Jean de La Bruyère

scrittore e aforista francese
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Jean de La Bruyère (1645 – 1696), scrittore francese.

Jean de La Bruyère

I caratteri

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  • Al mondo non ci sono che due modi di fare carriera; o grazie alla propria ingegnosità o grazie all'imbecillità altrui. (1981)
  • Alcuni in gioventù hanno imparato un certo mestiere, per esercitarne un altro, diversissimo, tutta la vita. (1981)
  • Accade talvolta che una donna nasconda a un uomo tutta la passione che prova per lui, mentre lui, dal canto suo, finge per lei tutta la passione che non sente. (1981)
  • Alle donne costa poco dire ciò che non sentono; costa ancor meno agli uomini dire ciò che sentono. (1981)
  • Amore e amicizia si escludono a vicenda. (1981)
  • Bigotto è colui che, sotto un Re ateo, sarebbe ateo. (1981)
Un dévot[1] est celui qui sous un roi athée serait athée. (De la mode, XIII, 21)
  • Ci pentiamo talvolta di aver parlato poco, e spesso di aver parlato troppo; è questa una vecchia massima che ognuno sa e che nessuno mette in pratica. (1917, pp. 149-150)
  • Ci sono occasioni nella vita in cui la verità e la semplicità sono il più abile maneggio. (1981)
  • Coloro che, senza conoscerci abbastanza, pensano male di noi, non ci fanno torto; non attaccano noi, ma il fantasma creato dalla loro immaginazione. (1981)
  • Crediamo un tale nostro zimbello: se finge di esserlo, chi lo è di più, lui o noi? (1981)
  • Dobbiamo ridere prima di essere felici, per tema di morire senza avere riso. (1981)
  • Due cose assolutamente opposte ci condizionano ugualmente: l'abitudine e la novità. (1981)
  • È la profonda ignoranza a ispirare il tono dogmatico. (Della società e della conversazione, V, 76; 2012).
  • È piacevole incontrare gli occhi di una persona a cui si è appena fatto un dono. (1981)
  • È più comune vedere un amore estremo che una perfetta amicizia. (1981)
  • Fare un libro è un mestiere, come fare una pendola: occorre qualche cosa di più che un po' d'ingegno per essere autore. (1981)
  • Farsi un nome con un'opera perfetta non è così facile come far valere un'opera mediocre con il nome che ci si è già fatti. (1981)
  • Fino a che gli uomini saranno soggetti a morire e piacerà loro vivere, il medico verrà canzonato, e pagato bene. (1981)
  • Gli uomini arrossiscono meno dei loro misfatti che delle loro debolezze e vanità. (1981)
  • Gli uomini, per lo più, adoprano la miglior parte della loro vita a rendere l'altra miserabile. (XI, 102; 1981)
  • Gloria e merito di alcuni è scrivere bene; e di altri non scrivere affatto. (1981)
  • Ho visto desiderare di essere una fanciulla, e una bella fanciulla, dai tredici fino ai ventidue anni; e dopo questa età, di diventar uomo. (1981)
  • Il duello è il trionfo della moda, il campo dove essa ha esercitato la sua tirannia col più grande scalpore; questo uso ha tolto al codardo la libertà di vivere, portandolo a farsi ammazzare da uno più coraggioso di lui: lo ha confuso con l'uomo di cuore. Ha conferito gloria ed onore ad un atto pazzo e stravagante, è stato approvato dalla presenza dei re. (1917, pp. 173-174)
  • Il piacere della critica ci toglie quello di essere vivamente colpiti da cose bellissime. (1981)
  • Il suocero ama il genero, ama la nuora; la suocera ama il genero, ma non ama certo la nuora. Tutto è reciproco. (1981)
  • Il tempo, che rafforza le amicizie, affievolisce l'amore. (1981)
  • In alcune persone si riscontra un'intelligenza media, che contribuisce a renderle sagge. (1981)
  • In amicizia non si può andare lontano se non si è disposti a perdonarsi scambievolmente i piccoli difetti. (1981)
  • In una cosa il mestiere della parola assomiglia a quello della guerra: v'è in esso maggior rischio che in altre cose, ma più rapida è la fortuna. (1981)
  • L'amore che aumenta a poco a poco e per gradi assomiglia troppo all'amicizia per essere una passione violenta. (1981)
  • L'amore incomincia dall'amore, e dalla più forte amicizia non si riuscirebbe a passare che a un debole amore. (1981)
  • L'attitudine alla conversazione non consiste nel mostrarne molta quanto nel suscitarla negli altri. (1981)
  • L'impossibilità in cui mi trovo di provare che Dio non esiste mi svela la sua esistenza. (2012)
  • L'inizio e il declino dell'amore li si avverte dall'impaccio che si scopre in noi nel trovarsi soli insieme. (1981)
  • L'uomo è più fedele all'altrui segreto che al proprio: la donna invece custodisce meglio il proprio segreto che quello degli altri. (1981)
  • La cosa più dura e più penosa è dare; che cosa costa aggiungere un sorriso? (1981)
  • La falsa modestia è l'estremo raffinamento della vanità: [...] si tratta di menzogna. (1981)
  • La modestia sta al merito come le ombre stanno alle figure in un quadro: gli dà forza e risalto. (1981) [proporzione]
  • La morte capita una volta sola e si fa sentire in tutti i momenti della vita: è più doloroso averne conoscenza che subirla. (1917, p. 106)
  • La munificenza consiste meno nel dare molto che nel dare appropriatamente. (1981)
  • La perfidia femminile ha questo di buono, che guarisce dalla gelosia. (1981)
  • Le donne sono estreme: o migliori o peggiori degli uomini. (III, 53; 1981)
  • Lo schiavo ha un solo padrone; l'ambizioso ne ha tanti quante sono le persone utili alla sua fortuna. (1981)
  • Lo sciocco non entra, non esce, non si siede, non si alza, non tace né si tiene ritto su due piedi allo stesso modo dell'uomo intelligente. (1981)
  • Mi ronzano continuamente nelle orecchie queste parole: l'uomo è un animale ragionevole. Chi vi ha concesso questa definizione? I lupi, le scimmie e i leoni, o ve la siete accordata voi stessi? È già una cosa bizzarra che attribuiate agli animali, vostri confratelli, quanto c'è di peggio, riservando a voi quanto c'è di meglio: lasciate un po' che si definiscano da sé medesimi, e vedrete come andranno fuori dai gangheri, e come sarete trattati. (Dei giudizi, XII, 119; 2012)
  • Nella pura amicizia c'è un piacere che non possono provare quanti sono nati mediocri. (1981)
  • Nella repubblica esistono mali che sono sopportati perché prevengono o impediscono mali peggiori. Vi sono altri mali che sono tali soltanto per la loro costituzione e che, essendo in origine abusi o cattive abitudini, in seguito e nella pratica risultano meno perniciosi di una legge più giusta o di un consuetudine più ragionevole. Si constata una specie di mali che può essere corretta tramite cambiamenti o innovazioni, male anch'essa ed estremamente dannosa. Altri ve ne sono, nascosti e sommersi come immondezze in una cloaca, voglio dire seppelliti sotto la vergogna, sotto il segreto e nel buio: non è possibile esplorarli e rimestarli senza che esalino il veleno e l'infamia; talvolta i più savi non sanno se sia meglio conoscere questi mali o ignorarli. (2012)
  • Nulla costa meno alla passione del porsi al di sopra della ragione. (1981)
  • Ogni nostro male deriva dal non essere noi soli: da ciò il giuoco, il lusso, la dissipazione, il vino, le donne, l'ignoranza, la maldicenza, la invidia, l'oblio di sé stessi e di Dio. (1917, p. 145)
  • Per far fortuna, soprattutto una grande fortuna, occorre una specie particolare di ingegno. (1981)
  • Quando con certe persone si è fatto il possibile per conquistarle, se la cosa non riesce c'è ancora una risorsa: non far più nulla. (1981)
  • [...] quanti fanno delle massime vogliono essere creduti [...]. (Prefazione; 2012)
  • Quanti impiegano male il loro tempo, sono i primi a dolersi della sua brevità. (1981)
  • Ridere delle persone intelligenti è privilegio degli sciocchi. (1981)
  • Se la povertà è la madre dei delitti, l'ingegno carente ne è il padre. (1981)
  • Se la vita è miserabile, è faticoso sopportarla; se è fortunata, è orribile perderla. Una cosa vale l'altra. (1981)
  • Si odia un nemico e si medita la vendetta per debolezza; ci si quieta e non ci si vendica per pigrizia. (1917, p. 80)
  • Soffrire per l'assenza di chi si ama è un bene in confronto a vivere con chi si odia. (1981)
  • Spesso la critica non è scienza; è un mestiere, in cui occorre più salute che intelligenza, più fatica che capacità, più abitudine che genio. (1981)
  • Tutto è tentazione, per chi la teme. (1981)
  • Tutto è stato detto, e si giunge troppo tardi, dopo più di settemila anni che gli uomini esistono e pensano. (1981)
  • Un uomo di ingegno mediocre crede di scrivere divinamente; uno di solido ingegno ritiene di scrivere passabilmente. (1981)
  • Una donna dimentica di un uomo che non ama più persino i favori ch'ella gli ha prodigato. (2012)
  • Un vecchio innamorato è una grande deformità di natura. (1917, p. 147)
  • Vi sono persone che parlano un istante prima di aver pensato. (1981)
  • Vorrei vedere un uomo sobrio, misurato, casto, equanime dichiarare che non c'è un Dio: se non altro parlerebbe in modo disinteressato; ma un simile individuo non si trova. (Degli spiriti forti, XVI, 11; 2012)

