Leonardo Coen

giornalista italiano

Leonardo Coen (1948 – vivente), giornalista italiano.

Citazioni di Leonardo CoenModifica

  • Bevuta con moderazione, diceva Mark Twain, l'acqua di solito non è dannosa. Vissuta con moderazione, invece, la vita di solito è noiosa, infelice, sprecata. Dannosa, insomma[1]
  • Eletto presidente, Boyko Borisov rischia di allungare la lista dei leader, molto machi e poco democratici, che guidano le repubbliche post-comuniste. Ispirandosi a Putin.[2]
  • I ventiquattro anni di potere targati Ceausescu non hanno ammesso contraddittorio, hanno annichilito dissenso ed opposizione: per ragioni ideologiche dicono qui, per i nostri occhi da occidentali imperialisti, quella che vediamo appare una generazione umiliata dal silenzio e dalla rassegnazione. Adesso, la prospettiva è quella di arrivare al 1995 così come si è arrivati al 1990, preparandosi al Duemila senza mutare la vocazione del centralismo assoluto.[3]
  • Le bugie di Putin, le viltà d'Europa. Tra due mesi arriva il freddo. La Russia riscalda l'UE col gas, l'Ucraina con i tank. Zitti e...mosca![4]

Da Un potere assoluto e tirannico gestito da una sola famiglia

la Repubblica, 19 dicembre 1989.

  • Visto da vicino, il Conducator è un uomo non molto alto, di corporatura leggera, che ispira fiducia. Quando parla, con leggera voce roca, sembra sempre sul punto di tossire, di star male. Poi la voce acquista tono e il tono diventa veemente, un oratore che con grande teatralità enfatizza frasi sempre eguali, concetti ripetuti sino alla nausea, un martellamento ideologico se deve spiegare al popolo romeno quali sacrifici occorre esser pronti a sostenere per combattere il peso dell' isolamento, l' orgoglio di non dover dire a nessuno grazie. Sorride dunque sempre, dai giornali, dalle strade, dalla televisione, l' ultimo strenuo difensore del socialismo reale, colui che condanna senza remissione la glasnost e la perestrojka, per forza deve sorridere, perché il popolo da lui, dalla sua famiglia, dal partito comunista non abbia la sensazione d' essere soggiogato, perchè possa ingoiare corruzioni e spietatezze, sopportando il peso sempre più aspro della repressione.
  • Se il pane e la carne mancano, la colpa non è di chi le esporta per pagarsi il debito estero, la colpa è di chi li invia dove non deve. Deve essere obiettivamente difficile e faticoso far digerire agli stomaci vuoti e doloranti dei ventitré milioni di compatrioti che la fame, la disciplina, il freddo, l' austerità, sono il necessario e indispensabile prezzo per andare avanti sulla giusta strada autarchica di un socialismo culmi de civilizatie si progres.
  • Nicolae Ceausescu soffre fisicamente quando lo si critica e lo si attacca.

Da Addio, piè veloce Achille

Repubblica.it, 21 marzo 2013.

  • [Su Pietro Mennea] L'agonismo nel sangue. E nel cuore. Aveva, secondo me, tanto talento quanto infinito coraggio: lo dimostrò quando corse la sua quinta Olimpiade, a Seul.
  • Pietro Mennea ha dato moltissimo all'Italia. Ha ricevuto tantissimo dagli italiani, per i quali era ed è rimasto "la Freccia del Sud". Era un uomo tenace, irriducibile; a volte testardo sino all'insopportabilità: chiedete a chi lo ha allenato. Bizzoso e cocciuto, voleva riconoscimenti che andassero aldilà dell'ambito sportivo. La sua vita era tutto un fissare nuovi record. Per questo, ha studiato come un forsennato: partendo da ragioniere, si è laureato due, tre, quattro volte. Scienze politiche, scienze motorie, legge, lettere. Voleva dimostrare che un atleta eccezionale i muscoli li aveva pure nel cervello e che correre più veloce del vento era un mezzo, non un fine. Ci è riuscito, con spirito polemico. Anzi, più che polemico, battagliero: in fondo, il suo carattere.
  • Una persona – odio che si dica: un personaggio – come Mennea pensavamo non dovesse mai lasciarci. Infatti, è solo morto. Nel nostro immaginario è vivo più che mai. Eccolo ancora lì che corre, sgomita, sbuffa, rimonta, soffre, vince. E polemizza, litiga, si batte, si infiamma. E solleva sempre in aria quel dito, come dire al mondo, oggi sono io il Numero Uno, e non era arroganza. Era istinto: lui si sentiva (e lo fu) il piè veloce Achille.

NoteModifica

  1. Da un post sul profilo ufficiale Facebook.com, 29 giugno 2016.
  2. Da Il venerdì di Repubblica, nr. 1117 del 14 settembre 2009, p. 38.
  3. Da Ceausescu non molla, la Repubblica, 25 novembre 1989.
  4. Da un tweet, 29 agosto 2014.

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