I sopravvissuti

serie televisiva britannica

I sopravvissuti

Serie TV

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Castello di Hampton Court, Herefordshire, ambientazione di gran parte della prima stagione

Titolo originale

Survivors

Lingua originale inglese
Paese Regno Unito
Anno

1975 - 1977

Genere fantascienza
Stagioni 3
Episodi 38
Ideatore Terry Nation
Rete televisiva BBC One
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Doppiaggio TV (stagioni 1-2)

Doppiaggio home video (stagioni 1-3)

I sopravvissuti , serie televisiva britannica del 1975 ideata da Terry Nation.

Prima stagioneModifica

Episodio 1, Il quarto cavaliereModifica

 
Stazione ferroviaria di Great Malvern
  • Jenny Richards: Pat è ammalata.
    Andrew: Oh no...
    Jenny Richards: Credo che stia molto male.
    Andrew: Mi spiace, ma stasera non troverai nessuno che possa visitarla.
    Jenny Richards: Sta male, Andrew, davvero! Ha la febbre e dice di avere una specie di gonfiore sotto le ascelle. Ha bisogno di un medico, subito.
    Andrew: Ascolta, Jenny. Siamo sommersi di lavoro qui. Manca tanto personale e abbiamo dovuto rifiutare dei pazienti. E, come puoi vedere, non ci sono più letti liberi.
    Jenny Richards: Cosa? Mandate via la gente?
    Andrew: Sì, e sembra lo stesso negli altri ospedali. Ci stiamo ammalando tutti, medici e pazienti. Abbiamo chiamato ogni medico del distretto ad aiutarci nei reparti.
    Jenny Richards: Ma insomma, è soltanto un'influenza. Quanto puo durare...?
    Andrew: Jenny, non è influenza! Stiamo facendo delle iniezioni, ma se somministrassimo acqua avrebbe lo stesso effetto. Non fanno nulla. Il ministro dell'interno ci ha ordinato di continuare a fingere per impedire di diffondere il panico.
    Jenny Richards: Il panico?! Sapevo che c'erano stati dei decessi. L'hanno detto alla radio, ma non abbastanza da creare il panico.
    Andrew: Lo minimizzano, ma solo qui abbiamo avuto settanta decessi.
    Jenny Richards: Settanta?!
    Andrew: E potrebbero raddoppiare o triplicare entro la mattinata.
    Jenny Richards: Ommiodio.
    Andrew: Abbiamo avuto i primi casi circa sei giorni fa. Sono questi i tempi d'incubazione; circa sei giorni. Dai sintomi che mi hai descritto, temo che Pat sia stata contagiata.
  • Abby Grant: Oggi ho visto Joe Gordon, sai? Voleva passare stasera a farci il vaccino anti-influenzale.
    David Grant: È una perdita di tempo.
    Abby Grant: Non capisco perché. Magari non ci proteggerà al cento per cento, ma è sempre meglio di niente.
    David Grant: Non credo sia un virus influenzale.
    Abby Grant: Che cosa allora?
    David Grant: Be', ci sono già state epidemie influenzali. Ma credo che oggi, a Londra, non ci fosse un solo ufficio che avesse tutti gli impiegati al lavoro. Mio Dio... [...] Ho parlato con Cameron stamattina. Sai che ha un agente a Hong Kong? E comunque mi diceva che il governo cinese ha posto un limite alle notizie. Ma mi diceva che giravano voci di milioni di morti là.
    Abby Grant: Non è strano? Si parla di milioni di morti in India o in Cina e la notizia non ha alcun impatto. Non hanno detto niente nel notiziario di oggi. Pare che siano morte delle persone a Roma.
  • Abby Grant: Non era scoppiata una brutta epidemia all'epoca della prima guerra mondiale?
    David Grant: Quella era influenza. 1918 mi pare. Morirono 20 milioni di persone.
    Abby Grant: Non credo che potrebbe accadere oggi con i farmaci moderni.
  • Abby Grant: È grave secondo te?
    David Grant: Be', è piuttosto diffusa e anche molto invasiva. Se continuerà così, non vedo come potremmo continuare a lavorare. Servirebbero anni solo per recuperare.
    Abby Grant: Io dico che si estinguerà da sola.
    David Grant: Sì, ma a giudicare dal caos ci vorrà un po' prima che tutti torna normale. Londra oggi era impossibile.
    Abby Grant: Sì, ma questo succede anche quando c'è una brutta nevicata o uno sciopero dei treni. Ci vuole un po' di tempo, ma poi alla fine tutto si risolve.
    David Grant: Sì, sì, suppongo di sì... [...]
    Abby Grant: È terribile quello che può succedere in una città.
    David Grant: Che vuoi dire?
    Abby Grant: Quando si blocca tutto contemporaneamente. Manca la corrente, non c'è più luce né gas, e anche se il cibo arriva in citta non si riesce a distribuirlo. L'acqua potabile, le fogne... Bleh! Queste cose qua. Non ci avevo mai pensato quando abitavo a Londra. La città è come un enorme bambina viziata. Migliaia di persone che la nutrono, la lavano e fanno in modo che tutto vada bene.
  • Andrew: Devi assolutamente andartene da Londra.
    Jenny Richards: Ma se sono già stata esposta che importanza ha? Che differenza fa ormai se rimango a Londra?
    Andrew: Perché se il tasso di mortalità continua ad aumentare, non riusciremo a seppellire i cadaveri. Potrebbero diffondersi colera, tifo e Dio solo sa cos'altro. Abbiamo avuto un solo sopravvissuto, Jen. Di tutti i casi, abbiamo riscontrato che solo una persona è sopravvissuta al livello critico.
    Jenny Richards: Ma faranno qualcosa, no? Riusciranno a trovare una cura? Non lasceranno morire milioni di persone così!
    Andrew: Questo è un virus mutante, Jenny. Non ancora identificato. Alla velocità con cui si sta diffondendo è impossibile fermarlo. Tra pochi giorni il numero dei morti supererà quello dei vivi. Le città diventeranno fognacce all'aperto. Ora vattene Jenny. Tu puoi ancora salvarti.
  • Tom Price: Aspetto finché i dottori ci capiscano qualcosa e trovino la cura. Insomma, è un po' come ai tempi della guerra, no?
    Jenny Richards: Presumo di sì.
    Tom Price: Eh, non preoccuparti, gli yankee troveranno qualcosa, una cura. Scommetto che gli americani ce l'hanno.
    Jenny Richards: Ho sentito qualcosa alla radio. Saranno passati giorni ormai, ma hanno detto che ci sono stati molti morti anche in America.
    Tom Price: Oh, quelli avranno qualcosa, tranquilla. E dopo ci sarà un sacco di lavoro per tutti, tanto lavoro, un bel po' di soldi.
  • Dott. Bronson: Quelli di noi che sono sopravvissuti sono scherzi della biologia, sopravvissuti per caso. Le conseguenze dell'epidemia saranno più terribili di quanto riusciamo a immaginare. Per sopravvivere davvero bisognerà sopportare ciò che verrà dopo.
    Abby Grant: Crede davvero che sarà così dura? Saranno rimaste tonnellate di cibo in scatola, auto, benzina, scorte abbondanti di tutto ciò che serve.
    Dott. Bronson: Sì, avremo scorte per molti anni, ma è come frugare fra la spazzatura, le pare? E comunque tenderanno a diminuire. Sarà fondamentale perciò imparare tutto da capo, cose che non pensavamo non fosse necessario conoscere, tipo... [indica una candela] quella. Lei è un grado di farla? Da dove vengono le materie prime? Lo sa?
    Abby Grant: Ma, è una sorta di derivato dal petrolio, suppongo. O prima ancora di sego o grasso animale.
    Dott. Bronson: Ma lei riesce a farla? Un oggetto semplice come una candela partendo da zero?
    Abby Grant: Be', riuscirei a scoprirlo. Sarà scritto da qualche parte in un libro.
    Dott. Bronson: D'accordo, lo troviamo in un libro. Un libro le spiega da dove deriva l'elettricità, ma lei riesce a produrla? Partendo dall'inizio, trovare il metallo nel suolo, estrarlo, lavorarlo e farne un cavo? È in grado di modellare una lampadina? È necessario conoscere tutte le fasi di ogni processo. Il falegname lavora il legno, non abbatte gli alberi. Saprebbe forgiare l'acciaio della sua sega? O fare un martello? I chiodi? Per quanto mi riguarda, io forse riuscirei appena a forgiare e costruire un arnese in pietra.
    Abby Grant: Allora siamo soltanto dei primitivi.
    Dott. Bronson: Incredibile, vero? Apparteniamo alla generazione che ha mandato l'uomo sulla luna e il massimo che sappiamo fare è parlare di come costruire oggetti in pietra. Quelle che definisce scorte abbondanti serviranno solo a darci un po' di respiro, forse per qualche generazione. Ma in quell'asso di tempo si dovranno imparare tutti i mestieri e le abilità del passato. Dobbiamo apprendere.