Citazioni su Jean de La Bruyère

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  • [Le donne] Esse solo possono fare intendere in una parola tutto un sentimento, e rendre delicatatamente un pensiero delicato. Esse mettono (sono parole del signor de La Bruyère) una concatenazione mirabile, perché il loro discorso si lega in modo affatto naturale, e non si lega che per il senso. (Giuseppe Bianchetti)
  • Sotto Luigi XIV si scoprì che un contadino è un uomo, o meglio questa scoperta, fatta da tempo nei chiostri dalle giovani religiose, solo allora si diffuse e all'inizio parve una fantasticheria di queste buone suore, come racconta La Bruyère. Per delle ragazze chiuse in convento, dice, un contadino è un uomo. Con ciò egli testimonia quanto quest'opinione gli sembri strana. Ora essa è comune e, su questo punto, molti la pensano proprio come le religiose, senza averne le stesse ragioni. Si ritiene abbastanza in generale che i contadini siano degli uomini. Di qui a trattarli come tali, ce ne passa. (Paul-Louis Courier)
  1. Come indicato in nota da de La Bruyère stesso (2012), da intendersi come faux dévot (falso devoto), traducibile come bigotto, bacchettone, baciapile.

Bibliografia

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  • Jean de La Bruyère, Caratteri, traduzione di Giuseppe Fanciulli, Milano, Istituto Editoriale Italiano, 1917.
  • Jean de La Bruyère, I caratteri, traduzione di E. Timbaldi Abruzzese, Einaudi, Torino, 1981.
  • Jean de La Bruyère, I caratteri. O i costumi di questo secolo, a cura di Adriano Marchetti, BUR, 2012.

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