Edi Rama

politico, pittore e giornalista albanese

Edi Rama (1964 – vivente), politico albanese.

Rama nel 2014

Citazioni di Edi RamaModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • La questione del Kosovo è risolta, ora è un Paese indipendente.[1]
  • La Grande Albania è un'idea di qualcuno che non vuole quel che è meglio per noi. Il nostro obiettivo è l'autodeterminazione e la convivenza. L'Albania non ha progetti per una Grande Albania. Vogliamo solo una cosa: aderire all'Unione europea.[2]
  • Kodra, dopo aver lasciato l'Albania in dissidio con il regime, tornò una volta a Tirana e venne a casa da mio padre, anch'egli artista. Alla parete c'era appeso un mio disegno astratto. Lo notò subito e disse "continua su questa strada". Portava un basco, un maglione, una sciarpa, si smarcava dall'uniformità che qui vigeva, la barba era proibita come pure i capelli lunghi.[3]
  • [Sulla Pandemia di COVID-19] Noi stiamo combattendo lo stesso nemico invisibile e le risorse umane e logistiche della nostra guerra non sono illimitate. Ma oggi noi non possiamo tenere le forze di riserva in attesa che siano chiamate, mentre in Italia, dove si stanno curando, negli ospedali di guerra, anche albanesi, feriti dal nemico, hanno un enorme bisogno di aiuto. È vero che tutti sono rinchiusi dentro le loro frontiere e anche paesi ricchissimi hanno girato la schiena agli altri, ma forse esattamente perché noi non siamo ricchi, e neanche privi di memoria, non ci possiamo permettere di non dimostrare all'Italia che gli albanesi e l'Albania non abbandonano mai l'amico in difficoltà.[4]
  • [La Juventus rappresenta] l'emanazione dello spirito che fa quadrato per vincere, anche contro ogni previsione.[5]
  • [Sulla Pandemia di COVID-19] Visto il livello della comprensione del dovere civico di questa guerra per la vita o la morte, e dal momento che l'andamento positivo della guerra finora è stata frainteso abbandonandosi all'idea "tanto non ci succederà nulla" allora la risposta dello stato sarà reciproca per tutti coloro che non rispettano la fila. L'esercito e la polizia municipale creeranno urgentemente cordoni sanitari presso i mercati. La polizia di stato applicherà nuove misure punitive verso i trasgressori. Le nuove misure punitive saranno legge lunedì e le teste vuote saranno private della libertà. Alle teste vuote faremo la vita un inferno per i loro comportamenti contorti che portano il fuoco dell'inferno da tutti noi.[6]
  • La politica per me non è quel mostro cattivo del quale tutti tendono a parlare male, ma la più bella invenzione dell’uomo per risolvere con altri uomini i problemi che da solo non può risolvere. Sicuramente la politica ha fatto tanti danni all’umanità e purtroppo ne continua a fare ogni tanto anche oggi! Ma, comunque, senza la politica non avremmo avuto nessuno di quei tanti miracoli che hanno trasformato il mondo, rendendolo un posto migliore.[7]
  • Ormai non ci sono quasi più grandi battaglie politiche che non siano interconnesse con gli altri popoli e chi propone di vincerle dentro le proprie frontiere illude se stesso e il suo popolo. Sembra che il maledetto virus che sta mettendo in ginocchio tanti Paesi sia arrivato per mostrarci proprio questo, facendoci soffrire in una maniera mai vista in queste aree del mondo.[7]

Da Edi Rama. Intervista al premier dell'Albania, il paese che sogna l'Italia e l'Europa dopo cinquant'anni di comunismo

Intervista di Luigi Amicone, Tempi.it, 18 ottobre 2014

  • In questo paese non c'è solo armonia religiosa, c'è fratellanza vissuta nel quotidiano. Non c'è nessun tipo di barriera. I matrimoni misti sono all'ordine del giorno così come le feste di ciascuno sono le feste di tutti. L'Albania è un posto dove non si avverte nessuno dei problemi di cui parlano i media.
  • Noi siamo usciti da cinquant'anni di regime che non era simile a niente nell'impero rosso. Perché mentre in tutti gli altri paesi comunisti non esistevano alternative politiche ma c'erano alternative culturali, sociali o religiose, nell'Albania di Enver Hoxha non c'era nessun tipo di alternativa.
  • L'Italia è il nostro partner naturale perché qui tutti parlano italiano e perché i nostri stili di vita sono gli stessi dell'Italia dei vostri nonni.
  • Guardi, questo è un paese che il comunismo ha trasformato nel paese più pro-americano del pianeta. L'Albania è più filoamericana di tanti Stati degli Stati Uniti d'America. Più dell'America c'è solo l'Italia. Il primo paese con cui l'albanese si identifica è l'Italia.
  • Non mi sembra che dall'Albania siano andate a combattere in Siria tutte quelle persone che invece sono partite dalla Francia, dalla Gran Bretagna o dalla Germania. Gli albanesi rappresentano la maggioranza musulmana nella regione e sono musulmani più europeisti degli elettori non musulmani europeisti. Perciò, non soltanto non possono essere messi nella categoria dei musulmani pericolosi, ma rappresentano una grande risorsa culturale e politica per l'Europa. Quindi, questa idea che l'Albania sarà la piattaforma dei minareti in Europa è una profezia stupida.
  • L'Albania non si è mai allineata a nessun tipo di guerra santa né tantomeno di attività politica contro Israele. Non bisogna dimenticare che questo è l'unico paese d'Europa (con la Spagna, ma la Spagna non era in guerra e non è stata occupata dai nazi-fascisti) in cui gli ebrei sono stati protetti e adottati da famiglie musulmane e cristiane. È una storia unica: qui in Albania nessun ebreo è stato consegnato agli aguzzini di Auschwitz. Tutto ciò spiega perché oggi noi abbiamo con Israele un legame e un'alleanza fortissimi.

Da Edi Rama: "La politica? In Albania ora è un'arte"

Intervista di Achille Bonito Oliva, Repubblica.it, 10 dicembre 2014

  • Io credo che in una situazione particolarissima come quella dell'Albania e di Tirana, dove le possibilità finanziare sono limitate, l'arte del governare diventa uno strumento importante. Ho potuto constatarlo quando abbiamo cominciato ai ridipingere i vecchi palazzi dell'architettura comunista. Da politica, questa è diventata un'operazione artistica: colori in mancanza di soldi. Dovevo dare alla città un segnale di cambiamento e svegliarla da una terribile situazione di abbandono, polvere, fango e mancanza totale di comunicazione.
  • Nei Balcani oggi, 2014, centenario della Prima guerra mondiale, è il primo anno in cui non registriamo nessun conflitto, in nessuna frontiera, e dobbiamo renderci conto che questa è una circostanza eccezionale per l'Europa stessa. Perché questa pace è scaturita come necessità di dialogo imposto dalla magia dell'Europa, dal fatto che tutti dobbiamo convergere in Europa. Quella che viviamo, però, è una situazione molto fragile. La multireligiosità rappresenta la forza, ma anche la fragilità di questa regione perché, dall'altro lato, ci sono tutte le derive islamiche fondamentaliste che possono insinuarsi dove non c'è educazione, non c'è occupazione, non c'è futuro. Gli albanesi, che per anni sono stati accusati di creare problemi in Europa, non solo sono pronti per la pace, ma nei Balcani ne sono i più grandi investitori.
  • L'artista e il politico, quando raggiungono i vertici della loro professione, si assomigliano perfettamente. Sia l'artista che il primo ministro sono uomini soli: il primo perché non vuole compagnia mentre lavora, mentre crea, il secondo perché potere e solitudine sono due concetti collegati. Ma entrambi, l'artista e il politico, hanno bisogno degli altri: per coniugare la creatività con il pensiero democratico, le idee con le necessità altrui. Senza gli altri, non si può avere la forza di andare avanti.

Da «L'Albania è un'Italia molto più leggera: nello spirito, nella mente, nello stato d'animo»

Intervista di Roberto Di Caro, Espresso.Repubblica.it, 9 gennaio 2018

  • Quando sono diventato sindaco, Tirana era immersa nell'illegalità, sembrava una città bombardata, non c'era più un metro quadro di verde, forme spaventose come sculture brutali crescevano senza regole. I colori hanno ricucito e collegato le superfici e cambiato lo spirito delle persone. Anche la criminalità è scesa drasticamente.
  • L'Albania è un'Italia molto più leggera: nello spirito, nella mente, nello stato d'animo.
  • Quanto a noi, siamo e restiamo il paese più europeista d'Europa, e stiamo facendo ciò che dobbiamo per avere tutte le carte in regola.