Episodio 2, La genesiModifica

 
Ponte di Severn, visto da Black Rock, presente all'inizio dell'episodio
  • Anne Tranter: D'ora in poi sarà sempre così.
    Greg Preston: Così come?
    Anne Tranter: Incidenti, anche lievi. Una brutta ferita o ustioni, problemi che diventano sempre più gravi.
    Greg Preston: Ci servirà l'aiuto di Dio anche per un semplice mal di denti.
  • Ci sono strane persone in giro per il paese, senza meta, perse. Si metteranno in contatto con altre, e formeranno dei gruppi. Qualcuno unirà questi gruppi, creerà un controllo centrale, vorrà essere il leader, avere il comando. Vorranno qualcuno che abbia autorità. Ora, con queste premesse, servirà qualcuno che si assuma la responsabilità. Ci vorrà qualcuno con potere decisionale. Vede, io frequento la chiesa, non sono religioso. Ma credo che Dio mi abbia risparmiato per aiutare chi è rimasto. È il mio lavoro, il mio talento; l'organizzazione. (Arthur Wormley)
  • Anne Tranter: Sai, d'ora in avanti i soldi non avranno più alcun valore. Il ricco sarà chi possiede le cose. Sono sicura che ci sarà un sacco di gente felice di lavorare per un buon pasto, non trovi?
    Greg Preston: Ah sì... ci sarà la coda.
  • Abby Grant: Sa, credo che dovremmo ricominciare, ricominciare da capo. Dovremo imparare di nuovo tutti i mestieri di una volta, non solo l'agricoltura. Questo sarà abbastanza difficile, ma tutto ciò che abbiamo dimenticato.
    Arthur Wormley: Non userà nulla di quello che è rimasto?
    Abby Grant: Ma certo che la farò. Devo farlo. Ma l'obiettivo è diventare man mano più indipendenti, dipendere sempre meno da ciò che resta.
    Arthur Wormley: Non si sta complicando un po' la vita? Sono daccordo sull'agricoltura, ma gli strumenti della civiltà resisteranno ancora per molto tempo.
    Abby Grant: Resisteranno, ma non per sempre. Non vede il punto in cui è giunto la nostra civiltà? Si guardi intorno, guardi questa casa, questa cucina. Dubito molto che ci sia anche un solo oggetto che sia frutto dell'opera di una singola persona. Prenda il tavolo, un semplice tavolo in legno.
    Arthur Wormley: Be', non sono un falegname, ma credo che riuscirei a farlo anch'io.
    Abby Grant: Dall'inizio? Abbattere gli alberi? Con che cosa? Un'ascia? Una sega? L'acciaio della sega è stato prodotto in una fonderia, il ferro è stato estratto dal suolo, e anche il combustibile prima di fonderlo. Ora, cosa succederà quando si spezzerà l'ultima ascia o se si romperà l'ultima sega? Perfino questo semplice coltello è il prodotto di centinaia di persone in decine di settori diversi. Prenda qualsiasi altra cosa, ovunque ne hai voglia. Il discorso non cambia. Come si produce una tazza? Un pezzo di carta? Un bicchiere? Con la tecnologia, la nostra civiltà può fare atterrare l'uomo sulla luna, ma come individui non sappiamo nemmeno fare la punta di una lancia. Siamo meno pratici dell'uomo dell'età del ferro.

Episodio 3, La fugaModifica

 
Ponte sospeso sul fiume Wye
  • Dave Long: Se volete cibo, medicinali, benzina, provviste in genere, venite da noi e avrete i buoni. Funziona così per tutti. Basta firmare il registro e avrete i buoni.
    Greg Preston: Si può sapere che diavolo centri tu?
    Dave Long: Ora ti spiego cosa centro io; siamo i rappresentanti dell'amministrazione d'emergenza. Ci siamo assunti la responsabilità di quest'area. Qualcuno deve pur organizzare. Qualcuno deve controllare l'ordine e la legalità.
    Greg Preston: [Indica un cadavere impiccato] È così che controllate l'ordine e la legalità?
    Dave Long: Non l'abbiamo impiccato noi. Abbiamo trovato il suo corpo in strada, ma appenderlo lì è più efficace che scrivere "vietato entrare" sulla porta.
    Jenny Richards: Questo è disgustoso!
    E che succede se non riconosciamo la vostra autorità?
    Dave Long: Non avete molta scelta. Siamo noi a governare quest'area, che vi piaccia o no. Vedete voi. Potete venire qui al quartier generale e registrarvi come residenti in quest'area. In quel caso, vi daremo la tessera personale che vi darà diritto a servirvi qui dentro.
    Greg Preston: Daccordo. Altrimenti?
    Dave Long: Questo vale come primo avvertimento. Se vi troviamo a saccheggiare ancora in quest'area, prenderemo provvedimenti.
    Reg Gunnel: È stata istituita la legge marziale. Ora siamo noi l'autorità. È un nostro diritto. I saccheggiatori vengono fucilati all'istante.
  • Jenny Richards: Credete abbiano davvero quell'autorità?
    Abby Grant: Sì, ed è questo che mi preoccupa. Forse siamo noi nel torto.
    Greg Preston: Oh, per favore! Non sono altro che una banda di criminali. Hanno soltanto sete di potere.
    Abby Grant: Sì, ma almeno loro hanno una sorta di organizzazione. Magari non approviamo ciò che fanno, come si presentano, ma almeno hanno un certo ordine. Servirebbe anche a noi.
    Jenny Richards: Stai dicendo che dovremmo unirci a loro?
    Abby Grant: No. Ma... Non lo so. Ma so che se iniziano a formarsi piccoli gruppi di persone che condividono certe idee e questi incontrano gruppi con idee diverse, si creano le condizioni perché scoppi la guerra.
    Greg Preston: Non tra persone ragionevoli. L'hai detto tu stessa. Siamo in pochi e c'è abbondanza di tutto. Dagli tempo e vedrai che le comunità si uniranno perché vogliono farlo davvero.
  • Abby Grant: Pensavo di essere riuscita ad accettare questa orribile situazione. Ero ancora viva ed ero convinta di sapere cosa fare. Ho cercato di essere davvero realista. In qualche modo, anche se intuivo le difficoltà, mi sembrava perfetto.
    Jenny Richards: Vuoi dire formare una comunità?
    Abby Grant: Sì. Mi sembrava ovvio. E invece altre persone la pensano in modo completamente diverso.
    Jenny Richards: Secondo me, la tua idea è giusta.
    Abby Grant: Ero convinta che noi sopravvissuti ci saremmo uniti. Intendo uniti veramente, che non ci sarebbero stati interessi personali o politici, ma un'unità d'intenti, di aiuto reciproco, e che il fatto di avere in comune la condizione di sopravvissuti sarebbe bastato.

Episodio 4, Bambole di pagliaModifica

 
Bernithan Court, Llangarron, nell'episodio quartiere di Charles Vaughan
  • Abby Grant: Abbiamo conosciuto un tale Wormley. Dice di essere il governo.
    Charles Vaughan: Quanti uomini ha?
    Abby Grant: Non saprei. Otto a nove.
    Greg Preston: Dei delinquenti.
    Jenny Richards: Hanno distrutto il nostro insediamento appena iniziato.
    Charles Vaughan: Lasciate perdere il governo. Anche loro dovranno scendere a patti con la natura. Un governo senza mezzi di comunicazione non si può fare.
  • Charles Vaughan: Non so quanti esseri umani servano affinché la specie possa continuare ad esistere. Ma so che una comunità di dodici, quindici persone non è sufficiente.
    Abby Grant: Bisognerebbe accoppiarsi.
    Charles Vaughan: Riproduzione obligatoria. Su cinque neonati, quattro potrebbero non arrivare all'età adulta; carenze alimentari, niente farmaci, niente chirurgia. Quanti dottori sono rimasti nel paese su venti? Uno? O nessuno? Il problema della prossima generazione, come del mio raccolto di grano, è davvero urgentissimo.
  • Charles Vaughan: Le parole che si usano sono molto importanti. Io cerco sempre di salutare un estraneo in modo che perda ogni diffidenza.
    Lorraine: "Ciao, mi chiamo Lorraine. Hai bisogno di noi e noi di te".
    Charles Vaughan: Già. E con un estraneo lo dici sul serio. E prima di fare domande devi aprirti, parlare di te, far capire che non c'è alcun pericolo, e poi chiedere della salute.
  • Greg Preston: Avete un'idea di quale sia il tasso di sopravvivenza?
    Charles Vaughan: No, non proprio. Nell'area controllata, noi quindici siamo gli unici su circa 75.000 persone.
    Greg Preston: Una ogni cinquemila?
    Charles Vaughan: Circa. Ed è così ovunque. Ora la popolazione delle isole britanniche è di circa 10.000 persone. Ho calcolato che ci restano residui di civiltà sufficienti per esistere due generazioni. Se sopravviviamo per due anni ancora, riuniamo i raccolti, facciamo sicché il bestiame superi l'inverno, sconfiggiamo i topi, facciamo la semina per l'anno dopo, e creiamo le condizioni per la prossima generazione, allora ce la faremo. Dobbiamo usare la logica.
  • Charles Vaughan: Abby, tu devi restare incinta.
    Abby Grant: Ci devo riflettere.
    Charles Vaughan: No, il tempo per riflettere verrà solo dopo, quando la biologia farà in modo che non solo tu ma l'intero genere umano possa sopravvivere.
  • Charles Vaughan: Quello che importa ora è avere figli. [...] Non puoi sopravvivere vivendo solo giorno per giorno. Devi pianificare in anticipo per l'anno successivo, per i prossimi venti, cinquant'anni. Io ci ho provato. Ho provato a fecondare quattro donne. Tessa e Florence sono già morte, e sarà solo fortuna se le altre due partoriranno bambini in grado di diventare adulti, ma devo continuare a provarci. Con amore.
    Abby Grant: Amore?
    Charles Vaughan: Sì, amore. Amore è dipendenza. Amore è sopravvivenza comune.

