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Ninni Bruschetta

regista teatrale, attore cinematografico e sceneggiatore italiano

Ninni Bruschetta, all'anagrafe Antonino Bruschetta (1962 – vivente), attore, regista teatrale e sceneggiatore italiano.

Citazioni di Ninni BruschettaModifica

  • Lo Stretto si deve attraversare e interpretare. La nostra civiltà, la civiltà siciliana, è privilegiata perché ha una sacralità, penso alla zona dionisiaca di Siracusa, alla magia di Agrigento e al territorio di Messina abitato dalle leggende della fata Morgana. Da questa parte c'è lo spirito che si incarna nella materia, dall'altro lato... c'è il fatto di essere passati! Attraversare lo Stretto è importante perché vuol dire confrontarsi con gli altri. Ma, nello stesso tempo, lo Stretto non va attraversato per curare quello che abbiamo qua.[1]
  • Posso dire che ognuno di noi è in grado di riconoscere il luogo in cui la propria individualità si adatta.[1]
  • Tutta la politica siciliana è vecchia. Intrappolata in una classe gerontocomica. In Sicilia come in nessun altro posto turismo e cultura coincidono perfettamente. La Sicilia è il cuore dello spettacolo europeo e siccome lo spazio è il centro dell'opera d'arte noi dovremmo dedicarci solo a questo. E invece la cultura e il turismo in Sicilia seguono una politica di sottogoverno e le scelte artistiche sono affidate a funzionari pubblici che non solo non hanno le competenze, ma non hanno passione per il teatro. Noi, noi siciliani, rappresentiamo un'egemonia nazionale.[1]

Manuale di sopravvivenza dell'attore non protagonistaModifica

IncipitModifica

Se c'è una cosa che ho imparato facendo questo mestiere, è di non fare mai previsioni. Ho girato cose che sapevano di sfiga lontano un miglio e che poi invece si sono rivelate un successo. E viceversa. Ho capito molto rapidamente che il pubblico è una variabile incontrollata e che tutto ciò che succede al di là dello schermo è imprevedibile, del tutto privo di regole. Se non fosse per questo, mi accingerei a scrivere il Requiem della fiction italiana che, a naso, sembrerebbe crollata, deceduta improvvisamente negli ascolti e soprattutto nella qualità. Dopo le saghe mafiose, il terrorismo, il falso patriottismo, dopo aver proposto in tutte le salse le scuole e gli adolescenti, dopo aver decretato il declino dello sceneggiato in costume, dopo i papi, i santi, i preti, dopo gli instant movie non riusciti, fino ad arrivare alla satira della fiction stessa, cosa altro ci potrà essere?

CitazioniModifica

  • Boris è stato il più grande successo della mia vita professionale, anche se non tutti sanno di cosa stia parlando. Sì, è così. Certe volte, quando i fan delle grandi serie che vanno sulle TV generaliste (Distretto di polizia, Squadra antimafia, Fuoriclasse ecc...) mi fermano per strada, non sanno neppure cosa sia Boris, non lo hanno mai visto, addirittura non ne hanno mai sentito parlare. So che per chi lo ha amato può sembrare assurdo: a loro sembra che l'unica serie TV del mondo sia quella! In verità, Boris ha creato un pubblico che non è un vero e proprio pubblico televisivo, ma è enorme e dura nel tempo. È stata la prima serie italiana a passare in streaming e si è distanziata dagli altri prodotti tanto quanto li ha stigmatizzati. Insomma, se non lo avete visto, sappiate che Boris è una serie prodotta e, inizialmente, trasmessa da Fox, ambientata in un set televisivo, che mette in croce tutta la TV italiana, svelandone ogni vizio e miseria, senza alcuna pietà.
  • Il mio personaggio è, ovviamente, un non protagonista (anche se un non protagonista d'eccezione) e si chiama Duccio. [...] Lui è qualcosa di un non protagonista. Duccio è un non protagonista che ti cambia la vita.
  • Se da allora una parte di me è diventata Duccio, direi che è del tutto normale, è lavoro, ma se una parte di Duccio è diventata me è stato grazie a quel pomeriggio così sfigato.
  • Il rapporto morboso tra Duccio e la sua droga è solo una conseguenza. Mi piace che Duccio dica che va "a pensare" in roulotte, quando va a sniffare, perché in effetti vuole dire che "va a non pensare"! Duccio è molto diverso da come appare. Lui ha scaricato la sua rabbia in un teatro di posa... ha imparato a pescare con le bombe a mano, come recitava una canzone di De André, ma è un grande direttore della fotografia (o almeno lo è stato). Si è solo lasciato corrompere dal mondo, come capita a molti. Quando è arrivato al suo bivio, ha preso la strada più larga, quella apparentemente più facile. [...] Duccio si trascina stancamente nella vita chiedendo alla sua droga l'unico conforto, l'unica fuga.
  • Nessuno se la prenda, ma solo Boris e altre due o tre serie italiane hanno avuto questo effetto, cioè un effetto "mito". Ed è perché c'è una verità che è stata raccontata in libertà, è un'idea, una creazione degli autori, che l'hanno realizzata, con noi, nel rispetto solo della loro idea, che era, evidentemente, vincente. Inizialmente credevo che la differenza tra i fan di Boris e gli altri fosse una questione sociale perché Boris passava sulla piattaforma Sky a pagamento, poi quando si è diffuso in streaming, credevo che fosse patrimonio di giovani più o meno acculturati, ma quando mi hanno fermato a Centocelle, a Floridia o alla Vucciria, ho capito che il fan di Boris è diverso perché è con te, perché crede in quello che quel personaggio racconta e ammira il fatto che tu l'abbia saputo raccontare. Per me il vero successo è questo.
  • Al di là dei suoi meriti, dell'indiscutibile qualità e della sagacia dei suoi autori, Boris è lo specchio di un mondo malato in cui siamo abituati a vivere e che non ci interessa più cambiare. Se un giorno un poeta trovava confortante il "guardar da riva il naufragar altrui", adesso sembra che ci piaccia e ci diverta guardare anche il nostro, di naufragio.
  • Anche al concerto del primo maggio Boris ha dichiarato di non essere un prodotto di nicchia, ma un racconto che è arrivato molto, ma molto più lontano di quanto nessuno si aspettasse. Boris ha aperto il futuro del mercato televisivo, perché la sua diffusione sul web ne ha tracciato, in modo nuovo e inusuale, un successo diluito nel tempo, che non ha ancora esaurito la propria efficacia.

NoteModifica

  1. a b c Citato in Eleonora Lombardo, Ninni Bruschetta, la Repubblica, 10 luglio 2011.

BibliografiaModifica

FilmografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica