Frost/Nixon - Il duello

film del 2008 diretto da Ron Howard

Frost/Nixon - Il duello

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

David Frost e Richard Nixon

Titolo originale

Frost/Nixon

Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti d'America, Regno Unito
Anno 2008
Genere storico, drammatico
Regia Ron Howard
Soggetto Peter Morgan
Sceneggiatura Peter Morgan
Produttore Ron Howard, Brian Grazer, Eric Fellner, Tim Bevan
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Frost/Nixon – Il duello, film del 2008 con Frank Langella e Michael Sheen, regia di Ron Howard.

  Citazioni in ordine temporale.

  • Secondo me le persone più infelici al mondo sono quelle in pensione, non hanno scopi. Quello che riesce a dare significato alla vita è uno scopo, un obiettivo, la battaglia, una lotta... no? Anche quando si perde. (Nixon)
  • Il successo in America non è paragonabile al successo in nessun altro posto. Il vuoto che lascia quando svanisce... e il pensiero nauseante... che ti abbia abbandonato per sempre... (Frost)
  • La primissima regola della vita politica è: non permettere mai a un presidente di mettersi al posto di guida di una macchina. Mai. Noi non siamo abituati a fare nulla per conto nostro, figuriamoci guidare. (Nixon)
  • A me non piacerebbe essere un leader russo... ti registrano di nascosto continuamente! (Nixon)
  • [Dopo aver fatto una foto insieme] Ecco, questa ora la metterà nel suo appartamento a New York e tutti i suoi amici liberali potranno usarla come tiro a segno. (Nixon)
  • Alle volte trovarsi fuori dal proprio orticello è una buona cosa, mi dicono. (Frost)
  • Una delle sfide più impegnative della vita di un Presidente è l'infinita giostra di cocktail, feste, impegni sociali, banchetti... E la gente che mi conosceva bene mi diceva che i convenevoli non erano certo uno dei miei punti forti, no. Particolarmente non quelli in mandarino. (Nixon)
  • Francamente, se Donald Nixon fosse mio fratello lo intercetterei pure io. (Bob)
  • Era onnivoro! Si faceva chiunque respirasse! Ha provato a farsi pure il mio Cocker! Quella povera cagnetta non si è più ripresa! (Bob) [imitando Nixon che parla di John Fitzgerald Kennedy]
  • Per quanto in alto possiamo arrivare, per loro siamo più in basso. [...] Nonostante tutti i premi ricevuti o tutto l'inchiostro di articoli pubblicati su di lei o quanto in alto sia l'incarico per me non sarà mai sufficiente. Noi ci sentiamo ancora l'omuncolo, il perdente che loro ci dicevano di essere centinaia di volte. I gradassi del college, gli altezzosi, gli aristocratici... quelle persone il cui rispetto noi davvero volevamo, davvero bramavamo... e non è per questo che lavoriamo con tanta foga ora, che combattiamo per conquistarci ogni centimetro! Stiamo lì a scalare la cima in modo indecoroso! Se fossimo sinceri per un momento, se riflettessimo intimamente anche solo un momento, se concedessimo a noi stessi di sbirciare in quel luogo oscuro che noi chiamiamo "la nostra anima"... non è per questo che ci troviamo qui ora? Tutti e due cerchiamo un modo per riprenderci un po' di luce per tornare alla ribalta sul gradino più alto del podio perché noi percepivamo la sconfitta, eravamo diretti tutti e due nel fango! Proprio là dove i figli di papà ci dicevano sempre che saremmo finiti, con la faccia nella polvere, umiliati ancora di più solo per la colpa di avercela messa pietosamente tutta! Be', che se ne vadano al diavolo! Non permetteremo che accada, né io né lei, gliela faremo vedere a quei fannulloni, resteranno senza fiato col nostro continuo successo, i nostri continui titoli sui giornali, i nostri continui premi e potere e gloria! E quei pezzi di merda rimarranno tutti senza fiato! (Nixon) [ubriaco, chiamando Frost al telefono]
  • La prima e più grande colpa o forma illusoria della televisione è che semplifica, diminuisce. Idee importanti e complesse, porzioni di tempo, intere carriere, vengono ridotte a un solo fotogramma. All'inizio faticavo a capire come mai Bob Zelnick fosse così euforico subito dopo le interviste o perché John Birt, spinto da un irresistibile impulso si tuffasse nell'oceano per festeggiare. Ma quello fu... quello fu prima che-che io riuscissi a capire il potere riduttivo del primo piano. Perché David era riuscito in quell'ultimo giorno ad ottenere per un fugace attimo quello che nessun giornalista, nessun pubblico ministero, nessuna commissione giudiziaria o nemico politico era riuscito ad ottenere: il volto di Richard Nixon gonfio e devastato dalla solitudine, dal disgusto per se stesso e dalla sconfitta. Il resto del progetto e le sue mancanze, non solo sarebbero stati dimenticati, avrebbero... avrebbero cessato di esistere. (James)
  • Perdonate la mia divisa da golf, ma questa è la divisa ufficiale dei pensionati. (Nixon)
  • Lei non ha idea di quale fortuna possa essere, sa, amare le persone, piacere alla gente, avere quella dote, quella leggerezza, quello charme... Io non ce l'ho. Mai avuto. Di frequente mi chiedo perché io abbia scelto una vita imperniata sul piacere agli altri. Io sono predisposto per una vita di pensiero, dibattiti, disciplina intellettuale... Forse abbiamo sbagliato: forse lei avrebbe dovuto fare il politico e io interviste rigorose. (Nixon) [a Frost]

Dialoghi

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  Citazioni in ordine temporale.