Episodio 5, Gli angeli della montagnaModifica

 
Vecchia stazione ferroviaria di Ripple, Tewkesbury
  • Jack: La Morte ha colpito milioni di uomini. Colpire un solo uomo o milioni è così inaccettabile?
    Abby Grant: Sì. Io sono un essere umano.
    Jack: Dio ha parlato a me e ad altri esseri umani nel corso dei millenni della Sua gloria, della Sua grandezza, d'amore e misericordia.
    Abby Grant: Io non capisco Dio.
    Jack: Oh, vuoi capire Dio! Abby, tu chi ami di più?
    Abby Grant: Mio figlio Peter e anche mio marito.
    Jack: Hai dovuto capirli per amarli?
    Abby Grant: No.
    Jack: Abby, è già tutto scritto e detto. Niente di nuovo sotto il sole. Dio ha una infinita capacità di comprensione. Dove ti trovavi quando Egli pose le fondamenta della Terra?
    Abby Grant: Non dovrei porre io le domande.
    Jack: Sì, ma ama Dio.
    Abby Grant: È perché non amavano Dio che tutte quelle persone sono state uccise? I bambini sono morti perché non conoscevano Dio?
    Jack: Chi li ha uccisi?
    Abby Grant: L'epidemia.
    Jack: Nei secoli, l'epidemia è arrivata e se ne andata, morti, nati, quanta desolazione. E, come nelle scritture, Dio è stato misericordioso. Ha confortato e ha asciugato le lacrime sui volti di tutti. La vita, tu dici, si è ridotta al livello di sopravvivenza. È forse una novità? Cercavamo di sopravvivere anche prima dell'epidemia.
    Abby Grant: Ma sulla Terra non è cambiato nulla. Ci sono ancora gli stupidi, chi uccide, chi ruba...
    Jack: Chi ha paura.
    Abby Grant: Sì...
  • Vivere, sopravvivere. Forse Dio è sopravvivenza, o la sopravvivenza è Dio. (Abby Grant)

Episodio 6, La guerra di GarlandModifica

 
Brockhampton Court, Herefordshire, nell'episodio residenza di Jimmy Garland
  • Jimmy Garland: Ora è il momento giusto per vivere. Adesso è il momento migliore.
    Abby Grant: Adesso? In tutto questo caos?
    Jimmy Garland: Tempi così sono perfetti per me. Posso riccorrere a tutto ciò che ho imparato. Sono pronto. Non esisterebbe periodo migliore in cui vivere.
    Abby Grant: Stai parlando seriamente, vero?
    Jimmy Garland: Sì.
    Abby Grant: Allora la morte di milioni di persone non significa niente per te?
    Jimmy Garland: Se vuoi che sia del tutto onesto, no. Il limite della sofferenza sta in ciò che una persona riesce a sopportare. Per me la sofferenza non si amplifica solo perché è inflitta a milioni di uomini. Devi pensare a te stesso. Non puoi piangere per il mondo intero.
  • Al diavolo le promesse. Regole antiche che un uomo debba rispettare la parola, comprensione, trattati, patti. Queste cose non valgono più ormai. Si fa e si dice ciò che più conviene. (Knox)

Episodio 7, FameModifica

  • Cartucce: il denaro del futuro. (Tom Price)

Episodio 8, Bottino di guerraModifica

  • È inutile arare ogni piccolo pezzo di terra e dire "oh, qui coltiviamo questo, là coltiviamo quello". È un ciclo completo, e voi dovete essere parte del ciclo. Si deve pianificare con due anni di anticipo e poi bisogna alternare i raccolti in modo da non vedere mai nessun campo incolto. (Paul Pitman)
  • Sarò antiquato, ma ho sempre pensato che le donne prepotenti manchino di femminilità. (Arthur Russell)

Episodio 9, Una questione di coscienzaModifica

  • Con le cipolle, perfino la carta ha sapore. (Emma Cohen)
  • Emma Cohen: Si chiama democrazia? Questa, intendo.
    Abby Grant: Non saprei. Non ci ho mai pensato.
    Emma Cohen: Be', è una buona cosa che tu metta delle regole, ma credo che tutti dovrebbero esprimere la loro opinione in proposito.
  • Arthur Russell: La morale sono una questione di leadership.
    Abby Grant: Fino a un certo punto.
    Arthur Russell: Assolutamente.
    Abby Grant: È anche un problema di coinvolgimento. Le persone hanno bisogno di sentirsi utili alla comunità, di avere un obiettivo. La mera sopravvivenza non basta.
    Arthur Russell: Cara, tu limitati a indicare l'obiettivo e lascia che le persone si arrangino.
  • Greg Preston: Non lo trovi divertente?
    Jenny Richards: Che cosa?
    Greg Preston: Pensare a quanto si possa tornare indietro.
    Jenny Richards: Che vuoi dire?
    Greg Preston: A quanto si possa tornare primitivi.
    Jenny Richards: Primitivi?
    Greg Preston: Tornare ai primordi. Guarda. La baldoria di questa sera sembra un rito pagano.
    Jenny Richards: Dici?
    Greg Preston: Certo. Primo maggio, ballare il calendimaggio, simboli di fertilità, l'arrivo della primavera.
    Jenny Richards: Ninfe e pastori!
    Greg Preston: Ninfe e satiri.
    Jenny Richards: Non ho mai ben capito cosa sia un satiro. Non è in parte uomo e parte cavallo?
    Greg Preston: No, capra.
    Jenny Richards: Però di solito si facevano dei sacrifici.
    Greg Preston: Anche noi. Uccidiamo il maiale.
    Jenny Richards: No, non intendevo quello. Io pensavo, be', delle persone.
    Greg Preston: Sì, hai ragione. I contadini una volta pensavano, obbè, suppongo ci siano ancora dei contadini convinti che il sangue, il sangue umano, sia un fertilizzante. Il sangue di una vergine.
  • Nel caso non l'abbiate notato, la nostra società si è un tantino ristretta. Non possiamo più fare gli scaricabarile. Non possiamo girare problema alla polizia, al tribunale, all'ospedale statale o a chi sa chi altri. Dobbiamo pensare, decidere, agire per il nostro bene. (Greg Preston)

Episodio 10, Pensare al futuroModifica

  • Paul Pitman: [Sui cani randagi] Sono qui intorno.
    Greg Preston: Già.
    Paul Pitman: E se ne alevassimo uno e lo facessimo diventare un vero cane da caccia?
    Greg Preston: Si deve passare da una razza mista prima di tornare a una pura, e ci vuole tempo prima che riprenda il processo di selezione naturale.
    Paul Pitman: Ho letto una cosa interessante riguardo ai lupi. Se uno del branco si ammala o rimane ferito, gli altri gli si rivoltano contro. Lo fanno a pezzi. Be', ma qui non parliamo di lupi.

Episodio 11, VendettaModifica

  • Greg Preston: Istruzione non significa imparare le cose a memoria, ma per ora ai ragazzi servono nozioni. Sì, insomma, come usare, anzi, come fare buon uso di tutto ciò che è rimasto al mondo. È tutto scritto, tutto scritto nei libri. La chiave del futuro è nelle biblioteche.
    Paul Pitman: Pensi che loro avranno un futuro? Non faranno i nostri sbagli?
    Greg Preston: Be', forse sì. Ma possiamo dargli un'alternativa.
  • Vic Thatcher: Oltre per giocare a carte, a cos'altro serve saper fare bene i conti?
    John Millon: A comprare le cose?
    Lizzie Willoughby: No... A misurare le cose? Però ormai non c'è più bisogno di misurare niente.
    John Millon: A niente!
    Lizzie Willoughby: Saper contare non serve a niente.

