Felice Chilanti

partigiano, giornalista e scrittore italiano

Felice Chilanti (1914 – 1982) partigiano, giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Felice ChilantiModifica

  • [Dalla lettera del 22 luglio 1963 a Vittorio Nisticò, direttore de L'Ora di Palermo, in riferimento all'inchiesta del 1958 sulla mafia a cui la mafia replicò con un attentato dinamitardo che provocò danni alla rotativa del giornale] Com'è nata la parte centrale di quella inchiesta? È nata dalle nostre conversazioni e dalla tua iniziale idea di raccontare le vite di certi personaggi della mafia e cioè la storia dei loro arricchimenti, e le loro avventure di cronaca nera e giudiziaria. Punto di partenza che rompeva con tutta la tradizionale pubblicistica sulla mafia che era basata sui temi delle vendette familiari, dei delitti d'onore ed altre bubbole analoghe. E siccome erano recenti i fattacci di Corleone (uccisione di [Michele] Navarra) me ne sono andato a Corleone a cercare "il contenuto" del contrasto morale fra Liggio ed il medico Capomafia. Sono stato fortunato ed anche incosciente. Oggi non andrei in giro per i viottoli di Corleone, non entrerei nelle case a chiedere notizie di Luciano Liggio. Sono stato aiutato, guidato, informato principalmente dai comunisti di Corleone, giovani e vecchi. Un vecchio, amico del padre di Liggio, mi ha fornito gli elementi fondamentali.[1]
  • A differenza di quanto avviene nella provincia nissena, i capimafia di Palermo, del Trapanese, dell'Agrigentino se ne stanno in disparte, nell’ombra. Talvolta sono addirittura alla latitanza perché perseguiti da mandati di cattura. A Palermo accade che, fornendo i dati biografici di un capomafia ucciso, la polizia lo definisca «pastore» o «bracciante», anche quando si tratta di un imprenditore o di un ricco uomo d’affari [...] A Caltanissetta e provincia il mafioso diventato imprenditore mette il suo nome nell’insegna. In questa provincia dunque il grado di sviluppo della mafia e della collusione mafia-classe dirigente è più avanzato, è già arrivato ad uno di quei traguardi verso i quali tende la mafia delle altre province.[2]

Citazioni su Felice ChilantiModifica

  • Chilanti aveva un raro senso del dovere professionale: pronto all'occorrenza ai lavori più modesti, come trascrivere una semplice notizia di agenzia oppure raccogliere al telefono la "chiamata" di questo o quel cronista in giro per la città. Ma era nell'inchiesta, nell’intervento polemico, nel grande reportage che Chilanti operava da dominatore, da quel superbo "solista" che era. (Vittorio Nisticò)
  • [In riferimento al quotidiano romano Paese Sera] Felice Chilanti fu personaggio centrale e dominante della nostra redazione. Un cronista-scrittore che proponeva continuamente temi e nuove idee. I suoi servizi su un certo tipo di verità che gli altri cercavano di nascondere [...] portarono lettori al nostro giornale e ne fecero la fortuna. (Fausto Coen)
  • Un battagliero giornalista [...] sanguigno e di forte passione civile, aveva anche lui un prepotente amore per il nostro mestiere. Avevamo inoltre in comune quel pizzico di spirito anarchico che, nel nostro lavoro, aiuta a preservare il gusto della propria libertà e una certa sospettosa insofferenza verso le interferenze di chi comanda. (Vittorio Nisticò)

NoteModifica

  1. Citato in Ciro Dovizio, Felice Chilanti, «L’Ora» e le origini del giornalismo di mafia, unimi.it, tratto da inTrasformazione, Rivista di Storia delle Idee, 2019.
  2. Da La mafia «prefettizia», L’Ora, 11 aprile 1963.

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