Achmed Khalidovič Zakaev (1959 – vivente), politico russo di etnia cecena.

Zakaev nel 2021

Citazioni di Achmed Zakaev

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Dall'intervista di Anna Politkovskaja

Maggio 2002; Anna Politkovskaja, Un piccolo angolo d'inferno (2003), traduzione di Isabella Aguilar, Rizzoli, Milano, 2023, pp. 213-224, ISBN 978-88-17-18149-5.

  • Non c'è nessun dialogo, la guerra continua, e a mio parere oggi nel Governo russo non c'è nessuno che potrebbe assumersi la responsabilità di fermarla. Non può farlo Putin, e neppure il primo ministro. Nessuno può farlo. [...] Perché la situazione in Cecenia è fuori dal loro controllo. Sono i militari a dire alla Russia che cosa fare, oggi. Una differenza essenziale tra El'cin e Putin è che El'cin, nonostante tutti i problemi, aveva un consenso molto scarso ma una grande autorità, mentre Putin sembra avere un grande consenso e scarsa autorità.
  • [Su Murat Magometovič Zjazikov] Si rende conto di cosa significa per l'Inguscezia avere come guida un ufficiale della Sicurezza federale proclamato presidente da Putin? Penso che si stiano preparando a provocare una "nuova Cecenia" in Inguscezia. I militari hanno bisogno di allargare il conflitto, ora che la Cecenia è stata ripulita in lungo e in largo.
  • L'esercito non vuole rinunciare alla sua posizione di dominio nel Paese, e il solo modo per mantenerla è creare nuovi conflitti locali. Una nazione come la Russia, che non ha ancora rinunciato alle sue ambizioni imperialistiche o imparato a rispettare seriamente le sue leggi, ha bisogno di un nemico. Non è abbastanza forte per affrontare un nemico esterno, ma può sempre scegliersene uno all'interno della federazione. Prima erano i ceceni, e i prossimi saranno gli ingusci, che in teoria sono solidali con i primi.
  • In generale non mi piace pensare a qualcuno, che sia Dudaev, Basaev o Maschadov, come a una "figura di culto". Personificare il nostro problema è solo una strategia propagandistica.
  • Nell'attuale situazione cecena, con il ruolo punitivo che si sono scelti i militari, non potranno che ritirarsi. Possono tirare avanti per un altro anno o due, ma non possono sconfiggere un intero popolo. I ceceni sono sopravvissuti al momento peggiore, quando la guerra di Putin aveva il consenso dell'opinione pubblica. Ora è diventata molto impopolare, invece, e noi continueremo a sopravvivere.
  • [Su Achmat Kadyrov] È contro l'usanza cecena e anche contro quella russa parlar male dei morti. E non ho niente di buono da dire.
  • Kadyrov non è un problema per la Cecenia, ma per chi l'ha appoggiato e messo al potere. Oggi sta provocando la gente, sta facendo di tutto per scatenare una guerra civile contro i suoi nemici in Cecenia. Sta cercando di farlo perché un simile conflitto, una volta iniziato, gli eviterebbe di assumersi la responsabilità dei crimini atroci commessi nel Paese.
  • Fino a ora, i generali russi hanno fatto avanzare le loro carriere militari e politiche sul sangue dei ceceni, prendendo medaglie, promozioni e denaro, e nessuno è mai stato considerato responsabile. Se le cose non cambiano, siamo condannati a un circolo vizioso, perché i generali russi, ormai abituati a nutrirsi del sangue ceceno, non smetteranno di loro spontanea volontà.
  • Maschadov non è Basaev. C'è un'enorme differenza tra un presidente eletto dal popolo e uno imposto dall'alto. Dudaev era stato eletto, e non ha dato le dimissioni: è stato ucciso. Maschadov non scapperà, non si arrenderà e non darà le dimissioni. E se vivrà o morirà è nelle mani di Dio.
  • [«Quale pensa sia stato il peggior errore di Maschadov?»]
    È stato anche il nostro peggior errore, di tutti i compagni che hanno combattuto con lui durante la prima guerra: siamo caduti nell'inganno propagandistico del Cremlino, quando ha dichiarato che dopo Chasavjurt avevamo vinto la guerra. Quello è stato il nostro tragico errore e lo stiamo ancora scontando, insieme a tutto il popolo ceceno. La verità è che non c'è stata alcuna vittoria. Centoventimila morti, tutte le infrastrutture ridotte in macerie, villaggi e città cancellati dalle mappe... E noi abbiamo festeggiato, elargito medaglie e promozioni. Se invece avessimo continuato a dichiarare di essere vittime di una guerra genocida, forse non ci sarebbe stato un secondo conflitto.
  • Non ci sono né eroi né vincitori in questa guerra, la nazione è stata umiliata e insultata nella sua totalità, e gli eroi non permettono che questo accada al loro popolo.

Intervista con la radio Eco di Mosca, la Repubblica, 28 dicembre 2002.

  • Da un lato questo tragico avvenimento, che ha purtroppo provocato tante vittime può essere interpretato come un atto terroristico. Dall' altro lato, valutandolo dal punto di vista della vita quotidiana in Cecenia, è una vendetta riuscita, una vendetta dei ceceni contro gli oppressori russi.
  • Non c'è dubbio che i ceceni che vogliono la libertà e l'indipendenza del nostro popolo vedevano in quel palazzo un bersaglio importantissimo dal punto di vista strategico, il luogo dove si riunivano i più zelanti esecutori della politica anti-cecena, della guerra di sterminio che Mosca conduce contro il nostro popolo.
  • Il vero terrorismo è quello di Putin contro di noi. In ogni caso posso soltanto dire che le forze armate cecene non utilizzano kamikaze.

Intervista di Giulietto Chiesa, La Stampa, 7 settembre 2004.

  • [Sulla strage di Beslan] Abbiamo subito detto a chiare lettere che questa azione bestiale non ha nulla a che fare con noi. Non può essere giustificata in alcun modo, danneggia la causa cecena. È un atto mostruoso contro i ceceni.
  • Noi siamo convinti che dietro tutti gli attacchi terroristici di questi anni, dei più sanguinosi, ci siano le tracce dei servizi segreti russi. O di parti di essi. Non siamo solo noi a dirlo. Molti osservatori lo dicono. Cominciò con l'esplosione dei palazzi di Mosca. I ceceni non c'entravano per niente, ma servì a lanciare l'offensiva militare della seconda guerra cecena.
  • Putin vuole riportare la Russia ai tempi sovietici, non più - come ha fatto fin'ora - ripristinando simboli, bandiere e inni. Adesso si accinge a farlo compiutamente. Prigione di popoli era, prigione di popoli vuole che torni ad essere.
  • Il fatto che Bassaev rifiuti di negoziare è una favola moscovita. Lui stesso ha dichiarato, al contrario, che se Mosca accettasse un negoziato politico e smettesse l'occupazione del paese, cesserebbe i combattimenti.

La Stampa, 15 settembre 2004.

  • Se la politica di Putin verso la Cecenia non verrà modificata, la radicalizzazione del Caucaso raggiungerà livelli ancora maggiori e sono seriamente preoccupato che altre Beslan saranno inevitabili.
  • Categoricamente rifiuto tutte le accuse da parte del governo russo che il presidente Maskhadov sia minimamente coinvolto con i fatti di Beslan. [...] Non ha ammesso alcuna giustificazione per il terrorismo e ha invitato il popolo ceceno a piangere le vittime della tragedia.
  • Dal mio punto di vista Putin sta sfruttando la tragedia nello stesso modo in cui Hitler sfruttò l'incendio al Reichstag.

La Stampa, 10 marzo 2005.

  • [Su Aslan Maschadov] Era un politico che cercava di frenare quelli che rispondevano al terrore con il terrore. E questo dava molto fastidio a Putin.
  • Mashkadov era l'ultima possibilità per una soluzione pacifica del conflitto in Cecenia. Era uno dei pochi che credeva nella forza della ragione e cercava con tutti i mezzi di coinvolgere il governo russo a sedersi intorno a un tavolo.
  • Oggi in Cecenia è cresciuta una generazione che non conosce niente oltre la guerra, e che non sa niente della Russia oltre alla violenza e al terrore. È improbabile che tra i giovani comandanti sul campo se ne trovi qualcuno che voglia aprire trattative con Mosca.
  • Se ammazzano anche Basaev al suo posto arriveranno altri dieci nuovi Basaev.
  • La mia opinione personale è che di trattative con Putin non se ne parla nemmeno. Se qualcuno coltivava l'illusione su una possibilità di pace, con l'assassinio di Maskhadov è chiaro che la guerra non finisce perché non c'è interesse a farla finire.

Dalla prima intervista di Luca Salvatori e Maxim Litvinenko

Febbraio 2007; Citato in Aleksandr Litvinenko, Perché mi hanno ucciso, AIEP Editore, 2008, pp. 131-135, ISBN 978-88-6086-011-8

  • [Sull'omicidio di Aleksandr Litvinenko] Le circostanze già universalmente note consentono di nominare un committente concreto nella persona del capo del Cremlino Vladimir Putin. La pianificazione e l'esecuzione sono avvenute sotto la gestione indiretta del direttore dell'Fsb Nikolaj Patrušev.
  • Per quanto riguarda i moventi, il primo di essi, anche se già questo sarebbe sufficiente, è l'abbandono da parte di Saša dell'organizzazione più sanguinaria e criminale dell'intera storia dell'umanità, che per il secondo secolo terrorizza interi popoli e Paesi. Uccidere un traditore, come lo chiamavano, era una questione, ovviamente, non di onore, cosa che i delinquenti non hanno, bensì di immagine, per non far stare tranquilli gli altri.
    Il secondo movente, anche questo sufficiente, è la "violazione del segreto di stato". Proprio questa formula è riportata nelle carte ufficiali che hanno vietato in Russia il libro di Aleksandr Litvinenko "L'FSB fa scoppiare la Russia". Effettivamente, chiunque venga a toccare da vicino il "segreto di stato" dell'esplosione delle abitazioni nelle città russe, per esempio Lebed', Ščekočichin, la Politkovskaja e Litvinenko, muoiono della morte riservata ai traditori dello stato. L'isolamento di Michail Trepaškin non si può definire che come una lenta morte.
    Infine, il terzo movente è la chiara attività pubblicistica di Litvinenko, che contiene una critica impietosa del regime di Putin per i crimini contro l'umanità tanto in Cecenia quanto in Russia.
  • Propongo di ricordare la dichiarazione di Nikolaj Patrušev dopo l'uccisione di Chattab. Il direttore dell'Fsb ha parlato con orgoglio di un certo "know-how". Adesso si può parlare coraggiosamente del fatto che questo "know-how" consiste nell'avvelenare la gente con elementi nucleari. A Patrušev e al suo "know-how", ovviamente, è riservato un posto nella storia. La domanda è se questo posto è soltanto nella storia.

Dalla seconda intervista di Luca Salvatori e Maxim Litvinenko

Londra, maggio 2007; Citato in Aleksandr Litvinenko, Perché mi hanno ucciso, AIEP Editore, 2008, pp. 15-17, ISBN 978-88-6086-011-8

  • Senza esagerare, ritengo che il riconoscimento della Repubblica di Cecenia sia inevitabile. Dal punto di vista del diritto, non abbiamo alcun problema. Il popolo ceceno è autodeterminato già nel 1990, quando l'esecutivo dell'URSS venne radicalmente rinnovato. Le autorità sovietiche che fino a quel momento avevano avuto la prerogativa esclusiva di definire lo stato di Repubblica confederata all'Unione oppure l'autonomia, hanno riconosciuto la Repubblica di Cecenia Inguscia come soggetto autonomo al pari della Russia, della Georgia, dell'Ucraina e così via.
  • Con il riconoscimento dell'indipendenza la Repubblica di Cecenia acquiserebbe ciò che l'Italia perderebbe qualora venisse conquistata da un numero di barbari sanguinari dieci volte superiori agli italiani stessi, armati di tutto punto.
  • Ramzan Kadyrov è una creazione di Putin, che riflette esattamente tutti i risultati ottenuti dalla Russia nella pluriennale guerra anticecena.
  • [«Perché i mass media internazionali forniscono così poche notizie sulla questione cecena?»] C'è solo una spiegazione: il mondo, l'occidente e l'oriente, si sono messi dalla parte della Russia e si sforzano in ogni modo di compiacere il suo regime. Solo una cosa è in grado di compiacere Putin, l'uccisione dei ceceni che da secoli sfidano l'autorità russa con il proprio amore per la libertà. Tanto sul piano culturale quanto su quello religioso, così come su quello geografico, la Cecenia si è trovata a cavallo tra le civiltà. I governi musulmani sono più vicini per animo al dittatore Putin rispetto ai ceceni, anche se condividono la stessa religione. Per i governi occidentali corrotti invece è più importante il business del petrolio e del gas con il Kgb che l'autonomia dei ceceni. Per gli USA e per l'Unione Europea, fin dall'inizio della guerra anticecena, c'è stata anche un'altra ragione per sostenere Putin. Hanno nutrito la speranza che, inghiottita la Cecenia, la Russia avrebbe abbandonato la Abchazija, l'Oscezia del Sud e la Pridnestrov'e, così che queste repubbliche, assieme alla Georgia ed alla Moldavia, si sarebbero venute a trovare sotto il loro completo controllo.
  • Aleksandr era mio amico, e la mia famiglia, compresi i miei nipotini, lo considerava uno di noi. Era un mio alleato, anche politico, la sua perdita ha un valore inestimabile.

Intervista di Francesco Insardà sull'invasione russa dell'Ucraina del 2022, Ildubbio.news, 2 luglio 2022.

  • La guerra in Ucraina sta riaccendendo l’attenzione su quanto commesso in Cecenia e non solo. Mi riferisco anche alla Georgia e alla Siria. C’è un legame tra il mio paese e l’Ucraina. L’aver subito la prepotenza della Russia. Abbiamo subito prima dell’Ucraina le stesse violenze, molte volte nell’indifferenza della comunità internazionale.
  • La Russia di Putin con la sua politica si sta muovendo verso un nuovo fascismo. Un pericolo che io ed altre persone, in tempi non sospetti, avevamo già fatto notare, ma non siamo stati molto ascoltati. È chiaro dove Putin voglia portare la Russia. Nel suo libro Anna Politkovskaja descrive proprio la deriva fascista. Ed è proprio quello che sta ripetendo adesso in Ucraina. I crimini di Bucha, per esempio, ricalcano lo stesso copione avutosi in Cecenia, la stessa terribile condotta già denunciata anni fa dalla coraggiosa Anna.
  • Kadyrov è un personaggio in mano a Putin, che fa tutto quello che gli viene ordinato. Si muove a comando e ha rappresentato anche Putin in Ucraina in occasione dell'invasione. Non possiamo definirlo né un presidente né un leader.
  • In passato la Cecenia è stata sacrificata nel silenzio di tutti. Ritengo che i tempi adesso siano cambiati e sono convinto che la vittoria dell’Ucraina avrà effetti positivi anche per la Cecenia.

Intervento sull'invasione russa dell'Ucraina del 2022 alla campagna "Putin all'Aia" dei Radicali italiani, Ilfoglio.it, 12 luglio 2022.

  • Ho capito che tipo di minaccia fosse la Russia già prima delle guerre del 1994 e del 1999, avevo chiaro che indipendentemente dal tipo di potere che si sarebbe insediato al Cremlino, Mosca avrebbe sempre cercato di svilire il popolo ceceno. La Russia degli zar, la Russia sovietica, quella che abbiamo chiamato la Russia democratica hanno portato avanti interessi simili, minacce costanti.
  • Diventare indipendenti da Mosca voleva dire che il nostro futuro, il nostro destino non sarebbero dipesi dalle relazioni con un uomo seduto al Cremlino o dal suo umore. Voleva dire la fine delle intromissioni e anche dei capricci. Per questo ho combattuto nella Prima guerra cecena: per la libertà. Ora la nostra repubblica è di nuovo occupata.
  • Oggi nella guerra in Ucraina, Putin distrugge anche i ceceni. Manda la gioventù cecena nelle braccia dei cosiddetti kadyrovcy. In questo modo continua il massacro del popolo ceceno, che si è trasformato in carne da cannone. Non c'è differenza tra quello che vuole fare agli ucraini e quello che vuole fare ai ceceni. Ottiene due obiettivi: trasforma i ceceni nei nemici principali di Kyiv e continua a ucciderli.
  • La Russia, nonostante sia stata dipinta spesso come democratica, continua a essere un impero che distrugge la voglia di indipendenza, distrugge le altre nazionalità portando avanti una politica di russificazione dell'impero.
  • Fino a quando la Russia non rinuncerà alla sua politica imperiale non smetterà di sottomettere i popoli e questo avverrà indipendentemente da chi sarà al Cremlino. Putin sta continuando questa politica, se non fosse lui, sarebbe un altro. È il portatore di un modo di gestire il potere nato con gli zar e continuato con i sovietici. Non ha inventato nulla. Non sto facendo l'avvocato di Putin, che è un criminale di guerra, un assassino, sostengo che il problema sia più profondo. Boris Eltsin piaceva molto all'occidente, era considerato un liberale perché si opponeva al comunismo, ma è stato lui a iniziare la guerra contro i ceceni, è stato lui che ha distrutto Groznyj. Putin ha continuato. Se al Cremlino verrà qualcuno di diverso, non cambierà la Russia. Bisogna cambiare la Russia se si vuole che al Cremlino non si ripresenti un Putin, uno Eltsin o uno Stalin. Deve essere una nazione con una nuova veste.
  • Da questa guerra dovrà nascere una nazione che non è più impero, che non sia più un pericolo. Il cambiamento si avrà con la sconfitta e anche portando i russi a ragionare.
  • Il futuro deve passare attraverso il pentimento. Il pentimento deve portare alla purificazione e infine alla formazione di una società sana. Finché il popolo russo sarà malato di russismo, fascismo, o come volete chiamarlo, avremo sempre a che fare con una minaccia.

Intervista di Monica Perosino sull'invasione russa dell'Ucraina del 2022, lastampa.it, 6 novembre 2022.

  • La formazione del nostro Stato è perfettamente in linea con le leggi adottate dal Soviet Supremo dell'URSS nell'aprile 1990 e coerente con i principi e le norme del diritto internazionale. La creazione di una nostra statualità era assolutamente legittima, così come i processi politici in atto nella nostra repubblica in qui tempi. Sono state le riforme avviate da Gorbaciov che ci hanno permesso, come altre Repubbliche dell'Unione Sovietica, di dichiarare la Sovranità di Stato.
  • L'indipendenza dalla Russia è la garanzia di poter avere un futuro. La liberazione dalla mano coloniale della Russia è l'unica strada per garantire ai popoli di Ucraina, Georgia, Cecenia-Inguscezia, Repubblica cecena di Ichkeria, e altre repubbliche nazionali la sicurezza e libertà, presente e futura
  • Mariupol è la Grozny ucraina. Entrambe le città sono state rase al suolo, nello stesso identico modo. A Mariupol i russi hanno agito esattamente come a Grozny.
  • C'è stata una connivenza criminale, che ha consentito a Eltsin di distruggere interi Paesi nel cuore dell'Europa, con la scusa di normalizzare le relazioni con Mosca. Il destino della Cecenia, di una nazione intera, è stato tradito e barattato in cambio del benessere e in cambio delle risorse energetiche che l'Occidente e l'Europa ricevevano dalla Russia. Non è stato un errore, è stato un crimine contro il popolo ceceno.
  • La guerra scatenata dalla Russia contro l'Ucraina è una continuazione della guerra della Russia contro la Cecenia. Negli ultimi anni la Russia, dopo aver rafforzato le forze armate, ha iniziato a impadronirsi e a conquistare i Paesi vicini. È partita dalla Repubblica cecena di Ichkeria e oggi è già arrivata in Ucraina. Se il mondo avesse fermato la Russia allora, non ci sarebbe stata la guerra in Georgia nel 2008, né oggi in Ucraina.
  • Quelli che chiamate "kadiroviti" sono un prodotto russo, quello che Mosca ha fatto a una parte di ceceni con il tacito consenso dell'Occidente. Perché in tutti questi 22 anni di occupazione e fino al 24 febbraio l'Occidente ha sostenuto sia Putin che il regime di Kadyrov in Cecenia. I ceceni sono stati le vittime di questa tragedia, dell'occupazione, dell'ingiustizia. Siamo rimasti soli con questo mostro, anzi, peggio, siamo stati semplicemente traditi. Il mondo si è schierato dalla parte del nostro carnefice. E in tutti questi anni l'ha nutrito e lo ha sostenuto, definendo lo sterminio del popolo ceceno "un affare interno della Russia".
  • [Su Ramzan Kadyrov] È un collaborazionista, un traditore nazionale, come Quisling. Nei Paesi conquistati ci sono sempre persone che tradiscono il proprio popolo. Kadyrov è un traditore totale, un deviato senza educazione e senza scrupoli, di una spudoratezza e di una violenza senza limiti. Putin ha compreso bene la sua essenza, e lo ha nominato dopo aver eliminato suo padre.
  • La strategia per l'Ucraina, per la Georgia, per la Cecenia, è stata sviluppata quando Putin lavorava ancora come taxista. Putin, che ora è al potere, sta semplicemente implementando questa strategia. Quindi, spostare la responsabilità solo su Putin e contare sul fatto che con un cambio di regime la situazione cambierà è un grosso errore. Per fare in modo che la Russia cessi di rappresentare una minaccia per il resto del mondo, non solo per i suoi vicini e per l'Ucraina, questo paese nella forma in cui esiste oggi, deve semplicemente cessare di esistere. Come si può fare? Non lo so, ma so che sarà possibile solo dopo la sconfitta militare della Russia in Ucraina, perché cesserà di esistere per come la conosciamo.
  • [Sulle bombe nei palazzi in Russia] Io non credevo che gli attentati fossero stati fatti dall'Fsb, all'epoca diretto da Putin, era troppo difficile credere che i russi, che gli stessi servizi speciali russi, potessero far saltare in aria i loro cittadini. Ma Litivinenko la pensava diversamente. Mi disse: "Akmed, metti alla prova la tua fantasia e pensa a qualcosa di terribile, la cosa peggiore che una persona possa fare, la più spaventosa. Qualunque cosa ti venga in mente ti dimostrerò che i servizi russi – dallo zarista Okhrana all'Fsb di oggi – l'ha già fatta. La cosa più terribile che il cervello umano possa immaginare, l'hanno già fatta". E da quel momento in poi non metto in dubbio nulla per quanto riguarda i servizi speciali russi. Possono fare di tutto per salvare questo sistema. Possono sacrificare chiunque per salvare questo sistema. Questo è ciò che il mondo intero dovrebbe ricordare.
  • Anche se l'Occidente dovesse stancarsi e la lasciasse sola contro la Russia, l'Ucraina non si arrenderà mai. L'Ucraina si batterà per i suoi territori, per la sua terra e per il suo futuro. Non ci sono dubbi su questo. Sono altrettanto sicuro che l'Occidente sosterrà l'Ucraina fino alla fine, ormai è troppo coinvolto e che alla fine l'Ucraina vincerà. Nel farlo libererà il mondo dalla minaccia dell'Impero russo, perché persa la guerra l'Impero russo cesserà di esistere.

Citazioni su Achmed Zakaev

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  • Zakaev non può scendere dalla macchina. È altamente sconsigliabile per lui andare in un caffè di Londra, perché le autorità inglesi temono che la Sicurezza federale russa lo rapisca. È proprio come nei film sulle spie sovietiche: ecco come è tornato a essere. Terribile. In che cosa ci siamo trasformati? (Anna Stepanovna Politkovskaja)
  • Prima del crollo dell'Unione Sovietica, era stato primo attore del Teatro drammatico di Groznyj, aveva interpretato Shakespeare e i classici russi, sognando un rinascimento culturale della Cecenia che avrebbe dovuto seguire la fine del comunismo. Dopo la caduta dell'Unione Sovietica e la dichiarazione d'indipendenza della Cecenia, era diventato presidente della Società nazionale degli attori ceceni, «un mancato Ronald Reagan ceceno», come diceva scherzando. Ma poi era scoppiata la guerra.
  • Prima del funerale la nostra ristretta cerchia fu quasi lacerata da un'ennesima controversia, l'ultima sorpresa di Saša. Mentre discutevamo la sistemazione del corpo, Achmed Zakaev dichiarò che Saša doveva essere sepolto in un cimitero musulmano, perché si era convertito all'Islam il giorno prima di morire. Risultò che il 22 novembre, poco prima che Saša perdesse conoscenza, Achmed aveva portato un mullah all'ospedale perché dicesse una preghiera di circostanza. Per quello che riguardava Achmed, Saša era morto da musulmano.
    Non sapevo del mullah ed ero furioso con Achmed. Saša non era mai stato in nessun senso religioso. Anzi, mi aveva detto di non capire quelli che lo erano. La sua unica passione era vincere le battaglie e affermare le proprie idee. È vero che spesso diceva: «Sono un ceceno», ma lo dicevo anch'io e questo non faceva di me un musulmano. Era una dichiarazione di solidarietà, non una manifestazione di fede. Oltretutto, negli ultimi giorni Saša non aveva certamente le idee chiare.
    «So perché l'ha fatto», dissi ad Achmed. «Si sentiva colpevole per quello che la Russia aveva fatto ai ceceni e voleva fare solo un gesto. Come un tedesco magari avrebbe voluto diventare ebreo dopo l'Olocausto. Ma è stato un errore. Non aiuterà la nostra causa. Con quello che sta succedendo nel mondo, diciamocelo francamente, la propaganda russa farà di tutto per spostare l'attenzione dall'assassinio alla conversione. Gli hai fatto un gran favore.»
    «Non ho fatto un favore a nessuno», rispose Achmed. «Tutto è stato fatto correttamente, perciò Saša è un musulmano».
    Achmed era ostinato. Ma quell'ostinazione è il motivo per cui i russi non vinceranno mai la guerra in Cecenia, a meno di non ucciderne l'intera ostinata popolazione.
    «Non sono un esperto di conversioni», continuai, «ma sono un esperto di biochimica. Con la quantità di sedativi che gli avevano dato quel giorno, non sono affatto sicuro che potesse comportarsi razionalmente».
    «Gli atti di fede non sono razionali», obiettò Achmed.
  • Se c'era un ceceno che si era sempre duramente opposto al terrorismo, questo era Zakaev. Ma il suo caso divenne un banco di prova di una serie di eventi per diverse persone: la legittimità dell'azione russa in Cecenia, l'idea che la Russia fosse fallita come democrazia e fino a che punto la guerra contro il terrore giustificava la compromissione dei diritti umani. Per i ceceni delle montagne e per quelli della vasta diaspora in Europa e, ovviamente, per i musulmani moderati di tutto il mondo, il caso Zakaev servì a collaudare la lealtà dell'Occidente. Per Putin, fu un modo di valutare la reciprocità dei suoi partner occidentali: in Afghanistan vi abbiamo aiutato a combattere i vostri terroristi ora dovete aiutarci a combattere i nostri.
  • Il signor Zakaev è innocente di ogni forma di terrorismo e le autorità russe lo sanno.
  • Qualsiasi prova prodotta dal governo russo contro Zakaev sarà un'invenzione in stile KGB.
  • Zakaev è il principale sostenitore in Europa di un cessate il fuoco tra entrambe le parti, di una collaborazione reciproca contro i terroristi – sia ceceni che russi – e di una soluzione politica negoziata per portare la pace. Se dovesse essere estradato, sarebbe la prova che i giorni bui di Stalin e della sua polizia segreta, la GPU, sono tornati, sia per i cittadini russi che per i ceceni.

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