Niccolò Tommaseo

scrittore italiano

Niccolò Tommaseo (1802 – 1874), linguista, saggista e scrittore italiano.

Niccolò Tommaseo

Citazioni di Niccolò TommaseoModifica

  • Certe carezze ai sinceri fanno schifo, ai cauti paura. (da La questione dalmatica riguardata ne' suoi nuovi aspetti: osservazioni)
  • Certuni si lascerebbero prima tagliare la mano che perdere un guanto. (da Studii filosofici)
  • Chi sa tacere, sa anco parlare a tempo. (da La donna: Scritti varii)
  • [...] credo che i proverbii siano il buon senso de' popoli condensato: e se tutti si potessero ricogliere, e sotto certi capi ordinare i proverbii italiani, i proverbii delle nazioni tutte, quello, dopo la Bibbia, sarebbe il più filosofico, il più poetico, il più subilme de' libri.[1]
  • I' amo il volgo profano. Gli accademici non odio, ma mando lontano da me. Per questo nome intendo gli accademici dalla natività; che all'erba novella ed all'acque correnti prepongono le seggiole di velluto verde e il picchiar degli applausi. Chiunque altra poesia non conosce che quella de' libri stampati, chiunque non venera il popolo come poeta e ispirator dei poeti, non ponga costui l'occhio su questa raccolta, che non è fatta per lui. La condanni, la schernisca: e l'avremo a gran lode. (da Canti popolari, toscani, corsi, illirici, greci, vol. I, prefazione, G. Tasso, Venezia, 1841, p. 5)
  • Dignità del vecchio è la sua canizie: e la vecchiaia è corona al suo capo, se accompagnata a bontà. (da Preghiere di Niccolò Tommaseo)
  • Il bello è difficile, non è il difficile. (da Studi critici)
  • Il coraggio più difficile, e a' deboli specialmente più necessario, è il coraggio di saper soffrire al bisogno.[2]
  • Io vivo una vita così solitaria, e la mia solitudine m'è sì dolce, che non cerco né soffro distrazioni. (da una lettera del 20 dicembre 1820; citato in Giovanni Gambarin, Ateneo veneto, vol. 129, n.° 1-3, 1942, p. 9)
  • "Ippocastano", coltivasi da per tutto ne' parchi e lungo i viali in grazia dei fiori oltremodo eleganti e per l'ombra fitta che mandano le sue foglie.[3]
  • L'abito è grande maestro, ma di per sé insufficiente, se non vi si aggiunga la ragione pensata e la volontà di quello a che l'uomo si viene abituando.[4]
  • [...] la natura, l'amicizia, la bellezza egli [Giovanni Cotta] canta passionato e semplice e vero [...] è bello vedere in un cuor tenero sensi forti: dolce rammentare che vera delicatezza non è mai senza forza.[5]
  • La poesia è la parola de' secoli.[6]
  • La vita dell'uom su questa terra, altro non è che una continua guerra. (da Degli studi elementari e dei superiori delle universita e de' collegi)
  • Le fornaie son use proverbiarsi, e non le sacre muse. (citato in Giovanni Gambarin, Ateneo veneto, vol. 129, n.° 1-3, 1942, p. 10)
  • Legger Dante è un dovere; rileggerlo è bisogno: sentirlo è presagio di grandezza. (citato in Alessandro Piumati, La vita e le opere di Dante Alighieri: studio preparatorio alla lettura della Divina Commedia, p. 85)
  • Mio Dio, tutte le donne pubbliche con le quali ho peccato, beatele! (da Diario intimo)
  • Nelle cose del mondo, non è il sapere, ma il volere che può. (da Cronichetta del sessantasei)
  • Non è coraggio senza pazienza, non è gioia senza fatica, non è forza senza dolcezza, senza umiltà non è gloria. (da Preghiere di Niccolò Tommaseo: edite e inedite)
  • Paiono gettate a caso le sorti degli uomini; ma Dio le governa. (da Preghiere di Niccolò Tommaseo)
  • Per la concordia le cose piccole sempre crescono, e per la discordia le grandissime si distruggono.[7][8] (da Letture italiane)
  • Più sovente la donna è ispiratrice di nobili azioni che istigatrice di ree.[9]
  • Prova dell'acqua forte o anche semplicemente acqua forte, chiamano gl'intagliatori di rame la stampa da loro impressa, dopo data l'acqua forte al lavoro per vederne l'effetto.[10]
  • [Su Caterina Percoto] Quelli che ad altri parrebbero impedimenti, dico l'essere lei vissuta lontano dalle grandi città, e nel consorzio di povera buona gente, vissuta straniera alle raffinatezze della letteratura accademica e ai solletichi di sempre nuove letture e esperienze degli uomini e delle cose; questi a me paiono appunto i sussidi che meglio la fecero quel ch'ell' è. La educarono i sacri dolori e le gioie schiettedella famiglia, nella cara loro uniformità variate, e che però meglio d'ogni rettorica insegnano a conciliare la soavità con la forza, ch'è il pregio e della virtù e dello stile.[11]
  • Silenzio d'amico è delitto di traditore. (citato in Giovanni Gambarin, Ateneo veneto, vol. 129, n.° 1-3, 1942, p. 12)
  • Uscir di se medesimo, e parlare al maggior numero possibile di uomini, egli è il più dolce, il più proficuo, il più sacro dovere e del buon poeta e d'ogni vero scrittore. (da L'Antologia, agosto 1831; citato in Dizionario estetico; citato in Giovanni Gambarin, Ateneo veneto, vol. 129, n.° 1-3, 1942, pp. 20-21)

AttribuiteModifica

  • La modestia e il lepore sono il carattere della perfezione ed esse sono la prova del carattere di ogni grand'uomo.
La citazione corretta, dalle Postille inedite di Niccolò Tommasèo ai Promessi sposi, in realtà è "La modestia e il lepore sono il carattere di questa prefazione, e sono ben temperati l'una dall'altro: il carattere di ogni grand'uomo", e si riferisce all'introduzione del Manzoni, quella del celebre manoscritto ritrovato.

Aforismi della scienza primaModifica

  • Nessuna cosa è strumento senza l'amore. L'amore è il manubrio della gran macchina umana. (p. 28)
  • L'umiltà ci rende forti, e poi sapienti; l'orgoglio, deboli e stolti. (p. 29)
  • Tutti i limiti della nostra natura sono indizii d'immortalità. (p. 30)
  • La virtù è la logica in atto. (p. 31)
  • L'uomo è indizio, strumento, limite all'uomo. Di questo principio esce la giurisprudenza e la politica tutta. (p. 34)
  • Le leggi cattive son limiti al debole, strumenti al forte, indizii di bene a nessuno; se non per la via de' contrarii. (p.34)
  • Libertà è conoscere i limiti propri e gli altrui; questi e quelli difendere. (p. 35)

Fede e bellezzaModifica

IncipitModifica

Scendevano il fiume. Le rive, or accostate, or ritraendosi in seni ameni, or lasciando all'acque quiete ampio letto, mostravano qui l'ombre rade e la conserte, qui l'erboso declivio, là 'l poggio sassoso, segnato di sentieretti che s'inerpicano lenti per l'erta. L'erbe che facevano sdrucciolevoli gli scogli dappiede, col verde vivo avvivavano il luccicare de' fiori sopra tremolanti: e sotto il ciel placido e fosco parevano gli alberi spandere per più rigogliosa la vita.

CitazioniModifica

  • Il mondo chiama onesta la donna che con gli ornamenti della persona ad arte vestita, ad arte ignuda, con gli atti, gli sguardi, le parole accennanti ad amore, s'ingegna di suscitare quanti può desiderii, ma non degna saziarli perché i desiderii suoi sono altrove. (p. 9)
  • Nel correre col pensiero al viso e alla voce e alle parole e all'andare di donne che mi riguardarono affettuose, (confesso) mi buttai talvolta all'amplesso degl'idoli lontani, belli perché lontani e perch'intatti. (p. 49)
  • Noi scrivacchianti vantiamo, e ci crediam forse, d'avere il cuore buono, perch'abbiamo lacrimosa la penna. Non c'è gente più dura della gente sensibile: non badano che a sé stessi. Dopo straziato per vezzo il cuore altrui, quand' e' sentono scalfitto il proprio, belano. (1852, pp. 56-57)
  • Solo due prove certe ha l'amore: la noia e la sconoscenza. Se a queste resiste, dice davvero [...]. (1852, p. 116)
  • Vero, che l'uomo in quasi ogni cosa pare o migliore o peggiore di quello ch'egli è. (1852, p. 49)

Pensieri moraliModifica

  • Chi troppo vuole, si svoglia.
  • Diffidare dell'uomo è un corromperlo. (1868, p. 130)
  • Giunti alla meta d'un gran desiderio, si trema. (1868, p. 6)
  • Il bene precipitosamente afferrato fa male. (1868, p. 7)
  • Il desiderio affretta e crea l'avvenire. (1868, p. 5)
  • Il matrimonio è come la morte: pochi ci arrivano preparati.[12]
  • Il piglio della meretrice è orgoglioso; e ogni orgoglio ha del meretricio. (1868, p. 161)
  • Il riposo a voi sia, non letargo, ma preparazione di nuove forze e pensieri.
  • In amore, chi arde, non ardisce; chi ardisce, non arde. (1868, p. 85)
  • L'aspettazione del piacere è talvolta più tormentosa della paura. (1868, p. 6)
  • L'ingratitudine de' beneficati non vi faccia pentito del benefizio; ma v'insegni operarlo con animo più puro d'umane speranze. (1868, p. 219)
  • L'umana società è congegnata in modo che sempre dal male esca un bene più grande.
  • La bellezza delle cose, più che l'utilità, v'innalzi l'anima a Dio. (1868, p. 8)
  • La noia è tristezza senz'amore.
  • La parola dell'arte è luccicante, ma di luce fredda; la parola del cuore, brilla meno, ma arde. (1868, p. 286)
  • La soavità del sentire aggiunge forza alla forza; laddove il feroce, il superbo, il nimichevole è più convulso che nerboruto, più teso che intenso, più riscaldato che fervido e radiante. (1868, pp.141-142)
  • La superbia è de' vizii il più frequentemente punito, e il più difficilmente sanabile. (1868, p. 161)
  • Le anime generose ricevono più offesa dall'essere adulate, che dall'essere ingiuriate.
  • Le belle, più che le brutte, hanno talvolta cipiglio feroce.
  • Le più ovvie e costanti bellezze della terra e del cielo, le più consuete dimostrazioni dell'umano affetto guardatele come visioni e voci dall'alto; e sarete continovamente ispirati. (1868, p. 9)
  • Non illude bene chi non è un poco illuso. Questo negli attori di scena, e anco negli attori del mondo. Ma il troppo illuderci noi dilegua l'illusione in altrui. (1868, p. 6)
  • Più parole potenti e azioni generose ha ispirate il dolore agli uomini, che la gioja. (1868, p. 15)
  • Se il codardo corresse contro i nemici con la rapidità che li fugge, li spaventerebbe. (1868, p. 133)
  • Senz'acqua non fiorisce la terra; né l'anima senza lagrime.

Incipit di alcune opereModifica

Antonio RosminiModifica

Nel dire ch'io farò di Antonio Rosmini, mi conterrò nelle cose ch'io posso attestare com'uomo che l'ha conosciuto dalla sua giovanezza; e mi sarà conforto al dolore rammentare come la vita di lui fosse tutta una tranquilla, e fin da' primi anni preordinata, armonia.
Nato in Rovereto, l'amenità del paese cominciò bentosto a svolgere in lui il senso della pura bellezza alla quale aveva informato lo spirito e n'erano indizio i lineamenti del viso composti a modestia dignitosa, avvivati di subito rossore ch'esprimeva la schiettezza dell'anima e l'agilità del pensiero, n'era indizio la persona agile e forte, ritraente della materna delicatezza e un po' del rigido vigore paterno. Le quali due doti si contemperarono anche nell'animo suo, e lo fecero umile nel decoro, nell'austerità mansueto. L'amore delle naturali bellezze più minute conciliavasi in lui, come suole nelle anime elette, all'amore del grande, e così un tremolare di fronde quasi vive allo spirito del vento, come l'ampio prospetto de' poggi e de' monti, lo commoveva.

Di Giampietro Vieusseux e dell'andamento della civiltà italiana in un quarto di secoloModifica

Chi conoscesse e potesse descrivere tutte le difficoltà che, durante quarant'anni, ebbe nelle sue imprese Giampietro Vieusseux a superare, e dicesse quale accorgimento e franchezza, qual posatezza e calore usò in superarle, e come in senno si mostrò pari ai vecchi, ai giovani in ardimento; chi numerasse di quanti il valore egli abbia estimato, indovinato, promosso, di quanti educato le speranze ora stimolandole e ora frenandole, di quanti alleviate le angustie e compianti amicamente i dolori; chi potesse tutte raccogliere delle innumerabili lettere da lui scritte le parole savie e cordiali, di tutti i colloquii della sua vita i giudizi retti e a lui proprii; quegli direbbe le lodi di lui degnamente.

Esempi di generosità proposti al popolo italianoModifica

Vi racconterò un bell'esempio di generosità e di vero amore ai parenti; e raccontando, ora e poi molte volte, adoprerò le stesse parole della Scrittura santa: che né io né uomo nessuno potrebbe trovarne di più preziose.
Abramo con Lot, figliuolo del suo fratello si erano dipartiti dalla terra d'Ur ne' Caldei, dove i loro vecchi erano vissuti; e andarono cercando altro luogo in cui dimorare, lo andarono cercando per ispirazione di Dio, il quale disse ad Abramo così: «Esci dalla tua patria, e vieni nel paese che ti sarà mostrato da me; e farò nascere di te una nazione grande; e sarai benedetto, e tutte le generazioni umane ne saranno in te benedette». Così disse Iddio Signore ad Abramo in visione soprannaturale, perché dai discendenti di Abramo doveva nascere un giorno Gesù salvatore del mondo. Ma Dio parla sempre nel cuore agli uomini; e sovente anco ai non buoni: e tutte le cose buone e grandi che nel mondo si fanno, si fanno per ispirazione di Dio.

G.B. VicoModifica

Raccogliere in ordine nuovo le sparse idee degli autori possenti per fecondità di pensiero; illustrare le oscure, recandole in più usitato linguaggio, e deducendone nuove conseguenze; de' concetti men veri notare il difetto, e del difetto la scusa; compararli co' precedenti autori, e co' vissuti poi; far sentire la convenienza tra il cuore e l'ingegno, gli scritti e la vita; questi uffizi dell'alta critica, quanto sia raro compire, gli esempi ci dicono. Ragionando del Vico, noi c'ingegneremo d'adempirne qualcuno, quanto all'angustia della mente e dello spazio prefissoci sarà conceduto. Sulle idee dell'uomo, oramai meglio note, ci fermeremo meno: i germi di verità innovatrici e coraggiose, nascosti in un inciso, in un epiteto, trarremo con più cura alla luce: il qual saggio se si continuasse per tutte le opere sue, ne uscirebbe un forte e ampio ordine di pensamenti, intorno all'educazione, all'arte del dire, alla poesia, alle lingue, alla filosofia metafisica e fisica, alla morale e alla giurisprudenza, alla storia degli uomini, delle repubbliche, della religione.

