P. G. Wodehouse

scrittore inglese (1881–1975)
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Sir Pelham Grenville Wodehouse (1881 – 1975), scrittore britannico.

P. G. Wodehouse

Citazioni di Pelham Grenville Wodehouse

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  • I gatti, come categoria, non hanno mai completamente superato il complesso di superiorità dovuto al fatto che, nell'antico Egitto, erano adorati come dei.[1]
  • Il grande segreto dell'eterna giovinezza: far sempre circolare la bottiglia e non andare mai a letto prima delle quattro del mattino.[2]
  • In amore sono gli intervalli fra un incontro e l'altro quelli che provocano i veri danni.[3]

Alla buon'ora Jeeves!

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«Jeeves» dissi, «posso parlare con franchezza?»
«Certamente, signore».
«Ciò che devo dirti può offenderti...»
«Affatto, signore».
«Bene, allora...».
No, aspettate. Restate ancora in linea. Sono uscito fuori dai binari. Non so se capiti a voi come a me. Quando io voglio raccontare una storia , urto, infallibilmente, contro l'ostacolo del non sapere come cominciare. Un passo falso basta a rovinar tutto. Mi spiego: se al principio indugiate troppo, cercando di creare la cosiddetta atmosfera e vi soffermate su eccessive sottigliezze, correte il pericolo di non ottenere l'effetto voluto, stancando l'attenzione di chi vi ascolta.

Citazioni

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Leggevo l'altro giorno, sul giornale, di quei tipi che stanno studiando il modo di dividere gli atomi, senza avere la minima idea di ciò che avverrà, se vi riusciranno. Potrà andar bene, come potrà non andar bene. E come rimarrà male quel disgraziato che dopo aver diviso l’atomo, vedrà andare in cenere la casa e se stesso fatto a pezzi. (p. 201)

Genero al verde

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Tra i due giovani che occupavano una cella di una delle più note stazioni di polizia di Nuova York, quello più alto e magro, Tipton Plimsoll, fu il primo a riprendersi, sia pure gradatamente, dagli effetti della sbornia che lo aveva condotto a soggiornare nella gattabuia. L'altro, Wilfred Allsop, fisicamente una mezza cartuccia, fragile e alquanto somigliante nell'aspetto al poeta Shelley, dormiva tuttora.

Citazioni

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  • Come molti dei suoi colleghi maggiordomi, anche Beach era un individuo alquanto abbondante. Giulio Cesare, che amava di avere attorno a sé degli uomini grassi, ci si sarebbe affezionato all'istante. Egli era un tipo che s'era fatto crescere due menti dove prima ce n'era uno solo, mentre il suo panciotto appariva teso come la vela di uno yacht in una regata. Non si sarebbe mai pensato, guardandolo, che quarant'anni prima avesse vinto una corsa in bicicletta tra i ragazzi del coro. (cap. II, § 1, p. 20)
  • Mi sono spesso domandato perché la Natura, nella sua saggezza infinita, e alla quale si dà tanta pubblicità, deve avere commesso il grave errore di creare le rosse, sempre così impulsive e pronte a sparare. Se si fosse trattato di una bruna o di una bionda platino, questa tragedia non sarebbe mai successa. (cap. III, § 3, p. 42)
  • Non posso immaginare che una qualsiasi mia nipote non ami qualcuno che sia ricco come lui. E poi, essi sono proprio delle anime gemelle. Veronica ha press'a poco tanto cervello quanto una palla da biliardo dallo sviluppo ritardato, e lui è approssimativamente nelle stesse condizioni. (cap. XI, § 1, p. 184)

Si alzò. Guardò l'orologio. Fu lieto di vedere che ci sarebbe stato giusto il tempo, prima del gong che sollecitava a vestirsi per la cena, per una spiccia visita alla dispensa di Beach. Era con gioiosa impazienza che si disponeva a compierla. Non soltanto là ci sarebbe stato il porto, ma con tutta probabilità anche una supplementare attrattiva nella persona dell'agente Evans, con il quale era sempre un piacere e un privilegio di poter scambiare due chiacchiere.

Grazie, Jeeves

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Ero leggermente turbato; nulla di grave a dire il vero, tuttavia non riuscivo a rasserenarmi. Nel mio vecchio appartamento, indolentemente, pizzicavo le corde del banjo, uno strumento al quale mi ero dedicato molto negli ultimi tempi. Vedendomi, non avreste potuto dire che il mio volto esprimesse un vero corruccio, e, d'altra parte, vi sarebbe stato arduo affermare il contrario. Forse la parola «pensieroso» riesce efficace a designare la cosa. Sentivo che una situazione densa di spiacevoli probabilità era all'orizzonte.

Citazioni

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  • – Jeeves, chi era quel tale che, guardando una cosa, si sentiva simile ad un altro nell'atto di guardare un'altra cosa? Ho studiato questo passo a scuola, ma adesso mi sfugge.
    – Immagino che il signore faccia allusione al poeta Keats, il quale paragonava le emozioni avute alla prima lettura dell'Omero di Chapman, a quelle che sconvolgevano l'animo dell'eroico Cortés allorché, con occhi d'aquila, fissava il Pacifico. (p. 8)
  • La sorte mi metteva in cospetto di un padre il quale, alla più cordiale antipatia verso Bertram Wooster, univa la tema che la propria figlia ne fosse pazzamente innamorata : e la prima cosa che gli si presentava alla vista, allorché si disponeva a fare una passeggiatina dopo il pranzo, era appunto la figlia e l'uomo odiato uniti in un dolce abbraccio. C'era di che mettere in collera qualsiasi genitore; nessuna sorpresa, quindi, se in quel momento egli prese l'attitudine del prode Cortés nell'atto di fissare il Pacifico. (p. 66)
  • Non è facile trovare la parola adeguata in questi supremi momenti, se rendo l'idea. Ciò che vorrei dire è che in un momento come quello — supremo potreste quasi chiamarlo — con l'orizzonte che si rischiara, le nubi lontane ed il sole amico che brilla... ebbene! Andiamo, via!... voi mi capite!
    – Grazie, Jeeves! — dissi.
    – Prego, signore.

I porci hanno le ali

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Beach il maggiordomo, un po' ansimante dopo le scale, perché non era più il giovane e aerodinamico cameriere di trent'anni prima, entrò nella biblioteca di Blandings Castle, un vassoio colmo di lettere in mano.

Citazioni

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  • A Gally tornò in mente il suo vecchio amico Biffen, sportivo nato sotto maligna stella, quella volta che era andato alla pista di Tattersall in Hurst Park con una lunga e posticcia barba da assiro per evitare d'essere riconosciuto da una mezza dozzina di allibratori a cui doveva del denaro, e la barba gli era caduta. La stessa visibile emozione. (Cap. I.5, p. 29)
  • Deglutì a fatica, come uno struzzo che inghiotta una maniglia d'ottone. (Cap. II.3, p. 44)
  • Fatta forse eccezione per la signora Emily Post, per alcune delle duchesse più altere e la defunta Cornelia madre dei Gracchi, la banchista inglese, avvezza sin dalla più tenera età a comportarsi con dignità regale nelle situazioni più difficili, è l'unica che possa dettar legge in fatto di comportamento. (Cap. IV.1, p. 75)
  • Una città molto cara, Parigi. Non dar mai retta a chi ti dice che lì la vita è a buon mercato. Ti spellano a tutto spiano. Però, bada bene, la mensa vale quel che costa, dato come cucinano da quelle parti (Cap. VII.1, p. 147)

Ah, quale lezione per tutti noi, un così splendido discorso!

Jeeves taglia la corda

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Jeeves posò le sfrigolanti uova al prosciutto sul tavolo della colazione a Reginald ("Filetto") Herring e io, leccandoci le labbra, sistemammo i gomiti e ci demmo sotto.

Citazioni

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  • – Supponi che tua zia Dahlia una bella mattina legga sul giornale che sarai fucilato all'alba.
    – Impossibile. Non mi alzo mai così presto. (p. 33)
  • Questa lattiera a vacca, nel caso vi interessi, era un'anfora o una brocchetta d'argento, o come diavolo la chiamate, fatta a forma di vacca, idea tra le più stupide; una vacca con la coda arcuata e sulla faccia un'espressione di giovane delinquente, il tipo di vacca che pareva accarezzare l'idea di sferrare un calcio nel basso costato della lattaia la prima volta che lei si fosse avvicinata per mungerla. Il suo dorso si apriva come un coperchio a cardine e la punta della coda toccava la spina dorsale, offrendo così un appiglio al padrone di casa che volesse afferrare quella lattiera per versare il latte. Perché qualcuno dovesse bramare un oggetto così rivoltante per me era sempre stato un mistero. (p. 66)
  • Tanto per controllare una scommessa, non era l'asino di Baalam che opponeva il Nolle prosequi? (p. 166)

Jill, ragazza bizzarra

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  • Nessuna meraviglia quindi che l'ultimo dei Rooke si trovasse in quello stato d'animo di tristezza che affligge un personaggio di Tolstoj, per esempio un contadino, che, dopo aver terminato la sua pesante giornata di lavoro strozzando il padre, battendo la moglie ed affogando il bambino in una vasca d'acqua, se ne va alla credenza e scopre che la bottiglia di vodka è vuota. Povero mugik! (p. 130)
  • Le fandonie, come tu le chiami, mentre io le definisco la modellazione artistica della verità, le fandonie, dunque, sono... come dirò? (p. 176)

La conquista di Londra

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Con una sbuffata brusca, improvvisa, che per quanto violenta esprimeva a stento il disgusto e l'indignazione che gli ribollivano dentro, Sir George Pike posò l'ultimo numero di «Society Spice» e prese il telefono.
«L'ufficio dello 'Spice'» disse laconico.
Seguì un breve intervallo.
«Roderick?»
«Non è ancora tornato dal pranzo, Sir George» disse una voce ossequiosa.
«Ah, è lei, Pilbeam?» Il tono di Sir George si ammorbidì. Pilbeam era uno dei suoi prediletti. Un ragazzo con un futuro. Un uomo su cui teneva gli occhi. «Dica per favore al signor Roderick, quando torna, che voglio vederlo.»
«Va bene, Sir George.»
Il fondatore e proprietario della Mammoth Publishing Company, la vasta impresa che rifornisce metà dell'Inghilterra – la metà più zuccona – di roba da leggere, mise giù la cornetta e, dopo aver aggrottato un istante le sopracciglia, prese una matita e si mise a scrivere.

Citazioni

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  • C'è qualcosa, nel modo in cui la primavera si manifesta in Inghilterra, che mi ricorda un cucciolo timido che cerca di farsi degli amici. Fa un avventato passo avanti, se la svigna terrorizzato, poi striscia di nuovo in avanti, timoroso, e infine, acquistata fiducia, si avventa con impeto e gioia. (p. 72)
  • Uno dei deliziosi aspetti della primavera inglese è che ha dei giorni, anzi, è quasi del tutto composta di giorni in cui, al tramonto, la temperatura è tale da rendere gradevole un fuoco, anzi persino necessario. (p. 147)
  • Uno dei difetti di Londra dal punto di vista di un uomo il cui cuore sia appena andato a pezzi è che è praticamente priva di luoghi selvaggi in cui si possa avanzare con sguardo impenetrabile. (p. 235)
  • Era una bella mattinata. Si è già parlato dell'insensibilità della Natura nei momenti di umana sofferenza; basterà dire che in tale occasione la Natura era più che all'altezza della sua reputazione. (p. 235)
  • Il cammino del progresso ha tolto a Waterloo Station i suoi misteri. Un tempo era stato uno strano, oscuro Paese delle meraviglie in cui Alici spaurite e i loro corrispettivi maschili vagavano disperati, chiedendo informazioni a funzionari altrettanto ignari e sperduti: ora invece era ordinata ed efficiente. (p. 242)
  • Il ritorno del figliol prodigo è quasi proverbialmente legato a effervescenti manifestazioni di gioia da parte dell'intera compagnia con, forse, la sola eccezione del vitello ingrassato. (p. 266)
  • Placida, stolida, assorta nelle sue faccende e titanicamente indifferente a tutto il resto, Londra si avviava al suo tran tran quotidiano. Da Putney a Sloane Square, da Cricklewood a Regent Street, da Sydenham Hill allo Strand, da qualsiasi posto a qualsiasi altro posto, autobus rossi, gialli e marroni passavano rombando di continuo. I vigili vigilavano, gli agenti di borsa badavano alla borsa, i mendicanti mendicavano, i cappellai smerciavano cappelli, i poltroni poltrivano, i venditori di ghette vendevano ghette, i giornalai strillavano l'edizione delle tre dei giornali del pomeriggio, e i colonnelli in pensione sedevano comodamente alle finestre dei club di fronte a Piccadilly e Pall Mall, sognando il pranzo. (p. 293)

Lampi d'estate

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  • Un certo critico - poiché tali uomini, mi dispiace dirlo, esistono - ha malevolmente osservato, a proposito del mio ultimo romanzo, che conteneva «tutti i vecchi personaggi di Wodehouse sotto nomi diversi». A quest'ora è stato probabilmente divorato dagli orsi, come i bambini che si facevano beffe del profeta Elia; ma se ancor vive non potrà rivolgere una simile accusa a Lampi d'estate. Grazie alla mia superiore intelligenza stavolta ho sbaragliato costui mettendo nel romanzo tutti i vecchi personaggi di Wodehouse con i loro nomi. A questo punto si sentirà un po' sciocco, credo. (Prefazione, p. 15)
  • Proprio in quella l'alloro, che finora non aveva parlato, disse: «Psst!» (Cap. 1.I, p. 17)
  • Si sentiva come non s'era più sentito dalla sera in cui, qualche anno prima, boxando per la sua università contro un altro peso leggero, si era trovato incautamente a piazzare il mento nel punto proprio allora occupato dal pugno destro del suo avversario. Se vi è appena successo questo, oppure - è lo stesso - vi hanno detto che la fanciulla amata si è irrevocabilmente promessa a un altro, siete sulla buona strada per capire come si sentono gli anarchici quando la bomba scoppia troppo presto. (Cap. 12.II, p. 182)
  • Fatto questo, si sentì un po' meglio, non tanto, ma un po' sì. Prima, avrebbe lietamente assassinato Beach e James per poi ballare sulle loro tombe: adesso si sarebbe accontentato di ammazzarli. (Cap. 14.I, p. 221)

