Franco Ferrini

sceneggiatore italiano

Franco Ferrini (1944 – vivente), sceneggiatore e regista italiano.

Citazioni di Franco FerriniModifica

  • Occhiali Neri recupera [...] la maniera metafisica del primo Argento nell’incipit, con le musiche molto belle di Arnaud Rebotini, ma poi sfocia in un realismo quotidiano quasi "terra terra", la casa di lei affaccia sull’Aventino, il “quartiere dei ferrovieri” come lo chiama Enrico Vanzina in un suo libro. Poi però si riaccende di una certa visionarietà appunto nel finale, dove il buio, il bosco e la natura diventano un’idea pura, un’entità da pensare con l’iniziale maiuscola, il Bosco, il Buio, la Natura. Ad un certo punto abbiamo capito che il film era un unico grande inseguimento, un gioco del gatto col topo suddiviso in vari attacchi. Anche Phenomena è una favola nera, sicuramente più sbilanciata sul lato del fantastico, però anche lì ci sono i boschi, l’acqua, gli assalti degli animali. All’epoca Dario disse che si ispirava ai dipinti di Caspar David Friedrich, artista tedesco che ritrae la natura e la figura umana in una concezione prettamente romantica.[1]

Da Intervista a Franco Ferrini

Intervista di Andrea Pergolari, 29 marzo 2003; tratta dal volume "La fabbrica del riso - 32 sceneggiatori raccontano la storia del cinema italiano" - unmondoaparte edizioni 2004.

  • [Su Qua la mano] È un film che ha un’importanza storica. [...] In quel periodo lì, per varie ragioni, politiche, sociali, la gente non andava più al cinema. Perché erano esplose le televisioni private… Non andavano più al cinema. Il film Qua la mano fu come un fulmine a ciel sereno.
  • [Su Nessuno è perfetto] Questo film ha secondo me una particolarità. Il cast era molto importante, perché avrebbe rischiato di apparire o volgare o un sottoprodotto. Ecco, lì furono molto bravi i produttori a prendere come attrice Ornella Muti, che a quell’epoca era una star, la numero uno. Era in forma, giovanissima, bellissima. Dà un quid al film di non volgarità. In quell’epoca c’erano altre attrici, di cui non voglio fare il nome: avrebbero potuto prendere una di loro ed il film sarebbe stato molto popolare, ma sarebbe un po’ scaduto. Invece, con Pozzetto ed Ornella Muti fu un bellissimo cast.
  • [«A chi è venuto in mente il titolo del film?»] Sicuramente non a me, non so a chi venne in mente. All’epoca avemmo anche una certa ritrosia, perché ci sembrava molto sfacciato. Ci è stato anche rimproverato di usare questa battuta famosa dal film di Billy Wilder, però, insomma, ce ne siamo fregati. E comunque abbiamo scoperto, leggendo, che il titolo Nessuno è perfetto non era piaciuto né a Billy Wilder, né al suo sceneggiatore Diamond: per disperazione dovevano trovare un titolo per un lunedì, e durante la domenica precedente presero il titolo A qualcuno piace caldo da una barzelletta. Per cui si vergognava già Billy Wilder. Si vergognavano Wilder e Diamond, meno male che ci siamo vergognati anche noi.
  • [Su Nessuno è perfetto] Il film fu un po’ una scommessa. Nel senso che il film è costruito quasi come un film drammatico. Quasi come un film giallo, sì.
  • Bingo Bongo è un film che è stato fatto per cavalcare l’onda del successo dei film di Celentano precedenti, che anche quelli, nel bene o nel male, furono dei successi strepitosi. [...] Questi film avevano il merito di ridare il fiato, di mantenere in piedi un‘industria – ma dire industria è già tanto, perché venivano fatti pochi film – di dare un po’ di speranza ad esercenti e produttori. Hanno un’importanza quasi storica.
  • La storia era quasi un addentellato, era l’ultima ruota del carro. Il film aveva già le uscite. A Natale deve uscire il film di Celentano, non serviva nemmeno il titolo. Io sono incappato, anche casualmente, agli inizi del mio lavoro di sceneggiatore, in questo giro. Meno male, perché voleva dire lavorare, voleva dire fare dei film comunque importanti, da un certo punto di vista commerciale i film più importanti. Ma la storia non era importante, nasceva così. Chi aveva l’idea buona, che piaceva a tutti, poi si faceva. Nel caso di Bingo Bongo, è chiaro che l’idea di Celentano che è come un animale, una scimmia, è un’idea che va bene per Celentano. Perché già lui è una specie di scimmia.
  • [Su Pasquale Festa Campanile] Insisteva molto sul fatto che il film comico è in realtà un film drammatico. Non è che noi non lo sapessimo, ma lui ci martellava. Il comico non è un genere ma una modalità, si può raccontare una stessa storia o in maniera drammatica o in maniera comica.
  • Corbucci era un uomo molto simpatico, molto scherzoso, molto ironico, molto brillante e intelligente, era molto piacevole lavorare con lui, però era molto dispersivo.
  • Secondo me non è vero che la commedia degli anni '50-'60 fosse neorealista. È vero che era radicata nel reale, in certe realtà. Però secondo me loro facevano dei film drammatici, come La grande guerra, prendendo gli attori comici. Per cui La grande guerra è un film comico perché è un epica al ribasso, ma soprattutto è antiretorico. Però questo dipende molto anche dalla presenza dei dialetti, perché lo stesso film, se è parlato in dialetto è più comico. Il comico ha bisogno di una degradazione.
  • Perché le commedie sono così malviste dalla critica? Perché il critico è serio, un critico per sua natura è serio. Chi è che fa delle critiche? Sono i censori, quelli che vogliono determinare il gusto. Si sentono seri, a volte sono addirittuta censori da regime totalitario. Bisogna vedere anche come nasce questa cosa qui. Sta di fatto che la commedia viene considerata un genere minore. Da condanna. Come succede. Anche gli attori, sento che vengono presi sul serio molto tardi. Anche loro hanno sofferto di non avere successo di critica, alcuni molto, si sono dati all’alcolismo, frustrati per tutta la vita. Ci sono questi esempi, anche nel cinema americano. Anche da loro è così.

FilmografiaModifica

ReferencesModifica

  1. Citato in Occhiali Neri. Intervista allo sceneggiatore Franco Ferrini, intervista di Sergio Sozzo, Sentieriselvaggi.it, 25 febbraio 2022

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