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Cavalleria Rusticana e un carteggio familiare di MascagniModifica

IncipitModifica

Sul colle di San Miniato al Tedesco – il Comune allora in provincia di Firenze, dal quale traggono origine i Mascagni che si trapiantarono a Livorno nella seconda metà dell'Ottocento, – si sa, d'estate, quale musica fosse più facile udire: quella d'un gran coro di cicale. Ce lo assicura il Carducci in una delle sue più belle pagine autobiografiche: ricordate quella prosa che chiude la seconda serie di Confessioni e battaglie? «Come strillavano le cicale giù per la china meridiana del colle di San Miniato al Tedesco nel luglio del 1857!...»
«E c'è da scommettere che strillassero con altrettanto impegno anche in un'altra successiva "estate della dolce Toscana"», – scriveva Teodoro Celli, il primo a dare notizia di questo carteggio familiare dell'autore di Cavalleria Rusticana e a pubblicarne alcuni saggi.

CitazioniModifica

  • A Mascagni non faceva certo difetto la fiducia in se stesso. (p. 50)

[Mario Morini, Cavalleria Rusticana e un carteggio familiare di Mascagni, Stagione d'opera 1990-91, E. A. Teatro di San Carlo, Napoli 1990]

I cento anni di «Cavalleria rusticana»Modifica

IncipitModifica

Composta dal ventiseienne Mascagni nel proficuo raccoglimento di Cerignola, tra il genaio e il maggio del 1889, sul libretto che Targioni -Tozzetti e Guido Menasci avevano tratto dalle «scene popolari» omonime di Giovanni Verga, e proclamata vincitrice del concorso per un'opera in un atto bandito dal'editore Eduardo Sonzogno, Cavalleria rusticana ebbe il suo battesimo di gloria al Teatro Costanzi di Roma (l'attuale Teatro dell'Opera) la sera del 17 maggio 1890.

CitazioniModifica

  • Cavalleria appariva, attesissima, al San Carlo, diretta da Vincenzo Lombardi e cantata dalla Calvé e da De Lucia: qui le repliche furono trenta. (Felix Weingartner, a Napoli in quei giorni, ricordava nella sua autobiografia che «per la prima volta» si trovò a «condividere lo stesso entusiasmo del pubblico latino per il battesimo di un'opera italiana»). (p. 33)
  • Alban Berg, ancora ragazzo, avrebbe preso per Cavalleria rusticana e (Pagliacci [Ruggero Leoncavallo]) addirittura una cotta. Ed è un fatto che nella sua Historie de l'Opéra René Leibowitz, uno degli araldi della dodecafonia in Francia, estese le ripercussioni del cosiddetto verismo musicale per l'appunto fino al Wozzeck di Berg, questo capolavoro del teatro espressionista che Alberto Savinio definì «la Cavalleria rusticana dell'Europa Centrale». (p. 34)
  • Con Cavalleria Mascagni aveva squarciato le quinte di cartone e i velari di velluto trasferendo in teatro la piazza, i suoi sentimenti, le sue passioni: un'autentica piazza siciliana, dove la vita del paese s'annoda e si scioglie, gioia e dolore di ogni giorno, scatto d'evasione e ineluttabile fatalità. (p. 34)

[Mario Morini, I cento anni di «Cavalleria rusticana», Stagione d'opera 1990-91, E. A. Teatro di San Carlo, Napoli 1990]