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Ben Kingsley nel 2011

Ben Kingsley (1943 – vivente), attore britannico.

  • [Sulla sua interpretazione in Gandhi] L'ho interpretato pensando ad Antonio Gramsci. Non azzardo naturalmente paragoni politici, ma il mio Gandhi nasce anche da lì, dal Gramsci che ho "conosciuto" e recitato in uno spettacolo teatrale di Trevor Griffith, Occupazioni, ambientato a Torino durante le prime lotte alla Fiat. Sì, penso che Gramsci sia il Gandhi italiano, perché ha organizzato le masse, perché sapeva farsi capire da tutti, perché non ha spinto il proletariato verso una rivoluzione armata che probabilmente avrebbe distrutto la classe operaia.[1]
  • Per il vecchio Gandhi avevo a disposizione una massa enorme di scritti, di documenti fotografici, cinematografici, di materiale registrato. E quindi era, apparentemente, più facile. Ma dovevo stare attento a non trasformarmi in una caricatura. Per il giovane, invece, c'era poco. E così ho dovuto "camminare" all'indietro, inventarmi un Gandhi ventenne e poi trentenne estrapolandolo dal Gandhi più anziano. E stata una sfida continua. Perché i due uomini erano davvero differenti. Da giovane mostrava un'intelligenza acutissima ma anche una rigidezza difficile da rendere sullo schermo; da vecchio, il carisma del leader venerato da milioni di uomini si siempera in una saggezza, in una comunicativa, in una serenità impressionanti, che sono poi l'articolazione perfetta dell'intelligenza politica e umano di Gandhi. Lui si fa intendere dal viceré delle Indie e dal contadino depredato dagli inglesi, lui sa di poter vincere perché gli uomini buoni fanno sentire a disagio.[1]
  • Per Gandhi il digiuno e lo non-violenza, sono "armi" politiche. Chissà, forse il digiuno allora poteva essere preso per un ricatto, ma le giustificazioni erano moralmente impeccabili. Del resto il digiuno i un concetto tipico della cultura indù, ma non di quella musulmana. E Gandhi doveva, invece, mettere insieme indù e musulmani, farti sentire popolo di un'unica nazione. Ecco allora la non-violenza. Una scelta che obbliga gli altri a guardare in maniera oggettiva al fenomeno della violenza.[1]
  • Essere veramente un attore scespiriano significa essersi cimentato con tutti i ruoli di Shakespeare.[2]
  • [Su Gandhi] Ho provato soddisfazione per il successo, naturalmente. Umanamente, però, ho vissuto un trauma; è stata la fine di un'epoca. Un attore di teatro vive in simbiosi con una compagnia, con un regista. Non è solo. Oggi io ricevo centinaia di copioni, sono solo ad avere la responsabilità di quello che faccio per me stesso.[2]
  • Interpretando un mago, un poeta e un ingegnere della fantasia come Méliès, mi sono ispirato anche a Scorsese. Lui si nasconde nell'ombra del mio personaggio e in quella di Hugo.[3]
  • A Jon [Favreau] avevo suggerito un accento indiano per la mia versione di Bagheera, poi dopo aver discusso un po’ abbiamo pensato ‘No – in realtà dovrebbe essere britannico’, quindi ho optato per un accento britannico militare, per trasmettere autorità, disciplina, ordine ma anche lealtà e affetto.[4]

NoteModifica

  1. a b c Citato in Oggi è un leader anche in Occidente, L'Unità, 2 marzo 1983
  2. a b Da «Io sono l'Otello dei nostri giorni», L'Unità, 16 febbraio 1984
  3. Citato in Giovanna Grassi, Scorsese, ritorno ai pionieri «Incantato da sogni e magie», Corriere della sera, 20 novembre 2011.
  4. Citato in Il Libro della Giungla: Ben Kingsley parla del doppiaggio di Bagheera, Badtaste.it, 29 agosto 2015

FilmografiaModifica

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