Guido Pannain

compositore e musicologo italiano (1891-1977)

Guido Pannain (1891 – 1977), compositore e critico musicale italiano.

Guido Pannain

Citazioni di Guido Pannain

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  • Certe volte può anche sembrare che il tono letterario del libretto [d'opera] dissenta dalla qualità dialettale del canto e dall'effettuarsi spregiudicato dell'ispirazione, e vorreste che l'opera fosse tutta in vernacolo, come «O Lola c'hai di latti la cammisa» [aria della Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni], il più bell'esempio di musica popolare che sia mai apparsa in una musica di teatro. (citato in Mario Morini, I cento anni di «Cavalleria rusticana»)
  • L'opera, con la sua impalcatura di spettacolo, legata al vincolo di obblighi letterari, soventi volte comprime, soffoca la forza espressiva. Essa è legata a quello che, poi, si chiamerà il libretto: così il letterato prendeva la mano al musicista. In seguito questi si vendicherà e della povera letteratura farà strame. (da Da Monteverdi a Wagner, Ed. Ricordi; citato in Giulio Confalonieri, Come si ascolta la musica, Edizioni Rai, Torino, 1966, p. 84)
  • La Tebaldi, che deve aver fatto tesoro di alcuni consigli che le rivolgemmo da queste pagine, è ora una cantante eccezionale...[1]
  • Non c'era mai stata, in musica, tanta autenticità estetica di sentimento trasfuso in tanta purezza e nudità di linee. Voci grandiose e multiple avevano risonato nel mondo della musica, venute dalle sconfinate regioni della storia, le quali avevano rivelato tesori di vita spirituale, e basterebbe nominare Palestrina, Monteverdi, Mozart, Beethoven, a volerne trovare uno per secolo. Ma ognuna di queste grandi figure, legata a un complesso movimento di cultura, s'identifica con un imponente processo storico di forme e di stile che s'individua in una densa personalità tecnica. Con Bellini appare per la prima volta una musica che si riveli, nello stesso tempo, profonda e ingenua: il sublime racchiuso in così finita brevità di composizione, tanta vita di sentimento consumata in tanta umiltà di forma. Sorto in piena convenzione del teatro d’opera, tra la cianfrusaglia del pezzo d'obbligo, il genio trascendeva la forma d’occasione e il gusto ordinario per attuare un puro ideale d'espressione immediata.[2]
  • Renata Tebaldi ha senza dubbio pregi non comuni, ma anche gravi manchevolezze. Eccelle agli estremi, pecca nel centro. Ha voce bella, estesa, d'una trascinante forza nella vibrante potenza degli acuti, soave e commossa nelle mezze tinte e nel sospirare vellutato. Ma è sgradevolmente disuguale: le note centrali sono afone, false, particolarmente nei trapassi... Ma ella è giovane, ha temperamento e se saprà coltivarsi con assiduo studio non fallirà... (da un articolo sul Tempo del 16 aprile 1948[1])