Girò sui tacchi e la notte estiva lo inghiottì. Da qualche parte, nel buio, una civetta ululò. A Pilbeam sembrò ci fosse un che di derisorio, in quel verso. Si accigliò. I denti gli si strinsero di scatto. Se l'avesse avuta sottomano, guai a quella civetta. (p. 263)

La piccola pepita

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  • Per qualche ragione che ignoravo i ragazzi mi accettavano volentieri. Fin dai primi giorni ebbi quella soddisfazione tra le più gratificanti nelle vita di un insegnante e cioè lo spettacolo di un ragazzo che dà un pugno sulla testa di un compagno soltanto perché questi continua a far chiasso dopo che l'insegnante gli ha detto di stare zitto. (p. 67)
  • Di tutte le cure intese a guarire un uomo da riflessioni malinconiche, quella di più immediata efficacia consiste in un colpo violento al plesso solare. Esempi antichi e recenti ce lo dimostrano. (p. 86)
  • Sono fermamente convinto che se i professori potessero portar delle maschere bianche e avessero delle pistole automatiche, il mantenere l'ordine nella scuola sarebbe un gioco da bambini. (p. 116)

La ragazza in blu

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Il sole del pomeriggio entrava a fiotti nell'ufficio del direttore dei Guildenstern's Stores, Madison Avenue, New York, ma non un raggio di luce brillava nel cuore di Omero Pyle, legale di varie e importanti società per azioni, in quell'ufficio convocato. Omero Pyle aveva, anzi, l'aria infelice e inquieta di un gatto seduto su una stufa rovente, e i motivi per cui aveva l'aria di un gatto seduto su una stufa rovente non sono difficili a spiegarsi. Da un consulente legale di varie e importanti società per azioni è lecito aspettarsi aplomb e impassibilità, ma è un po' troppo pretendere che li mantenga quando qualcuno gli telefona a metà del pomeriggio per informarlo che sua sorella è appena stata beccata a rubare ai grandi magazzini.

Citazioni

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  • La strana sensazione, provata non appena le aveva posato gli occhi addosso, di essere stato colpito all'osso frontale dallo scoppio di un'atomica, era effetto di amore a prima vista. Capita. Un amore impiega mesi e mesi per arrivare al punto di ebollizione, e un altro più che nascere esplode, improvviso e violento come una bomba. Non ci sono regole fisse. (cap. II, § 1, p. 18)
  • Rise. Una risata argentina, la definì Jerry dentro di sé dopo una rapida analisi; somigliava anche, pensò, poiché in lui sonnecchiava il poeta, al rumore che fanno i cubetti di ghiaccio contro le pareti di un bicchiere di cristallo, in una calda giornata d'agosto. (cap. II, § 2, p. 23)
  • Chi chiede un prestito non può fare a meno di provare qualcosa di molto simile alla delusione quando la sua richiesta è così immediatamente e placidamente accolta. (cap. III, p. 37)
  • Tutto quello che c'è di divertente nella vita, bambina mia, o è immorale o illegale o fa ingrassare. (cap. V, § 2, p. 52)
  • Anche in quest'epoca di svalutazioni un milione o due di dollari sono una cifra che può far piacere di possedere. (cap. VI, § 3, p. 71)
  • C'è chi ha il bernoccolo del recupero di miniature rubate e chi non ce l'ha; forse dipende dagli ormoni. (cap. X, p. 97)
  • Uno dei vantaggi di una sorella che deve discutere con un fratello è il fatto che non ha nessun obbligo di dimostrarsi delicata e piena di tatto. (cap. XV, § 1, p. 187)

E continuarono la strada cantando.

La stagione degli amori

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Anche se non arriverei a dire che il cuore mi si era fatto di piombo al pensiero di recarmi a Deverill Hall, devo comunque confessare che questa prospettiva non mi entusiasmava.

Citazioni

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  • Siamo in primavera, Bertie, la stagione degli amori, che, come probabilmente saprai, è la stagione in cui l'ireos sulla bruna colombella risplende di vivace colore e spensierati giovani ripensano all'amore. (p. 121)
  • Gli si leggeva in volto un'espressione byroniana. (Ho poi appurato, tramite Jeeves, che il termine è corretto, e a quanto pare indica somiglianza con il fu Lord Byron, che era un tipo piuttosto cupo sempre pronto a veder tutto nero). (p. 180)

Drizzai le spalle e mi avviai a grandi passi verso la porta, come il paggio Orlando pronto a combattere contro gli infedeli.

Molto obbligato, Jeeves

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Davanti al tavolino per la prima colazione, comodamen­te installato nella consueta poltroncina, mi accinsi ad intaccare un piatto di appetitose uova e pancetta che Jeeves mi aveva preparato senza economia. Provavo una curiosa sensazione che potrei definire «esilaran­te», se questa è la parola giusta. Ero, insomma, felice di ritrovarmi nel mio guscio, lontano da Totleigh Towers, da Sir Watkyn Bassett, da sua figlia Madeline, e soprattutto da quell'impiastro di Spode, o meglio Lord Sidcup, come si fa chiamare adesso. Il pensiero di non doverli più vedere era come una dose media per adulti di uno di quei ricostituenti brevettati che danno tono all’organismo, assieme a un piacevole senso di calore.

Citazioni

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  • Mostratemi una zia, è uno dei miei detti, ed io vi mostrerò un essere cui non importa un corno di ferire con lazzi e frizzi la suscettibilità del pro­prio nipote. (p. 21)
  • Quanto al suo modo di fare, al momento lo trovai trop­po «confidenziale», perché non riuscii a trovare una de­finizione migliore, ma più tardi cercai la parola sul Di­zionario dei Sinonimi di Jeeves e vidi che avrei potuto descriverlo anche come «impertinente», «impudente», «sfacciato», «privo di naturale riserbo», «irrispettoso», «importuno», «audace» e «sfrontato». (pp. 40-41)
  • Credo che le sue opinioni politiche tendessero ver­so l’estrema sinistra, quando lavorava per voi, signo­re. Sono mutate dal giorno in cui è divenuto un ricco possidente. (p. 42)
  • – È il Numero Uno delle carogne. Sai che dice di aver avuto una soffiata: lo faranno baronetto. È nella lista delle onorificenze che assegnano nel nuovo anno.
    – Com’è possibile che facciano baronetto un uomo del genere?
    – È il genere giusto, invece. Grosso uomo d’affari, grande giro di denaro, importanti servizi resi al com­mercio estero della Gran Bretagna. (p. 62)
  • L'importante nella vita, Jeeves, se si vuole vivere prosperi e felici, è perdere quanti più dibattiti politici è possibile. (p. 163)

Qualche cosa di nuovo

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Il sole di un bel mattino primaverile splendeva gaiamente su Londra. Il suo confortante calore sembrava infondere nell'intenso traffico di Piccadilly una più lieta vivacità, tanto che i conducenti degli autobus giungevano fino a scherzare, e gli chauffeurs atteggiavano le labbra a un sorriso che non mancava di una certa benevolenza. Fischiettavano i policemen che regolavano la circolazione, e fischiettavano i commessi che andavano al lavoro; mentre i mendicanti affrontavano con ottimismo l'arduo compito di persuadere persone cui erano perfettamente conosciuti ad addossarsi l'onere del loro mantenimento, con quell'ottimismo, diciamo, che sovente è gran parte del successo.
In quella felice mattinata, alle nove precise, la porta del numero 7/a di Arundell Street, in Leicester Square, si aprì, e ne uscì un giovanotto.

Citazioni

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  • Se le donne comprendessero le proprie responsabilità baderebbero bene a sorridere; tanto bene che probabilmente non lo farebbero. (p. 117)
  • Vi sono nella vita di un uomo momenti in cui il sorriso di una donna può avere risultati importanti quanto quelli di una esplosione di dinamite. (p. 117)

Teniamo duro, Jeeves

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Con un ampio gesto della mano spalmai di marmellata una fetta di pane tostato e non credo di essere mai stato più vicino a cantare tra-là-là, come se stessi insaponandomi nel bagno, poiché quella mattina ero proprio in forma brillante.

Citazioni

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  • Ho sempre sostenuto senza tentennamenti che la dimora ideale per tutti questi individui che collezionano oggetti sia una cella imbottita al manicomio. (pp. 19-20)
  • In materia di ornamenti per il capo, Jeeves non è in sintonia con il moderno pensiero progressista. (p. 20)
  • – Migliaia di persono sono vegetariane e godono di una perfetta salute.
    – La salute fisica, certo, ma che ne dici della loro anima? Se tu all'improvviso allontani un tizio da bistecche e braciole, questo fatto provoca qualche danno alla sua anima. Mia zia Agatha una volta fece diventare vegetariano lo zio Percy e tutto il suo temperamento si indurì. (p. 106)
  • È un incidente che scombussola sempre quando un tizio, anche piccolo, vi prende in pieno nel diaframma, e lo posso testimoniare io stesso, poiché ho subìto la stessa esperienza laggiù in Washington Square, durante un soggiorno a New York. Washington Square è largamente dotata di ragazzini italiani dagli occhi tristi che sfrecciano su e giù con i pattini a rotelle, e uno di loro, avanzando a testa bassa per la sua strada, mi urtò nella zona del terzo bottone del gilè a un'alta velocità in miglia orarie. (p. 123)

Incipit di alcune opere

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Amore tra i polli

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Un signore venne a visitarvi ieri sera, mentre eravate fuori, – mi disse la signora Medley, la mia padrona di casa, mentre sbarazzava la tavola dei resti della colazione.
Ebbene? – le domandai affabilmente come al solito.
– Un signore dalla forte voce, – disse pensosa la signora Medley.
– Era forse Caruso?
– Signore?
– Dicevo se ha lasciato il suo nome.
– Sì. Era il signor Ukridge.
– Misericordia!
– Signore!
– Nulla. nulla
– Grazie, signore, – disse la signora Medley, sottraendosi alla mia presenza.
Ukridge! Che il diavolo se lo porti. Non l'avevo veduto da vari anni e, per quanto io posso esser lieto di ricevere delle visite dagli amici di gioventù coi quali scambio volentieri quattro chiacchiere, non mi sentivo in quel momento disposto a vedere Ukridge.

Avanti, Jeeves!

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Ora, che c'è da dire sul conto del buon Jeeves... il mio domestico, se non lo sapete? Molti dicono che io dipendo troppo da lui. Mia zia Agata, infatti, l'ha persino chiamato il mio custode. Bene, quel che dico io è questo: e se pure? Jeeves è un genio, dal colletto in su è unico. Dopo una settimana ch'egli era entrato in mio servizio, io avevo rinunciato ad occuparmi delle mie faccende. La cosa rimonta da una mezza dozzina di anni fa, immediatamente dopo quello strano caso di Fiorenza Craye, del libro di mio zio Willoughby e di Eddino, il giovane esploratore.
Il fatto cominciò veramente quando io ritornai ad Easeby, la residenza di mio zio, nello Shroipshire. Passavo lì una settimana e poco più come generalmente facevo in estate, e avevo dovuto interrompere la mia visita, e correre a Londra a trovarmi un nuovo domestico.

Il codice dei Wooster

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Allungai una mano fuori dalle coperte e suonai il campanello per chiamare Jeeves.
— Buona sera, Jeeves.
— Buon giorno, signore.
Questo mi sorprese.
— È giorno?
— Sì, signore.
— Ne sei sicuro? Mi pare molto buio fuori.
— C'è la nebbia, signore. Se ben rammentate, siamo in autunno ormai, nella stagione delle nebbie e della saporosa ubertà.
— Eh? Oh! Sì, capisco. Beh, sia quel che sia, preparami uno di quei tuoi tonici super per rimettermi in piedi, per favore.
— Ne ho uno già pronto, signore, in frigorifero.
Jeeves spari dalla stanza e io mi tirai su a sedere sul letto con quella sensazione piuttosto spiacevole che si prova, talvolta, di dover morire nel giro di cinque minuti. La sera precedente avevo offerto al Drones una piccola cena in onore di Gussie Fink-Nottle, quale caloroso saluto in vista delle sue ormai imminenti nozze con Madeline, figlia unica di Sir Watkyn Bassett, C.B.E. e queste serate si pagano care. A dire il vero, appena prima che entrasse Jeeves, avevo sognato che un buontempone mi stava conficcando dei chiodi nella testa, non però i soliti chiodi piccolini bensì grosse punte arroventate.
Jeeves tornò con il beveraggio. Io lo buttai giù per il boccaporto e dopo aver subito l'inevitabile ma momentaneo disagio caratteristico dei tonici mattutini da lui brevettati, vale a dire sentirti balzar per aria il cucuzzolo della testa mentre gli occhi ti schizzano dalle orbite e vanno a rimbalzare come palle da tennis sulla parete opposta, mi sentii molto meglio. Sarebbe stato esagerato sostenere che ormai Bertie era tornato in forma, ma almeno era scivolato nel reparto convalescenti e si sentiva in vena di fare due chiacchiere.

Jeeves e la cavalleria

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Ero seduto nella vasca da bagno e cantavo, se ben ricordo, «Pallide mani che a Shalimar ho amato», mentre mi insaponavo un piede dall'aspetto pensieroso, ma se dicessi che mi sentivo allegro come un fringuello ingannerei i miei lettori. Quella che mi si prospettava davanti, infatti, era una serata che prometteva essere di una noia senza pari.

L'eredità sotto chiave

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Il sergente che sedeva alla sua scrivania nella piccola e alquanto sudicia stazione di polizia di Parigi era calmo, tonto e solenne, e dava l'impressione di essere fatto di una qualche specie di sego. Era quello che Roget, nel suo «Thesaurus», avrebbe definito «mentalmente non facile da scuotere né da impressionare», sotto il quale aspetto differiva in maniera stridente dal massiccio giovinetto che gli stava di fronte, il cui comportamento ricordava molto quello di un pisello su una paletta rovente. La parola che uno stilista avrebbe adoperato per descrivere Jerry Shoesmith in quel momento sarebbe stata «sobbalzante», e un osservatore casuale avrebbe anche potuto supporre che egli fosse un tipo molto sospetto che stava subendo l'equivalente francese del «terzo grado».

