L'Ora

quotidiano italiano, pubblicato a Palermo fra il 1900 e il 1992

Citazioni su L'Ora, quotidiano italiano.

L'Ora, prima pagina del 6 maggio 1906 con la cronaca della Targa Florio.

Marcello SorgiModifica

  • Avevo quattro anni, forse cinque, quando ho incontrato per la prima volta Vittorio Nisticò. Entrai nel suo ufficio, al primo piano del palazzo di piazza Napoli, a Palermo, che ospitava «L'Ora», insieme con mio padre Nino Sorgi, grande amico di Vittorio e legale del giornale. Il ruolo dell'avvocato, in un piccolo giornale di battaglia come «L'Ora», era decisivo; il suo consiglio, indispensabile, a volte, per la pubblicazione dei testi più rischiosi. Così, invece di aspettare al suo studio l'autista trafelato, che all'ultimo momento (non c'era ancora il fax) gli portava le bozze ancora umide da rileggere, mio padre aveva preso l'abitudine di passare al giornale, verso l'una, prima di tornare a casa per colazione. Ricordo ancora bene l'atmosfera di concitazione e confusione, tipica dell'ora di chiusura dei giornali, che vissi con sorpresa, senza sapere che mi avrebbe accompagnato per il resto della vita: il ticchettio crescente delle macchine da scrivere (non c'erano ancora i computer), le corse dei fattorini, gli urli da una stanza all'altra, le montagne di carta sparsa sul pavimento, i titoli abbozzati con matite rosse e blu su tipici fogli da «brutta».
  • E per capire cosa significa «non accontentarsi», basta solo scorrere l'elenco dei principali titoli dell'«Ora» che, grazie anche a Mario Genco, un altro della «covata» Nisticò, accompagna questo libro: dall'inchiesta sui monopoli, ai rapporti tra Vaticano e politica, all'intervista con la moglie di Pancho Villa, ai grandi scandali, al cinema, alla letteratura, al ruolo della cultura siciliana sul palcoscenico nazionale. È un continuo rimbalzo di novità e tendenze nazionali sullo scenario siciliano; e di anticipazioni e curiosità locali che s'impongono all'attenzione nazionale. Ed in questa cornice, la lunga battaglia antimafia che rappresenta la ragione di vita dell'«Ora», finché vive, è l'esempio più chiaro del modo d'intendere il ruolo del giornale, e di uscire da una realtà periferica sforzandosi di imporla come emblema dei mali nazionali.
  • L'altro grande segreto del metodo «L'Ora» è stato il lavoro di squadra. Mi accorgo che da un libro che raccoglie gli editoriali e gli articoli più importanti di un direttore come Nisticò questa sua capacità, questo impegno nel coinvolgere tutte le energie disponibili in un certo lavoro, non possono emergere chiaramente. È l'insieme di mestiere e passione civile, e ovviamente politica, che ha caratterizzato la prima generazione dell'«Ora», quel gruppo di giornalisti ed intellettuali siciliani che conobbi da bambino e con i quali ho fatto i primi passi nella professione.

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