Episodio 12, Qualcosa di valoreModifica

  • Robert Lawson: C'è una sorta di tendenza diffusa. Rispetto a prima, le persone stanno più in gruppo. Ma ci sono ancora molti solitari.
    Abby Grant: Come te.
    Robert Lawson: Oh no, io non sono un solitario per natura. È solo che non ho ancora trovato un posto che mi va da genio. Ma, come dicevo, pare proprio che i margini di scelta siano ridotti. Ci sono gruppi che hanno messo su piccole comunità, come ad esempio voi, con persone che sono disposte a darsi da fare per sopravvivere. E poi ci sono gli sciacalli.
    Abby Grant: Oh, li conosciamo molto bene. Sono venuti anche qui.
    Arthur Russell: Sono come le cavallette. Fanno piazza pulita. I gruppi più numerosi hanno sicuramente scorte enormi.
    Robert Lawson: Sì, certo, è vero. E siccome hanno merce da proteggere le loro zone sono veri e propri campi minati. Ma per quanta roba abbiano, prima o poi le loro scorte dovranno finire, e dal quel momento quelli come voi dovranno guardarsi le spalle.
    Greg Preston: Abbiamo già avuto una buona dose di problemi con loro.
    Robert Lawson: E poi c'è anche un'altra tipologia, quella dei nomadi. Viaggiano tutti insieme, restano in una zona per un po', e poi ripartono in cerca di posti migliori. Certo che si sta facendo dura anche per loro, ora che la benzina scarseggia.
  • Thorpe: Scommetto che non rivedremo mai più un arancia in tutta la nostra vita.
    Jim Buckmaster: Te ne sei accorto solo adesso?
    Thorpe: Però è la verità, no? Insomma, un sacco di bambini cresceranno senza aver mai visto un'arancia.
    Jim Buckmaster: Ti mancano le arance, eh? Mi sa che ti piacevano.
    Thorpe: Però, hai ragione, sai? Quante cose non vedremo più? Arance, limoni, pompelmi, banane... Ecco, anche ananas. Un sacco di frutta!
    Jim Buckmaster: E te ne sei appena accorto?
    Thorpe: Stavo solo dicendo...
    Jim Buckmaster: Ma sai che a volte io davvero mi meraviglio di te? Non hai mai pensato a come stanno le cose? Dopo tutto questo tempo, ti accorgi solo adesso che non ci sarà più frutta importata?
    Thorpe: Okay, d'accordo...
    Jim Buckmaster: Hai fatto caso delle spese del paese per importare cibo? Miliardi e miliardi di sterline! Non c'era un solo giorno in cui non mangassimo qualcosa d'importazione.
    Thorpe: Ma non è vero!
    Jim Buckmaster: Carne, ciocolato, riso, olio!
    Thorpe: Okay, okay!
    Jim Buckmaster: La lista è ancora lunga. Zucchero, caffè, sì, compreso quel tè che stai tracandando adesso.
    Thorpe: E va bene, la vuoi smettere adesso?! Che noia!

Episodio 13, Un nuovo inizioModifica

  • All'improvviso mi sono resa conto che a dispetto di ciò che facciamo, per quanto ce la mettiamo tutta, non possiamo più tornare indietro, e quello che abbiamo ora sarà ciò che avremo per il resto della vita. (Abby Grant)
  • Il mondo è un posto magnifico. Lo è sempre stato. Sono gli uomini a renderlo amaro. Ora noi possiamo addolcirlo. (Jimmy Garland)

Seconda stagioneModifica

Episodio 1, Nascita di una nuova speranzaModifica

 
Fattoria di Callow Hill, Monmouth, ambientazione di gran parte della seconda serie
  • Attualmente siamo ventun persone, quindi per il momento possiamo solo ricavare cibo dalla terra, ristrutturare le case e cucirci i vestiti. Insomma, ognuno ha delle mansioni. Possono essere più o meno utili, ma di fatto la comunità dipende dalla singola persona che ha un compito specifico. Vedi ad esempio Ruth. Non ha il tempo d'insegnare, di tramandare le sue conoscenze. Per questo, io credo che se fossimo più numerosi potremmo fare più cose. Qualcuno potrebbe andare al mare a prendere il sale. Avremmo più tempo per pensare al tuo telefono, il tempo di fare la calce, non solo per le pelli ma per l'edilizia. Potremmo anche fare il sapone o mettere su una biblioteca. Arriverebbero altre persone, chi per commerciare, chi per restare. Presto diventeremmo una città e, magari... perché no! Una civiltà. (Charles Vaughan)

Episodio 2, L'amore più grandeModifica

  • Jack Wood: Un censimento?
    Arthur Russell: Solo nome, indirizzo e abilità speciali.
    Jack Wood: Nome, grado e matricola! Sì, esatto. E poi ci sarà un orario d'ingresso?!
    Arthur Russell: No.
    Jack Wood: Ma allora perché lo fai? Per i posteri?
    Arthur Russell: Sai, se vogliamo espanderci.
    Jack Wood: E se non volessi conformarmi alla tua richiesta?
    Arthur Russell: È solo per avere una documentazione.
    Jack Wood: Ah, quindi a breve le imposte sul reddito!
  • Charles Vaughan: Lo sapevate che nelle società primitive si usavano le droghe per alleviare le pene della vita? Be', più o meno facevamo così anche noi. In fondo, consiste in questo la civiltà; un grande sistema per alleviare le pene del genere umano. È trascorso un anno, ma sembra passata una vita. Potremmo mai adattarci a tutto questo, Greg? O diventeremo tutti delle bestie?
    Greg Preston: Ho conosciuto un olandese, un agente di camion, un uomo grande, grosso, gioviale. In guerra è stato deportato in un campo di concentramento, a Belsen mi pare, dove perse la madre. Quando io lo conobbi, viveva nel lusso e ricordava bene quegli orrori. Ma, in qualche modo, per lui non erano più reali ormai.
    Charles Vaughan: Quanto è stato a Belsen?
    Greg Preston: Un anno.
  • Ruth Anderson: Ti rendi conto che non potrete vaccinare vostro figlio per la poliomielite? Per la difterite? E neanche per il vaiolo?
    Greg Preston: Sì. Ma immagino che correre il rischio sia...
    Ruth Anderson: Inevitabile. Ma a quale scopo?
    Greg Preston: Be', io direi che il gesto di Paul, che ha rischiato la vita per salvare qualcun altro sia uno scopo.
    Ruth Anderson: Tu dici?
    Greg Preston: Sì. Considerando quanto le persone siano state brutali ed egoiste, mi sembra un passo avanti.
    Ruth Anderson: Bene.
    Greg Preston: Be', hai dimenticato, forse perché a te non è capitato, che le persone disputavano territori, supermercati, benzina. Morti, lotte, motivate solo dal panico, dalla paura. Adesso siamo più organizzati. Questa pulsione è meno forte. Siamo rimasti in pochi, ne siamo consapevoli. Forse è per questo che trattiamo meglio gli altri.

Episodio 3, Le luci di Londra, parte 1Modifica

  • Ruth Anderson: Cosa sono quei fuochi?
    Amul: In termini scientifici, nascono per combustione spontanea.
    Penny: Sono cumuli di cadaveri o cumuli di qualcos'altro. Chi può saperlo?
  • Dottore: Dalle statistiche, sappiamo che su 500 persone possiamo avere un centinaia di coppie fertili, giusto?
    Ruth Anderson: Giusto.
    Dottore: Circa cento coppie che possono avere bambini, che significa il limite minimo per la razza umana. Se scendiamo sotto di esso, cresce la probabilità di estinguerci in poche generazioni. Insediamenti come il tuo? Troppo piccoli. Non possono durare. Londra è forse l'unico luogo della Terra dove ci sono ancora tante persone tutte insieme dopo l'epidemia. Be', magari anche a Tokyo o a New York. Non abbiamo notizie in merito.

Episodio 4, Le luci di Londra, parte 2Modifica

  • Sai Manny, per essere uno che si dice tanto democratico sei molto legato alle tue idee. (Greg Preston)

Episodio 5, Il volto della tigreModifica

  • [Su William Wordsworth] Era un grande filosofo come Rousseau. [...] Era convinto che la natura fosse una forza capace di pervadere tutto, uomini, bestie, piante. (Alistair McFadden)
  • [Sul sapone] Però, è strano che una cosa tanto puzzolente serva a lavarsi. (Alistair McFadden)
  • Gli psichiatri non ti dicono niente. Fanno domande per scrivere referti per poter rilasciare dei pareri. (Alistair McFadden)
  • La natura è il linguaggio dei sensi, l'ancora del mio più puro pensiero, la nutrice, la guida, custode della mia anima e del mio cuore, così come di tutto il mio essere morale. Ero guarito grazie all'epidemia. Certe persone non sono fatte per vivere in città affollate o sopportare l'immoralità delle pressioni commerciali, perché si allontanano da se stessi, dalla realtà della loro esistenza. Sono incapaci di sentire, di esprimere e di capire chi sono. E così diventono impaurite e tormentate e, come animali in trappola, reagiscono aggredendo. Allora vengono rinchiuse con altre creature terrorizzate, vanno trattate con farmaci, elettroshock e con l'indulgente comprensione che si riserva ai bambini capricciosi, ma non con amore. Non con amore, perché questo significa condivisione. E, come un animale in gabbia, quale condivisione può esserci? (Alistair McFadden)
  • Saremo primitivi per contingenza, ma siamo civili per scelta. (Ruth Anderson)

Episodio 6, La stregaModifica

  • Ti ricordi com'era prima? Quelli che credevono alle streghe venivano presi in giro. E questo perché c'erano i giornali, la radio, la televisione, i dottori, i preti e gli psichiatri. Ci aiutavano a vedere le cose nel modo giusto. Perciò, se la gente voleva credere ai fantasmi o le streghe, poteva farlo senza spaventare tutti gli altri. (Charles Vaughan)

Episodio 7, Il cecchinoModifica

  • Charles Vaughan: Alcuni valori sono irrinunciabili.
    Greg Preston: E per fortuna altri li abbiamo persi per strada. Su alcune cose siamo già regrediti e di questo ringrazio Dio.

