Matteo Marani

giornalista italiano
Matteo Marani (2010)

Matteo Marani (1970 − vivente), giornalista italiano.

Citazioni di Matteo MaraniModifica

  • In occasione di Italia 1990, si sprecò una buona occasione per ristrutturare al meglio gli stadi. Lì purtroppo è stato fatto un lavoro all'italiana, in un periodo storica sfavorevole. Fino ai primissimi anni 90 si pensava al grande catino, che il calcio fosse il fenomeno di decine e decine di migliaia di persone: c'è stato l'ingrandirsi dell'Olimpico, del San Paolo, e la costruzione del terzo anello di San Siro su modello del Maracanã. In realtà stava arrivando la televisione, che avrebbe cambiato il modo di fare spettacolo, e allora gli inglesi hanno colto questo aspetto e hanno fatto impianti molto modellati, che partivano più avanti rispetto ai nostri perché non hanno piste di atletica, e li hanno fatti più adeguati rispetto alle esigenze televisive, mentre noi abbiamo ancora l'idea di stadio pre-diretta televisiva.[1]
  • Ciò che resta unico in Totti è stata la sua capacità di essere centravanti nascendo trequartista. Non si era mai visto prima di lui un "10" fisicamente così forte, un fantasista con stazza da bomber. Come del resto non si era mai visto un centravanti con quei piedi, un attaccante dal tocco fatato per confezionare pallonetti, cucchiai, colpi perfetti. In questo Totti è stato irripetibile.[2]
  • [Sulla Fortitudo Bologna] Una passione, quella per i colori bianco-blu, che travalica tutto, è totalizzante. In altri posti la tifoseria è più salottiera, invece per la Effe si tratta di un tifo di pancia.[3]
  • [Sulla violenza — verbale e non — nel calcio italiano] Uno squallore assoluto che purtroppo, chi frequenta i campi del calcio giovanile lo sa, è quasi diventata un'abitudine, tra risse sugli spalti tra genitori, insulti. È un problema profondo e serio, di educazione. Penso che l'Italia sia precipitata: nel modo di vivere e di relazionarsi con gli altri. Diciamo sempre che in rete ci sono gli haters, ma questi ci sono anche nei campi, sono quelli che urlano, sono dei trogloditi. Chi ancora pensa di offendere e colpire sull'aspetto fisico appartiene ad un'altra era, ma purtroppo è una cosa ancora diffusa.[4]
  • Lo stadio non può essere uno spazio di anarchia in cui lo Stato non c’è. Lo Stato deve essere allo stadio come in ogni angolo del paese. Non ci può essere una zona franca priva di legge. Purtroppo oggi, nei nostri stadi, questo succede. Non solo con episodi di razzismo, ma anche striscioni, coreografie: in questo periodo stiamo assistendo ad un repertorio molto triste. Poi c’è un aspetto molto più profondo: spesso quando si usa la parola “culturale” sembra una parola vuota, invece è fondamentale. Queste persone che fanno gli ululati sono veramente fuori dal tempo, anacronistici. E’ gente che è spaventata da quello che è il mondo attuale. Chi ha la possibilità di viaggiare e visitare le grandi città sa cosa siano integrazione, multietnicità, multiculturalismo. Ormai sono cose del quotidiano. Oggi chi risponde “ululando” in uno stadio vuol dire che è una persona ignorante, che non ha studiato, ferma a categorie vecchie e datate. Quando vedo atti di razzismo mi vengono in mente il colonialismo, il nazionalismo: categorie dell’Ottocento. Mi spiace dirlo, ma vedo gradi sociali e culturali bassi che rispondono con un’arma che loro ritengono molto oltraggiosa, non capendo che si tratta di un autogol, soprattutto nei confronti di una terra meravigliosa, quella sarda, fatta di persone accoglienti, civili, ospitali.[5]

Matteo Marani: «Il libro su Arpad Weisz e il giornalismo, tutto parte dalla curiosità»

Intervista di Giacomo Pratelli, Contropiede.ilgiornale.it, 18 aprile 2013

  • Io sono molto pessimista sul giornalismo sportivo di oggi, sul giornalismo in generale. [...] Sono pessimista innanzitutto perché c'è poca, pochissima preparazione. C'è gente che si occupa o che comincia ad occuparsi di calcio, ma che non conosce la storia del calcio. [...]. Molti si buttano, molti si inventano, con i social network si cerca di fare qualcosa che però è comunicazione, non giornalismo. [...] Fare il giornalista, oltre il dover dare la notizia e le informazioni, è la capacità, attraverso gli strumenti con cui ti formi, di interpretare e analizzare ciò che succede. Io quello che chiedo a un giornalista oggi non è avere la notizia esclusiva, ma, in un mondo di notizie rutilanti e continue, che sia in grado di spiegarmi veramente che cosa stia succedendo. Non deve vivere in un unico presente, senza avere la capacità analitica di giudicare ciò che accade. Il giornalista deve garantire una buona informazione, che significa separare le cazzate dalle cose che hanno un senso, essere capace di trattare le fonti, capire perché avvengono certi fenomeni e spiegarli a chi li sta seguendo.
  • La cultura [italiana] con la C maiuscola, l'Accademia, non si è mai occupata di calcio, guardandolo anzi con un po' di pregiudizio. Secondo la mia opinione perché nel post guerra il calcio era stato interpretato da questi storici come compromesso col fascismo, visto che era stato forse il più grande strumento di propaganda fascista, quindi la cultura e gli storici, soprattutto di sinistra, lo vedevano con grande pregiudizio. All'estero la storia sociale sul calcio ha fatto e sta facendo molto, in Italia poco o nulla.
  • È ridicolo che ci siano dei giornalisti di sessant'anni che guardano a internet come al "mostro" perché non sanno accendere un computer, ma verranno spazzati via loro dalla rivoluzione (tecnologica, ndr) che sta arrivando, perché non la si può fermare. Nel '700 i luddisti in Inghilterra spaccavano le macchine, ma la rivoluzione industriale non si è fermata, così non si fermerà la tecnologia e chi non sarà in grado di usarla o miscelarla con la carta, chi non saprà adeguarsi ai nuovi linguaggi, verrà fatto fuori, come già sta accadendo. Il web sta portando alla ribalta figure di riferimento dal punto di vista giornalistico che sulla carta stampata non erano così brave, così come esistono giornalisti di "carta" fortissimi e autorevolissimi che oggi non lo sono, o lo sono meno, perché non hanno saputo unire anche l'aspetto tecnologico. Oggi un giornalista non può più essere solo uno scrittore, ma dev'essere capace di stare sul web, stare in televisione, parlare in radio, capire le diversità del linguaggio tra blog e articolo stampato. Insomma, o si ha la capacità di rimettersi in discussione o si è spazzati via.

NoteModifica

  1. Citato in Intervista a Matteo Marani, Inchiostro.unipv.it, 10 giugno 2010.
  2. Da Marani: Totti il migliore calciatore italiano degli ultimi 20 anni, Sport.sky.it, 26 maggio 2017.
  3. Citato in Giampaolo Cattaneo Sala, Matteo Marani: «Finalmente un buon momento per il basket bolognese», Incronaca.unibo.it, 7 marzo 2018.
  4. Da Marani: "Fermiamo gli haters del calcio. Insulti alla Girelli uno squallore. Violenza verbale in crescita", Sport.sky.it, 26 novembre 2018.
  5. Citato in Lukaku contro il razzismo: il post su Instagram dopo Cagliari-Inter, Sky.it, 2 settembre 2019.

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