Apri il menu principale
Messina

Citazioni su Messina.

  • Così arrivammo a Messina, non avendo altre risorse, per la prima notte ci accomodiamo alla meglio nel ricovero del nostro vetturino, rinviando all'indomani la ricerca d'una sistemazione migliore. Questa decisione ci permise di farci fin dal primo momento l'idea terrificante d'una città distrutta,[1] poiché per un quarto d'ora non vedemmo intorno che file e file di macerie, prima di raggiungere la locanda, unico edificio ricostruito in tutto il quartiere; dalle finestre del piano superiore non si scorgeva che un deserto di rovine sconvolte. Fuori dal recinto di quella bicocca non v'era traccia né d'uomini né d'animali; il silenzio notturno era spaventoso. Le porte mancavano di serrature e di chiavistelli; quanto all'occorrente per ospitare clienti, il luogo ne era altrettanto sprovvisto quanto uno stallaggio qualsiasi, e nondimeno potemmo dormire tranquilli su un materasso che il servizievole vetturino era riuscito con le sue chiacchiere a strappare di sotto la schiena dell'oste. (Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia)
  • Giungendo a Messina, sono rimasto particolarmente colpito dallo stupendo scenario nel quale è incastonata la città, distesa tra le falde dei monti Peloritani, degradanti verso la costa, e lambita dal mare, che rinvia al ricordo di miti suggestivi e di antiche leggende, tanto vivi nelle credenze del mondo classico e diventati in seguito patrimonio del linguaggio e della letteratura mondiale. Ma, sorvolando lo Stretto, il ricordo è andato soprattutto ai primi apostoli del Vangelo – a Paolo, in particolare (cf. At 28, 13), che hanno solcato queste acque, prima di arrivare sulle sponde italiche, mentre eran diretti a testimoniare il Cristo ed a portarne l'insegnamento a Roma, nel cuore stesso dell'Impero. Ho anche pensato all'innumerevole schiera di persone – intraprendenti navigatori o semplici turisti –, che di qui son passati, utilizzando una naturale e vantaggiosa rotta per raggiungere approdi di commercio, di studio o di svago.
    [...] Qui, dove la natura è un inno perenne alla grandezza del Creatore, è più facile disporre l'animo a pensieri alti e soavi e soffermarsi in preghiera.
    [...] La nostra città, infatti, carissimi fratelli e sorelle, come porta della Sicilia e dell'Oriente, attraverso la quale l'Europa ed i popoli del Mediterraneo, incontrandosi, hanno dato origine ad una civiltà e ad una cultura ancora vive ed aperte al futuro, è naturalmente chiamata a diventare come la città evangelica posta sul monte, che irraggia luce mediante il bene che vi si compie.
    Sulla base che regge la stele della Madonnina d'oro collocata sulla punta estrema del porto, si legge una frase semplice, ma carica di senso: "Vos et ipsam Civitatem benedicimus". Si coglie in essa la tradizione secolare che lega Messina con un particolare rapporto di amore alla Madre di Dio. Faccio mio questo saluto di Maria e anch'io, come chiedeva il signor sindaco, benedico volentieri e di cuore voi, l'intera Messina ed anche i suoi figli lontani. Auspicando che la vostra città possa conoscere sempre giorni di sereno progresso, rivolgo alla Madre celeste la mia preghiera affinché continui ad essere il suo faro luminoso nel mare della storia e la sua àncora di salvezza nella traversata verso le sponde dell'eternità. (Giovanni Paolo II, 11 giugno 1988, visita pastorale a Messina, incontro con le autorità e la popolazione).
  • Gremita di adoratori della croce... e talmente popolata che i suoi abitanti vi stavano soffocati... piena di lezzo e sudiciume, rozza e inospitale coi forestieri. (Ibn Jubayr)
  • I 30.000 superstiti erano rimasti senzatetto; la maggior parte delle case essendo crollate, e le mura lesionate delle rimanenti non offrendo un rifugio sicuro, si costruì in gran fretta, su una vasta prateria a settentrione, una città di baracche. (Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia)
  • Il porto di Messina è formato da un piccolo promontorio o lingua di terra, che s'avanza dall'estremità orientale della città e separa questo bel bacino dal resto dello stretto.
    La forma di questa lingua di terra è esattamente quella di una falce, la cui curva forma il porto e lo mette al riparo d'ogni vento. I greci, che nel dare i nomi riuscivano sempre a sottolineare qualcuna delle caratteristiche più singolari delle cose, chiamarono questo luogo «Zancle» o «Falce», proprio per questa sua straordinaria somiglianza.