Episodio 8, Di solo paneModifica

  • Non è così importante partecipare ai riti liturgici. Si può essere buoni cristiani anche senza andare in chiesa. (Lewis Fearns)
  • Jenny Richards: Dov'era Dio quando è scoppiata la peste?
    Lewis Fearns: L'uomo ha causato la peste.
    Jenny Richards: E Dio ha creato l'uomo.
    Lewis Fearns: Sì, e gli ha dato il dono della libertà.
    Jenny Richards: Certo, di autodistruggerci.
    Lewis Fearns: È l'uomo che decide.
    Jenny Richards: E Dio si limita a guardare.
  • Le religioni si limitano a offrire un sostegno morale, una sorta di assicurazione contro i fallimenti. Perché darsi tanto da fare se tutto ciò che manca sarà compensato nell'altro mondo? (Greg Preston)
  • Charles Vaughan: Ognuno deve avere il diritto di trovare la propria fede come e quando vuole. Forse Lewis può aiutarli.
    Greg Preston: Sei d'avvero pronto a correre questo rischio?
    Charles Vaughan: Noi non abbiamo nessuna autorità per imporre uno stile di vita alle altre persone.
    Greg Preston: Molte persone vogliono l'autorità! Sono in tanti a non voler risolvere i problemi da soli. Vogliono qualcuno che scelga.
  • Philip: È solo un fiore.
    Lewis Fearns: Ma rifletti sulla sua complessità, pensa agli elementi che hanno concorso a renderlo così affascinante. E poi, fiorisce senza aver bisogno della nostra presenza, come il cielo. Nemmeno lui ha bisogno di noi.
    Philip: Ha bisogno dei nostri sguardi.
    Lewis Fearns: Chissà. Di sicuro noi siamo qui a guardarlo. Bellezza, verità, amore, bontà, aspetti del divino che l'uomo ha il potere di sviluppare dentro di se. È la qualità della vita che conta, il modo in cui viviamo, non per quanto tempo.
  • Charles Vaughan: Condividiamo i frutti del nostro lavoro.
    Philip: Sì, in base ai bisogni e le capacità di ciascuno.
    Ruth Anderson: Che cosa c'è di male?
    Philip: Hanno fatto lo stesso in Russia, ma hanno capito che servono dei capi per controllare che i contadini lavorino per il bene comune.
    Charles Vaughan: Qui non ci sono capi!
    Philip: Ma c'è una classe di leader che temi la minaccia rappresentata da Lewis. Neanche in Russia volevano che la gente credesse in Dio, perché li distraeva dal lavorare per lo Stato.
  • Dobbiamo permettere a ognuno di trovare la propria strada, ciascuno con i suoi tempi. Non sarà molto efficiente, ma qui almeno avremo una società di esseri umani, non solo un'unità economica. (Charles Vaughan)
  • Se ritieni che possa esserci un margine di fallimento in tutto quello che fai, forse non è una cattiva idea iniziare una professione in cui il successo non sia considerato un valore così importante. (Lewis Fearns)
  • Che gran privilegio non dover credere in Dio. Voglio dire, è facile. Ci vuole coraggio a credere nonostante le avversità. (Lewis Fearns)

Episodio 9, Di solo paneModifica

  • Charles Vaughan: Che sistema seguite qui?
    Joy Dunn: Sistema?
    Charles Vaughan: L'organizzazione sociale.
    Joy Dunn: "La nuova via alla verità".
    Charles Vaughan: E cos'è, mi scusi?
    Joy Dunn: La comunità si fonde sul concetto di gruppo unificato senza rozze suddivisioni come i matrimoni individuali. Ci siamo concentrati su questioni come purezza, sviluppo fisico e procreazione selettiva. Mi spiego?
    Charles Vaughan: Sarebbe una novità?
    Joy Dunn: Sì.
    Charles Vaughan: Mi scusi, sa. Io l'ho chiesto solo perché a parte l'eugenetica che già ne parla è simile al sistema dei kibbutz.
    Joy Dunn: Infatti, il signor Kershaw l'ha studiato, ovviamente. Ma abbiamo apportato delle migliorie.
  • Max Kershaw: A parte tutte le fandonie sulla collaborazione, in pratica, che ha detto della sua comunità? Immagino che conservino le famiglie e i matrimoni.
    Joy Dunn: Sì, temo di sì.
    Mike: Bifolchi!
    Max Kershaw: Non ci si può aspettare altro.
    Susan: La gente ha il terrore di cambiare.
    Max Kershaw: Ma ti ha parlato della loro organizzazione del lavoro? Sì, insomma, si è sbottonato?
    Joy Dunn: È la vecchia tecnica del baratto: io do' a te, tu dai a me.
    Max Kershaw: Sempre la solita filosofia marxista e egualitaria trite!
    Mike: Non imparano mai!
    Susan: Duri da morire, certi vizi.
    Mike: Ma dovranno pur sapere dell'epidemia. L'hanno diffusa i comunisti, e senza dubbio è tutto una loro machinazione.
  • Max Kershaw: Disciplina della procreazione!
    Charles Vaughan: In poche parole cos'è? Un programma di eugenetica?
    Joy Dunn: Come le ho già spiegato stamattina, sì.
    Charles Vaughan: La creazione di una razza dominante?!
    Susan: Il mondo dev'essere ripopolato.
    Max Kershaw: E con la massima urgenza.
    Charles Vaughan: Concordo in pieno. Sono solo un po' scettico sui vostri metodi.
    Susan: Sarebbe una follia criminale ricominciare ad accoppiarsi casualmente come prima.
    Charles Vaughan: D'avvero?
    Susan: Ma certo. Abbiamo la possibilità di pianificare e selezionare.
    Charles Vaughan: Sì, ma come pianificate e selezionate la razza perfetta?
    Susan: È la comunità a decidere.
    Charles Vaughan: Ah...
    Max Kershaw: Per consenso generale.
    Susan: È molto meglio del vostro sistema.
    Charles Vaughan: Lei dice?!
    Mike: Matrimoni? Piccoli gruppi familiari?
    Joy Dunn: Cose del vecchio mondo.
    Max Kershaw: Che innegabilmente ha fallito.
    Charles Vaughan: Oh, andiamo...
    Mike: E come se ha fallito!
    Joy Dunn: Mi creda, la storia genetica dell'umanità è stata un disastro, un persistente declino sul piano fisico e intellettuale. La cosiddetta civiltà non ha fatto che perpetuare la sopravvivenza dei più deboli.
    Max Kershaw: È così ha reso inevitabile l'epidemia, perché l'umanità aveva fallito, e bisognava trovare una nuova via.
    Susan: Ordinata dall'onnipotente.
    Charles Vaughan: State dicendo che l'epidemia è stata mandata da Dio?
    Mike: L'eliminazione del novantotto per cento dell'umanità non può essere minimizzata come un atto casuale di distruzione.
    Susan: Dietro ci dev'esserci uno scopo superiore, un motivo.
    Charles Vaughan: Be', sì, volendo possiamo vederci un intento divino...
    Susan: Possiamo? Dobbiamo!
  • Charles Vaughan: Non si può escludere la compassione. Bisogna accettare qualche debolezza.
    Max Kershaw: No! È proprio per questo che hanno fallito tutti prima dell'epidemia, per debolezza, per il criminale liberalismo che aveva tollerato l'ignavia, l'avidità e anche l'ignoranza.
    Charles Vaughan: Non abbiamo alcun interesse in comune, allora.

