Italia e Russia

rapporti diplomatici tra Repubblica Italiana e Federazione Russa

Citazioni sull'Italia e Russia.

Silvio Berlusconi e Vladimir Putin nel 2001

Citazioni

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  • A dire il vero ci assomigliamo. Ci accumuna la diffusione della criminalità mafiosa, tant’è che quando vengo in Italia mi chiedono della mafia russa e quando torno là mi chiedono di quella italiana. (Fabrizio Dragosei)
  • Da quel che vedo, ci sono agenti al soldo del Cremlino in Italia che fanno un lavoro di propaganda eccellente. Non voglio fare nomi. Ma credo dovreste sviluppare strumenti anti-propaganda russa ben più efficaci. (Michail Borisovič Chodorkovskij)
  • Il governo [italiano] si è schierato con chi vuole punire severamente la Russia, applicando sanzioni – sulla carta – articolate e pesantissime. Ma ci sono forze politiche che invece propugnano una linea più morbida. Le stesse forze che hanno progressivamente incentivato le relazioni economiche e commerciali con la Russia e che hanno favorito la nostra dipendenza energetica, senza attivare lo sviluppo delle fonti alternative, perché avrebbero ridotto il flusso di gas dalla Gazprom, il braccio energetico del Cremlino. Ciò permette a Mosca di ricattarci ed imbarazza i suoi "amici" – da Berlusconi a Salvini, il quale ha già espresso la sua ostilità alle sanzioni. (Leonardo Coen)
  • In Italia c’è sicuramente una deformazione del sistema mediatico che consente a personaggi assolutamente improbabili di costruire carriere sostenendo le tesi più assurde e provocatorie. Io personalmente ho rifiutato e rifiuto inviti ai talk show perché mi è capitato diverse volte di essere invitata insieme a propagandisti russi, ho il mio codice professionale deontologico. E questi personaggi sono pericolosi, perché, per quanto, anche come Memorial, ci sforziamo di denunciare che in Russia i diritti umani sono minacciati e che siamo di fronte a una dittatura, quando poi uno di questi presunti "esperti" se ne esce con qualche affermazione infondata di grande effetto, si trova sempre qualcuno pronto a dire: "ma guarda, sta dicendo cose interessanti, tutto sommato mi trovo d’accordo". Che è poi quello che è successo quando abbiamo concesso ampio spazio ai no-vax. (Anna Zafesova)
  • L'influenza russa [in Italia] è presente in modo trasversale non solo nei partiti ma nei sindacati, nei poteri locali e nelle università, insomma nella società civile. E non ne sono immuni alcuni gangli dello Stato, fortunatamente in misura non allarmante, ma c'è chi è più leale verso Mosca che verso l'Occidente. [...] L'origine è duplice: in primo luogo come residuo del periodo sovietico, quando si proiettava sul Pci e la Cgil malgrado gli sforzi di Berlinguer e Lama, poi di Trentin, per recidere i legami con Mosca. In secondo luogo è effetto della campagna acquisti che Putin avviò nel primo decennio di questo secolo ed è continuata, reclutando sponde fra i nuovi partiti in Italia come in Francia, Gran Bretagna, Svezia, Spagna e Germania, per non parlare dell'Ungheria. Nel nostro Paese ha incontrato favori fra la Lega e i 5 Stelle, ma anche nell'estrema destra ed estrema sinistra. (Federigo Argentieri)
  • La Lega italiana e la nostra Russia Unita collaborano nell’ambito di un accordo di cooperazione. La Lega e il suo leader Salvini sono attivi sostenitori di un ripristino della piena cooperazione tra Italia e Russia; si pronunciano per una più rapida abolizione delle sanzioni anti-russe introdotte dagli Usa e dall’Ue. Qui i nostri punti di vista coincidono. (Vladimir Putin)
  • Nella prima [categoria di sostenitori della Russia in Italia] troviamo delle vere e proprie orde, che – come in quasi tutti i blog, del resto – si nascondono dietro uno pseudonimo e profferiscono enormità a non finire, ma in modo talmente martellante e organizzato da soffocare ogni tentativo di ragionare. Esempio: un quotidiano sobrio e pacato, "Il Sole 24 ore", pubblica nella sua versione online un breve articolo del tutto neutro sulla terribile vicenda del volo MH17 schiantatosi nel Donbass perché colpito da un missile? Se si va ai commenti all'articolo, si trovano tali spropositi emessi con tale violenza da rimanere stupefatti, a meno di non rendersi conto che è tutto preordinato e organizzato.
    Gli "urlatori" sono invece coloro che escono allo scoperto, con nome e cognome, pubblicando per lo più instant books contenenti cose per la maggior parte appena appena meno insensate delle precedenti: ma comunque offensive verso la verità storica e la realtà dei fatti ed echeggianti in tutto e per tutto le versioni ufficiali russe, a cominciare dalle leggende sul "nazismo" degli ucraini, i quali non sono certo stati, né sono, quantitativamente o qualitativamente più nazisti di tutti gli altri popoli europei, da Svezia e Norvegia a Italia e Grecia, o dall'Irlanda alla Romania. Il dissennato mantra di questi libelli parla ossessivamente di un "golpe" portato a termine dai "nazisti" a Kiev con la regia di Bruxelles e Washington, senza preoccuparsi minimamente di replicare alle numerose obiezioni avanzate nei confronti di questa ed altre assurdità; e i loro autori si rifanno indifferentemente all'estrema sinistra e all'estrema destra, in questo ultimo caso solitamente sostituendo i "nazisti" con "l'ebraismo internazionale" (sic), con tanti saluti a qualunque residuo di raziocinio.