Citazioni su Niccolò TommaseoModifica

  • Il buon cittadino, con lo zelo medesimo con cui le procaccia il pane, bada che in famiglia sia e circoli il Tommaseo dei Sinonimi, monumento di sapienza linguistica e libro morale. Costì le nostre donne imparano le reali, per quanto sottili e delicate, differenze che sono fra talora e talvolta, nondimeno e nonpertanto, invano e inutilmente; e lo sgomento che le cogliesse in principio, legando loro la lingua, vi farà il silenzio in casa; non ultimo dei tanti beneficii ond'è apportatore ai focolari il grande filologo. (Leo Pestelli)
  • Il suo stile era spesso diseguale, e quasi tormentato nella sintassi; ma pochi potevano eguagliarlo nella proprietà; nessuno nella efficacia e nel numero. Nei suoi scritti sono pagine di vera eloquenza, e certe idee egli solo sapeva dire in modo così evidente e colorito. La piena conoscenza delle lingue antiche e moderne e la pratica grande dell'uso toscano lo avevano aiutato a dare allo stile una impronta originale, ugualmente lontana dal vecchio pedantismo e dalla volgarità che ora si prende per naturalezza. (Marco Tabarrini)
  • [Tornato a Firenze nel 1861] In questa quiete, egli alternava i lavori filosofici coi letterari, la filologia con la morale, l'estetica con la pedagogia, e di tratto in tratto anche un raggio di poesia rischiarava la fredda oscurità della sua solitudine. Quando poi lo assaliva l'umor nero, dava la via a quelle razzaie di sarcasmi sulle cose correnti, dalle quali amici ed avversari erano ugualmente scottati, ma che brillavano sempre d'un po' di luce di verità. (Marco Tabarrini)
  • Sedere o sedersi? Il Tommaseo non fu mai così in vena come nella lettera S del suo dizionario dei sinonimi. Nel si è l'idea di comodità: sedere in gogna (non sedersi). «Siede in cattedra chi ci va e ci sta per insegnare con cura e fatica; non pochi vi si seggono per sdraiarsi e far dormire a scosse.» (Leo Pestelli)

NoteModifica

  1. Da Della bellezza educatrice: pensieri, Co' Tipi del Gondoliere, 1838, p. 314.
  2. Da Sull'educazione: Desiderii di Niccolò Tommaséo, Le Monnier, 1851, p. 40.
  3. Citato in Salvatore Battaglia, Grande Dizionario della Lingua Italiana, vol. VIII, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1973, p. 517.
  4. Da Sull'educazione: Pensieri di Niccolò Tommaséo, Via del Durino, No 27, 1864, p.15.
  5. Da Dizionario estetico, Il Gondoliere, Venezia, 1840, p. 134. La frase è stata rimossa nelle edizioni successive. Citato in Gabriele Banterle, introduzione a Giovanni Cotta, I carmi, a cura di Gabriele Banterle, Edizioni di "Vita veronese", Verona, 1954, p. 11.
  6. Da Intorno a cose Dalmatiche e Triestine, I. Papsch, Tip. del Lloyd Austr., Trieste, 1847.
  7. Cfr. Gaio Sallustio Crispo: «Con la concordia le piccole cose crescono, con la discordia le grandissime vanno in rovina».
  8. Confronta anche I Santi Evangeli: «Dice un antico, che per concordia le piccole cose aumentano, le grandissime per discordia si dissipano».
  9. Da Sull'educazione: Desiderii di Niccolò Tommaséo, Le Monnier, 1851, p. 154.
  10. Citato in Salvatore Battaglia, Grande Dizionario della Lingua Italiana, Vol. I, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1970, p. 130.
  11. Dall'introduzione ai Racconti di Caterina Percoto, in Caterina Percoto, Racconti di Caterina Percoto, Felice Le Monnier, Firenze, 1858, pp. 1-2.
  12. Anche in Studii filosofici.

BibliografiaModifica

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