Episodio 10, ParassitiModifica

  • Gli ettari sono i migliori sostituti di una eredità. (Charles Vaughan)

Episodio 11, Nuovi arriviModifica

  • Il morale di una comunità riflette il valore della sua leadership. (Greg Preston)

Episodio 12, Oltre le collineModifica

  • Ruth Anderson: Sarebbe ora di inventare un contraccettivo. Ho provato, sai? Melanie continua a ripetermelo, e anche le altre donne.
    Charles Vaughan: Questo non lo sapevo.
    Ruth Anderson: Non sono problemi tuoi.
    Charles Vaughan: Stai cercando di inventare qualcosa per impedire alle donne di avere dei figli! Hai forse dimenticato che il mondo è spopolato?
    Ruth Anderson: Le donne ci hanno messo secoli per ottenere il diritto a concepire per propria volontà. E ora che finalmente avevamo raggiunto quella libertà...
    Charles Vaughan: La libertà di lasciare che il mondo finisca?!
    Ruth Anderson: Uno degli effetti peggiori della peste a mio parere è che le donne sembrano servire solo per fare figli.
    Charles Vaughan: No, non è così.
    Ruth Anderson: Vedrà come andrà a finire. Non voglio contribuire a far tornare le donne come nel medioevo solo perché al mondo servono persone, neanche per amore, neanche per Paul lo farei.
    Charles Vaughan: Un figlio non è una minaccia!
  • Charles Vaughan: I figli sono la nostra unica speranza. La prova che vogliamo andare avanti. Le nostre radici.
    Greg Preston: Ma prima di piantare le radici, devi essere sicuro del terreno.

Episodio 13, Un nuovo mondoModifica

  • Charles Vaughan: Se vogliamo prendere parte ai cambiamenti nel mondo...
    Jack Wood: E vogliamo prenderne parte?
    Charles Vaughan: Jack, non mi sono mai sentito un emarginato. Dobbiamo darci una mano, oppure non ci sarà né crescita né espansione. In quel caso...
    Jack Wood: Crescita! Espansione! Parole che non pensavo di risentire.
    Charles Vaughan: Solo perché non ti sembravano più possibili.

Terza stagioneModifica

Episodio 1, Caccia all'uomoModifica

  • Michael Clifford: Il vecchio liberalismo è sepolto, è morto con l'epidemia. Un tossico è un tossico per scelta. In passato siamo stati troppo permissivi, distribuendo ricette a piene mani. Loro facevano la coda in farmacia e poi si rintanavano da qualche parte a farsi la loro dose.
    Geert Miedel: Mio caro Michael, le persone che soffrono non...
    Michael Clifford: Persone che soffrono? O che non hanno fegato?
  • Non convincerà chi è spaventato è diffidente se lei per primo è spaventato e diffidente. Quando un cannibale la invita a cena, lei non si siede vicino al pentolone e non chiede cosa bolle in pentola, perché potrebbe essere presa per una critica. (Michael Clifford)
  • Un professionista non uccide per divertimento. Lo lasciamo fare ai dilettanti. (Michael Clifford)

Episodio 2, I ragazzi di EagleModifica

  • Greg Preston: [Sull'ergotismo] Mi ricordo d'aver letto che il pifferaio magico di Hamelin suonava il flauto ai bambini affetti da questa malattia. La chiamava il "fuoco di Sant'Antonio".
    Mrs Butterworth: D'avvero affascinante...
    Greg Preston: Insomma, lui non rapiva i bambini, li aiutava a guarire. Pare che la musica e il ritmo in qualche modo riuscissero a rilassare gli arti colpiti. Nel Medioevo era una malattia comune.
    Agnes: E perché ora no?
    Greg Preston: Be', adesso la gente mangia meno pane di segale e ci sono leggi più severe in fatto di cibi. Cioè, c'erano. Ora non ci sono più, non c'è più un ministero dell'agricoltura o della salute che si occupi di questo.

Episodio 3, La legge della giunglaModifica

  • Quello che ti dà una fattoria lo ottieni anche con la caccia. È una giungla là fuori. (Brod)
  • I fucili servono soltanto ai cacciatori. (Brod)
  • Sapete perché prepariamo sempre cibo in abbondanza? Perché ci siano tanti avanzi da buttare ai cani, perché meno hanno fame, meno problemi creano. (Brod)

Episodio 4, RabbiaModifica

  • In questi tempi, uno che ti porge la mano è onesto o pazzo. (Richard Fenton)
  • Charles Vaughan: Il mio più grande sogno è convincere le persone a unirsi, a federarsi, a usare quel poco di tecnologia che è rimasta. [...] Quindi ogni informazione sugli spostamenti è essenziale, e tu ce l'hai.
    Richard Fenton: È evidente che per te è una missione.
    Charles Vaughan: Non sarò la prima persona che incontri che fa questi discorsi?
    Richard Fenton: Oh no, ci sono i tecnici del dipartimento acqua e funzionari, gente qualunque con grandi idee... Oh, scusami.
    Charles Vaughan: Vedo che la cosa non t'interessa [...] Non sono solo idee grandiose, si tratta di buonsenso. Io parlo di sopravvivenza.
    Richard Fenton: Ma certo, l'indomito spirito dell'umanità, la spinta inarrestabile verso il progresso, il futuro. Mi chiedo, non sono discorsi superati?
    Charles Vaughan: Come fai ad essere così distaccato?
    Richard Fenton: È l'unica se non voglio impazzire.
    Charles Vaughan: Ma questo non aiuta la gente.
    Richard Fenton: Andiamo, Charles! Viviamo in pieno medioevo. Sai cos'è successo? La fine della nostra società è il ribaltamento di mille anni di progresso sociale, politico ed economico. Poi arrivi tu, e io ti capisco. Parli come se avessimo avuto un raid aereo. Stringi i denti, bevi una tazza di tè e tutto!
  • Richard Fenton: Pensa a tutti i grandi riformatori, missionari, santi, martiri, politici, generali, l'orgoglio e il lino.
    Charles Vaughan: Tutto inutile?
    Richard Fenton: Cosa fare? Guarda cos'è rimasto. I pesci nel fiume e i cani. È l'orgoglio dell'uomo che è stato annientato.
    Charles Vaughan: E io voglio organizzare la società mosso dal mio orgoglio?
    Richard Fenton: No, non capisci. È l'umanità che ha sbagliato strada per duemila anni. Inseguiva dei miti. Il progresso! Ma quale progresso?
    Charles Vaughan: Tu sei un nichilista!
    Richard Fenton: No, sono un realista. Viviamo nelle rovine del mondo da noi creato e sono un nichilista?!
    Charles Vaughan: Be', se non c'è un briciolo di speranza, perché non ti suicidi?
    Richard Fenton: Voglio vedere che cosa succede.
    Charles Vaughan: Come fossi Dio? Ti metti seduto e osservi come ce la caviamo?
    Richard Fenton: Se esiste un Dio, vuol dire che ha scritto il suo Armageddon.
    Charles Vaughan: Quindi, per te moriremo tutti.
    Richard Fenton: Eh, vedo che per te è una sfida, un guanto da lanciare, un test.
    Charles Vaughan: A me non piace stare a guardare. Preferisco l'azione.
    Richard Fenton: "Charles Vaughan, sopravvissuto"! Kit di sopravvivenza, due dollari d'argento, un paio di collant, gomme da masticare e profilattici!
    Charles Vaughan: Forse. Però ho ricordi di un mondo più confortevole. Ti lascio ai tuoi.
  • Richard Fenton: Vuoi sapere che cosa succederà? Febbre tifoide, colera, altre malattie. Cresciuti ad antibiotici e cibo raffinato, sopravviveremo in pochi, meno che nell'epoca feudale. La mortalità infantile supererà il tasso di nascita. Eliot aveva ragione. Finiremo non con uno schiatto. Con un piagniucolio.
    Charles Vaughan: Questo non lo accetto.
    Richard Fenton: Lo so, e t'invidio.
    Charles Vaughan: È per questo che non t'importa di finire i fiammiferi?
    Richard Fenton: Esatto. Non mi preoccupa finire i fiammiferi. Vendo fucili e munizioni in cambio di buon cibo. Quando non avrò più da mangiare, allora accetterò l'inevitabile.
    Charles Vaughan: Vorrei non averti conosciuto. Parlare in questo modo è...
    Richard Fenton: È da disfattisti. Dovrei vergognarmi. Ma quando verrà il momento per te, sarà lo stesso. La differenza è che durerai più di me. Combatterai più strenuamente per sopravvivere. Ma a che cosa sarà servito quando dovrai morire?

Episodio 5, Una testa di ponteModifica

 
Stazione ferroviaria di Highley
  • In fondo, la fiducia fa parte della cura, come le paure fanno parte della malattia. È il paziente che va curato, non la malattia. (Bill Sheridan)

Episodio 6, Di nuovo insiemeModifica

  • Janet Millon: Sapevate che un medico non può intervenire sugli animali, mentre un veterinario sugli uomini sì?
    Jenny Richards: Santo cielo!
    Janet Millon: Eh sì! La veterinaria ha un campo d'applicazione più ampio. La medicina invece si è sempre focalizzata solo sugli esseri umani. In questo momento, i veterinari sono molto più utili. Facciamo le disinfezzioni, controlliamo l'ambiente, non inviamo altrove i pazienti come a volte fanno i medici. E quando si presenta un'emergenza sappiamo fare quasi tutto purché [...] si abbia dell'anestetico.

