in redazione, per culminare nella conduzione di una rubrica «Conoscere la società», fortemente critica verso il potere democristiano, e pubblicata settimanalmente per l'intero biennio '74-75. (p. 101)
  • Un personaggio che non si dimenticava facilmente, padre Pintacuda: pelle e occhi di saraceno della profonda Sicilia, si portava sotto il clergyman i furori di un giacobino. (p. 101)
  • Nel '71 era venuto fuori «Palermo idee», ideato e curato da Perriera. Partito per occuparsi di informazione e dibattiti culturali nell'ambito palermitano, estese presto la sua frontiera, raccogliendo un bel po' dell'intellettualità siciliana, dalla letteratura alla ricerca scientifica, con temi anche di portata nazionale e spesso europea. (p. 99)

Citazioni su Vittorio NisticòModifica

  • Gli anni ruggenti isolani hanno perso uno dei protagonisti. È morto a Roma a 89 anni Vittorio Nisticò, storico direttore de L'Ora, il piccolo giornale palermitano che faceva paura ai boss. Nisticò ha vissuto in prima linea un quarto di secolo di Sicilia. Per raccontare la sua avventura occorre mettere a fuoco la seconda metà del '900. Due uomini silenti si incontrano e si capiscono. Poche parole per nuove speranze. Nasce a Palermo nei primi anni Settanta, in una casa di via Siracusa piena di libri, l'apertura del Pci agli intellettuali, preludio alla svolta che avrebbe portato il partito a uscire dalle sezioni per rivitalizzarsi ovunque, fuori dalla tenda comunista, ci fosse vita, gente, cultura. La casa è quella di Vittorio Nisticò. I due uomini taciturni sono Enrico Berlinguer e Leonardo Sciascia, che va all' appuntamento nonostante una fastidiosa febbre. Ci sono anche un ritardatario Achille Occhetto, la moglie Kadigia Bove e Angela Fais, la segretaria di redazione, che poco tempo dopo sarebbe morta nel disastro aereo di Montagnalonga. Nisticò, allora single, chiede aiuto alle due donne per improvvisare una frugale cena. Al tempo, il rapporto tra il più forte partito comunista dell'occidente e l'intellighenzia passa attraverso le colonne del battagliero quotidiano della sera, dai titoli cubitali che grondano inchiostro e sangue. (Tano Gullo)
  • Nel 1957, io mi inventavo e riciclavo giornalista. Cadevo nelle grinfie di un nevrotico abbarbicato al suo tavolo anche per sedici ore di fila, concentrato, incazzoso, scattante, balbettante per timidezza o per furore, dispensava rabbuffi gelidi o appallottolava e tirava in faccia le due cartelle, mi intimidiva da morire, sempre con un bicchiere di latte sul tavolo, fumando milioni di sigarette, finto distratto, finto arruffone, in realtà, attentissimo vigile appassionato, Vittorio Nisticò, che dirigeva L'Ora destreggiandosi tra gli scogli e le secche del merdaio palermitano, che aggrediva la città, frugava nelle sue pieghe, denunciava o blandiva dando voce al lettore inerme e indifeso contro i potenti, coagulando attorno a sé tensioni e buona volontà... (Giuliana Saladino)
  • Ora che se n'è andato, ora che i suoi occhietti guizzanti e lucenti sono stati per sempre sigillati dalla morte, la tentazione è quella di parlare della sua tenerezza e della sua caparbietà. Due doti con le quali riusciva a tenere insieme tutti noi, tre generazioni di giornalisti cresciuti alla sua scuola. La scuola de L'Ora, quel quotidiano del pomeriggio, che negli anni della mafia spavalda, seppe diventare a Palermo una fabbrica di coraggio e di controinformazione. Si chiamava Vittorio Nisticò, classe 1919. Lucido, curioso, lettore instancabile di libri e giornali, fino a poche settimane fa si divertiva ancora a dirci perché quel titolo andava fatto così e perché quell'articolo doveva essere scritto in modo diverso e “non con quel linguaggio che mostra solo la pigrizia di chi lo ha scritto”. E sì, per Nisticò il giornalismo stava tutto lì: nella capacità di trovare una notizia, un dettaglio, una fotografia. E non nel lavoro velinaro di chi copia un comunicato della questura o si accontenta di una spiegazione ufficiale, sapientemente distribuita dai palazzi del potere. (Giuseppe Sottile)
  • Vittorio Nisticò fece un giornale leggendario che era l'Ora di Palermo. Vittorio diceva che i siciliani si dividono in due grandi categorie. I siciliani di scoglio e i siciliani di mare aperto. Il siciliano di scoglio è quello che riesce ad allontanarsi fino al più vicino scoglio. Il siciliano di mare aperto invece prende il largo e se ne va. (Andrea Camilleri)

Marcello SorgiModifica

  • Avevo quattro anni, forse cinque, quando ho incontrato per la prima volta Vittorio Nisticò. Entrai nel suo ufficio, al primo piano del palazzo di piazza Napoli, a Palermo, che ospitava «L'Ora», insieme con mio padre Nino Sorgi, grande amico di Vittorio e legale del giornale. Il ruolo dell'avvocato, in un piccolo giornale di battaglia come «L'Ora», era decisivo; il suo consiglio, indispensabile, a volte, per la pubblicazione dei testi più rischiosi. Così, invece di aspettare al suo studio l'autista trafelato, che all'ultimo momento (non c'era ancora il fax) gli portava le bozze ancora umide da rileggere, mio padre aveva preso l'abitudine di passare al giornale, verso l'una, prima di tornare a casa per colazione. Ricordo ancora bene l'atmosfera di concitazione e confusione, tipica dell'ora di chiusura dei giornali, che vissi con sorpresa, senza sapere che mi avrebbe accompagnato per il resto della vita: il ticchettio crescente delle macchine da scrivere (non c'erano ancora i computer), le corse dei fattorini, gli urli da una stanza all'altra, le montagne di carta sparsa sul pavimento, i titoli abbozzati con matite rosse e blu su tipici fogli da «brutta».
  • Nel 1958 Nisticò aprì un'inchiesta sulla mafia e alla seconda puntata questi fecero saltare la rotativa con una bomba. L'inchiesta era condotta da un pool di sette diversi giornalisti che firmavano insieme sotto pseudonimo perché rischiavano veramente la vita. Erano tutti esponenti della prima generazione di giornalisti che rifondarono il giornale assieme a Nisticò, e oltre a questi c'era mio padre, avvocato della testata che firmava con il nome di Castrense Dadò.
  • Nisticò era il formidabile animatore di una squadra che abbracciava tre generazioni di giornalisti: la prima, quella dei suoi coetanei, nati negli anni '20, la successiva, ovvero quella dei ventenni negli anni '60, e la mia, la più fortunata, che avevamo circa vent'anni a metà degli anni '70. A poco a poco abbiamo avuto la possibilità di trasferirci e molti di noi, in seguito, hanno diretto o lavorato per importanti testate editoriali, alcuni di noi anche all'estero. Siamo andati tutti a lavorare in testate più grandi con un'attrezzatura professionale che ci ha consentito di far carriera senza passare per la gavetta. Nisticò ci aveva abituati alla dura militanza di un giornale di frontiera e ci aveva trasmesso il suo gusto per l'inchiesta. Con lui si cominciava a lavorare alle sette del mattino e alle otto non c'era più nessuno in redazione, ci buttava tutti fuori. Uno in questura, l'altro dai carabinieri, l'altro ancora in regione, dappertutto. La radio intercettava le frequenze della polizia e, spesso, sul luogo di un delitto arrivavamo insieme alle forze dell'ordine. È stato un grande maestro.

NoteModifica

  1. a b Citato in Ciro Dovizio, Felice Chilanti, «L’Ora» e le origini del giornalismo di mafia, unimi.it, tratto da inTrasformazione, Rivista di Storia delle Idee, 2019.

BibliografiaModifica

  • Vittorio Nisticò, Accadeva in Sicilia – Gli anni ruggenti dell'«Ora» di Palermo, Palermo, Sellerio, 2001. ISBN 88-389-1410-9

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