Lamerica

film del 1994 diretto da Gianni Amelio

Lamerica

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

La nave Vlora attraccata ad una banchina del porto di Bari, piena di migranti albanesi

Titolo originale

Lamerica

Lingua originale italiano, albanese
Paese Italia, Francia, Svizzera
Anno 1994
Genere Drammatico
Regia Gianni Amelio
Soggetto Gianni Amelio, Andrea Porporati, Alessandro Sermoneta
Sceneggiatura Gianni Amelio, Andrea Porporati, Alessandro Sermoneta
Produttore Mario e Vittorio Cecchi Gori
Interpreti e personaggi


Lamerica, film del 1994 diretto da Gianni Amelio.

  • Ora vedi solo disastro, ma prima, quando prigione funzionava, non era così. Era un campo di lavoro modello. Il vecchio direttore ci teneva molto alla pulizia e all'igiene. I prigionieri facevano i letti e pulivano il capannone ogni giorno. [...] Una volta al mese, facevano la disinfestazione del capannone per i topi, così via. Non era così. Era molto, molto migliore la situazione. [...] I prigionieri ogni giorno dovevano fare la doccia. Era obbligatorio. Alla sera si faceva l'ispezione, li controllava e chi non era pulito lo picchiavano, perché il vecchio direttore diceva: "Chi non è pulito ha pidocchi, chi ha pidocchi dorme male, e chi dorme male lavora male". (Selimi)
  • Io guardato serie su italiana, anche se prima stato proibito da comunismi. Basta cantare una canzone italiana, allora prigione. Comunismo diceva: Tu sai una canzone italiana? Allora hai visto televisione italiana. Se hai visto televisione italiana, tu sei una spia. (Ismail)
  • Ehì amico, la ragazza italiana può sposare un ragazzo albanese? Oppure c'è legge proibito? Ora che vengo in Italia, trovo una ragazza di Bari. Voglio sposare con quella, fare molti figli. Non voglio parlare mai la lingua albanese con i figli miei. Voglio parlare sempre lingua italiana. E così, figli scordono che io sono albanese. (Ismail)
  • È questa per voi democrazia? È questa per voi?! Qua comunisti siete! Siete come prima: comunisti! (Luigi)

