Jean Paul

scrittore e pedagogista tedesco

Jean Paul, pseudonimo di Johann Paul Friedrich Richter (1763 – 1825), scrittore tedesco.

Jean Paul

Citazioni di Jean Paul

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  • Bisogna crearsi artificialmente un gusto per la vita borghese e le sue micrologie: amarla senza stimarla e, per quanto essa rimanga così al di sotto dell'umano, goderla tuttavia poeticamente come un'altra, diversa ramificazione dell'umano, così come si fa con le rappresentazioni della vita che si incontrano nei romanzi.[1]
  • II figliuolo di un nero è bianco al momento che nasce; parimente l'anima nasce bianchissima e pura, ma la vita la offusca. Considerate che le prime ingiustizie, i primi dolori nell' anima del fanciullo si stampano con caratteri, che non si cancellan mai più.[2]
  • Il ricordo è l'unico paradiso dal quale non possiamo venir cacciati.[3]
Die Erinnerung ist das einzige Paradies, aus welchem wir nicht getrieben werden können.[4]
  • La povertà e la speranza sono madre e figlia. Intanto che ci si intrattiene con la figlia si dimentica la madre.[5]
  • La vecchiaia è triste non perché cessano le gioie ma perché finiscono le speranze.[6][7]
  • Nelle donne tutto è cuore, perfino la testa.[5]
  • Non si scopre mai il proprio carattere meglio che parlando di quello altrui.[6][8]
  • Si deve conoscere la meta prima del percorso.[5]

Giornale di bordo dell'aeronauta Giannozzo

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Se un giorno sulla terra troverete un uomo dai capelli neri avvolto in un mantello verde e che si sia rotto l'osso del collo, iscrivetelo nei vostri registri parrocchiali sotto il nome di Giannozzo e pubblicate questo suo giornale di bordo d'aeronauta con il titolo di Almanacco per marinai come dovrebbero essere.

Citazioni

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  • [Il bancarottiere] anziché saccheggiare le case, le fa semplicemente fallire, e anziché scassinare tante botteghe altrui, chiude semplicemente la propria. In questo modo, al pari di una lotteria nazionale, questo tale ha portato denaro e beni stranieri nel proprio paese (e lo Stato guarda di buon occhio: anche gli antichi tedeschi e quasi tutti i selvaggi hanno sempre permesso il brigantaggio fuori dal proprio territorio). Egli aspetta ancora un po' finché il tribunale non gli abbia lasciato la bulla compositionis[9], ossia per così dire il riconoscimento ufficiale della sua patente di pirateria e poi – a meno che non debba rimettersi in mare a fare l'algerino – si ritira con la famiglia in campagna e nella miglior situazione patrimoniale, onorato da tutti, per consumare la sua preda all'asciutto, come un coccodrillo. (p. 56)
  • Quando le donne parlano di altre donne, esaltano nella bellezza soprattutto l'intelligenza e nell'intelligenza la bellezza, nel pavone la voce, nell'usignolo le penne. (p. 122)
  • I riformatori dimenticano sempre che per far andare avanti la lancetta delle ore basta girare quella dei minuti, spesso addirittura quella dei secondi. (p. 125)
  • Vi sono dei sapientoni dal collo lungo e dalla vista corta che inveiscono contro i sopraccigli di un monarca perché quest'ultimi, abbassandosi trucemente o alzandosi allegramente, sprofondano o innalzano mondi interi. Ma mostratemi in tutta la storia un suolo repubblicano, largo anche solo cinque piedi, dove non crescano gli stessi sopraccigli! Ogni ministro, ogni generalissimo, a Roma o a Parigi, ha sull'arco sopracciliare dei peli, da ciascuno dei quali penzolano sull'abisso paesi interi. (p. 128)

Il discorso del Cristo morto e altri sogni

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  • [Il fiume] [...] questo lungo orologio ad acqua del tempo, che se ne serve per misurare i millenni... (p. 14)
  • Nel profondo dell'uomo esiste un nucleo irriducibile, che il dolore può stordire, ma non sconfiggere. È grazie a questo che l'uomo resiste a una vita in cui il migliore dona soltanto foglie anziché frutti, è grazie a questo che riesce a vegliare con fermezza nelle notti di questa sfera occidentale in cui gli esseri amati abbandonano il cuore che li ama e si perdono verso una vita remota, lasciando in questa soltanto l'eco del ricordo, così come i cigni, uccelli migratori, volano in una musica di violini attraverso le nere notti dell'Islanda... (p. 19)
  • L'infanzia, e i suoi terrori ancor più delle sue gioie riprendono ali e luce nel sogno, e vibrano come lucciole nella piccola notte dell'anima. ( p. 30)
  • La luna era alta nel cielo, luminosa come un sole, e l'orizzonte era indorato dalle stelle – e in tutto il cielo senza nubi si ergeva sola, a oriente la cupa colonna del Vesuvio. Nel cuore della notte, dopo le due, attraversammo da un capo all'altro la città meravigliosa, in cui continuava a fiorire la vita del giorno. Gente allegra popolava le strade – i balconi si scambiavano canzoni – sui tetti spuntavano fiori, alberi tra i lampioni, e le campanelle delle ore prolungavano il giorno, e la luna sembrava riscaldare. Solo di tanto in tanto ci imbattevamo lungo i colonnati, in qualcuno intento alla sua siesta. (pp. 36-37)
  • Io passeggiavo solitario; per me non c'era notte, né casa. Il mare dormiva, la terra pareva desta. Nel fuggevole chiarore (la luna calava già verso Posillipo) contemplavo quella divina città di frontiera del mondo delle acque, quella montagna di palazzi che s'inerpicava, fin dove l'alto castello di Sant'Elmo occhieggiava bianco tra il verde del fogliame. La terra cingeva il bel mare; sul braccio destro, il Posillipo, portava fiorenti vigneti fin dentro le onde, mentre col sinistro reggeva città e racchiudeva le onde e le navi del mare e se le stringeva al petto. Sull'orizzonte la puntuta Capri giaceva nell'acqua come una sfinge e sorvegliava la porta del golfo. Dietro la città il vulcano fumava nell'etere, sprizzando a tratti scintille tra le stelle. (p. 37)
  • Ancor prima che avessimo compiuto il periplo del promontorio di Posillipo, il cratere del Vesuvio eruttò lentamente nel cielo un figlio ardente, il sole, e mare e terra si infiammarono. L'anfiteatro di Napoli coi palazzi color dell'aurora, la sua piazza del mercato fatta di vele pallide, il brulichio delle sue fattorie sulle pendici dei monti e sulla riva e il suo trono verdeggiante di Sant'Elmo, si drizzò fieramente tra due montagne, davanti al mare. (p. 38)
  • Quell'Espero, stella del mattino levata sull'aurora della mia vita, tu lo vedrai ancora quando la mia giornata terrena sarà passata; sarà allora una stella della sera per uomini pacifici... poi a sua volta scomparirà dietro la collina. (p. 75)

Introduzione all'estetica

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  • Il miglior modo di scrutare una sensazione è di interrogarla sul suo opposto. Qual è dunque il riflesso inverso del ridicolo? Né il tragico, né il sentimentale [...]. Il nemico giurato del sublime è il ridicolo.
  • Il comico come il sublime, non dimora mai nell'oggetto, ma nel soggetto.
  • Quanto più una nazione o un'epoca non possiede il senso della poesia, tanto più inclinerà a prendere lo scherzo per satira, come pure, al contrario, tanto più trasformerà la satira in scherzo quanto più diventa immorale.
  • Ciascuna lingua, sotto l'aspetto delle relazioni intellettuali, è un vocabolario di metafore sbiadite.
  • Le metafore sono incarnazioni della lingua... e non vi è nessuno tra essi [popoli] che chiami l'errore luce e la verità tenebre.

Setteformaggi

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Setteformaggi, avvocato dei poveri dell'imperial borgo di Acchiappavacche, aveva passato l'intera nottata alla finestra dell'abbaino a spiare l'arrivo della sposa. Sarebbe dovuta arrivare da Augusta un po' prima del mattutino, giusto in tempo per sorbire una bevanda calda e inzupparci qualche cosa prima delle preghiere e della cerimonia nuziale. Il locale consigliere scolastico, che stava rientrando anche lui da Augusta, aveva promesso di portare con sé la sposa come bagaglio appresso, con il corredo e le doti legati dietro, sul baule.

Citazioni

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  • In questo momento, tuttavia, gli esseri umani mi sembrano come quei gamberi che, corredati di lumini, i preti facevano strisciare nei cimiteri spacciandoli per le anime dei defunti.
  • Com'è semplice per l'uomo giocare col mondo che ha attorno a sé e adattarlo rapidamente alle trame di quello interiore!
  • Del resto un libro che non valga la pena di essere letto due volte non è neppure degno d'esserlo una volta sola.
  • Piangiamo i nostri amici come se nell'aldilà non li aspettasse un futuro migliore, e piangiamo noi stessi come se non esistessero migliori prospettive anche nell'aldiqua.
  • L'essere umano è fatto così: nella miseria più nera basta la gioia di un minuto per rinfrancarlo, e nei momenti di gioia maggiore lo abbatte la prospettiva più lontana, ancora al di là dell'orizzonte, di una disgrazia.
  • La maggior parte delle gioie dell'uomo non sono che una mera disposizione a gioire, però lui è portato a scambiare per fini raggiunti i mezzi raggiunti.
  • D'altra parte un umorista praticante è sempre un satirico improvvisatore.
  • È bello constatare come gli scrittori, compresi quelli che negano l'immortalità dell'anima, confutino raramente l'immortalità del proprio nome.
  • Non c'è nessuno che sia dimenticato più spesso di chi dimentica: l'Io.
  • Passati gli anni delle balordaggini giovanili, tutto quel che all'uomo rimane da superare sono, ogni anno, alcune settimane di imbecillità e alcuni giorni di stupideria.
  • La fama non merita tutta la fama che ha.
  • La donna, portata com'è a osservare più i sentimenti altrui che i propri, non inganna né è ingannata, ma è l'illusione in sé, ottica e acustica.
  • In Svezia, in Sassonia e in Pomerania ci sono città in cui risiedono assaggiatori di lombi di scrittore simili al nostro vecchio mastro beccaio; però li chiamiamo comunemente uomini di gusto ovvero degustatori perché assaggiano ogni libro prima degli altri e poi comunicano al popolo se gli piacerà o meno. Noi autori, maligni come siamo, li chiamiamo spesso recensori.

Vita di Maria Wuz

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Come furono miti e tranquille la tua vita e la tua morte, o lieto maestrino Wuz![10]

Citazioni su Jean Paul

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  • Egli non cantava nei palazzi dei gran signori, non scherzava con la sua lira alla tavola dei ricchi. (Karl Ludwig Börne)
  • Göthe fu l'ultimo eco di una letteratura che ricadeva in silenzio: Richter il primo di una che cominciava a parlare. (Carlo Dossi)
  • La personificazione dell'umorismo... Fantasia di una incomparabile ricchezza ed esuberanza, egli scherza con gli astri e coi fiori, piange sui sepolcri delle nazioni e sopra un rosignolo accecato, sogna sogni tremendi in cui Cristo annunzia ai morti che non c'è Dio, e descrive la toilette di una fiorista che si sposa. (Enrico Nencioni)
  • Jean Paul sapeva moltissimo ma non aveva scienza, s'intendeva di ogni astuzia artistica ma non aveva arte, non trovava disgustoso quasi nulla ma non aveva gusto, possedeva sentimento e serietà ma, quando li faceva assaggiare, ci versava sopra un repellente brodo di lacrime, aveva certo spirito – troppo poco, purtroppo, rispetto alla gran fame che ne aveva: per cui porta il lettore alla disperazione proprio con la sua mancanza di spirito. Fu in complesso l'erbaccia variopinta, dal forte profumo, spuntata nottetempo nei delicati frutteti di Schiller e Goethe; fu un uomo buono e comodo, eppure fu una fatalità – una fatalità in camicia da notte. (Friedrich Nietzsche)
  • Sia in Jean Paul che in Nietzsche, la follia centrifuga in cui si disgrega l'edificio cosmico, la polverizzazione ontologica, la rottura di tutte le coordinate discendono dall'assenza di un centro di gravità costituito appunto da un Summum Ens. (Ferruccio Masini)
  • Difficile però trovare un contrasto maggiore di quello fra l'ideale winckelmanniano di una «nobile semplicità e silenziosa grandezza» e le qualità più native del prosatore fràncone la cui lussureggiante immaginazione, rifiutando ogni scelta, si compiace di giustapporre combinare e accumulare l'eterogeneo entro schemi compositivi che stanno al polo opposto della geometria e dell'armonia. L'ideale aristocratico della distinzione non era quello di Jean Paul. (Vittorio Santoli)
  • La deformazione, nel senso del buffo del comico e del caricaturale, ha nello scrittore tedesco un'origine radicalmente religiosa. Il mondo degli uomini, osservato con attenta minuzia, è in fondo irreale e illusorio al paragone delle cose eterne e di Dio. Visti contro questa luce, i personaggi si riducono a marionette; la storia, anche la più illustre, a un sogno o a un'ombra; e i suoi resti si sciolgono nella sempiternità del creato. (Vittorio Santoli)
  • Tu bambino e tu vecchio, tu pulcinella ed angelo! | Tu serafin diafano, e tu grosso ragazzon! | Tu del ciel cittadino... e di Baviera! (Friedrich Theodor Vischer)
  1. Da Scritti sul nichilismo, traduzione di A. Fabris, Morcelliana, Brescia, 1994.
  2. Citato in Il progresso delle scienze, delle lettere e delle arti, vol. XVI, Napoli 1837.
  3. Citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, p. 819.
  4. (DE) Da Impromptü's, welche ich künftig in Stammbücher schreiben werde, in Jean Paul's sämmtliche werke, Zwei und dreißiger Band, G. Reimer, Berlino, 1842, p. 80, § 29.
  5. a b c Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013.
  6. a b Da Titano.
  7. Citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, p. 1011.
  8. Citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, p. 148.
  9. Che concedeva una sanatoria, col pagamento del 6 o 7 per cento dell'ammontare complessivo delle passività fittizie. Cfr. Giornale di bordo dell'aeronauta Giannozzo, p. 56, nota.
  10. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

Bibliografia

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  • Jean Paul, Giornale di bordo dell'aeronauta Giannozzo, a cura di Eugenio Bernardi, Adelphi, Milano, 19922. ISBN 88-459-0458-X
  • Jean Paul, Il comico, l'umorismo e l'arguzia (Vorschule der Ästhetik), traduzione parziale a cura di E. Spedicato, ed. Il Poligrafo, Padova, 1994.
  • Jean Paul, Il discorso del Cristo morto e altri sogni, traduzione di Bruna Bianchi, con uno scritto di Albert Béguin, SE, Milano, 1977. ISBN 88-7710-365-5
  • Jean Paul, Setteformaggi (Siebenkäs), a cura di Umberto Gandini, ed. Frassinelli, 1998.

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