Lineamenti di storia della musica

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  • Guglielmo Dufay, più che da vero artista, può considerarsi come un musicista nel senso più letterario che estetico: un pratico bene esperto a cui la musica deve molto, per avere conferito a rendere la tecnica del contrappunto più agile e maneggevole ai fini della espressione avvenire. (cap. IV, p. 54)
  • [Johannes Ockeghem][3] [...] musicista espertissimo, rotto a tutte le difficoltà della più intricata polifonia. Da un suo contemporaneo fu celebrato appunto "per aver saputo notare, scrivere e dipingere trentasei voci senza venir meno ad un punto solo delle sue regole". (cap. IV, p. 54)
  • L'arte di Gioschino risente dell'ambiente e della cultura italiana; arte che diventa umana e si manifesta con profonda interiorità, in contrapposto all'artificio dei suoi predecessori franco-fiamminghi. Anche Gioschino fu abilissimo nelle ingegnosità complicate del contrappunto; anche egli paga il contributo al gusto del suo tempo e pare, quasi, che s'imponga dei freni. Ma la sua forza sta appunto nel sapersi liberare dalla oppressione delle abitudini tecniche. (cap. IV, p. 58)
  • Il movimento musicale fiorentino culminò col melodramma: rappresentazione scenica tutta in musica. I frequentatori di Casa Bardi credevano di richiamare in vita l'antica musica dei Greci della quale, pur senza conoscerla, erano strenui ammiratori. (cap. VI, p. 102)
  • La forma musicale tipica del melodramma primitivo consisteva in un recitativo che si uniformava alla naturale accentazione del discorso parlato. L'armonia veniva sorretta dal basso continuo. Questa recitazione cantata riesce talvolta efficace, specialmente nelle espressioni dolorose, ma a lungo andare, finisce per stancare a causa della sua uniformità e della monotonia delle cadenze. (cap. VI, p. 103)
  • L'opera musicale di Monteverdi segna il principio dell'espressione lirica moderna. Seguendola più da vicino [...] si vedrà come il musicista va sempre liberandosi dall'arido schematismo declamatorio dei fiorentini per affermare la sua complessa personalità che non si stanca, non esaurisce le forze e dal secolo, da l'ambiente in cui vive in immediata corrispondenza, trae sempre nuovo alimento. Da Orfeo a L'incoronazione di Poppea è tutto un cammino ascensionale in questo senso. (cap. VI, pp. 107-108)
  • Con l'opera di Francesco Cavalli viene a determinarsi ancora più stabilmente la forma della composizione drammatica nel Seicento. La melodia, piena di affetto e di slancio, il recitativo incisivo, l'orchestra, anche con parte autonoma ed intendimenti rappresentativi. In Le nozze di Teti e di Peleo vi è un coro eroico al quale si associa un potente concerto orchestrale. Una schiera di cavalieri chiama all'armi e l'orchestra colorisce il vivace canto di guerra con squille marziali di strumenti militari, corni, trombe, tromboni. (cap. VI, p. 112)
  • L'opera di Carissimi va considerata al disopra di qualsiasi limite di genere e di forma prestabiliti. Accanto a quella di Monteverdi è la voce più potente del Seicento. Raggiunge sublimi intensità di espressione, degne di essere messe accanto a Bach e a Beethoven. (cap. VI, p. 114)
  • [Jean-Philippe Rameau] Fu contrapposto ai buffoni italiani e si volle vedere in lui un precursore di Gluck quantunque Egli, pur realizzando momenti musicali di bellezza suggestiva, non fece che continuare nella via segnata da Lulli. (cap. VII, p. 146)
  • Il concerto di Vivaldi, inteso nel senso sinfonico del concerto grosso, è composto di elementi strumentali e stilistici originali. Vi risplende una ispirazione sempre viva, ardente di passione e lucente di vivaci splendori armonici. Le melodie candide, la varietà ritmica spontanea senza ripieghi meccanici, lo squisito senso del colorito orchestrale con i semplici mezzi di un quartetto di archi, una personalità commossa ora delicata e pittoresca, ora robusta e decisa, ora tenera e appassionata sono, in succinto, le qualità fondamentali che caratterizzano questo grande poeta dell'orchestra. (cap, VII, p. 155)
  • [Giovanni Battista Sammartini] Non vi è dubbio che le sue sinfonie furono di ammaestramento anche ad Haydn non ostante il disprezzo che questi abbia ostentato verso di lui; lo chiamò imbrattacarte. (cap, VII, p. 155)
  • [Francesco Maria Veracini] [...] dotato di facoltà violinistiche non comuni, acclamatissimo a Londra, a Praga, a Dresda; fantasia robusta, melodia commossa ma vigorosa, maschio nella forma. La sua sonata si svolge a grandi spire e culmina in un pathos tragico. (cap, VII, p. 156)
