Perdutoamor

film del 2003 diretto da Franco Battiato

Perdutoamor

Immagine Vittoria-chiesa-delle-grazie-2.JPG.
Paese Italia
Anno 2003
Genere drammatico
Regia Franco Battiato
Soggetto Franco Battiato
Sceneggiatura Franco Battiato e Manlio Sgalambro
Produttore Francesco Cattini
Interpreti e personaggi

Perdutoamor, film italiano del 2003 con Donatella Finocchiaro, regia Franco Battiato.

IncipitModifica

Il nascere e il morire sono i due momenti unitamente reali. Il resto è sogno interrotto da qualche significante sprazzo di veglia. (Martino Alliata)

FrasiModifica

  • Il cucito è arte dell'attenzione. Il tuo indice sinistro che doveva controllare la giusta tensione s'addomisciò? A te te pare una cosa de nente, ma per la manica è un grande difetto. Noi invece lavoriamo per correggerli i difetti. Per esempio, nelle spalline della Signora Florio, abbiamo giunto l'ovatta proprio per correggere i difetti delle sue scapole troppo sporgenti. Ve lo ricordate come restò contenta? Allora, anche voi che non farete questo tipo di professione, dovete sapere che in questo lavoro la concentrazione è determinante. È come una specie di lente d'ingrandimento che vi farà vedere le imperfezioni... Magari del vostro carattere. Bisogna essere calmi, come la superficie di un lagu e veloce come un focu. (Augusta)
  • Certo che non si fa mancare niente, eh? E come si dice: triulu dintru e spassu fora.[1] (Nerina)
  • Tu non sei mai stato capace di restare fedele e mi hai fatto soffrire da pazzi. Io ti volevo legare e sono rimasta legata. E tu senza neanche accorgertene mi hai chiuso in un carcere e ti sei portato via le chiavi. Tu non ti sei sposato con me ma con la tua minchia. Ma ora io non ho più paura di restare da sola, non ho più bisogno di te. E chi lo sa, forse proprio adesso potrei volerti bene veramente. (Mary)
  • Il tramonto della scrittura si è già avviato. La parola scritta è ridotta a segno come un'incisione sulla scorza di un albero. Con l'acculturazione delle grandi masse, sempre più vasti gruppi passano dall'oralità al gergo scritto. I cosiddetti problemi di comunicazione spazzano via la grande avventura della forma. Comunicare è da esseri frettolosi: compari che con un ammiccata, un rutto, o un alzar di ciglia segnalano le loro burrascose intenzioni. Comunicare è da insetti, esprimerci ci riguarda. Comunicare prende esempio dal branco, dal rapido segno che si scambiano i lupi, dal ronzio delle mosche, dallo squittio dei topi. (Martino Alliata)
  • Siamo responsabili di essere venuti al mondo? (Judith Mirabello)
  • Esistono leggi immutabili nell'universo, una di queste è che un contenitore piccolo non può contenere uno più grande. Già nella topografia del corpo e nella tradizione ideologica, la rivoluzione e l'escrezione sono vicine e alleate... ma voi siete così piccoli che coincide testa e culo! [pensa] Ah, miserabile tribolata stirpe di mortali, da tali contese e tali gemiti siete nati! (Professore)
  • L'esperienza dell'assenza dei pensieri può implicare la mancanza di pensieri ma anche uno stato in cui i pensieri, anche se sorgono, non disturbano e restano indisturbati e lontani. (Voce fuoricampo)
  • Il tantra è una liturgia che trasforma il profano in sacro. È una strada che attraverso l'iniziazione sessuale raggiunge l'illuminazione. All'inizio è il membro in erezione, il seme discende lentamente e si avvicina sempre di più alla punta ma anziché essere emesso, attraverso un non movimento, viene arrestato e fatto risalire. Piacere supremo. Non c'è fretta, non c'è luogo. Il tantra non rifiuta niente, tantomeno le opzioni omosessuali poiché è sacro ciò che sta unito. Per alcuni la ritenzione del seme è il compimento della castità, la non perpetuazione della trasmigrazione. Dopo la penetrazione se l'uomo vuole prolungare l'atto sessuale, non deve usare il dentro e fuori ma un movimento circolare oppure l'immobilità. (maestro di tantra)
  • Questa musica altro non è se non modernizzazione del rito sciamanico, una terapia d'urto collettiva ci aiuta a liberarci dalle tossine del nostro benessere. Pura catarsi. (Francesco D)

DialoghiModifica

  • Mary: Sveglia giovanotto! Oh, oh! Ettore svegliati, dai! Forza!
    Nerina [batte le mani]: Viva Gesù!
    Ettore: Sono dieci anni che mi infliggete questa punizione domenicale. Che tremendo karma...
    Nerina: Sempre co stu karma l'ave.
    Ettore: E tu Nerina che bestemmi pensando di lodare poi...
    Nerina: Oh, scomunicato si, dai avanti susati che dobbiamo fare le pulizie!
    Mary: Niente, oggi si è svegliato con la luna storta il signorino.
    Ettore: E comunque non è amore per la pulizia, si tratta di puro sadismo, qua.
  • Ettore: Professore, mi chiedevo, ma serve studiare filosofie ormai superate che hanno a che fare con poco o niente con il nostro tempo?
    Martino Alliata: Quanto considero il piccolo spazio che occupo e quello che vedo perduto nelle infinità degli spazi che ignoro e che mi ignorano, mi atterrisco e mi stupisco di vedermi qui piuttosto che altrove. Che io sia oggi, piuttosto che allora... ma per te che hai studiato Pascal queste sono cose risapute. Comunque, tieni presente che in filosofia, quello che dici non si può dire. Niente è progresso in questa dannata disciplina. Il progresso è una deviazione, come quella dell'essere, dal nulla.

ExplicitModifica

E quindi è diventato scrittore. Bravo. Ogni tanto tornerà per le vacanze, magari per vedere i suoi. Ci criticherà ferocemente perché lui vive nella civiltà, ma una cosa non sa che questa terra come la Ionia di Eraclito e Anassagora è magica e richiama sempre coloro che le appartengono, come se esercitasse un diritto. La legge dell'appartenenza. E anche per lui un giorno inevitabile: il ritorno. Il clima, la luce, l'aria... Comunque, una granita alle mandorle. (Martino Alliata)

NoteModifica

  1. Lamentoso a casa e allegro fuori.

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