    Il terzo gruppo di fans della Russia è composto dai "pensosi", che sono per lo più bravi a nascondere i loro intenti assai basici dietro a ragionamenti colti, citazioni appropriate e così via, con un'accesa preferenza per Henry Kissinger, considerato a ragione come il principale esponente del "realismo" nelle relazioni internazionali, al punto da essere reputato, in un famoso pamphlet del defunto Christopher Hitchens, un autentico criminale di guerra. (Federigo Argentieri)
  • Probabilmente molti [italiani] benpensanti di sinistra in fondo si ritrovano fedeli al richiamo di Mosca perché, come dicono gli inglesi, "My country, right or wrong", quella è la mia patria, non importa se abbia torto o ragione. Ed è questo sentimento sempre più diffuso la punta di lancia del putinismo. (Paolo Guzzanti)
  • Si avverte uno strano sentimento filorusso [in Italia] che è trasversale da sinistra a destra e le cui radici probabilmente vanno cercate nella grande catastrofe che cominciò con l'abbattimento del muro di Berlino sotto la supervisione di Gorbaciov e la successiva la caduta dell’Urss. Questo umore non ha nulla di ideologico, ma più probabilmente nasce dal fastidio, dal rancore se non odio puro nei confronti degli Stati Uniti. [...] Se l'Impero dell'Est muove i cingoli (come è già avvenuto nel 1956 in Ungheria, nel 1968 con la Cecoslovacchia, nel 1979 con l'Afghanistan) la nostra prima reazione è gridare: "E allora, gli Americani? Vogliamo dimenticare forse le torture di Guantanamo, l'Iraq, il Vietnam, il colpo di Stato in Cile e l'egoismo americano che approfitta della guerra per venderci a prezzo maggiorato il suo gas?". (Paolo Guzzanti)
  • C'è da chiedersi perché l'Italia sia diventata una specie di Bieloitalia, una Bielorussia nel cuore dell'Occidente, una provincia di ogni grottesca fregnaccia del Cremlino, più e oltre gli anni in cui un terzo del nostro paese si sentiva vicino all'Unione Sovietica mentre l'apparato politico e intellettuale del Partito comunista prendeva ordini da Mosca.
  • Grazie a Conte e Di Maio, un paese della Nato ha fatto atterrare dodici aerei militari e permesso lo sbarco dell'esercito russo, peraltro utilizzando strutture dell'Alleanza atlantica, con un centinaio tra generali, colonnelli, maggiori e tenenti maggiori impegnati in passato in teatri bellici e guidati da quel generale Sergei Kikot che altri non è se non l'uomo del Cremlino che in Siria è riuscito a scagionare il dittatore Bashar Assad sull'uso delle armi chimiche contro la sua popolazione.
    Questi bravi ragazzi putiniani hanno fatto una parata militare sulle nostre autostrade vuote, in colonna da Roma fino a Bergamo, mentre gli italiani erano chiusi in casa, e nonostante l'ottanta per cento delle forniture russe fosse totalmente inutile [...]
  • I responsabili delle trasmissioni televisive [italiane] si prestano alla propaganda russa per tre ragioni, spesso sovrapponibili: la scusa della complessità è l'ultimo rifugio dei reduci dell'anticapitalismo, dell'antiamericanismo e del terzomondismo che dalla caduta del Muro di Berlino cercano ogni volta nuovi appigli, sempre più surreali, per combattere la società aperta e la libera circolazione delle persone, delle merci e dei capitali costruita dal Dopoguerra in poi; un ruolo ce l'ha, ovviamente, anche la convinzione di poter rosicchiare qualche punto di share ai concorrenti di fascia oraria, sparandola ogni volta più grossa della precedente; la terza ragione è il cinismo e l'irresponsabilità di molti dei protagonisti televisivi, alcuni disposti a tutto pur di emergere come influencer e altri decisi soltanto a segnare punti da giocare esclusivamente nella partita politica nazionale.
  • Lasciamo perdere per un momento la produzione industriale russa di fake news e l'ingegnerizzazione della menzogna da parte degli apparati del Cremlino a favore dei due partiti populisti italiani, perché il punto centrale di questa storia è che la nascita del governo Cinquestelle-Lega è stata una specie di annessione pacifica dell'Italia al campo antioccidentale degli agenti del caos, sublimata nei grandi ricevimenti romani in onore di Putin.
  • Oggi la Russia non ha nessuna capacità attrattiva, né culturale né economica, con una società chiusa, un prodotto interno lordo inferiore a quello dell'Italia nonostante le ingenti riserve energetiche e una povertà diffusa da paese sottosviluppato. Per questo il cerimonioso inchino bieloitaliano alle bugie del Cremlino risulta ancora più stravagante.
  • Siamo il paese delle stupefacenti trasmissioni filorusse di Mediaset e della Rai, dove Alexander Dugin e le bugie del Cremlino via corrispondente da Mosca sono di casa. Siamo il paese del palinsesto in cirillico di La7 di Urbano Cairo, il quale al Foglio ha detto che in fondo gli italiani non sono così scemi da credere alle panzane diffuse da certi personaggi da operetta ospitati dalle sue trasmissioni.
  • Solo noi [in Italia] [...] ospitiamo di martedì un'altra sgherra di Putin a ripetere le falsità del Cremlino in nome del pluralismo per poi scoprire di domenica che la gentile ospite ha invitato Mosca a lanciare missili su Torino in segno di rappresaglia per la vittoria ucraina all'Eurofestival.

Voci correlate

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