  • Mozart è puro artista; tutto immediatezza d'ispirazione; egli non ha programmi estetici ed innovazioni teoriche da applicare e va dritto al suo scopo che è quello di far musica, ma una musica sensata, non da virtuoso; e perché lo raggiunga tutto è buono: orchestra, canto, sviluppo tematico, pezzi staccati all'italiana, recitativi e perfino le roulades, i gorgheggi dei cantanti, che egli eleva a dignità d'arte, come nell'aria della Regina della notte al secondo atto del Flauto magico. Con la sua opera multiforme ed ingenua, Mozart dimostra in modo pieno ed assoluto quanto vana sia la critica delle forme astratte e come tutti i mezzi riescano opportuni all'espressione quando vi è un'anima che dia loro la vita. (cap. VIII, p. 196)
  • [...] in Mozart è predominante l'intuizione melodica, predominio che nello sviluppo della sinfonia lo differenzia da Haydn. Poiché Haydn sviluppa tematicamente e precorre Beethoven nella dialettica dei temi, laddove Mozart tende sempre verso le riprese melodiche che annoda con modulazioni di ritmi e di armonie. (cap. VIII, p. 196)
  • L'opera musicale di Volfango Mozart è compiuta, in senso assoluto. In ogni varietà di forma; nella sinfonia come nell'opera, nella musica strumentale da camera, a solo o concertante, nella lirica religiosa; il solo musicista, senza precedenti e senza seguito, che sia riuscito alla stessa importanza d'arte nel teatro e nella sinfonia. La musica è moto primo e spontaneo della sua personalità, è la realtà della sua esistenza. (cap. VIII, p. 197)
  • Nel Settecento, da Galuppi a Rutini, gli elementi ritmici e tonali continuano ad alternarsi e da questa fusione appare una forma brillante in molteplicità inafferrabili; sono lampi di armonie attraversate dal fluido ritmico a cui si alterna la riposante malinconia di pensose melodie in chiaroscuro. (cap. VIII, p. 206)
  • [I Quartetti Rasumovsky] L'adagio misterioso del n. 2 del gruppo, il quartetto in Mi min., è un sogno. Chi può ascoltarlo senza fremere? È l'infinito in terra, a pochi passi da voi, tutto intorno, dentro di voi. Allora non si vede più con gli occhi e le immagini sembrano colorite e vaporose. Perché? Quando gli archetti si appoggiano lenti e quasi immobili su le corde per l'ultima volta, e il suono dilegua nella nebbia rada di armonie evanescenti, pare che gli ascoltatori abbassino il capo lentamente e pieghino i ginocchi alla preghiera. Il campanello sacro vibra del suo tintinnare, tra l'incenso e le ceri, e la musica ancora vagola su le teste sperdute fra le mani in cui si è abbattuto il viso che ha pianto. La musica aerea si è innalzata al cielo come il fumo consacrato in un sacrificio. Purificazione di vita amara schiantata da lacrime; nell'onda più leggera dell'aria che sale e sale e con sé voi tutti che ascoltate, l'esistenza si perde e si compie. Ha vibrato l'anima di B e e t h o v e n, d'un secolo, di migliaia di esseri umani che si sono distrutti in tormenti e furori, che si sono piegati su sé stessi per cercare sé stessi, in ansia, in pianto, e nella corsa affannosa a realizzare l'individuo hanno lasciato brandelli di carne viva. Ed ora è pace, l'eterna pace in cui vibra la grande tragedia della storia. Quando gli archetti si appoggiano lenti, appena oscillanti su le corde dei violini e l'adagio svanisce nella nebbia dell'ultimo suono, perché tutti scuotono il capo e si guardano intontiti come al destarsi di un sogno? (cap. VIII, pp. 211-212)
  • [...] il più grande musicista tedesco, durante il periodo romantico, fu Roberto Schumann; se per grandezza, in arte, bisogna intendere il maggior grado di personalità nell'attività dello spirito a produrre del suo. (cap. IX, p. 234)
  • La suggestiva ispirazione melodica di Federico Chopin ha fatto sbizzarrire gli scrittori di cose musicali ed i critici biografici slanciatisi alla ricerca dell'aneddoto che, come quattro e quattro danno otto, fornisse la spiegazione del risultato artistico. E frugarono nella sua breve ed infelice vita, in cerca di disinganni amorosi e di avventure romantiche; e ne trovarono. (cap. IX, p. 236)
  • Vincenzo Bellini fu raro esempio, tra i musicisti del suo tempo e della sua cerchia, col mantenersi in una linea artistica indipendente dal sensualismo rossiniano. E ciò tanto più a notarsi, in quanto egli non operò una rivolta stilistica ardimentosa, quali un Berlioz o un Wagner, ma si tenne nel quadro tradizionale del teatro melodrammatico. Le sue opere si riducono alla più semplice apparenza ed alla massima sostanza; composte di recitativi ed arie che si succedono, sono fatte di pezzi staccati, modestamente, umilmente staccati. (cap. IX, p. 246)
  • Giuseppe Verdi [...] è tenuto dagl'Italiani come il musicista nazionale; quantunque non abbia raggiunto la compiutezza artistica di Rossini e Bellini, i due massimi della musica italiana dell'Ottocento. (cap. IX, p. 248)
  1. a b Citato in Carla Maria Casanova, Renata Tebaldi, la voce d'angelo, Electa, Milano, 1981.
  2. Da Bellini, in Andrea Della Corte, Antologia di storia della musica, G. B. Paravia & C., Torino, 19454, cap. X, p. 297.
  3. Nel testo è citato come "Giovanni Okeghem".

Bibliografia

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