Episodio 7, Il mulinoModifica

  • L'induismo non è affatto come il cristianesimo. Assomiglia di più a uno stile di vita che, come dite voi, a una religione. (Rutna)

Episodio 8, Sensi di colpaModifica

  • La cosa assurda è che ora patiamo gli stessi stenti che c'erano in Russia nell'epoca di Lenin, Stalin. Mi illudevo che i rossi di qui imparassero qualcosa degli errori dei loro compagni. Macché! Hanno deciso di distruggere tutto. Il mio povero marito l'aveva previsto. Hanno cercato di dire che era colpa dell'epidemia, le morti e via dicendo. Ma bontà divina! Se distruggi tutti i servizi, gli ospedali, le farmacie e via dicendo, per forza poi si diffondono topi e malattie. Avrebbero dovuto pensarci, e invece no. Hanno portato avanti le loro utopie sinistrorse. Siamo una nazione di contadini! (Letty)
  • Charles Vaughan: In campo tecnologico, l'uomo ha realizzato conquiste eccezionali.
    Alec Campbell: Lo credi davvero?
    Charles Vaughan: L'uomo sulla luna.
    Alec Campbell: E tanti nella tomba. Solo questo debbiamo alla scienza.
    Charles Vaughan: La grande epidemia? Non imputerai alla scienza quel che è successo?
    Alec Campbell: Ah no?
    Charles Vaughan: No! La follia di qualche scienziato e di qualche politico. Non puoi dare la colpa alla scienza.
    Alec Campbell: Non c'è differenza.

Episodio 9, Il nemicoModifica

  • [Sulla dipendenza] Io stavo per morire, capisci? Per loro ero un emarginato senza speranza di recupero. Invece si sbagliavano. La grande peste l'ha dimostrato. Il mio problema piuttosto erano le cure. [...] Disciplina, autorità, di questo avevo bisogno. Forse non avrei nemmeno cominciato a farmi... Se non fosse stato tutto così semplice... [...] È così. So' perché. Vedi, tutti quei sussidi, gli aiuti, le comunità, i centri di assistenza. [...] E poi c'erano quei bravi assistenti sociali che si facevano sempre in quattro per me. Una pacchia! In strada non avevi che da chiedere e ti davano subito una dose di metadone se strepitavi abbastanza. Ti coprivano se c'erano in giro i piedipiatti e non facevano altro che ripeterti quanto era dura la vita e che peso dovevi portarti sulle spalle. E poi blateravano di diritti, libertà civili e vittimizzazione. Perché non avresti dovuto crederci? Eravamo annientati e dipendenti. Alla fine, arrivavi a un punto tale di abbrutimento che non riuscivi nemmeno a chiuderti i pantaloni. [...] Invece, questa volta dovrà essere diverso. Pionieri! Ecco cosa saranno i nostri ragazzi: forti, indipendenti, capaci di grande autodisciplina, pieni di iniziativa. Non ci saranno più i sussidi dell'assistenza pubblica e poi, soprattutto, non ci sarà più quella spietata indifferenza. (Sam Mead)
  • Frank Garner: Pionieri dici?
    Sam Mead: Sì. È l'unico speranza per i nostri figli, per l'intera umanità. Forti, disciplinati, intraprendenti.
    Frank Garner: Non mi pare ci siano alternative, vista la situazione. Cresceranno per forza come pionieri.
    Sam Mead: Se lo consentiamo.
    Frank Garner: Vuoi dire che dobbiamo porre le giuste basi sociali? È così?
    Sam Mead: Io dico che è molto importante che imparino a cavarsela da soli, che esplorino nuovi territori, che inizino da capo. Pensi che sfida! Dobbiamo evitare di caricarli della spazzatura che ci portiamo dietro. Capisci? Le soluzioni facili, le tante convenzioni sbagliate, la corruzione, l'inquinamento, tutte le scorciatoie.
    Frank Garner: Ma in fondo non era tutto marcio come dici tu.
    Sam Mead: E invece sì.
    Frank Garner: Ci sono stati degli errori, certo. È inevitabile. E anche molta corruzione, è vero. Incompetenza, tanti sprechi. Però non puoi condannare in blocco la ricchissima eredità fatta di sapere, di esperienza...
    Sam Mead: Dobbiamo farlo! Impareranno da soli quali sono i veri valori, ma impegolarli con quei relitti come quella miniera di carbone è un errore gravissimo.
    Frank Garner: La miniera di carbone?
    Sam Mead: Sì. Che imparino da soli e si procurino ciò che gli serve. Ma la decisione dev'essere la loro, non nostra.
  • Frank Garner: Non sono d'accordo sul distruggere tutte le macchine e gli impianti industriali della Gran Bretagna.
    Sam Mead: Ma bisogna!
    Frank Garner: Soltanto perché sono stati creati da persone che tu disapprovi.
    Sam Mead: No!
    Frank Garner: Persone che disprezzi perché per qualche perverso meccanismo li ritieni responsabili di quello che sei.
    Sam Mead: Che cosa?!
    Frank Garner: Sì, è questo il problema, Sam. È da qui che ha origine tutto: la tua dipendenza dalla droga. Certo, eri dipendente e corrotto nell'animo. Eri un reietto, e volevi convincerti che anche gli altri fossero come te.
    Sam Mead: No! Cioè, sì, è vero. Lo ero, ma...
    Frank Garner: L'ho capito, sai? È il tuo passato che vuoi cancellare.
  • Va tutto bene finché i pericoli sono reali: i cani selvatici, i predatori, la fame. Ma cosa succede quando passano? È questo che mi preoccupa. È un pensiero che non mi da tregua quando il nemico è la noia e la nostaglia. (Leonard Woollen)

Episodio 10, NemesiModifica

  • Qualcuno ha detto che se hai paura della morte, la cosa migliore da fare è pensare a come vorresti morire. (Stephen Adams)
  • Voglio godermi la mia morte, assaporarla, gustarla, fanne esperienza. Mi piacerebbe sapere cosa si prova a nascere. Ora scoprirò cosa significa morire ed affrontare la fine. Sarà un viaggio di scoperta. (Stephen Adams)

Episodio 11, Lunga vita al reModifica

  • Sam Mead: Soldi? Il tuo Greg Preston vuole riportare in auge i soldi?!
    Hubert Goss: In fondo, a qualcosa servivano.
    Sam Mead: Ah davvero? E tu ne vedevi parecchi, immagino. [...] Profitti, salari, dividendi, interessi! Il denaro è stato la causa di ciò che ci ha distrutto.
    Alec Campbell: È stata l'epidemia che ci ha distrutti.
    Sam Mead: La nostra società era già completamente marcia.
    Jenny Richards: Non tutti la pensano come te.
    Sam Mead: Ah, tu no, lo so. Due automobili, una casa confortevole, belle vacanze all'estero, il parrucchiere tutte le settimane, e tu eri una dei ricchi che avevano tutto.
    Jenny Richards: E tu eri così inadeguato che sei diventato un tossico! Uno dei tanti poveracci senza un soldo. Per forza ti fa invidia il denaro!
  • Agnes Carlsson: Cosa c'era scritto sulle vecchie banconote inglesi? "Prometto di pagare a vista il portatore la somma di una sterlina", con il ritratto della regina. Aveva abbastanza oro per tutti nella banca d'Inghilterra?
    Charles Vaughan: L'autorità della regina dava valore alla banconota.
    Agnes Carlsson: Lo stesso fa l'autorità di Greg. Di questo ha bisogno una valuta, essere onorata da una persona che sia il simbolo della nazione stessa.
  • L'autorità non ha valore se non è in grado di farsi rispettare. (Tom Walter)

