Gloria dei Re

Scene del Kebra Nagast

Gloria dei Re o Kebra Nagast (ge'ez: ክብረ ነገሥት), epopea nazionale etiope e libro sacro del rastafarianesimo, risalente fra il IV e il VI secolo d.C.

IncipitModifica

Glorificando Dio nostro Padre, Creatore dell'universo;
glorificando suo Figlio sceso in terra, Gesù Cristo,
grazie al quale tutto è, e senza il quale niente sarebbe;
glorificando lo Spirito Santo, Uno e Trino, il Paraclito,
che viene dal Padre e segue il Figlio,
noi adoriamo la Trinità, crediamo in essa:
nel nome di un solo Dio, il Padre,
e del Figlio e dello Spirito Santo.

CitazioniModifica

  • Il fratricidio fu creato per la prima volta dall'invidia di Satana per i figli di Adamo. (cap. 4, p. 45)
  • Caino, uomo maledetto, uccisore di suo fratello, moltiplicò il male; e il suo seme fece altrettanto, provocando la collera di Dio con la sua malvagità. La sua stirpe non aveva timore di Dio negli occhi, nessuno dei suoi figli tenne mai a mente che Egli li aveva creati, nessuno Lo pregò mai, né lo adorò, né invocò mai il Suo nome, né mosso da spavento lo servì mai. No, i suoi successori pensarono invece solo a mangiare, a bere, a ballare, a suonare strumenti a corda, a cantare canzoni indegne, e a compiere lavori impuri privi di alcuna legge, senza misura né regola. Dunque la perversione dei figli di Caino si moltiplicò, tanto che nella loro sconfinata indecenza introdussero il seme dell'asino nella giumenta, e così fu generato il mulo, cosa che Dio non aveva certo comandato. (cap. 6, p. 46)
  • Caino infatti insegnò ai suoi discendenti a fare tutto ciò che Dio odiava: orgoglio, vanagloria nel parlare, autoadulazione, calunnia, falsa accusa, e persino il giuramento di patti inveritieri. (cap. 7, p. 46)
  • Egli creò Zion prima di qualsiasi altra cosa affinché fosse la dimora della Sua gloria, e l'idea del Suo Patto fu non altro da quanto detto: "Indosserò la carne di Adamo, che è fatta di polvere, così comparirò davanti a tutti coloro che ho creato, con la Mia mano e la Mia voce". Perciò se il Paradiso di Zion non fosse sceso, né avesse indossato la carne di Adamo, allora Dio, che è Parola, non sarebbe apparso, né esisterebbe per noi alcuna salvezza. Prova ne è la similitudine: la divina Zion, infatti, deve essere guardata come anagogia della Madre del Redentore, Maria. Poiché nella Zion costruita sono riposti i Dieci Comandamenti della Legge, scritti dalle Sue mani, ed Egli Stesso, il Creatore, visse nel ventre di Maria, e attraverso di Lui tutto venne alla luce. (cap. 11, p. 48)
  • Dunque Zion fu venerata con infinita magnificenza in Israele e fu riconosciuta da Dio come la dimora della Sua gloria. Egli stesso scese dal Monte della Sua Santità e conversò con i Suoi prescelti, aprendo loro una via di salvezza e liberandoli dalle mani dei loro nemici. E parlò con loro dalla colonna di nuvole, comandando di conservare per sempre la Sua Legge e i Suoi comandamenti, e di camminare secondo i Suoi precetti. (cap. 17, p. 53)
  • [Sulla Regina di Saba] Questa regina del Sud aveva un viso meraviglioso, la sua statura era superba e l'intelligenza e la comprensione che Dio le aveva donato erano elevate a tal punto da spingerla fino a Gerusalemme per ascoltare la saggezza di Salomone; ciò avvenne per il volere e il piacere di Dio. (cap. 21, p. 54)