Dialoghi

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  • Selimi: Albania comunista era come prigione. Nessuno è entrato o uscito per cinquant'anni. Adesso gli stranieri possono entrare, ma gli albanesi non possono uscire.
    Fiore: Ma dove volete andare? Macché, voi pensate che in Germania e in Italia stanno aspettando a voi? La libertà è troppa. Tutta assieme fa male.
    Luigi: Ora qua chi è che comanda?
    Selimi: Sempre gli stessi comandano. Hanno cambiato il nome, hanno mandato via i più vecchi e più corrotti, ma il popolo ha fame, è disperato.
    Fiore: Siete stati viziati. Lo Stato ha sempre solo pensato a tutto. La verità è che adesso è il momento di rimboccarsi le maniche, darsi da fare. Per carità, con questo non voglio dire che dovete fare da soli.
    Selimi: Ma sai qual è il reddito mensile di un albanese? Quindicimila lire. Un medico guadagna ventimila. Mancano i capitali.
  • Selimi: Questa gente sta scendendo addirittura dalle montagne, persino dai confini con la Jugoslavia. Fanno chilometri e chilometri a piedi per arrivare al porto. La polizia fa tutto per bloccarli, ma è inutile.
    Luigi: Che ci fate con tutti questi bunker?
    Selimi: Il nostro dittatore, Enver Hoxha, aveva paura d'invasione dall'Italia. Così ha comprato dalla Cina comunista 600.000 bunker.
    Fiore: Lo sai quante case facevate con tutto questo cemento?
    Selimi: Sì, lo sappiamo, però Hoxha era un pazzo, un dittatore.
    Fiore: Ma quale dittatore?! È la testa che vi manca, il cervello. Ma come cazzo morite di fame? Tutto questo terreno, tutto il petrolio che ci avete, l'acqua, il mare, questi attrezzamenti qui, questa agricoltura intensiva. Minimo minimo, sono—
    Selimi: Trenta quintali a ettaro.
  • Selimi: Queste persone le ho scelte per voi. Tutte affidate.
    Fiore: Politicamente sono a posto?
    Selimi: Sì, eroi anti-comunisti loro.
    Fiore: Comodi comodi. Come si dice "buongiorno"?
    Selimi: Mirëdita.
    Fiore: Mir dita!
    Luigi: Gli hai spiegato cosa ci servono?
    Selimi: Ancora no.
    Fiore: Come mai c'è anche una donna?
    Selimi: Questa donna è molto popolare in Albania. C'ha spinto per prima la busta di Enver Hoxha dal piedestallo—
    Fiore: "Busto".
    Selimi: — il busto del nostro dittatore.
    Fiore: Brava. Digli che ci vediamo dopo.
    Selimi: Shihemi me vone.
    Fiore: Adesso vado a fare un doccia.
    Selimi: Ah, purtroppo acqua oggi manca.
  • Fiore: Il comunismo vi ha detto che siamo tutti uguali.
    Direttrice della fabbrica: [traduce in albanese]
    Fiore: E io vi dico di no.
    Direttrice della fabbrica: [traduce in albanese]
    Fiore: Noi siamo tutti diversi.
    Direttrice della fabbrica: [traduce in albanese]
    Fiore: Diversi come le parti del corpo umano.
    Direttrice della fabbrica: [traduce in albanese]
    Fiore: Che cosa abbiamo noi?
    Direttrice della fabbrica: [traduce in albanese]
    Fiore: Noi abbiamo gli occhi per vedere.
    Direttrice della fabbrica: [traduce in albanese]
    Fiore: E poi abbiamo le orecchie per ascoltare.
    Direttrice della fabbrica: [traduce in albanese]
    Fiore: A che cosa ci servono questi piedi? Ci servono per camminare.
    Direttrice della fabbrica: [traduce in albanese]
    Fiore: Poi abbiamo il cervello.
    Direttrice della fabbrica: [traduce in albanese]
    Fiore: Il cervello che ci serve per pensare. Tutte cose diverse fra di loro.
    Direttrice della fabbrica: [traduce in albanese]
    Fiore: Ma necessarie.
    Direttrice della fabbrica: [traduce in albanese]
    Fiore: Ecco, questo vorrei io che fosse questa fabbrica.
    Direttrice della fabbrica: [traduce in albanese]
    Fiore: Un organismo con componenti diverse ma tutte essenziali.
  • Luigi: Qua non c'è una macchina a posto. C'è niente.
