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Ismail Kadare

scrittore, poeta e saggista albanese

Citazioni di Ismail KadareModifica

  • Accetterei di essere presidente dell'Albania se questo potesse contribuire a salvare il paese. [...] Alla fine di questo secolo, l'Albania continua ad essere come una figliastra che bussa timidamente alla porta della sua matrigna, l'Europa. [...] Forse, ancora una volta, la matrigna europea non ci aprirà la porta perché continua a guardare ad interessi di breve periodo e non alla tempesta che potrebbero provocare.[1]
  • Ci fu un periodo d’indifferenza da parte dell’Occidente verso l’Albania, ma per colpa di quest’ultima. Dopo la morte di Enver Hoxha, l’Occidente ha fatto un tentativo tramite la Germania, che però fallì per colpa degli albanesi.[2]
  • Contro gli albanesi c'è un razzismo culturale che dal punto di vista etico è inaccettabile. L'immagine negativa coltivata per decenni nei confronti del mio popolo è tra le cause che hanno portato il popolo albanese alla catastrofe. Per mesi la stampa internazionale ha parlato di una possibile guerra civile tra il nord e il sud dell'Albania. Queste sono menzogne, un problema mai esistito nel mio Paese. Ma i media volevano sangue per nutrire la loro pubblicità e gli albanesi hanno incominciato a bruciare la loro naione. [...] Il mio popolo è quello stesso popolo civile che durante la guerra non ha mai consegnato un solo ebreo ai tedeschi, che ha protetto i soldati italiani rimasti in Albania dopo la capitolazione del Governo fascista, e che non è mai venuto meno alla tolleranza religiosa.[3]
  • Gli albanesi hanno dimostrato di non volere più la dittatura. Ciò che era necessario per rovesciare un regime del genere, capace di usare le armi e il crimine, poteva portare a violenze simili o peggiori di quelle rumene in quanto in Albania era più difficile cancellare le atrocità commesse dal regime. Poteva succedere così o l’esatto contrario: un distacco drastico con il vecchio regime senza violenza che poteva essere forse più efficace, ma 20 anni fa nessuno poteva prevedere l’alternativa migliore. Credo che un’opinione generale si era creata e si sono evitati spargimenti di sangue.[2]
  • In letteratura la libertà ha un altro significato, è libertà interiore non libertà sociale. Se non hai la libertà interiore quella sociale non vale niente.[2]
  • La letteratura autentica e le dittature sono incompatibili, lo scrittore è nemico naturale delle dittature.[4]
  • Per far fronte alle pressioni, sia interne che esterne, lo stato albanese prometteva ogni cosa senza cercare effettive soluzioni, ingannava i cittadini continuamente, ma in realtà nessuno aveva intenzione di fare qualcosa e lo dico in piena consapevolezza. Dalla corrispondenza avuta con il Capo di Stato di quel periodo, Ramiz Alia, ho saputo che erano tutte fandonie, niente di vero, per questo ho sentito il dovere di trovare una maniera per farlo sapere al popolo albanese e al mondo. Come ben sapete in Albania questo non poteva succedere, non c’era la minima libertà di stampa. La dovevano smettere con le allusioni e i doppi sensi, si doveva parlare apertamente al popolo e dirgli la verità. Era tempo di far decidere il popolo, per questo ho ritenuto indispensabile allontanarmi in ogni modo dall’Albania.[2]
  • Sfuggire a Dante è impossibile, come sfuggire alla propria coscienza.[5]
  • Se il Partito comunista avesse iniziato un vero processo di democratizzazione, in particolare l’avvicinamento all’Europa Occidentale, sarebbe sicuramente stato sostenuto dai cittadini albanesi. Invece ha usato inganni per prolungare il suo potere di una decina d’anni. Il popolo Albanese non poteva più aspettare. Se fossero stati sinceri, avvicinandosi all’Occidente, accogliendo la tanto menzionata “opportunità tedesca” sarebbe stato diverso, ma hanno rovinato tutto con le loro mani. Anche oggi continuano a negare questa verità, dicendo che i tedeschi non promisero niente, ma non è vero perché sono stato testimone di questo problema, lo conosco bene.[2]

Da Suicidio da fermare

La repubblica, 3 marzo 1997

  • Quando l'Albania, paese di dittatura staliniana per eccellenza, rovesciò il comunismo senza violenza né spargimenti di sangue, fu una sorpresa per molti, in primo luogo per gli albanesi stessi. Per 45 anni due generazioni erano cresciute con l' idea che il paese potesse esistere solo come paese comunista; si pensava che se, per ipotesi, il comunismo fosse stato spazzato via, ciò avrebbe comportato un unico finale disastroso: l'Albania sarebbe stata smembrata o, peggio ancora, cancellata dalla superficie terrestre. Al vecchio slogan romantico in voga nei Balcani nel XIX secolo: "La libertà o la morte!" se ne era sostituito un altro: "Il comunismo o la morte!".
  • Il posto lasciato vacante dalla morale implacabile e trasversale del comunismo, invece di essere occupato da un'etica di livello superiore ha prodotto un vuoto colmato dall'amoralità. Come per reazione a questa desolazione, il rigore e l'idealismo ingannevole del comunismo hanno scatenato una rabbia materialista e una corruzione senza precedenti. Questa febbre materialista ha avuto la meglio dappertutto, diventando quasi il volto del nuovo ordine democratico. È in questo contesto che si è verificato l'episodio delle "società piramidali" e del loro fallimento.
  • L'Albania non riceveva da nessuno messaggi di speranza. Per gli albanesi che guardano con grande interesse le tv straniere, l'immagine che queste fornivano del loro paese li ha influenzati in maniera fatale. Paese solitario senza "protettori", contrariamente ai suoi vicini balcanici, l'Albania continua ad essere preda, come in passato, di vecchi rancori.
  • Non c'è alcun dubbio che la classe politica albanese dovrà rispondere della situazione che ha trascinato il suo popolo verso l'abisso. In un primo tempo, di fronte alla tragedia essa ha mostrato la sua irresponsabilità, la sua ristrettezza mentale, il suo carattere vendicativo e il suo cinismo, prima di riprendersi e abbozzare un primo passo responsabile attraverso l'accordo di riconciliazione nazionale. Non è ancora giunta l'ora delle analisi approfondite né dell'individuazione dei colpevoli. Sarebbe più urgente tentare di risolvere il terribile problema senza tergiversare, senza perdere tempo, subito. Un intero popolo rischia di soccombere. La corsa verso la guerra civile, il sollevamento di una metà del paese contro l'altra: davanti a un'evoluzione degli eventi così fatale nessuno deve restare a guardare. Oppresso e stremato dopo mezzo secolo di dittatura, il popolo albanese non merita una sorte così crudele, l'abbandono. Se ha peccato contro se stesso non ha perpetrato dei crimini contro gli altri.

Da L'accusa di Kadare. "L'Italia ci defama"

La repubblica, 20 settembre 1997

  • [Sull'anarchia albanese del 1997]La sparatoria in Parlamento è un atto barbarico e selvaggio, frutto dell'odio che da sempre paralizza l'Albania. Io resto imparziale, non mi schiero. Sono uno scrittore per tutti, né di destra né di sinistra. La mia azione di denuncia è al si sopra dei partiti. E comunque i mass media, soprattutto quelli italiani, continuano a dare un'immagine deformata del mio paese: si parla solo di profughi disperati, di criminali e prostitute. Avete mai visto o letto un'intervista a studenti o intellettuali, ad uno dei tanti cattolici impegnati o a un musicista?
  • Non partecipo assolutamente alla lotta politica. La piaga dell'Albania sono le contrapposizioni politiche. Nella maggior parte dei casi sono segnate da disonestà. Ogni partito pensa al proprio interesse e ingaggiano una guerra infinita. Governo e opposizione puntano a distruggersi a vicenda, questa è la vera catastrofe dell'Albania.
  • Nonostante la drammatica situazione, la vita culturale lì è attiva, ci sono scrittori, musicisti impegnati, tradotti e conosciuti nel mondo, nonostante l'immagine distorta che ha giocato un ruolo malefico e di menzogna, una trappola anche per gli stessi albanesi.
  • Nei miei romanzi privilegio la parte creativa e non storica. Ma c'è sempre un lavoro di analogie con la realtà. La piramide rappresenta un pilastro del potere ed esiste in tutte le dittature. È sempre una struttura di terrore e repressione. Anche Dante ha fatto l' Inferno a forma di piramide rovesciata. Purtoppo esisteranno sempre piramidi, è un enigma, una nozione universale che continuerà anche dopo di noi.