Episodio 12, EnergiaModifica

  • Erano le tasse a rendere costoso il whiskey. (McAlister)
  • La prima cosa che occorre è l'acqua, fonte di vita. Se ci pensi, il carbone e il petrolio prima o poi finiranno, ma le piogge no. È il solo tipo di energia che dovremmo usare, perché è a disposizione di tutti in ogni momento, gratuita come l'aria. (Alec Campbell)
  • Sam Mead: Secondo me è sufficiente che funzioni un solo apparecchio. [...] Se la gente vede una luce, sapranno che ce l'abbiamo fatta, che è possibile avere di nuovo la corrente.
    Alec Campbell: Infatti.
    Sam Mead: E a quel punto, faranno ripartire tutte e quante le centrali.
    Alec Campbell: Se è questo che vogliono è possibile.
    Sam Mead: E tu lavorerai in fabbrica dopo aver ridato la corrente? No, figurati! Tu manderai tutti al diavolo, ti troverai una fattoria e un bel gregge di pecore nelle tue amate Highlands.
    Alec Campbell: Io posso fare a meno dell'energia elettrica.
    Sam Mead: Ma non ti senti di negarla agli altri, certo.
    Alec Campbell: Esatto.
    Sam Mead: Non spetta a te valutare le implicazioni. È compito dei politici. Tu sei solo un ingegnere.
    Alec Campbell: Esatto di nuovo.
    Sam Mead: Questa scusa a portato delle guerre spaventose, alla costruzione di armi micidiali.
    Alec Campbell: Non puoi paragonare l'elettricità a tutto questo.
    Sam Mead: La pensi d'avvero così? Sa che all'operaio che sta al suo banco di lavoro interessa poco da dove viene la corrente. Qui è tutto bello e pulito, ma nelle acciaierie la situazione è molto meno gradevole.
    Alec Campbell: Sam, se la gente decide che vuole l'acciaio...
    Sam Mead: Sì, certo, però tu dovresti impedirglielo. Le persone hanno imparato ad essere autosufficienti. Dar loro l'elettricità fa ripartire l'industria e per la loro sopravvivenza dipenderanno da qualcosa su cui non hanno alcun controllo. Ne farai soltanto degli schiavi.
    Alec Campbell: Sono sciocchezze!
    Sam Mead: Solo schiavi di chiunque controllerà l'energia!
    Alec Campbell: Possono controllarla anche loro! Sarà sufficiente formare qualche tecnico competente come te che gestisca l'intero impianto, e ce ne sarà per tutti.
    Sam Mead: Però quel maledetto interruttore va affidato a qualcuno. E di chi possiamo fidarci?
    Alec Campbell: Sam, sono tre settimane che corriamo come disperati per arrivare qui. Perché vuoi mandare all'aria tutto proprio adesso?
    Sam Mead: Perché se te l'avessi detto prima non mi avresti fatto venire con te. E dovevo vedere come funziona, per sapere che cosa poter distruggere.
    Alec Campbell: Tu non distruggerai proprio niente, Sam.
    Sam Mead: L'interruttore di campo, sì. Poi alla prossima diga, lì faccio la stessa cosa. Se riusciamo a precedere chiunque sia a bordo di quel treno, possiamo distruggere tutto quanto prima che Greg, Charles e chiunque altro riesca a bloccarci. Dobbiamo produrre elettricità da soli, con i mulini ad acqua o a vento. Solo in questo modo resteremo tutti liberi. Non puoi inchiodare di nuovo i lavoratori alla catena di montaggio!
    Alec Campbell: Spostati!
    Sam Mead: Ma possibile che tu non capisca?! Ma guarda a che cosa a portato l'industrializzazione. Ha potuto essere fermata soltanto da una pestilenza che ha spazzato via quasi tutto il genere umano. Ragiona! Non può ricominciare tutto da capo.
    Alec Campbell: Tu sei pazzo.
    Sam Mead: E tu sei così sano di mente che costruiresti un'altra bomba atomica.

Citazioni su I sopravvissutiModifica

  • Lo spunto di base è terrorizzante. Una misteriosa epidemia colpisce l'umanità sterminandola. Pochi si salvano e devono ricominciare daccapo, quasi fossero uomini primitivi. È uno spunto piuttosto iettatorio che avrà provocato vivaci gesti di scongiuro. (Ugo Buzzolan)

Lucy FlemingModifica

  • Ci accorgemmo che alcune storie, certamente nella seconda serie, erano diventate una cosa del tipo "buoni e cattivi". Non esploravano più la situazione. In ogni episodio sembrava esserci il cattivo o il gruppo di cattivi. Questo è quello che pensammo; forse eravamo troppo sensibili.
  • Fu molto popolare e ben presto colpì l'immaginazione della gente. In quegli anni, i tassisti erano soliti farmi domande del tipo "Perché avete fatto questo?…Perché non avete fatto quello?". Sicuramente suscitò molti interrogativi.
  • Originariamente, avrei dovuto essere uccisa nel nono episodio [Una questione di coscienza] ma fortunatamente la risposta del pubblico al mio personaggio fu buona così decisero di tenermi.
  • Penso che Terry Dudley mi avesse visto in alcune commedie televisive, dove avevo sempre ruoli di bambini. Giustamente pensò che fosse giunto il momento per me di avere una parte più matura. Fu la mia prima serie televisiva importante, sebbene prima avessi fatto commedie e molti classici in tv ma non una serie come questa.

Ian McCullochModifica

  • Avevo anche delle idee per riportare nella serie il mio personaggio. Alla base di tutto c'era l'idea che l'Inghilterra venisse invasa da uno stato africano sopravvissuto all'olocausto e dotato di tutti gli armamenti che noi, centinaia di anni fa, avevamo portato là per renderli schiavi e colonizzarli. Sarebbe stata esattamente la stessa cosa ma al contrario [...]. Questo avrebbe portato la serie in una direzione diversa. Diedi il progetto a Terry e l'idea gli piacque. Lo portò a quello che allora era il responsabile della serie, il quale lo rifiutò dicendo che era troppo razzista. In realtà era esattamente l'opposto. Avrebbe dato un sacco di lavoro ad attori di colore.
  • Durante la mia prima visita a Roma, mi accorsi che tre tipi dall'aspetto poco rassicurante mi seguivano e cominciai a camminare più in fretta possibile. Era terrificante. Mi ritrovai in un vicolo e pensai "Ci siamo!". Quei tre mi raggiunsero, non avevo scampo. Mi chiesero: "I sopravvissuti?" e io risposi "Sì". "Bravo!", mi diedero la mano e se ne andarono...
  • [Sul personaggio di Greg Preston] In origine avrebbe dovuto essere la parte di un americano, forse per aiutare le vendite, ma visto che il mio accento americano è perlomeno incerto diventò quella di un inglese.
  • Terry Nation una volte disse che I SOPRAVVISSUTI era la serie di cui andava maggiormente fiero ma che dopo la fine della prima serie non aveva più niente da dire, il che lasciò Terry Dudley in un vicolo cieco. Ecco perché si affidò a Jack, che non solo era uno sceneggiatore molto bravo ma anche uno con una notevole cultura scientifica, appassionato di argomenti come la produzione di gas metano, che io detestavo ma che diventò sempre più importante ed è una delle ragioni per cui ero sempre più insoddisfatto. La serie mi piaceva come un eccitante misto di avventura e tragedia, come sarà se la faremo di nuovo. Alcuni episodi diventarono un po' troppo tecnici e sfortunatamente erano di solito quelli di Jack.
  • Tra parentesi penso che sia stata una grande perdita per la televisione inglese il fatto che sia stato via per tanto tempo. Comunque verrebbe offerta una parte a tutti gli altri membri del cast che fossero ancora vivi e volessero farne parte, così come a tutti gli ospiti. Cercherei anche di coinvolgere quanti più attori famosi degli anni '70 possibile, gente con un talento straordinario e molto raro oggigiorno. Inoltre ci sarebbe posto anche per molti giovani attori e attrici.

Carolyn SeymourModifica

  • Avremmo potuto proporre anche temi come il razzismo. Non c'erano personaggi di un'altra razza, nessuno di colore per esempio e questo è incredibile. Considerando quale magnifica miscela di razze sia l'Inghilterra, avremmo potuto coinvolgere altre persone con le loro culture. Avremmo avuto i loro punti di vista, sarebbe stato interessante. Ma penso che sarebbe stato "troppo" intelligente; era semplicistica perché era la prima serie nel suo genere.
  • C'erano molte sfaccettature nel carattere di Abby, ma esiste qualcuno al mondo che non le abbia? Lei mi somigliava molto. Abby non aveva mai veri amori, l'idea era che non doveva mostrare alcuna debolezza anche se comunque non poteva farne a meno.
  • Sono sempre stata un po' prepotente di natura ma evidentemente c'erano dei problemi visto che non fui presa per la seconda serie. Ci sono state molte congetture sul perché e nessuno sa la verità. La scusa che mi diedero fu che il mio personaggio era diventato troppo importante e la serie ne risultava sbilanciata. Quindi non era più una cosa di gruppo, anche se Lucy e Ian non se ne accorsero mai. Mi avevano dato la parte di una donna forte e io sono una donna forte ma allora eravamo ancora negli anni del sessismo e sciovinismo e così via e non potevano accettarlo. Sono molto ostinata e appassionata su molti argomenti e penso di averli spaventati a morte! Non molto tempo fa diedi una lunga intervista ad un tale che ha scritto un libro sulla serie. Ha fatto delle ricerche veramente approfondite sul dietro le quinte de I SOPRAVVISSUTI e scoperto cose che mi hanno colpito molto. Non ricordo che ci fosse così tanto dissenso quanto evidentemente c'era nelle alte sfere, soprattutto su di me. Non mi accorsi di essere così impopolare ma so che ci andai pesante su parecchie questioni. Certamente insistetti molto sul fatto che le comparse non venivano trattate bene e che alcune sceneggiature non mi convincevano. Ebbi molti problemi con il nono episodio [Una questione di coscienza] in cui un uomo veniva condannato a morte ma pensavo che quelle fossero normali discussioni per il bene della serie. Evidentemente qualcuno se la prese.
  • Una delle cose che imparammo ne I SOPRAVVISSUTI fu ad essere autonomi ed è qualcosa che tutti dobbiamo fare. Potremmo fare a meno di tutto lo spreco che ci concediamo con la scusa della convenienza, della modernità e così via; questo è veramente assurdo!

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