Neorealismo (cinema)

Citazioni sul neorealismo.

  • Dal 1945 in poi, come si vede, il neorealismo ha compiuto molto cammino. Ma di fronte alle profonde trasformazioni subite dai registi che ne furono gli animatori, e ai contributi, spesso di notevole peso portati dai nuovi realizzatori, ci si può chiedere, ora, se il neorealismo si debba considerare un fenomeno chiuso: e la risposta non può che essere affermativa in quanto si è modificata la realtà che lo originò. (Mario Verdone)
  • Il neorealismo è morto definitivamente, l'ha ucciso la televisione, né mai lo resusciteranno quei giovanotti presuntuosi e senza talento che osano definirsi neorealisti. (Oreste Del Buono)
  • Il neorealismo è stato uno dei più grandi bluff della storia cinematografica. Nel senso che ha aperto le porte all'ira di Dio di gente presa dalla strada e scaraventata sullo schermo, tanto c'era il doppiaggio. Ma allora, che razza di realismo è? (Aldo Reggiani)
  • Il neorealismo è un fenomeno storico, ormai catalogato, datato, inquadrato criticamente. Ma non perde affatto la propria forza di irraggiamento, la capacità di influenzare i registi giovani, italiani o di altri paesi. Per cui dovranno riconoscere il loro debito al movimento italiano la nouvelle vague francese e il cinema novo brasiliano, gli argentini ammiratori di Antonioni e gli indiani, come Satyait Ray, che si è profetizzato seguace di De Sica e Rossellini. L'eredità del neorealismo, dunque, si riflette non soltanto nell'opera dei nuovi registi italiani, ma anche di buona parte delle correnti di vari paesi del vecchio e del nuovo continente. (Mario Verdone)
  • Il Neorealismo nel suo filone impegnato conteneva una serietà che non era quella del popolo italiano. Era una cosa finta che nasceva dai reduci della rivista Cinema. C'era De Santis che si impegnava... C'erano i luchinisti che si impegnavano molto, facendo anche delle cose egregie. Ma l'Italia non era così. Né erano così i contadini e gli operai che loro mettevano in scena. Non ci si riconosceva nessuno, se non una piccolissima cerchia di malati del cinema. (Mario Monicelli)
  • Il «neorealismo» non fu una scuola. [...] Fu un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, anche – o specialmente – delle Italie fino allora più inedite per la letteratura. Senza la varietà di Italie sconosciute l'una all'altra – o che si supponevano sconosciute –, senza la varietà dei dialetti e dei gerghi da far lievitare e impastare nella lingua letteraria, non ci sarebbe stato «neorealismo». (Italo Calvino)
  • Il Neorealismo, se non è inteso come vasta esigenza di ricerca e di indagine, ma come vera e propria tendenza poetica, non ci interessa più [...] Occorre fare i conti con i miti moderni, con le incoerenze, con la corruzione, con gli esempi splendidi di eroismi inutili, con i sussulti della morale: occorre sapere e potere rappresentare tutto ciò. (Elio Petri)
  • Non nutro entusiasmo per il neorealismo o per il cinema-verità; le cose che si possono dire per mezzo di un'osservazione più o meno passiva sono molto limitate. Si ha molto presto il desiderio di esprimere di più, di andare all'interno, di andare dietro. (Karel Reisz)
  • Quella di Sciuscià e di Paisà fu un'epoca sciagurata. Grazie a Dio quei film sono spariti. Per fortuna sono rimasti in pochi a commuoversi per i lustrascarpe. (Riccardo Freda)
  • Quelli che si chiamano oggi realisti o neo-realisti, ad esempio, così intenti a veder chiaro e netto nel nostro mondo, somiglian spesso alle capre di cui parla De Foe nel Robinson Crusoe, che «in conseguenza della posizione dei loro occhi, esse guardavano tanto verso il basso da non riuscire a vedere gli oggetti posti sopra di loro». Han preso troppo alla lettera certo precetto di Flaubert, che ammoniva – e a quel tempo l'ammonimento aveva il suo valore – di tener d'occhio soprattutto le latrine. (Mario Praz)

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