Intervista di «Voice of America»

da Kadaré: "l'Albania è in Europa", Balcanicaucaso.org, 5 maggio 2006

  • I Balcani si ritroveranno con due Stati albanesi. A molti ciò sembra strano e inaccettabile. Ma era ancora più inaccettabile e scandaloso vedere metà della nazione albanese in una situazione da colonia. Le altre soluzioni sono tutte logiche. Non si dovrebbe scordare che già ai tempi dell'Impero Ottomano si parlava di quattro Albanie o di quattro dipartimenti amministrativi (in turco, "vilayet"). Il mondo conosce diversi casi di figure di nazioni che costituiscono più Paesi. Se questo sarà il caso dell'Albania, io non ci vedo alcun male, anzi al contrario, ciò rafforzerà la presenza albanese nei Balcani. Non dico che dobbiamo essere potenti per prendere il posto di un altro Paese o per avere delle velleità espansionistiche. Assolutamente no. La nazione albanese troverà la sua collocazione naturale.
  • Non ci sono altri continenti possibili per gli albanesi se non l'Europa. Certi invocano gli elementi orientali che pure ci caratterizzano. Ora, questo è il caso di diversi altri paesi, come la Spagna per esempio, influenzata dal mondo arabo-musulmano in diversi ambiti socioculturali, in seguito ad una lunga coabitazione. Nessuno ha mai messo in dubbio l'appartenenza della Spagna all'Europa. Lo stesso vale per noi, che siamo più lontani dall'Est di certi altri Paesi.
  • I problemi degli albanesi all'epoca del comunismo albanese, e del comunismo serbo per l'altra metà di loro, erano diversi, i problemi religiosi erano relegati in secondo piano, quindi non ha senso ravvivarli. Questa esperienza di coabitazione religiosa armoniosa è stata molto utile per la nazione albanese, e bisogna mantenerla e coltivarla.
  • L'Europa è caratterizzata fin dalle sue origini da una unione di nazioni e non dal loro annullamento. Non c'è un'Europa astratta, generale. Non c'è un'Europa come la raccomandava la dottrina comunista: «comunisti in primo luogo; sovietici, lituani, georgiani o armeni poi», come si diceva nelle nazioni dell'Unione Sovietica. No, l'Europa si costituisce come un'Europa delle nazioni, e non attraverso la cancellazione delle identità. Di conseguenza non c'è motivo d'inquietarsi se l'identità albanese, in quanto identità fondamentale nei Balcani, è altrettanto forte dell'identità greca o slava del sud.
  • Sembrerebbe che gli occidentali disdegnino un poco la povertà degli albanesi. Ma di chi è la colpa? La difficoltà a recarsi in Occidente non è appannaggio esclusivo degli albanesi, è altrettanto vera per un certo numero di Paesi.

Presentazione de Le mattinate al Café Rostand

da «"La dittatura temeva Dante, i gulag erano come l'Inferno". Kadarè racconta l'Albania tra passato e futuro», Repubblica.it, 19 novembre 2014

  • Il pensiero degli albanesi verso l'Italia è un pensiero molto intimo. L'Italia è un nostro vicino, da più di mille anni è collegata con l'Albania. Io ho da tempo manifestato una certa scontentezza per l'atteggiamento dell'Italia verso l'Albania, non ha avuto una risposta adeguata. Sono due paesi uno di fronte all'altro. Hanno collaborato 100 volte, con principi e con eserciti. Alla fine è successo che gli italiani sono sbarcati in Albania. Per gli italiani era una “unione”, una parte degli albanesi l'ha considerata "occupazione", anche se non mancavano albanesi che la pensavano come gli italiani.
  • L'Albania è il paese ex comunista dove Dante Alighieri è più studiato. Addirittura Dante Alighieri è più studiato in Albania che in Francia. Questo amore che non cambia per la politica o per un’occupazione è una grande cosa. L'opera completa di Dante Alighieri è stata tradotta tre volte durante il comunismo in Albania. Dante è uno scrittore che ha messo in difficoltà il comunismo. L'Inferno di Dante veniva paragonato ai gulag comunisti e ciò lo rendeva poco gradito ai regimi comunisti, perché l'essenza della sua opera era la punizione del crimine: chi commette il crimine deve pagare. Per questo il comunismo non lo amava. Nonostante questo è stato tradotto in Albania.
  • Io penso che l'Italia avrebbe dovuto essere più attenta verso l'Albania. Doveva aiutarla. Come ha fatto la Francia con l'Algeria, da sempre molto sensibile verso la sua ex colonia, nonostante fosse lontana, in un altro continente e di religione musulmana. Noi abbiamo un'importante comunità albanese in Italia, il Paese con noi si è comportato molto bene. Ma durante il comunismo l'Italia sapeva cosa stava accadendo in Albania, avrebbe dovuto interessarsi molto di più. L'Italia si interessa a Paesi molto lontani come Madagascar, Angola e altri, ma non all'Albania. Io a volte vedo dei documentari italiani sulla Seconda guerra mondiale e in alcuni viene dedicato non più di trenta secondi all'occupazione italiana dell'Albania nel 1939 operata da Mussolini.
  • Tra le tre penisole del sud Europa, quella iberica, quella italiana e i Balcani, i più sfortunati sono stati proprio i Balcani perché, pur facendo parte dell'Europa, per cinque secoli ne sono stati staccati per poi riunirsi a lei come un figlio sconosciuto che torna dalla propria madre. Secondo me tutto ciò ha creato questa anomalia che ci fa vergognare tutti. Un giorno questo odio scomparirà dai Balcani. È ineluttabile. La civiltà europea è caduta proprio lì dove era iniziata.
  • Lo scrittore non è un essere democratico, lo scrittore è un essere solitario, lavora con la propria testa. Ciò va bene per la letteratura, ma non per la democrazia, io per lo meno la penso così.
  • La maggior parte dei regimi del mondo è stata, se non proprio dittatoriale, almeno molto dura. La letteratura si è abituata a questo.
  • Alcuni pensano che sarebbe un lusso essere europei. Ma per l'Albania entrare in Europa è questione di vita o di morte. Per l'Albania e per tutti i Paesi balcanici. Si salverà il primo che riuscirà a capirlo.
  • [Su Vladimir Putin] Purtroppo il popolo russo tollera tali leader, perché risvegliano illusioni. Bisogna cercare di capire la Russia: è stata un grande Paese e vuole tornare al grande prestigio del passato. Come mai la Russia vuole riguadagnare il suo antico prestigio? È così prezioso? Che senso avrebbe per un paese grande tre volte l'Europa ritornare all'antico prestigio? È una sfortuna ‘geografica’. L'umanità deve trovare un modo per evitarlo, è una sublimazione per un paese che è 300 volte più grande di un altro paese.
  • Gli albanesi prima di sposarsi non chiedono la fede religiosa del coniuge, ma la domandano solo dopo il matrimonio.

NoteModifica

  1. Citato in Kadare; "Io presidente", La repubblica, 16 marzo 1997
  2. a b c d e Citato in "Kadare: ho lasciato l’Albania per far sapere le menzogne del regime", Albania news (4 ottobre 2010)
  3. Citato in Francesco Morelli, Albania 1999, Youcanprint, 2015, p. 4, ISBN 8867519840
  4. Citato in Silvia Guidi Testimonianza e morte di monsignor Prennushi, il "Thomas Becket d'Albania" martirizzato dal regime comunista, l'Osservatore Romano, 21 marzo 2014; riportato in Tempi.it.
  5. Citato nel discorso del Presidente Andrea Riccardi nel corso dell'82° Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri; riportato in LaDante.it.

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