Luna piena

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La luna che con consumata esperienza presta servizio al Castello di Blandings e dintorni era quasi piena, e già da alcune ore l'avito maniero di Clarence, nono Conte di Emsworth, era inondato dai suoi raggi d'argento. Essi sbirciavano rispettosamente la sorella di Lord Emsworth, Lady Hermione Wedge, che si spalmava il viso di crema nella Camera Azzurra; e attraverso una finestra aperta si intrufolavano nella Camera Rossa, dove c'era qualcosa che valeva davvero la pena di guardare: Veronica Wedge, la splendida figlia di Lady Hermione, che fissava il soffitto sdraiata sul letto e sognava di avere qualche bel gioiello da sfoggiare per l'imminente ballo della Contea. Naturalmente una bella ragazza non ha bisogno di altri gioielli oltre alla giovinezza, alla salute e al suo fascino naturale, ma chiunque avesse voluto farlo capire a Veronica avrebbe dovuto sudare sette camicie.

Non George Washington

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Mi chiamo Margaret Goodwin. Tra una settimana sarò la signora Orlebar Cloyster.
Ho incontrato il mio fidanzato James tre anni fa. Ci siamo conosciuti alle sette e mezzo di mattina del 28 luglio, nel bel mezzo di Fermain Bay, a circa cinquanta metri dalla spiaggia.
Fermain Bay è un'insenatura dell'isola di Guernsey, dove io abitavo (per la precisione a St. Martin's) da parecchi anni insieme a mia madre. La nostra vita si era svolta tranquilla e monotona fino a quando il fato condusse a me un giovane di cui mi innamorai nel momento stesso in cui il mio sguardo si posò su lui.

Piccadilly Jim

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La residenza di Peter Pett, il noto finanziere, su Riverside Drive è un pugno in un occhio tra i più cospicui in quell'arioso ed elegante viale newyorkese. Quando ci passate davanti in limousine o vi godete i vostri dieci centesimi d'aria fresca sull'imperiale di un omnibus verde, salta su e vi morde. L'architetto che si trovi a passar di lì sussulta e allarga le braccia per schermirsi e finanche l'osservatore incompetente è colto da un senso di sgomento. L'edificio assomiglia contemporaneamente a una cattedrale, a una villa di campagna, a un hotel e a una pagoda cinese. Molte finestre hanno vetri istoriati e sopra il porticato troneggiano due leoni in terracotta, considerevolmente più brutti dei compiaciuti felini che montano la guardia alla Public Library di New York. È impossibile che simile dimora passi inosservata ed è forse per questo motivo che la signora Pett ha tanto insistito perché il consorte l'acquistasse. La signora Pett adora essere notata.

Psmith giornalista

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Una grave crisi minacciava il giornalismo newyorkese, ma l'uomo della strada non se ne rendeva conto.[4]

Tanto di cappello a Jeeves

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Mentre, seduto nella vasca da bagno, m'insaponavo un piede meditabondo e cantavo, se ben ricordo, "Pallide mani che amavo sulle rive dello Shalimar", ingannerei i miei lettori se dicessi che mi sentivo pimpante. La serata che dovevo affrontare prometteva di essere una di quelle serate spiacevoli che non giovano né allo spirito né al corpo. Mia zia Dahlia, scrivendomi dalla sua residenza estiva, cioè a dire Brinkley Court giù nel Worchestershire, mi aveva chiesto il favore personale di portare a pranzo certe sue conoscenze, una coppia di nome Trotter.
Mi avvertiva che erano scocciatori della più bell'acqua e mi avrebbero fatto morire di noia, ma che si presentava indispensabile ungerli, perché lei stava trattando una difficile questione d'affari con la metà maschile del duo, e in certi momenti tutto fa brodo.

Un intrigo a Blandings

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Dei due giovani che dividevano la stessa cella in una stazione della polizia di New York, quello alto e allampanato, di nome Tipton Plimsoll, fu il primo a riaversi – sia pure gradualmente – dall'effetto delle copiose libagioni che si erano concluse con il suo soggiorno in gattabuia. L'altro, Wilfred Allsop, un tipo piccolo e gracilino, vagamente somigliante a Percy Shelley, il poeta, ronfava ancora.[4]

Una damigella in pericolo

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Dato che lo scenario in cui si svolge questo racconto è quell'edificio storico noto come castello di Belpher, nella contea dello Hampshire, sarebbe simpatico iniziare con una esauriente descrizione del posto, seguita da qualche annotazione sulla storia dei conti di Marshmoreton, che lo hanno posseduto dal XV secolo. Disgraziatamente, in questi giorni frenetici, un romanziere lavora in condizioni sfavorevoli. Deve piombare nel bel mezzo del suo racconto, senza indugiare troppo, come se salisse su un tram in corsa. Deve partire con la tranquilla velocità di un coniglio sorpreso durante il pasto. Altrimenti la gente lo mette da parte e va al cinema.