Il premier albanese Rama: «I cittadini dalla mia parte, dietro la protesta il vecchio potere»

Intervista di Marco Corona, Ilmessaggero.it, 21 Febbraio 2019

  • Io non do istruzioni, non sono il capo della polizia o il ministro dell'Interno, non spetta a me organizzare secondo legge la difesa dei limiti legali di una manifestazione.
  • Non parlo mai dei miei avversari in una lingua straniera, anche se è la lingua di mia nonna. Che aveva origini italiane.
  • I governi di transizione si fanno quando c'è un problema di rappresentanza, mentre noi abbiamo da soli la maggioranza assoluta e siamo avanti in tutti i sondaggi.
  • [Su Sali Berisha] Dice pure che l'unico modo per mandarmi via è una pallottola in fronte, ma non voglio commentare. E poi l'Albania ai tempi di Berisha bruciava. Vuole solo ostacolare la riforma della giustizia.
  • I governi italiani di destra hanno sempre lavorato in modo fantastico con i governi albanesi di sinistra e viceversa. In Albania più di 20mila italiani fanno business, lavorano, e studiano. E in Italia ci sono centinaia di migliaia di albanesi.

Albania al voto in un clima di paura. Il Premier: «Non si negozia la democrazia con le molotov»

Intervista di Riccardo Liberatore, Open.online, 30 giugno 2019

  • Le elezioni non sono alla discrezione dei partiti, sono il diritto del popolo a scegliere tra i partiti. Se i partiti non sono pronti a partecipare alle elezioni, questo non è un Paese della gente ma dei partiti. Se poi sotto la pressione dei partiti, le elezioni venissero posticipate, sarebbe un precedente assurdo e dannoso.
  • Siamo una democrazia ancora giovane, in crescita, ma comunque senza la maturità necessaria da lasciar perdere con questi giochetti che hanno caratterizzato un passaggio doloroso da un regime assurdo e criminale che ha isolato l'Albania trasformandolo nella Nord corea dell'Europa per cinquant'anni verso un Paese che deve affermarsi come un membro dell’Unione europea.
  • I salari sono ancora bassi, il costo della vita cresce, il Paese ha bisogno di più certezza per i suoi ragazzi, una riforma di tutto il sistema dell'educazione, di investimenti specialmente nel turismo ma anche infrastrutture. Non è possibile stare a scherzare con le molotov per negoziare la democrazia mentre c'è tutto questo da fare.
  • [Su Ilir Meta] Lui si è prestato a giochetti politici. Si trova in una situazione di un certo imbarazzo perché sua moglie è capo di un partito di opposizione. È una situazione particolare in un Paese che, come dicevo, è una democrazia giovane, non ancora solida e matura.
  • A me piacerebbe avere un'opposizione molto più sfidante, questa quà è semplicemente sfigata.
  • L'opposizione ha deciso di uscire di scena, rifiutando i mandati parlamentari, per provare sulla strada. Non sta a noi a fare né i loro psicoterapeuti né i loro babysitter. È tutta una protesta di un vecchio establishment che cerca una rivincita: non è una rivolta del popolo. Loro sono stati dal primo momento contro la riforma della giustizia.
  • Io credo che la politica dei porti chiusi sia una reazione: si può discutere sul "come" ma il perché è chiaro. L'Italia non è stata soltanto lasciata sola, è stata umiliata. Io lo posso ricordare: noi albanesi siamo stati gli eritrei di 30 anni fa. L'accoglienza è stata incredibile. Ma quello spirito è andato svanendo a causa del cinismo dell'Europa.
  • Noi in Albania viviamo un po' come la politica italiana: tanta passione per "uccidere" il messaggero, molta meno passione per il messaggio.
  • Noi abbiamo un detto in albanese, che prima di Facebook "lo stupido era conosciuto soltanto a casa sua".

Edi Rama: “Trenta anni fa eravamo noi gli afghani. Accoglierli è un dovere per gli albanesi”

Intervista di Antonello Sette, Globalist.it, 23 agosto 2021

  • Per noi accogliere i profughi afghani è una cosa importantissima, naturale e morale. Trenta anni fa siamo stati noi gli afghani che cercavano ospitalità dall’altra sponda del mare. Noi, che all'epoca per il popolo italiano e per l'opinione pubblica europea sembravano degli alieni, come oggi sembrano gli afghani. Per un altro verso abbiamo una tradizione da onorare. L'Albania è l'unico Paese europeo che, prima e dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha ospitato gli ebrei. È un codice d'onore quello che ci obbliga a essere ospitali. Un codice, secondo il quale la casa di ciascun albanese è di Dio e dell'ospite.
  • La paura dell'altro è cresciuta molto in questa Europa. Quando noi dei Balcani abbiamo intrapreso questo percorso di avvicinamento, dicevano che era un'iniziativa volta ad arginare i nazionalismi balcanici. Sarà anche vero, ma oggi noi, non solo l'Albania, ma tutti i i Paesi balcanici, siamo paradossalmente ostaggio di nazionalismi, che spingono in una direzione diversa e che purtroppo condizionano le agende politiche, anche quando i loro rappresentanti non sono direttamente al potere.
  • Io penso che non sia giusta la strada che collega la situazione economica e finanziaria di un Paese alla sorte di chi è fra la vita e la morte, se tu puoi fare qualcosa e dare loro una chance di vita e non lasciarli nelle mani della morte. Lei dice che, se si fa un rapporto automatico fra quelli che ospitiamo noi e quelli che dovrebbe ospitare l’Italia, il risultato darebbe per voi mezzo milione di persone. È esattamente lo stesso numero dei nostri fratelli del Kossovo, che nel 1999 riuscirono a sfuggire alla pulizia etnica di Slobodan Milosevic, trovando ospitalità e rifugio in Albania. Dal punto di vista economico eravamo, ovviamente, in condizioni molto peggiori di quelle di oggi, che sono certamente difficili, ma neppure paragonabili con quelle di allora. Eppure, non siamo spariti dalla faccia della Terra. Non abbiamo patito le conseguenze che ora si dice un Paese potrebbe patire, se accogliesse decine o magari centinaia di migliaia di profughi. Siamo, anzi, diventati, a mio giudizio, più ricchi moralmente e più forti mentalmente.

Edi Rama: "Ho aperto le porte dell'Albania ai profughi afgani"

Intervista di Ludovico Manzoni, Huffingtonpost.it, 28 agosto 2021

  • [Sui profughi afghani dopo la caduta di Kabul] Questa è un’altra parte della tragedia di Kabul, perché uscire da lì è veramente come aprire le porte d’uscita dell’Inferno. Dopo giorni e notti di voli annunciati e annullati sono arrivati finalmente i primi, una po’ più di un centinaio. Sono stati sistemati nella costa di Durazzo, nelle strutture alberghiere messe a disposizione loro. Abbiamo deciso di accomodarli in strutture alberghiere (come abbiamo fatto con i nostri stessi cittadini dopo il terremoto) perché volevamo che respirassero più normalità possibile e non isolarli in campi profughi che rischiano di essere de umanizzanti e incrementare malumori e divisioni.
  • [Sulla pandemia di COVID-19 in Italia] Dobbiamo pensare a che cosa vogliamo lasciare in eredità alle generazioni future in un mondo dove la nostra stessa storia ci ha insegnato che c’è un tempo per chiedere aiuto e un tempo per darlo. Come potevamo dimenticare che cosa ha fatto l’Italia per noi salvandoci in tempi bui e dolorosi, guardando come l’Italia stessa bruciava di dolore e non riusciva a respirare sotto la tremenda pressione del virus? Sicuramente i nostri 30 medici e infermieri non bastavano per niente a spegnere tutti i focolai che coprivano il vostro paese, ma abbiamo voluto essere al vostro fianco, far parte del vostro enorme sforzo per riuscirci, e mostrare la nostra solidarietà e gratitudine non solo con le parole.
  • [Sulle priorità per il terzo mandato] Riemergere più forti dal devastante terremoto che ci ha colpiti prima e dalla pandemia che e arrivata immediatamente dopo; investire massicciamente nelle energie rinnovabili, per arrivare a diventare in questo decennio un paese "net exporter" di energia; chiudere il cerchio della digitalizzazione dei servizi pubblici per arrivare a chiudere tutti gli sportelli della burocrazia straziante e finirla con tutti i tipi di file d’attesa; cominciare già da quest’anno con l’inglese alla prima elementare e trasformare tutto il sistema della conoscenza della tecnologia a scuola; trasformare i tre vecchi porti commerciali in porti turistici e costruire due nuovi aeroporti per portare il turismo già in grande volata in un altro livello, cercando nello stesso tempo di evitare gli errori del passato nello sviluppo della costa; puntare ancora di più sulla crescita delle esportazioni di prodotti agricoli e cosi via. Tutto questo senza dimenticare mai che la corruzione e la burocrazia paralizzante devono essere trattati senza sosta come nemici dello stato di diritto e dei diritti dei cittadini e che lo sviluppo del paese deve essere uno sviluppo sostenibile e servire obiettivi di giustizia sociale di lungo termine.
  • [Sul campionato europeo di calcio 2020] Sarebbe impossibile contare tutti i frammenti d’Italia che hanno riempito la nostra vita ieri e oggi, ma basta accennare qui al fatto che la finale vittoriosa di Wembley ha riempito la piazza della nostra capitale di gioia e di tricolore per capire che il nostro cuore diventa sempre azzurro quando c’è in mezzo una gioia e anche un dolore italiano.
  • L’Unione è in una fase di stallo con segni abbastanza preoccupanti di apparenti divisioni e lacerazioni interne. Sembra che dalla grande crisi dei profughi del conflitto in Siria abbia perso non solo parte del suo grande fascino, ma anche la sua bussola di orientamento quando si tratta di pensare all’allargamento nei Balkani. Secondo me questo è l’esempio più chiaro del suo essere ostaggio dei nazionalismi in casa propria, il che rammarica perché si tratta di un progetto nato proprio per combattere questi nazionalismi - cosa che negli Balcani sta riuscendo a fare con risultati anche clamorosi se si guarda da dove siamo partiti camminando su bagni di sangue e fosse communi.
  • Luigi Di Maio mi fa sempre sentire in debito perché non è solo e semplicemente disponibile quando si tratta del Albania, ma lo fa come se i nostri fossero problemi di casa sua. Veramente un orgoglio per noi avere un albanese napoletano alla Farnesina.
  • [Sul divieto dei giochi d'azzardo] Dovevamo farlo perchè era una peste sparsa dappertutto, con conseguenze nefaste per i giovani e per i padri di famiglia. Ma Internet continua a porre il problema dell’informalità e dell’evasione. Bisogna cercare di arginare al più possibile senza ritornare nelle sale di giochi piene di macchinette mangiasoldi, dove la criminalità fa affari miliardari e trovare una via per formalizzare le scommesse digitali.
  • L'Albania è una piccola Italia, con problemi molto simili ma con il vantaggio e che essendo più indietro ha l’opportunità di guardare al futuro imparando dagli errori dell’Italia e sapendo cosa ci aspetta se commettiamo gli stessi sbagli.

Citazioni su Edi RamaModifica

  • Rama, e nessun altro, è responsabile del problema della droga e per questo l'LSI non ha alcuna relazione di sorta. [...] Rama è il responsabile della presenza in Parlamento di tutti questi elementi con precedenti penali, mentre LSI non ha alcuna responsabilità per questo. Rama non è mai responsabile di niente. Per Rama sono sempre responsabili Sali Berisha, Lulzim Basha e LSI. (Ilir Meta)

Sali BerishaModifica

  • Con Rama elezioni libere non sono possibili.
  • Deve dimettersi e lasciare spazio a un governo di transizione che gli impedisca di gestire e manipolare il voto. Non ci sarà un avvenire per l'Albania se non sarà ristabilita la libertà di voto. A Tirana oggi governano banditi e narcotrafficanti.
  • Edi Rama è l'uomo che ha protestato pubblicamente contro l'ingresso di Tirana nella Nato, ha bloccato per due anni lo status di candidato dell'Albania all'ingresso nella UE perché non faceva votare tre leggi per le quali poi è arrivato il consenso della commissione europea. E non rispetta alcuna regola europea. Ha strettissimi legami con criminalità e traffico di droga. E coltiva la vecchia idea dei comunisti albanesi del "crimine utile". Discende dall'alta nomenklatura comunista di Hoxa, suo padre era nel presidium, e "firmò" l'impiccagione di un poeta dissidente.
  • Edi Rama ha aperto il Parlamento agli assassini. La mia uscita di scena è senza ritorno. Ma farò di tutto perché gli albanesi votino come tutti i cittadini europei. Siamo l'unico paese in Europa con una semi-dittatura come in Venezuela.

NoteModifica

  1. Citato in Serbia-Albania: scontro tra Rama e Vucic sul Kosovo, Ansa.it, 10 novembre 2014.
  2. Citato in Albania: storica visita del premier serbo Vucic, Euronews.com, 27 maggio 2015.
  3. Dall'intervista di Francesca Pini, Dal regime comunista all'arte astratta «E oggi disegno durante le riunioni», Corriere.it, 19 febbraio 2017.
  4. Dal discorso fatto all'aeroporto di Tirana ad un team di 30 medici e infermieri albanesi in partenza per l'Italia in aiuto ai colleghi impegnati nella lotta al coronavirus in Lombardia, 30 medici da Tirana, il video del premier albanese: "Non siamo senza memoria, Italia ci ha salvato e accolto. È casa nostra", ilfattoquotidiano.it, 29 marzo 2020.
  5. Da Filippo Conticello, Rama: La mia Albania tra Juve e basket. Cara Italia, non camminerai mai da sola, La Gazzetta dello Sport, 31 marzo 2020.
  6. Citato in Coronavirus Albania, Rama: in galera "le teste vuote" che non rispettano le misure, Albanianews, 4 aprile 2020.
  7. a b Citato in Edi Rama: "Mondo, devi fare squadra", intervista di Guido Vaciago, Tuttosport.com, 31 marzo 2020.

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