  • Caroline: Io non sono mai stata a Vienna.
    Frost: Ah, le piacerebbe. È come Parigi. Senza i francesi.
  • Caroline: Sostenevano che lei è una persona che ha determinato l'era in cui viviamo.
    Frost: Ma davvero?
    Caroline: Lei è Vidal Sassoon. Ma ciò che l'ha resa eccezionale, secondo loro, è stato il fatto che lei è riuscito a raggiungere grande fama senza possedere alcuna qualità discernibile.
    Frost [sarcastico]: Che gentili.
    Caroline: E anche il fatto che lei vola parecchio.
    Frost: Questo è vero.
    Caroline: Perché?
    Frost: Mi piace avere impegni.
    Caroline: Perché?
    Frost: Lo trovo più interessante dello star fermo.
  • Nixon [parlando di Caroline]: Ehi, accetti il mio consiglio: dovrebbe sposare quella donna.
    Frost: Sì, è bellissima. Vero?
    Nixon: Ancora più importante: è del Principato di Monaco. Non si pagano tasse lì.
  • Nixon: Perciò l'incontro che abbiamo avuto potrebbe essergli costato duecentomila dollari?
    Jack: Esatto.
    Nixon: Ah, se l'avessi saputo gli avrei offerto una tazza di tè!
  • John: Jimmy insegna all'Università del North Carolina e sta scrivendo un libro sulla disonestà criminale, la corruzione, la paranoia e gli abusi di potere di Richard Nixon. Secondo libro sull'argomento.
    James: Quarto.
  • James: Lui ha causato la morte a ventuno mila americani e a un milione di indocinesi durante la sua amministrazione. Ha evitato la galera perché Ford l'ha graziato.
    Frost: Sì, ma credo anche che dargli la caccia in modo avventato, insomma, presumere che sia un individuo spregevole... questo non creerebbe più compassione per lui che altro?
    James: Vedi, ehm... per ora è impossibile che io possa provare un sentimento vicino alla compassione per Richard Nixon. Ha diffamato la Presidenza lasciando lo stesso Paese che lo aveva eletto in agonia politica. Al popolo americano serve una condanna. Pura e semplice. L'integrità del nostro sistema politico, la salvaguardia del concetto di democrazia e giustizia dipende da questo. E se negli anni a venire la gente guardando indietro dicesse che con questa intervista che Nixon si è autoassolto, davvero questo sarebbe il peggiore dei crimini.
  • Nixon: Quanto tempo sarà dedicato al Watergate?
    Jack: Il 25%. Una puntata su quattro da un'ora e mezzo.
    Nixon: E le altre tre come saranno divise?
    Jack: Ehm, "Affari interni", "Politica estera" e "Nixon l'uomo".
    Nixon: "Nixon l'uomo"? In contrapposizione a cosa, a "Nixon il cavallo"?!
  • Nixon: Ehi, sai che cosa sarebbe interessante da scoprire? La sua strategia. Sai dove alloggia?
    Jack: Credo al Beverly Hilton.
    Nixon: Ah, al Beverly Hilton mi dici? Bene, da qualche parte ho i numeri di telefono di alcuni ragazzi che potremmo mandare lì. Sono cubani, tutti addestrati dalla CIA. [Jack lo guarda perplesso] Oh, santo cielo, Jack! Era una battuta!
  • Jack: I termini del contratto dicono chiaramente che il Watergate non avrebbe occupato più del 25% del tempo.
    Frost: Sì, ma non c'è scritto che per il resto del 75% avrebbe sproloquiato con tono presidenziale.
    Jack: "Sproloquiato"?! Santo cielo! Ma dov'è il tuo rispetto? Hai dimenticato di chi stai parlando! Sai benissimo quanto me che il 60% di ciò che ha fatto in carica era giusto e il 30% magari no, ma lui era convinto che non fosse sbagliato!
    Frost: Sì, ma rimane ancora un 10% in cui faceva la cosa sbagliata consapevolmente!
    Jack: Voi dei media siete dei bastardi! Siete solo smargiassi!
  • James: Una curiosità: come ti senti in questo momento? Psichicamente.
    Bob: Sto immaginando la polvere, l'oscurità, l'agonia e l'incredibile solitudine della landa desolata dove verrò spedito dai miei colleghi politici di Washington.
  • Nixon: Contrattualmente mi pare che ci siano accordati sul fatto che dopo ogni domanda io possa tamponare il mio labbro superiore prima di rispondere. Questo non si vedrà una volta montato il tutto. Credo lei sia al corrente del mio problema con la traspirazione.
    Bob: Si riferisce al dibattito televisivo con Jack Kennedy nel '60?[1]
    Nixon: Dicono che l'imperlatura sul mio labbro superiore mi costò la presidenza. Le persone che l'avevano seguito alla radio... per loro avevo vinto. Ma la televisione, i primi piani, quelli creano dei significati tutti loro. Perciò ora insistono che io porti un fazzoletto e che mi faccia spuntare le sopracciglia.