  • A coloro cui Salomone doveva dare ordini, parlava con umiltà e grazia, e quando questi sbagliavano li ammoniva gentilmente. Poiché aveva costruito la propria casa nella saggezza e nel timore di Dio, sorrideva graziosamente agli stolti e li metteva sulla retta via, e trattava con gentilezza anche le serve. Apriva la sua bocca esprimendosi in parabole e le sue parole erano più dolci del miele più puro; tutto il suo comportamento era ammirevole, tutto il suo aspetto piacevole. Poiché la saggezza è amata dagli uomini accorti, mentre è respinta dagli stolti. (cap. 22, p. 55)
  • [Su Salomone] Era come un padre per gli orfani. Giudicava con saggezza ed era imparziale. Aveva gloria e ricchezza che Dio gli aveva dato in grande abbondanza; esattamente: oro, argento, pietre preziose, ricche vesti, buoi e pecore e capre innumerevoli. (cap. 22, p. 55)
  • Sono rapita dall'amore per il sapere, sono avvolta dalle corde della filosofia; poiché la saggezza ha molto più valore di qualsiasi tesoro d'argento e d'oro, ed è quanto di migliore sia stato creato sulla terra. Orbene, a cosa sotto il cielo può essere paragonato la saggezza? Essa è più dolce del miele e inebria più del vino, ed è luminosa persino più del Sole, perciò deve essere amata più di tutte le pietre preziose al mondo. È liscia e impingua più dell'olio, e soddisfa gli appetiti umani più di ogni squisita carne, e dà [all'uomo] più ricca ricompensa di migliaia di pezzi d'oro e d'argento. È fonte di gioia per lo spirito, la luce e il luccichìo dell'occhio, l'aumento di velocità del piede, la protezione del petto, l'elmo per la testa, una catena per il collo, e una cintura per i fianchi. La sapienza fa ascoltare le orecchie e dà la comprensione ai cuori, è l'insegnante di coloro che imparano, è consigliera per coloro che sono discreti e prudenti e dà fama a coloro che la cercano. Per quanto riguarda il regno, esso non può sorreggersi senza la saggezza, né le ricchezze essere conservate; il piede non può tenere il luogo che ha raggiunto senza sapienza. Senza conoscenza ciò che la lingua dice è inaccettabile. La saggezza è il migliore tra tutti i tesori. Chi accumula oro e argento non ne può trarre alcun vantaggio senza di essa; ma colui che accumula saggezza, possiede qualcosa che non potrà essergli mai sottratto dal cuore. Perciò, quello che gli stolti accumulano, sarà consumato dal saggio. Per la debolezza di coloro che peccano, i giusti sono lodati; e sempre per gli atti corrotti degli stolti, i saggi sono amati. La sapienza è qualcosa di esaltante e prezioso: la amerò come una madre, ed essa mi abbraccerà come una figlia. Seguirò le orme della conoscenza ed essa mi proteggerà per sempre; la cercherò, ed essa sarà con me per sempre; seguirò le sue tracce, e non mi farà perdere; starò su di essa, e sarà per me un muro di diamante; troverò riparo in lei, e mi darà potere e forza; gioirò in lei, e sarà per me abbondante soddisfazione. Perciò è giusto che noi seguiamo le impronte della saggezza, affinché le suole dei nostri piedi possano varcare la soglia delle porte della sapienza. Perciò chiamiamola e la troveremo; amiamola e non si nasconderà da noi; inseguiamola e la raggiungeremo; chiediamo e riceveremo; lasciamo volgere verso di lei i nostri cuori affinché non possiamo mai dimenticarla. Se [noi] la ricordiamo, essa ci ricorderà; e con gli stolti non spartirete la saggezza, poiché non la stimano onorevolmente, ed essa non li ama. Onorare la sapienza è l'onore del saggio, e l'amore della sapienza è l'amore del saggio. Amate chi è saggio, e non vi allontanate da lui, e dalla sua vista anche voi diverrete saggi; ascoltate i discorsi della sua parola, affinché possiate essere come lui; guardate laddove questi ha posto il piede, e non lasciatelo, cosicché voi possiate ricevere il ricordo della sua sapienza. Io amo costui semplicemente ascoltando parlare di lui, senza neanche averlo visto, e tutta la sua storia che mi è stata riferita è come il desiderio del mio cuore è come acqua per l'assetato. (Regina di Saba, cap. 24, pp. 57-58)