    Fiore: Due anni fa, con tuo padre siamo andati a fare un giro in Nigeria. Abbiamo preso un capannone vuoto con una società mista. Poi abbiamo fatto venire un paio di materiale elettronico, materiale di seconda mano. Abbiamo messo su una bella fabbrica di televisori a colore, la "Niger Electronic". E dal governo italiano sono arrivati i contributi: due miliardo a occhi e croce.
    Luigi: Poi i televisori li avete fatto?
    Fiore: Nemmeno uno. Era colpa nostra se gli africani non si pigliavano con l'elettronica?
  • Luigi: Gli albanesi qua ci credono a questa storia di investimenti?
    Fiore: Gli albanesi sono bambini. Un italiano gli dice il mare è fatto di vino, loro se lo bevono.
  • Infermiera: Prima di guerra, Albania era colonia di Mussolini.
    Luigi: Che c'entra Mussolini?!
    Infermiera: Prima di guerra, qua tanti italiani. Comando italiani in Albania con fascismo. Dopo di guerra, venuti comunisti. Italiani o in prigione o fu...
    Luigi: Fucilati?
    Infermiera: Fucilati. Così, tanti italiani faceva documenti falsi.
  • Ismail: Chi è più importante in Italia? Papa o presidente della repubblica?
    Luigi: Tu che dici?
    Ismail: Per me Papa. A tv sento sempre Papa, qualche volta sento presidente. Il nostro dittatore Hoxha diceva la religione fa male al popolo. Prima è stato proibito la religione qua, ma io ora che vengo in Italia faccio cristiano. Uno che fa cristiano può trovare lavoro in Italia?
    Luigi: Come no?
  • Luigi: Ha combattuto contro il comunismo. S'è fatto cinquant'anni di galera. Se ora siete liberi, gli dovete dire grazie a lui. A quelli come lui. Grazie. Capisci? Grazie?
    Oste: Noi stare più bene prima con comunismo.
  • Ufficiale della polizia: Tu non bevi? Non ti piace caffè turco? Anche me non mi piace. Mi piace caffè italiano espresso. Mio padre amava Italia. Ha studiato in tempo di Vittorio Emanuele, peraltro a Firenze. Tu consoci questa chiesa Santa Maria Novella? È bella mi ha detto. Sì?
    Luigi: Sì, sì... Dove sono i miei bagagli? E i miei vestiti? Li ho regalati.
    Ufficiale della polizia: Brutto posto questa prigione albanese. Tuoi bagagli sono sequestrati.
    Luigi: Che volete da me?
    Ufficiale della polizia: Nome, cognome, e dove è nato.
    Luigi: Codrale Luigi, Agrigento, 30 gennaio '63.
    Ufficiale della polizia: Fai parte di questa società Albacalzature?
    Luigi: Ci lavoro. Lavoro con loro.
    Ufficiale della polizia: Rispondi sì o no, ti prego.
    Luigi: Sì.
    Ufficiale della polizia: Eri presente tu quando ha firmato questo il ministro?
    Luigi: Sì. Tutto in regola, no? Tutto secondo la legge. C'era anche il dott. Crogia al ministero, può chiedere a lui
    Ufficiale della polizia: Sìsì, "dott. Crogia". Non dott. Crogia, dott. Kruja! Questo dottore, questo momento è in prigione, in prigione più brutto di questo.
    Luigi: E io cos'ho fatto? Io, personalmente, di che cosa sono accusato?
    Ufficiale della polizia: Tu sei accusato per corruzione di questo funzionario. In tempo di comunismo, per questo tu sei fucilato.
    Luigi: Corruzione, fucilazione, che cosa significa? Che ancora non siete pratici dei metodi occidentali. In Italia si fa sempre così per sveltire la burocrazia. Si aiutano le pratiche per andare avanti, così c'è più efficienza. Meglio! Noi siamo imprenditori. L'economia qua in Albania è in crisi. La gente sta morendo di fame, allora noi rischiamo i nostri capitali, investiamo di tasca nostra.
    Ufficiale della polizia: L'economia albanese è morta. Ma in paese civile, i morti non si lasciano ai cani per strada.
    Luigi: Fatemi chiamare l'ambasciata.
    Ufficiale della polizia: Chiama? Chiama?! Sono solo albanesi in ambasciata italiana. Sono profughi che hanno occupato tutta l'ambasciata. Gli albanesi sono come pazzi. Vogliono andare tutti in Italia con nave.