  • Nixon: Senta, quando si è in carica a volte bisogna fare molte cose che forse non si possono definire, nel senso stretto della legge, "legali" ma vengono fatte per conseguire il bene più alto della Nazione.
    Frost: Scusi, voglio essere sicuro d'aver capito. Sta veramente affermando che in certe situazioni il Presidente può decidere il migliore interesse della Nazione e poi fare qualcosa di illegale?
    Nixon: Sto dicendo che se è il Presidente a farlo vuol dire che non è illegale.
    Frost: Come, scusi?
    Nixon: È quello che io penso. [pausa] Ma mi rendo conto che nessun altro condivide questa opinione.
  • Frost [parlando della scandalo Watergate]: Signor presidente, stavamo parlando del periodo che va dal 23 marzo al 13 aprile e degli errori che ha commesso. Insomma, mi chiedo... se esista un altro termine. La parole "errori" sarebbe riduttiva per una sufficiente comprensione.
    Nixon: Mi dica, lei quale termine vorrebbe proporre?
    Frost: Mio Dio... [butta a terra la cartelletta con gli appunti] D'accordo. È lei che me lo chiede. Ritengo ci siano tre cose che la gente vorrebbe sentirle dire. La prima: "si è trattato molto più che di semplici errori", "ci sono stati illeciti" e "sì, potrei anche aver commesso un crimine". Seconda: che "ho abusato del potere che mi spettava in quanto presidente". E terza: "ho costretto il popolo americano a vivere due anni di inutile agonia e per questo chiedo scusa".
    Nixon: Ma io...
    Frost: E so quanto sia difficile per chiunque, specialmente per lei.
    Nixon: Grazie.
    Frost: Ma credo che la gente abbia bisogno di questo. E credo anche che sei lei non dovesse dirlo questo fantasma la perseguiterà per il resto della sua vita.
    Nixon: Ebbene, è vero. Ho commesso errori. Orribili errori. Erroiri di sicuro non degni di un presidente. Errori che non rispondono a quel grado di eccellenza che io avevo sempre sognato fin da bambino, ma... se lei ricorda bene, erano tempi difficili per me, ero costretto ad affrontare una guerra su cinque fronti: contro la parzialità della stampa, contro la parzialità del Congresso, la parzialità della Commissione Ervin, ma... Sì, ammetto che in alcuni momenti non sono stato all'altezza di quella responsabilità e sono stato coinvolto in un insabbiamento, come lei l'ha definito, e per tutti questi errori ho un profondo rammarico. Nessuno può sapere cosa si prova a dimettersi dalla presidenza. Ora, se volete che io mi getti per terra sul pavimento e mi metta a strisciare... no. Mai. Insisto nel dire che sono stati errori del cuore, non errori della testa, ma sono stati i miei errori e non incolpo nessuno. Mi sono rovinato da solo. Io ho dato loro una spada e poi mi hanno colpito e l'hanno rigirata nella piaga con soddisfazione. Suppongo che al loro posto mi sarei comportato ugualmente.
    Frost: E il popolo americano?
    Nixon [lunga pausa]: L'ho tradito. Ho tradito i miei amici. Ho tradito... il Paese. E quel che è peggio... ho tradito il nostro sistema di governo e il sogno di tutti quei giovani ragazzi che avrebbero dovuto entrare in politica ma che ora pensano "Oh, è tutto troppo corrotto", eccetera... Sì. Ho tradito il popolo americano. E la mia coscienza dovrà sopportare questo peso fino alla fine dei miei giorni. La mia vita politica è finita.

Quindi New York, Londra e Sidney diedero il bentornato a David a braccia aperte, come anche i suoi amici e gli investitori che ricavarono una fortuna da quelle interviste. Gli restituirono tutti i suoi show, riebbe il suo tavolo da Sardi's. Per quanto riguarda Richard Nixon, di certo non ottenne mai la riabilitazione che disperatamente bramava. Il suo retaggio più durevole è che oggi qualsiasi illecito viene subito bollato con il suffisso "-gate". (James)

Citazioni su Frost/Nixon – Il duello

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Frasi promozionali

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  • 400 milioni di persone stavano aspettando la verità.
400 million people were waiting for the truth.[2]
  • Un'epica battaglia per la verità.
An epic battle for the truth.[3]
  1. Il primo dibattito politico trasmesso in televisione. Cfr. United States presidential election, 1960.
  2. Dalla locandina in inglese. Cfr. Poster 2 - Frost/Nixon - Il duello, MYmovies.it
  3. Dalla locandina in inglese. Cfr. Poster 1 - Frost/Nixon - Il duello, MYmovies.it

Voci correlate

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Altri progetti

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