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Lorenzo Insigne

calciatore italiano

Citazioni di Lorenzo InsigneModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • [Sugli eventi della finale di Coppa Italia 2013-2014] La doppietta decisiva nella finale di Coppa Italia è stata una grande emozione, ma quando ho saputo della morte di Ciro Esposito [tifoso napoletano aggredito da ultras della Roma] sono stato malissimo. Nel calcio non deve succedere mai più che i tifosi si facciano la guerra, invece di andare allo stadio solo per incoraggiare la loro squadra e divertirsi.[1]

La faccia tosta di Insigne: "Il pallone è il mio vizio, la strada la mia scuola"

Intervista di Eleonora Giovio, Repubblica.it, 15 febbraio 2017.

  • [Sul venire allenato da Zdeněk Zeman] Ti divertivi come un matto, per lui esisteva solo la fase offensiva. Tu preoccupati solo di attaccare, mi diceva. [...] [Mi consigliava] di giocare come se fossi in strada e di divertirmi. Tattica con lui, zero... Ci preoccupavamo solo di attaccare.
  • [«Che cosa serve a un calciatore per arrivare in alto?»] Sapersi sacrificare. Io ho rinunciato a tante cose, a uscire il sabato sera, a fare tardi con gli amici. Andavo a letto alle 20 quando avevo la partita il giorno seguente. [...] Ci sono tanti giocatori di talento che non arrivano in cima perché non hanno la capacità di dire no a tante cose. Io devo molto ai miei genitori in questo senso, perché a 17-18 anni il coprifuoco era alle 22.30, mentre i miei amici tornavano all'una. Sono cresciuto in un quartiere operaio, con un ambiente particolare, casini dalla mattina alla sera. I miei genitori mi hanno aiutato molto, gli sarò sempre grato per questo.
  • [«Che cosa la diverte del calcio?»] Tutto. Soffro quando dopo le partite ci toccano le sedute di alleggerimento. Se fosse per me, mi allenerei tutti i giorni con il pallone. Mi mettono a correre senza la palla e divento pazzo. Dove sto io dev'esserci un pallone, è il vizio che ho fin da piccolo.
  • [«(Da bambino) a chi avrebbe chiesto un autografo?»] Ad Alessandro Del Piero, per il suo modo di giocare, per come tirava le punizioni, per la sua professionalità e perché non discuteva mai con nessuno, né dentro né fuori del campo.
  • [Sul soprannome da bambino di "rompiscatole" dell'isolato] Sì, perché dove vivevo c'era un muro gigantesco e io passavo il giorno a palleggiare contro la parete, dalle 7 del mattino fino a quando mia madre mi chiamava. Si lamentavano tutti del rumore, però a qualcosa mi è servito, direi... E non ho mai rotto nulla.
  • [Sugli inizi] Arrivò un momento in cui mio padre mi disse: se non vuoi andare a scuola, mettiti a lavorare, in casa tutto il giorno senza fare nulla non ci puoi stare. Andavo con mio cugino che aveva un posto al mercato e lavoravo per lui per 50 euro la settimana. Mi alzavo alle sei del mattino e la sera andavo ad allenarmi: erano giornate interminabili [...]. A volte ero talmente stanco che mi addormentavo nello spogliatoio e veniva l'allenatore a svegliarmi.
  • [Sui provini falliti con le squadre del Nord Italia] Feci provini con il Torino, con l'Inter, e tutti mi rifiutavano. Non facevo altro che sentire: "È bravo, però è bassino". Volevo mollare, mi era passata la voglia. A che serve, mi dicevo, è inutile: in tutti i posti in cui vado mi dicono che sono basso e non posso giocare a calcio [ora è alto 1,63, ndr]. Al Napoli invece mi presero. Fu la mia fortuna. [...] Al Nord prima funzionava così, preferivano i ragazzini alti, anche se non sapevano palleggiare.
  • [Sulle difficoltà della famiglia] Avevo 8 anni. [Alla scuola calcio] sapevano che mio padre non poteva pagare le quote mie e di mio fratello e il presidente ce le abbuonava. Diceva che le compensavamo con il talento. Eravamo bravi. Ci regalavano pure la divisa, non potevamo pagarla e uscivamo con i vestiti che avevamo in casa.

Citazioni su Lorenzo InsigneModifica

  • Ha il colpi per far entusiasmare. È diventato maturo, forse ha impiegato un anno o due in più, ma lo capisco: i profeti in Patria non esistono, perché la tua gente non ti perdona mai niente, e per imporsi, hanno bisogno di tempo. Di lui mi colpisce la tecnica, la capacità di annusare la porta, il sacrificio: se un allenatore si ritrova un giocatore di questa portata, dal quale riceve in dono pure una decina di gol, allora ha svoltato. (Franco Causio)
  • Insigne è l'unico che si avvicina a me come idea di gioco. (Antonio Cassano)
  • Quando ho cominciato a parlare l'italiano, la domenica sentivo tanti cori discriminatori contro i napoletani. E questo mi dispiace molto perché Napoli è una città bellissima. Purtroppo c’è una parte di gente, minoranza per fortuna, che preferisce insultare. Penso per esempio al mio amico Insigne, discriminato come napoletano e poi magari applaudito, giustamente, in Nazionale. (Kalidou Koulibaly)

NoteModifica

  1. Citato in Marco Azzi, Napoli, Insigne sicuro: "Squadra fortissima, l'obbiettivo è lo scudetto", Repubblica.it, 24 luglio 2014.

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