    Fantasticarono che fosse caduta lì la falce di Saturno ed avesse dato una tal forma a quel luogo. I Latini, meno amanti delle immaginose favole, mutarono il suo nome in Messina da Messis, per indicare la grande fertilità dei campi. (Patrick Brydone)
  • L'essere cittadini di Messina costituisce per ciascuno di voi un impegno. Chi non sa che la vostra città, "porta della Sicilia", è ad un tempo un balcone affacciato sul continente e un naturale crocevia fra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud? Non v'è in questo una sorta di vocazione particolare? Voi siete chiamati ad essere uomini e donne del dialogo: dialogo religioso tra Oriente e Occidente cristiano; dialogo culturale tra il mondo europeo e quello dell'Africa e del vicino Oriente; dialogo sociale tra Sud e Nord per la crescita economica delle zone meridionali. (Giovanni Paolo II, 11 giugno 1988, visita pastorale a Messina, incontro con i giovani a "Cristo Re")
  • L'impronta di questo popolo, di questa città, di tutto questo paese, a prima vista non è più europea e neanche italiana: si sente la vicinanza del continente africano. (Augusto Schneegans)
  • Magnifica la vista che si godeva dallo Stretto. Davanti a noi era Messina col suo porto pieno di natanti, difeso dalla fortezza di San Salvatore; dietro di noi Reggio splendidamente illuminata dal sole pomeridiano e sullo sfondo le brulle montagne dell'interno, mentre a sinistra s'innalzava maestosamente l'Etna, con la cima coperta di neve scintillante. Il cratere vomitava un denso pennacchio di fumo. (Arthur John Strutt)
  • Messina, nobile capitale della Sicilia.
Messana Nobile Siciliae Caput. (da Antico motto della Città, I, 101)
  • Nel campanile moderno della cattedrale di Messina un orologio meccanico, il più grande del mondo, ai dodici tocchi del mezzogiorno mette in movimento ogni specie di personaggi. Ci sono ambasciatori e la Madonna della Lettera, il Cristo che resuscita, il santuario di Montalto sorvolato da una colomba, le due eroine della città, Clarenza e Diana, un gallo che canta e batte le ali e, su in alto, un leone che rugge tenendo ilgonfalone di Messina. L'artista di Strasburgo che è l'autore di queste meraviglie ha voluto esprimer, col leone che rugge, la volontà di sopravvivere di tutto un popolo. Quei ruggiti sembrano una sfida: quei ruggiti sono una risposta ai titani che eruttano il fuoco o al dio che scuote la terra; quei ruggiti simboleggiano la vitalità di questa razza meravigliosa. (Roger Peyrefitte, Du Vésuve à l'Etna, Parigi 1952, traduzione di S, Montanelli, edit. Leonardo da Vinci Bari citato in Rina La Mesa, Viaggiatori stranieri in Sicilia, Cappelli, 1961.)
  • Scilla Villa Catona, ed eccomi a Reggio. Scendo quasi sempre all'inizio del Lungomare, una delle più belle passeggiate del mondo, che sarebbe la più bella se si riuscisse a scavare un tunnel tra le due stazioni di Reggio per nascondervi il traffico ferroviario. Davanti a me è Messina. Ogni volta che la guardo non posso impedirmi di pensare a quel terribile terremoto che la ingoiò nel 1908. Ora la città è nuovamente tutta in piedi è brilla al sole. Il dialogo con Reggio non è fatto di case, di gettate, di scogli, di navi, di bagliori che si confrontano. C'è qualche cosa che va oltre questi aspetti della realtà sensibile. Il dialogo tra le due città supera la cronaca e supera anche la storia. Sono due divinità che si parlano dalle opposte rive, sdraiate al sole, avendo le montagne per cuscino, e, al suono delle loro antiche parole, il tempo brucia la sua vecchiezza e i suoi lutti, ritorna giovane e senza memoria, risale alla sorgente da cui scaturì la prima alba dell'uomo. (Leonida Rèpaci)
  • Siamo ancora in Europa? Abbiamo già passato la soglia dell'Oriente?
    Come un porto di una delle isole Cicladi, bianca e quasi impallidita dal sole, con tetti piani, sparsa di cupole moresche e con le cime dei campanili stranamente acuminate, si stende Messina sul mare e sale dai monti, che si alzano rapidamente dalla costa. Scabrosa e con profilo irregolarmente dentato e solcato dalle spaccature profonde, taglienti e irte delle valli, si stende la catena dei monti Pelori fino al promontorio, all'apertura dello stretto. (Augusto Schneegans)

NoteModifica

  1. La città venne colpita dal terribile terremoto del 5 febbraio 1783 che colpì duramente la città.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica