L'Ora

quotidiano italiano, pubblicato a Palermo fra il 1900 e il 1992

Citazioni su L'Ora di Palermo, quotidiano italiano.

  • [Dalla lettera al direttore Vittorio Nisticò, in riferimento all'inchiesta del 1958 sulla mafia a cui la mafia replicò con un attentato dinamitardo che provocò danni alla rotativa del quotidiano] Com'è nata la parte centrale di quella inchiesta? È nata dalle nostre conversazioni e dalla tua iniziale idea di raccontare le vite di certi personaggi della mafia e cioè la storia dei loro arricchimenti, e le loro avventure di cronaca nera e giudiziaria. Punto di partenza che rompeva con tutta la tradizionale pubblicistica sulla mafia che era basata sui temi delle vendette familiari, dei delitti d'onore ed altre bubbole analoghe. E siccome erano recenti i fattacci di Corleone (uccisione di [Michele] Navarra) me ne sono andato a Corleone a cercare "il contenuto" del contrasto morale fra Liggio ed il medico Capomafia. Sono stato fortunato ed anche incosciente. Oggi non andrei in giro per i viottoli di Corleone, non entrerei nelle case a chiedere notizie di Luciano Liggio. Sono stato aiutato, guidato, informato principalmente dai comunisti di Corleone, giovani e vecchi. Un vecchio, amico del padre di Liggio, mi ha fornito gli elementi fondamentali. (Felice Chilanti)
  • Gli anni ruggenti isolani hanno perso uno dei protagonisti. È morto a Roma a 89 anni Vittorio Nisticò, storico direttore de L'Ora, il piccolo giornale palermitano che faceva paura ai boss. Nisticò ha vissuto in prima linea un quarto di secolo di Sicilia. Per raccontare la sua avventura occorre mettere a fuoco la seconda metà del '900. Due uomini silenti si incontrano e si capiscono. Poche parole per nuove speranze. Nasce a Palermo nei primi anni Settanta, in una casa di via Siracusa piena di libri, l'apertura del Pci agli intellettuali, preludio alla svolta che avrebbe portato il partito a uscire dalle sezioni per rivitalizzarsi ovunque, fuori dalla tenda comunista, ci fosse vita, gente, cultura. La casa è quella di Vittorio Nisticò. I due uomini taciturni sono Enrico Berlinguer e Leonardo Sciascia, che va all' appuntamento nonostante una fastidiosa febbre. Ci sono anche un ritardatario Achille Occhetto, la moglie Kadigia Bove e Angela Fais, la segretaria di redazione, che poco tempo dopo sarebbe morta nel disastro aereo di Montagnalonga. Nisticò, allora single, chiede aiuto alle due donne per improvvisare una frugale cena. Al tempo, il rapporto tra il più forte partito comunista dell'occidente e l'intellighenzia passa attraverso le colonne del battagliero quotidiano della sera, dai titoli cubitali che grondano inchiostro e sangue. (Tano Gullo)
  • La scuola de L'Ora, quel quotidiano del pomeriggio, che negli anni della mafia spavalda, seppe diventare a Palermo una fabbrica di coraggio e di controinformazione. (Giuseppe Sottile)
  • Vittorio Nisticò fece un giornale leggendario che era l'Ora di Palermo. (Andrea Camilleri)
L'Ora, prima pagina del 6 maggio 1906 con la cronaca della Targa Florio.
  • Avevo quattro anni, forse cinque, quando ho incontrato per la prima volta Vittorio Nisticò. Entrai nel suo ufficio, al primo piano del palazzo di piazza Napoli, a Palermo, che ospitava «L'Ora», insieme con mio padre Nino Sorgi, grande amico di Vittorio e legale del giornale. Il ruolo dell'avvocato, in un piccolo giornale di battaglia come «L'Ora», era decisivo; il suo consiglio, indispensabile, a volte, per la pubblicazione dei testi più rischiosi. Così, invece di aspettare al suo studio l'autista trafelato, che all'ultimo momento (non c'era ancora il fax) gli portava le bozze ancora umide da rileggere, mio padre aveva preso l'abitudine di passare al giornale, verso l'una, prima di tornare a casa per colazione. Ricordo ancora bene l'atmosfera di concitazione e confusione, tipica dell'ora di chiusura dei giornali, che vissi con sorpresa, senza sapere che mi avrebbe accompagnato per il resto della vita: il ticchettio crescente delle macchine da scrivere (non c'erano ancora i computer), le corse dei fattorini, gli urli da una stanza all'altra, le montagne di carta sparsa sul pavimento, i titoli abbozzati con matite rosse e blu su tipici fogli da «brutta».
  • E per capire cosa significa «non accontentarsi», basta solo scorrere l'elenco dei principali titoli dell'«Ora» che, grazie anche a Mario Genco, un altro della «covata» Nisticò, accompagna questo libro: dall'inchiesta sui monopoli, ai rapporti tra Vaticano e politica, all'intervista con la moglie di Pancho Villa, ai grandi scandali, al cinema, alla letteratura, al ruolo della cultura siciliana sul palcoscenico nazionale. È un continuo rimbalzo di novità e tendenze nazionali sullo scenario siciliano; e di anticipazioni e curiosità locali che s'impongono all'attenzione nazionale. Ed in questa cornice, la lunga battaglia antimafia che rappresenta la ragione di vita dell'«Ora», finché vive, è l'esempio più chiaro del modo d'intendere il ruolo del giornale, e di uscire da una realtà periferica sforzandosi di imporla come emblema dei mali nazionali.
  • L'altro grande segreto del metodo «L'Ora» è stato il lavoro di squadra. Mi accorgo che da un libro che raccoglie gli editoriali e gli articoli più importanti di un direttore come Nisticò questa sua capacità, questo impegno nel coinvolgere tutte le energie disponibili in un certo lavoro, non possono emergere chiaramente. È l'insieme di mestiere e passione civile, e ovviamente politica, che ha caratterizzato la prima generazione dell'«Ora», quel gruppo di giornalisti ed intellettuali siciliani che conobbi da bambino e con i quali ho fatto i primi passi nella professione.

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