Citazioni su Lamerica

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  • Abbiamo portato le comparse quasi sul confine con la Jugoslavia. Una gioia per loro, stampata sui visi. Nessuno s'era mai potuto spingere fin lì negli anni del regime. I militari impedivano a chiunque di avvicinarsi alla frontiera.
  • Il mio è un film feroce sull'Italia e pieno d'amore per l'Albania! Se qualche problema può avere l'Albania, forse, è che viene rappresentata all'estero e all'interno da gente che non la stima più, non l'ama più. È chiaro che è difficile accettare che qualcuno ti parli del tuo paese, quello stesso che tu stai raccontando in modo aulico e falso, e con un profondo atto d'amore dica le cose come sono.
  • Il mio viaggio attraverso l'Albania allora, è un viaggio attraverso un paese poverissimo e disgregato dove il pane ha ancora un valore, ma è anche un viaggio nell'Italia della mia infanzia, un paese convinto che aldilà del mare ci fosse il Paradiso, la felicità.
  • Le autorità albanesi sospettavano che le comparse, una volta salite sulla nave, armi alla mano avrebbero costretto il comandante a fare rotta verso l'Italia. Per evitare ciò, volevano imporci militari e portuali.
  • Nel finale de Lamerica non sapevo che atteggiamento fisico dare a Carmelo, in rapporto al giovane Lo Verso sulla nave. Poi mi sono ricordato come era morto il ragazzo albanese nella scena del camion, e ho detto: chissà che Lo Verso non debba pure lui portare, senza sforzo o con uno sforzo o con uno sforzo pazzesco, il peso di questo essere che gli si addormenta su una spalla e che, guarda caso, è suo padre ma è anche suo figlio, perché nel film dice di essere più giovane di lui.
  • Perché Lamerica e non L'America? Perché così lo avrebbe scritto un emigrante mi sono detto. Così lo leggevo infatti nelle tante lettere di emigranti che arrivavano in Calabria, quando ero bambino.
  • Qualcuno ha scritto che lo sguardo di Gino, sul ponte della nave, quando ritrova il vecchio che crede di andare in America, somiglia allo sguardo di Baggio quando sbagliò il rigore ai mondiali. L'ho trovato un parallelo interessante, perché c'è lo stesso smarrimento, l'idea di aver fallito e la consapevolezza che quel tuo fallimento fa crollare tutto un castello di illusioni. Gino ha attraversato fisicamente il dolore, la povertà, il bisogno. La sua arroganza, i suoi falsi miti, i suoi progetti di vita sono spenti. E io spero di aver dato, attraverso questa parabola, una possibilità a tutti i Gino di questo mondo di interrogarsi, di chiedersi «chi sono?». Per non ritrovarli più tra quelli che di fronte agli albanesi ammassati allo stadio, credettero di fare un bel gesto tirando loro il pane attraverso le sbarre. Come alle bestie.
  • Io non sono un censore, sono un uomo libero di criticare: e per me quel film manca anzitutto di generosità. Ed anche di onestà. Il regista ha falsificato il rapporto tra Italia e Albania. Le faccio un esempio. Come reagirebbe lei se si dicesse che durante la Seconda guerra mondiale gli ebrei hanno perseguitato i tedeschi? Ci sono verità che non si possono cambiare neppure nella fiction. E il regista di Lamerica mette sempre in primo piano l'ex soldato italiano ammattito nei decenni passati nelle prigioni albanesi. Il personaggio diventa un simbolo. È la vittima. La sua costante presenza finisce col far credere che i colpevoli sono gli albanesi. Non gli italiani invasori. È una falsificazione anche perché quando nel settembre del '43 c'è stata la capitolazione italiana, benché decine di migliaia di soldati del vostro esercito fossero esposti alla rappresaglia degli albanesi armati, non ci sono state vendette. Al contrario molti suoi compatrioti hanno trovato rifugio nelle famiglie albanesi e sono sfuggiti alla fucilazione da parte dei tedeschi che li consideravano traditori. Il governo italiano ha ringraziato un villaggio ucraino che fu ospitale con i vostri soldati durante la ritirata di Russia. Non mi risulta che abbia fatto altrettanto con gli albanesi. E il regista ha fatto peggio: ha rovesciato la verità.
  • L'Albania ha sofferto per il suo isolamento, un isolamento durato quarant'anni. Ed è stata dimenticata dall'Europa. La colpa è soprattutto nostra, di noi albanesi. Ma quel che è grave è che l'isolamento continua. Quel film mostra adesso l'Albania come un paese barbaro che non merita di entrare nella famiglia europea. Invece è un paese che con tutti i suoi difetti non merita disprezzo.
  • Secondo il suo regista gli albanesi hanno un unico sogno: vivere sotto la dominazione italiana. Può anche darsi che alcuni o molti la pensino così. Ma è proprio quella l'aspirazione di tutto un popolo? Ed è un popolo di soli pezzenti, senza passato, con la sola voglia di cambiare identità? Così lo mostra il suo regista. Il film comincia con le immagini dell'invasione fascista del 1939, in cui si vedono gli albanesi che offrono fiori ai soldati italiani. Ma allora non ci sono stati soltanto gli applausi e i fiori esibiti dai documentari della propaganda fascista. Ci sono stati anche scontri sanguinosi. Nel film non c'è la minima traccia di resistenza, soltanto gente che ha nostalgia dell'Italia. E il tutto culmina con l'albanese che dice di voler diventare italiano, di voler sposare una donna italiana, di voler parlare soltanto l'italiano. E si conclude con la nave che va verso l'Italia.

Voci correlate

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