Zio Fred in primavera

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La porta del Drones Club si spalancò, e un giovanotto con un vestito di flanella che gli stava a meraviglia scese la gradinata e s'incamminò verso ovest. Un osservatore, scrutando il suo volto, vi avrebbe ravvisato una certa espressione assorta e attenta come quella d'un cacciatore africano sulle piste d'un ippopotamo. E non si sarebbe sbagliato. Pongo Twistleton — poiché era lui — era diretto alla casa di Horace Pendlebury-Davenport con l'intenzione di tirare una stoccata all'amico.

  1. Citato in Rachael Hale, Centouno cataclismi. Per amore dei gatti, Contrasto, 2004, p. 24.
  2. Da Luna piena, ciclo di Blandings.
  3. Da Amore fra i polli; citato in Aa. Vv., Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore, a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.
  4. a b Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

Bibliografia

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  • P. G. Wodehouse, Alla buon'ora, Jeeves! (Right Ho, Jeeves, 1934), traduzione di Cina Sacchi-Perego, Bietti, Milano, 1976.
  • P. G. Wodehouse, Amore tra i polli, traduzione di F. Palumbo, Casa Editrice Bietti, Milano, 1932.
  • P. G. Wodehouse, Avanti, Jeeves!, traduzione di Silvio Spaventa Filippi, Bietti.
  • P. G. Wodehouse, Genero al verde, traduzione di Sario Agnati, F. Elmo, Milano, 1966
  • P. G. Wodehouse, Grazie, Jeeves, traduzione di Giulia Brugiotti, Bietti, Milano, 1933.
  • P. G. Wodehouse, Il codice dei Wooster, traduzione di M. Buckwell Gislon, Mursia.
  • P. G. Wodehouse, I porci hanno le ali, traduzione di Adriana Motti, U. Guanda, Parma, 1994, ISBN 88-7746-557-3.
  • P. G. Wodehouse, Jeeves e la cavalleria (Jeeves and the Feudal Spirit, 1946), traduzione di Mary Buckwell Gislon, Mursia, 2003 [1988].
  • P. G. Wodehouse, Jeeves taglia la corda (Jeeves in the Offing, 1960), traduzione di Adriana Motti, Mondadori, Milano, 1979.
  • P. G. Wodehouse, Jill, ragazza bizzarra (Jill the Reckless, 1913), traduzione di Mario Bodoman, Mursia, 1991.
  • P. G. Wodehouse, L'eredità sotto chiave, traduzione di Sario Agnati, Elmo, Milano, 1965.
  • P. G. Wodehouse, La conquista di Londra (Bill the Conqueror, 1924), traduzione di Luigi Brioschi, Guanda, 2006.
  • P. G. Wodehouse, Lampi d'estate, traduzione di Carlo Brera, TEA, Milano, 1993, ISBN 88-7746-406-2.
  • P. G. Wodehouse, La piccola pepita (The Little Nugget, 1913), traduzione di Giulia Castelli, Mursia, 1991.
  • P. G. Wodehouse, La ragazza in blu, traduzione di Elena Spagnol, A. Mondadori, 1973.
  • P. G. Wodehouse, La stagione degli amori (The Mating Season, 1949), traduzione di Sandra Campagna Ponzetto, Mursia, 1990, ISBN 88-425-0695-8.
  • P. G. Wodehouse, Luna piena, traduzione di Stefania Bertola, Guanda.
  • P. G. Wodehouse, Molto obbligato, Jeeves (Much obliged, Jeeves, 1971), traduzione di Mary Buckwell Gislon, Mursia, Milano, 1989.
  • P. G. Wodehouse, Non George Washington, traduzione di M. Buckwell Gislon, Mursia.
  • P. G. Wodehouse, Piccadilly Jim, traduzione di Paola Mazzarelli, Guanda.
  • P. G. Wodehouse, Qualche cosa di nuovo, traduzione di L. Fratta, Casa Editrice Bietti, Milano, 1932.
  • P. G. Wodehouse, Tanto di cappello a Jeeves, traduzione di Adriana Motti, Mondadori.
  • P. G. Wodehouse, Teniamo duro, Jeeves (Stiff Upper Lip, Jeeves, 1963), traduzione di Rosetta Palazzi, Mursia, Miano, 1989, ISBN 88-425-0384-3.
  • P. G. Wodehouse, Una damigella in pericolo, traduzione di Rosetta Palazzi, Guanda, 2006.
  • P. G. Wodehouse, Zio Fred in primavera, traduzione di Alberto Tedeschi, TEA, Milano, 1994.

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