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Etna

Vulcano siciliano
il Monte Etna

Citazioni sull'Etna.

  • A Catania, prima tappa, arriviamo di notte, in aereo. L'Etna è in eruzione. Vediamo, dai finestrini, sul fondo completamente nero della montagna, scendere srotolandosi un enorme serpente luminoso, un fiume spesso di lava rovente e bollente, vermiglia, gonfia, globosa nel suo procedere, e con volute e strie, più luminose ancora ma di colore arancione o addirittura giallo. È uno spettacolo affascinante. (Mario Soldati)
  • Anche sul dorso dei petrosi monti | Talor t'assidi maestosa, e rendi | Belle dell'alpi le nevose fronti: | Talor sul giogo abbrustolato ascendi | Del fumante Etna, e nell'orribil veste | Delle sue fiamme ti ravvolgi e splendi. (Vincenzo Monti)
  • Bello è il veder, lungi dal giogo ardente, | le liquefatte viscere dell'Etna, | lanciati sassi al ciel. Altro fu svelto | dal sempre acceso Stromboli; altro corse | sul fianco del Vesevo onda rovente. (Lorenzo Mascheroni)
  • Ci sono dei luoghi che senza dubbio si possono dire di più incantevoli della terra, e se l'Etna di dentro somiglia all'inferno, si può dire a ragione che di fuori somigli al paradiso.
    È curioso pensare che questo monte riunisce in sé tutte le bellezze e tutti gli orrori, in una parola quanto di più opposto e dissimile esiste in natura. Qui si può osservare una voragine che un tempo ha eruttato torrenti di fuoco verdeggiare ora delle piante più belle, trasfonnata da oggetto di terrore in motivo di delizia. Qui si possono cogliere i frutti più squisiti nati su quella che fino a poco fa non era che roccia arida e nera. Qui il suolo è ricoperto di tutti i fiori immaginabili, e noi stessi ci aggiriamo in un mondo di meraviglia e contempliamo questo intrico di dolcezza senza pensare che sotto i nostri piedi c'è l'inferno con tutti i suoi terrori, e che soltanto poche iarde ci separano da laghi di fuoco liquido e di zolfo. (Patrick Brydone)
  • Difatti, nel fondo, l'Etna fa cono. Quanto diverso però dall'immaginato! Questo il tremendo Mongibello, l'infocato carcere di Tifone? Il monte più armonico di forme, più mite d'aspetto che io abbia mai veduto. Me lo sono fatto indicare da gente del posto, per assicurarmi che è veramente lui. Solo che tutte le nuvole del cielo, poche o molte che siano, se le raccoglie intorno lui, come chioccia i pulcini. (Alberto Savinio)
  • Egli procedette a piedi per altre quattordici miglia finché arrivò alla "Grotta de la nivi" (Grotta della neve) donde i maltesi ricavano tutta la loro neve e ghiaccio, e la trasportano alle loro galere. (Ferdinando Alberto I di Brunswick-Lüneburg)
  • Emergente solenne e candida sopra la verde campagna e il mare. (Mario Praz)
  • Ferve nel quarto cerchio opaco smalto, || che qual sull'Etna ardente e bolle e fuma, | sol che più ratto e liquido dall'alto | volvesi, e non s'impietra o si consuma: | ivi sta l'Ira; di bollente asfalto | tinge i suoi ceppi e di viperea spuma, | e mentre cieca si dimena e scoppia, | ne' suoi lacci s'intrica, e gli raddoppia. (Angelo Maria Ricci)
  • Il monte Etna così chiamato per lo zolfo e il fuoco, da cui (si va) anche al Gehenna. (Isidoro di Siviglia)
  • In basso la costa sicula sfuma verso Catania; lo Stretto splende d'azzurro e i monti di Sicilia si levano da ogni parte con inattesi profili. E su tutti grandeggia candido l'Etna, la Montagna per antonomasia, a ricordare la potenza del fuoco che, oltre le vicende degli uomini, è la vera, immortale anima dell'isola. (Carlo Picchio)
  • L'Etna è diverso dalle mie splendide Dolomiti frastagliate e fantastiche, è un grosso cono schiacciato come una grande focaccia sul corno orientale dell'isola con i fianchi che scendono con pendenza regolare: mi tenta un lunga planata quasi senza motore ma veloce, dato l'assetto in cui devo tenere il velivolo; mi metto sopra un largo solco tracciato dalla lava di un'unica eruzione e scendo come in uno slalom entusiasmante. (Martino Aichner)
  • La scalata del gigante
    Davanti a noi una spessa nuvola si leva lentamente come una cortina bianca che sale e che sorge dalla terra. Avanziamo ancora qualche passo, naso e bocca avvolti, per non essere soffocati dallo zolfo, ed all'improvviso, davanti ai nostri piedi, si apre un prodigioso, uno spaventevole abisso, di quasi cinque chilometri di circonferenza. (Guy de Maupassant)
  • La bestia è calma, e dorme in fondo, tutt'in fondo,. Solo la pesante fumata sfugge dal prodigioso fumaiolo alto 3312 metri. (Guy de Maupassant)
  • La mattina presto vidi la cresta dell'Etna brillare mentre il primo raggio di sole colpiva il suo crinale bianco; al tramonto, quando la cima era avvolta fra nubi pesanti e i raggi occidentali venivano di dietro il monte, quelle alture fredde e remote rilucevano debolmente in una tinta del più pallido smeraldo, e sembravano la visione di un paradiso al tramonto, diafano, sul punto di svanire. (George Gissing)
  • L'Etna ha l'aria della vecchiezza; il Fuji invece è l'immagine della gioventù, le sue linee suggeriscono il movimento, lo slancio. L'Etna è possente, ti fa pensare ad un gigante saggio, talvolta è terribile, ma anche allora sembra scuotere le sue catene con l'ineluttabilità misteriosa d'un destino notturno; il Fuji è agile, fiero come una spada, t'invita all'ardire. L'Etna è profondamente maschio, è patriarca di messi, di villaggi, dei popoli di tonni nelle acque profonde ai suoi piedi; il Fuji fa pensare ad una vergine, non per nulla vi dimora la bella Figlia del dio delle montagne, o ad un guerriero adolescente che ha fede purissima in un'idea. Perciò il Fuji è anche vicino all'amore ed alla morte, a tutte le grandi follie; l'Etna invece è il tempo popolato di ombre senza fine. All'Etna si addicono l'ulivo, il castagno, la ginestra, piante legate alle fortune della civiltà ed ai sogni dei poeti, gli si addice anche la vite coi dolci languori che dona agli uomini, l'Etna è sempre pienamente di questo mondo; al Fuji si addicono invece i pini selvaggi del Ki no kai, del «Mare d'alberi» che ne lambe il versante Nord, e poi ceneri o neve; il Fuji, come la poesia, anela al cielo, non si sa mai con certezza se appartenga a questo mondo o no; «forse è un misterioso kami». (Fosco Maraini)
  • Magnifica la vista che si godeva dallo Stretto. Davanti a noi era Messina col suo porto pieno di natanti, difeso dalla fortezza di San Salvatore; dietro di noi Reggio splendidamente illuminata dal sole pomeridiano e sullo sfondo le brulle montagne dell'interno, mentre a sinistra s'innalzava maestosamente l'Etna, con la cima coperta di neve scintillante. Il cratere vomitava un denso pennacchio di fumo. (Arthur John Strutt)
  • Nei primi giorni del dicembre 1888, venivo dal Pireo sopra un piccolo piroscafo mercantile, che doveva lasciarmi a Messina. Il mare ci castigò con una delle sue più matte burrasche, calmandosi poi, mentre ci avvicinavamo alla Sicilia. Salito sul ponte io guardai al firmamento cristallino e vidi una bianca curva seguirlo fino a un punto che mi sembrò lo zenit. Allora chiesi che fosse mai quello che gli occhi scoprivano. Mi fu risposto: «È l'elevazione dell'Etna che s'inarca per adattarsi alla curva del cielo».
    Illusione? Realtà? Posso solo dire che non ho più dimenticato questa straordinaria visione. (Bernard Berenson)
  • Per vedere il cratere stesso e la lava, dobbiamo ancora salire fino a quel dorso di monte, sul quale nel 1883 i santi furono esposti contro la lava. Ancora pochi passi, e siamo arrivati sul piccolo rialto: davanti ai nostri occhi si stende, in tutto il suo terribile splendore, il campo dell'eruzione.
    Ogni parola sarebbe vana per dipingere siffatto spettacolo, che supera ogni opinione e vince ogni descrizione. Avevo assistito, anni addietro, a una eruzione del Vesuvio; ma quale differenza tra quella e questa del monte siciliano. Il Vesuvio è un bambino in confronto a questo gigante! (Augusto Schneegans)
  • Si vede l'Etna dalla piana di Randazzo. E sembra il Fuji soprattutto quando i pendii sono innevati, ma attraversati da sciare infuocate. Una piana fertilissima, verso Randazzo. La vegetazione, i noccioleti, le gole dell’Alcantara, un incanto. (Toni Servillo)
  • Stamani mi sono levato alle ore 4'45 e mi sono messo al balcone della mia stanza per vedere l'alba sul'Etna. Il suo colore era argento e viola sopra un delicato rossore, che sembrava vermiglio di dentro. In vetta un diadema di neve, e sotto, la collana delle nubi. La grande altezza della montagna non appariva tale per via dei suoi morbidi e lunghi fianchi. (Bernard Berenson)
  • Tuona di orrende rovine | e vomita nel cielo una nube nera | fumante d'un turbine di pece e di ardenti faville. (Publio Virgilio Marone)
  • Un tipo che aveva assunto un'aria di saggezza e dignità superiore agli altri, li radunò tutti in circolo attorno a lui e cominciò ad interrogarmi con grande solennità. Riuscii a stento a mantenere un contegno. […] Mi chiese di rispondergli con sincerità e precisione circa i veri motivi che ci avevano fatto intraprendere un viaggio così faticoso e spiacevole. Gli dissi, sulla mia parola, che eravamo spinti soltanto dalla curiosità di esaminare l'Etna. Al che, ridendo fra loro con grande scherno, esclamarono: «Una bella ragione questa, non è vero». (Patrick Brydone)

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