  • [Su Salomone] Tutto era scritto dal suo comando, non c'era nessuno che si mettesse contro la sua parola; poiché la luce del suo cuore era come una lampada nelle tenebre, la sua saggezza abbondante come la sabbia. (cap. 25, p. 59)
  • Sono uomo di polvere e ceneri, che domani diverrà vermi e terra, eppure fino a questo momento appaio come uno che non morirà mai. (Salomone, cap. 27, p. 61)
  • A che serviamo noi, prole degli uomini, se non esercitiamo la carità e l'amore sulla terra? Siamo forse distinti da nullità, da mera erba in un campo, che invecchia secondo stagione e brucia nel fuoco? Sulla terra noi provvediamo a noi stessi con squisite carni, [indossiamo] preziosi vestiti, eppure anche mentre siamo vivi odoriamo già di morte. Noi provvediamo a noi stessi con dolci profumi e delicati unguenti, ma anche mentre siamo vivi moriamo quotidianamente attraverso peccati e trasgressioni; da saggi, diventiamo ignoranti attraverso la disobbedienza e i gesti iniqui; nati saldi nell'onore, diveniamo disprezzabili attraverso la magia, la stregoneria, e la venerazione degli idoli. Dunque l'uomo degno d'onore, creato nell'immagine di Dio, se compie il bene sarà davvero come Dio (Salomone, cap. 27, p. 61)
  • Noi adoriamo il sole come i nostri genitori ci hanno insegnato a fare, poiché consideriamo che il sole sia il Re degli dèi. Ma ci sono altre credenze; alcuni adorano le pietre, altri gli alberi, e altri ancora adorano figure intagliate o immagini d'oro e argento. Noi adoriamo il sole, perché cuoce il nostro cibo, e non solo, illumina le tenebre e rimuove la paura; noi lo chiamiamo "Nostro Re", e "Nostro Creatore", e lo adoriamo come nostro Dio. Nessun uomo ci ha mai detto che al suo fianco possa esserci un altro Dio. (Regina di Saba, cap. 27, p. 62)
  • Dopo che si fu addormentato, apparve a Re Salomone una visione abbagliante: vide il Sole infuocato scendere dal paradiso e illuminare con un incredibile splendore la terra d'Israele. Il Sole restava in quella posizione per un certo tempo, ma poi improvvisamente si ritirava e volava fin sopra il regno d'Etiopia, dove si fermava a risplendere per sempre con immenso bagliore, poiché aveva voluto restare lì. (cap. 30, p. 67)
  • [Sull'Etiopia] Invero il nostro paese è il migliore. L'aria del nostro paese è buona, senza caldo asfissiante né sole cocente, e l'acqua del nostro paese è buona e dolce e sfocia nei fiumi, inoltre la cima delle nostre montagne è ricca d'acqua che scorre. Né facciamo come fate voi nel vostro paese, come si dice, che scavate pozzi molto in profondità [alla ricerca di] acqua, né moriamo sotto il calore del sole; bensì anche a mezzogiorno noi cacciamo animali selvaggi, bufali e gazzelle, uccelli e piccoli animali. In primavera Dio si prende sempre cura di noi anno per anno. E in primavera la gente mangia ciò su cui prima camminava come nella terra d'Egitto. I nostri alberi producono buoni raccolti, e il grano e l'orzo e tutti i nostri frutti sono deliziosi, come anche il bestiame è buono e meraviglioso. (cap. 35, p. 73)
  • Nessun uomo odia il posto in cui è nato, bensì ognuno ama le cose del suo paese nativo. (Menelik I, cap. 36, p. 75)
 
Menelik I porta l'Arca dell'Alleanza in Etiopia
  • La mia Signora Zion, sacra e celestiale, il Tabernacolo della Legge di Dio, sarà per te una guida per sempre, una guida per ciò che dovresti pensare nel tuo cuore e dovresti fare con le tue dita, che sia lontana o vicina a te, che sia alta o bassa, che sia forte o debole, che sia dentro o fuori di te, che tu sia in casa o nel campo, che sia a te visibile o invisibile, che sia lontana o vicina a te, che sia nascosta o rivelata, che sia segreta o resa pubblica all'estero, per te la nostra Signora Zion, sacra e celestiale, il puro Tabernacolo della Legge di Dio, sarà una guida. (Salomone, cap. 49, pp. 91-92)
  • Guardate a Zion, guardate alla salvezza, guardate colei che è adornata di lodi, guardate colei che è agghindata come una sposa, non con la veste della gloria effimera, ma [guardate] colei che è decorata con la gloria e l'approvazione che vengono da Dio, colei il cui comportamento è così retto che [gli uomini] la guarderanno con rispetto e non la abbandoneranno; colei che desidereranno sopra ogni cosa e non rifiuteranno; colei che ameranno spontaneamente e non odieranno; colei che avvicineranno volentieri e non terranno lontano. Noi verremo vicino a te, e tu non te ne andrai lontano da noi; noi ci appoggeremo a te, e tu non ci lascerai andare via; noi ci appoggeremo a te, e tu non ci lascerai andare via; noi ti supplicheremo, e tu non sarai sorda [alle nostre suppliche]; noi grideremo a te; ascolta il nostro grido e tutto quello che ti chiederemo e non volerci mandar via da te, finché il tuo Signore rimane e regna su di te; ascolta il nostro grido e tutto quello che ti chiederemo e non volerci mandar via da te, finché il tuo Signore rimane e regna su di te; perché tu sei la dimora del Dio dei cieli. (Menelik I, cap. 54, p. 98)
  • La reggenza non conduce a niente senza la purezza, e il giudizio non porta a niente senza la giustizia, e la ricchezza non dà niente senza il timor di Dio. (Salomone, cap. 60, p. 105)
  • Chi era più saggio di Salomone? Eppure egli fu sedotto da una donna. Chi era più giusto di Davide? Eppure egli fu sedotto anch'egli da una donna. Chi era più forte di Sansone? Eppure fu sedotto da una donna. Chi era più bello di Amnòn? Eppure fu sedotto da Tamara la figlia di Davide suo padre. Adamo era la prima creazione di Dio, eppure fu sedotto da Eva, sua moglie. E per colpa di questa seduzione fu data una morte per ogni creatura. Questa seduzione dell'uomo da parte della donna fu causata da Eva, poiché siamo tutti figli di Eva. (cap. 64, p. 112)
  • In cosa il re è superiore al povero se egli in terra non ha fatto del bene? Il loro cadere nella fossa è lo stesso e il loro percorso nel profondo è lo stesso. Che vantaggio abbiamo a essere uomini? Noi siamo creati invano e in breve tempo diveniamo come se non fossimo mai stati creati. Quanto al respiro che respiriamo, se cessa per qualche istante, la nostra anima trapassa e se l'impulso della scintilla del nostro cuore che si muove nella nostra mente scompare, noi diveniamo polvere e i nostri amici o conoscenti ci riterranno una cosa ripugnante. (Salomone, cap. 69, pp. 120-121)
  • Se un uomo volesse una cosa, e la sua anima si unisse con il desiderio del suo corpo, diventerebbe come il Diavolo; ma se contenesse il suo corpo, e la sua anima si unisse con il suo desiderio, diventerebbe come Cristo. (cap. 74, p. 128)
  • Gli uomini d'Etiopia lasciarono i loro vecchi lavori e iniziarono ad amare la correttezza e giustizia che Dio amava. Lasciarono le loro fornicazioni del passato e scelsero la purezza nel campo che stava dinanzi alla celestiale Zion. Abbandonarono la divinazione e la magia, e scelsero la penitenza e le lacrime per amor di Dio. Lasciarono l'interpretazione del volo degli uccelli e l'uso di presagi, e tornarono ad ascoltare Dio e a offrire Lui sacrifici. Abbandonarono i piaceri degli dèi che erano malvagi e scelsero di servire e pregare Iddio. Le figlie di Gerusalemme soffrirono disgrazie e le figlie d'Etiopia furono onorate; la figlia di Giudea fu triste, mentre la figlia d'Etiopia gioì; le montagne d'Etiopia gioirono, mentre le montagne del Libano piansero. La gente d'Etiopia fu scelta in mezzo agli idoli e le immagini scolpite, mentre il popolo d'Israele fu rifiutato. (cap. 87, pp. 141-142)
  • [Rivolto alla regina di Saba] Per quanto riguarda te, mia Signora, la tua saggezza è superba, oltrepassa la saggezza di tutti gli uomini. Non c'è nessuno che possa esserti paragonato riguardo all'intelligenza, non solo quanto all'intuizione femminile, che ha creato questa situazione, ma anche alla comprensione del tuo cuore, che è più profonda di quella degli uomini e non c'è nessuno che possa esserti paragonato per l'abbondanza della tua lucidità, eccetto ovviamente il mio signore Salomone. La tua saggezza però ha superato quella di Salomone a tal punto, che sei stata capace di condurre qui i potenti uomini d'Israele e il Tabernacolo della Legge di Dio con le corde della tua comprensione e hai devastato la casa dei loro idoli, distrutto le loro immagini, hai purificato ciò che era impuro della gente, poiché hai portato via da loro tutto ciò che Dio odia. (Azarìa, cap. 91, p. 150)
  • Tu Regina, hai disposto la tua fede in lei (nella saggezza), che ti ha preso in braccio come un bambino. L'hai amata ed essa è divenuta per te ciò che desideravi. L'hai tenuta stretta e non ti lascerà andare fino al giorno della tua morte. Tu sei stata addolorata per lei ed ella ti ha fatto gioire per sempre. Hai sofferto per amor di lei e ti ha dato forza per sempre. Tu hai sofferto la fame per lei ed ella ti ha dato cibo per sempre. Ti sei abbeverata della saggezza, ed ella è divenuta per te un'eterna fonte. Hai sofferto tribolazioni per amor della saggezza e ti ha il luminato molto più del sole, per sempre. E tutto ciò è avvenuto per volere di Dio, poiché avete amato la saggezza sempre. (Azarìa, cap. 91, p. 151)
  • [Su Menelik I] E per il Re che amministrava il Suo padiglione, se era in viaggio o durante qualche spostamento e voleva che qualcosa fosse fatto, tutto ciò che desiderava e che pensava nel suo cuore e indicava col suo dito, tutto era eseguito alla sua parola; e tutti lo temevano. Ma egli non temeva nessuno, poiché la mano di Dio era con lui e lo proteggeva di giorno e di notte. Egli fece il Suo Volere, e Dio lavorò per lui e lo protesse da tutti i mali nei secoli dei secoli. Amen. (cap. 94, p. 154)
  • Dio amò il popolo d'Etiopia, poiché senza conoscere ancora la Sua Legge distrusse i propri idoli, laddove chi invece aveva ricevuto la Legge di Dio [in Israele], si era costruito idoli e aveva venerato divinità che Dio odiava. Successivamente quando Egli nacque per redimere Adamo, Egli realizzò segni e meraviglie dinanzi a loro, ma questi non credettero in Lui, né nella Sua preghiera, né nella preghiera dei suoi padri. Perciò Dio ha amato estremamente il popolo d'Etiopia. (cap. 95, pp. 155-156)
  • A causa della seduzione di Adamo soffrimmo dolori, ma grazie alla sofferenza di Cristo siamo risanati. A causa della trasgressione di Eva morimmo e fummo seppelliti, ma per la purezza di Maria riceviamo onore e siamo esaltati. (cap. 96, p. 159)
  • Ora Satana non ha potere su niente, poiché ha solo ciò che fa germinare nella sua mente; né può afferrare fermamente, né può fare niente, non può colpire, non può trascinare, non può cogliere, non può lottare; solo può far germinare silenziosamente pensieri nella mente. (cap. 100, p. 167)
  • [Su Gesù] Con il Suo palmo steso nell'umiltà e la Sua testa china su un lato, per le nostre colpe Egli, per il quale la sofferenza era indegna, soffrì nell'eterna maestà della Sua Divinità. Egli morì nonostante potesse dare forza a chi fosse affaticato nella polvere; non assetato Egli bevve aceto e fu incoronato con una corona di spine; Egli non aveva paura e non si vergognava dell'insolenza e dell'ostilità e degli sputi dei corrotti tra i Giudei. Egli soffrì le percosse: Egli fu ingiuriato e beffato, nonostante fosse Dio nonché il Re della Morte e il Conferente della Gloria e a causa di questo Egli ha sopportato pazientemente tutte le disgrazie. Affaticato e misero, lo resero triste quando Lo rigettarono e Lo odiarono; ma forte e glorioso, che cosa avrebbe potuto rattristarLo quando avanzarono false accuse contro di Lui? Poiché Egli Stesso conosceva la Sua Divinità, conosceva la Sua gloria e conosceva Se stesso. Ma non c'era nessuno che Lo conoscesse, poiché Egli era il Creatore di ogni cosa. Poiché se Lo avessero riconosciuto, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. (cap. 102, p. 171)
  • Il Corpo di Cristo è il pianto del nostro Corpo, e ha compassione perché abbiamo lo stesso Suo Corpo e Sangue, essendo divenuti Suoi figli e Suoi fratelli. E se alcuni avranno peccato saranno giudicati col fuoco secondo la gravità dei loro peccati; per coloro che hanno commesso peccati lievi la punizione sarà lieve, ma per coloro che hanno commesso peccati gravi la punizione sarà eccezionalmente grande. Per Dio, un giorno equivale a diecimila anni; così alcuni saranno puniti per un giorno dei Suoi; altri per metà giorno, altri per tre ore al giorno, altri per una; e alcuni saranno messi semplicemente alla prova e poi assolti dalle loro trasgressioni. (cap. 114, p. 191)

ExplicitModifica

Prega per me, il tuo servo Isacco (traduttore e redattore di questa versione, la prima completa) il pover'uomo. Non rimproverarmi a causa dell'incorrettezza della lingua parlata. Ho faticato tanto per la gloria del paese dell'Etiopia, per portare avanti la celeste Zion e per la gloria del Re d'Etiopia. Così ho consultato il governatore giusto e ben amato da Dio, chiamato Yà'ebìka Egzi'e, che approvò e mi dise: «Lavora». Allora io lavorai, con l'aiuto di Dio, che non si vendicò per i miei peccati. Così prega per il tuo servo Isacco e per coloro che faticarono con me per la redazione di questo libro, con dolorose tribolazioni, io e Yamharana'ab e Hezba-Krestòs e Andrea e Filippo e Mahàri'ab. Possa Dio avere misericordia su di loro, e possa scrivere i loro nomi nel Libro della Vita nel regno dei cieli, con quello di tutti i santi e i martiri nei secoli dei secoli! Amen.

BibliografiaModifica

  • Kebra Nagast La Bibbia segreta dei Rastafari, a cura di Lorenzo Manzoni, ShaKe Edizioni, 2013, ISBN 978-88-97109-32-7

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