Edoardo Sanguineti

poeta e scrittore italiano

Edoardo Sanguineti (1930 – 2010), poeta e scrittore italiano.

Edoardo Sanguineti

Citazioni di Edoardo SanguinetiModifica

  • Anfibio genere letterario, l'antologia oscilla naturalmente tra il museo e il manifesto.[1]
  • Bisogna restaurare l'odio di classe. Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare. Loro sono i capitalisti, noi siamo i proletari del mondo d'oggi: non più gli operai di Marx o i contadini di Mao, ma "tutti coloro che lavorano per un capitalista, chi in qualche modo sta dove c'è un capitalista che sfrutta il suo lavoro".[2]
  • Chi si guarda dal politico che, come iena temibile, va barzellettando, si avvia, per questo stesso fatto, sulla lunga strada della libertà. Dai leoni non è difficilissimo guardarsi, per noi, poveri uomini, ma dalle volpi amene occorre prendere prontamente le distanze, con quell'onestà decorosa che giova al buon cittadino.[3]
  • Dopo la fase ermetica, da cui non si è mai distaccato in modo radicale, Mario Luzi, intorno agli anni Sessanta, ha sviluppato una sua lirica, in modo originale, incentrata sulla poesia religiosa, metafisica. La sua poesia si è così assestata perché letteralmente meno chiusa.[4]
  • [Su Cesare Pavese] Il poeta è molto più importante di quanto non appaia. Se il diarista ha coperto il narratore, possiamo dire che il narratore ha coperto il poeta. Con un'aggravante: non per la critica, ma per il lettore medio, sono le poesie tarde che sono rimaste nella memoria. Quelle di minor valore.[5]
  • La nozione di chiarezza, per nostra disgrazia, pare essere intrinsecamente e fatalmente oscura.[6]
  • La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina.[7]
  • Per me la scienza è fatalmente portatrice di valori. Pensando al discorso sul metodo mi viene in mente Galileo e le sue ragioni metodologiche. Non credo che la sua scienza fosse innocua, neutrale, innocente. Per la semplice ragione che le sue ricerche misero in crisi una prospettiva ideologica forte: quella fino ad allora sostenuta dalla Chiesa e dall'autorità scientifica appoggiata dal cardinal Bellarmino. È impossibile separare la scienza dal suo contesto storico sociale concreto. L'immagine dello scienziato chiuso in laboratorio che fa la grande scoperta è un po' comica. A promuovere la scienza sono innanzitutto i gruppi interessati a usarne le ricadute: l'università, l'industria sempre più immateriale, i grandi centri medici e farmacologici, l'esercito. La portata ideologica della scienza lievita dentro questi interessi.[8]
  • Quelli di Tienanmen erano veramente dei ragazzi poveretti, sedotti da mitologie occidentali, un poco come quelli che esultarono quando cadde il muro; ma insomma, erano dei ragazzi che volevano la Coca-Cola.[9]
  • Sarei tentato di dire che non esistono cattivi maestri, ma solo cattivi discepoli.[10]
  • Si può guardare a questo saggio[11] di Nigro, per contagio delle suggestioni medesime che ne emanano, come alla "carcassa tormentata di un'altra opera impossibile da scrivere". [...] Per cautela, diremo almeno che, in ogni testo, per un clinico attento, si rivela un aspetto "cicatricoso", e che, in un tale spirito di osservazione, le fenditure aperte nel tessuto testuale sin presentano subito come luoghi necessariamente privilegiati, a fini diagnostici, per esplorarne le carni occulte e profonde. In breve, già in relazione al saggio stesso di Nigro, slabbrando appena i margini traumatici del suo ductus, e promuovendoli a spie, l'"opera impossibile da scrivere" potrebbe configurarsi come una teoria e storia della letteratura condotta secondo il canone della "cicatrosità", e la "carcassa tormentata" che ci troviamo dinanzi non può che portarla celata in sé, ma certissima al referto, come nucleo allusivo.[12]
Il grande committente, conversazione con Edoardo Sanguineti, La Fiera Letteraria, 19 ottobre 1967
  • [Vi è chi incolpa l'industria culturale di spegnere negli scrittori le facoltà creative] L'industria culturale non è tale da impedire la nascita di un'opera d'arte di qualità e magari d'eccezione. Ma è evidente che ne condiziona la forma. L'industria culturale è il terreno su cui opera la nostra cultura. Non potrebbe essere diversamente. Se Honoré de Balzac scriveva capolavori nella forma del romanzo, ciò è perché l'industria culturale dell'epoca chiedeva questo genere.
  • La virtù principale del capolavoro, se vogliamo continuare a chiamarlo così, è quella di creare un nuovo modo di guardare le cose.
  • Non c'è opera veramente comica se non ha in sé qualcosa di tragico e viceversa.
  • Pinocchio piace moltissimo anche a me. Ritengo anche io che sia uno dei più grandi libri dell'Ottocento italiano. Ma non fa testo. È al di fuori della letteratura. Collodi non aveva la coscienza, la lucidità del letterato. Era in sostanza un narratore orale; non sapeva quello che poteva dare come non lo sa ogni narratore orale.
  • Ulisse [di James Joyce] va visto come l'ultimo dei capolavori della narrativa ottocentesca, e il primo di quelli del nostro secolo. Anche in questa ambivalenza si rivela il suo carattere di opera eccezionale. Non si può dire di Marcel Proust, che appartiene molto più alla tradizione che alla letteratura nuova.
  • Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia.

Genova per meModifica

IncipitModifica

Sono nato a Genova il 9 dicembre 1930, in Salita S. Maria della Sanità, 70/6. È probabile che un Sagittario, con le sue quattro zampe, si trovi piuttosto spaesato in un porto di mare. Genova non è Venezia, va bene, che è proverbialmente incompatibile con gli equitanti e gli equini, a dispetto del colossale Colleoni del Verrocchio. Ma, ove io mai credessi agli oroscopi, non mi meraviglierei che nel '34, ancora tenero trienne unigenito, la mia famiglia si e mi trasferisse a Torino, che è città taurina per eccellenza, e dunque adatta a duri zoccoli e a spiriti aggressivi, anche se, nel mio segno, temperati da un incrocio bestialmente umano e umanamente bestiale.

CitazioniModifica

  • [...] Genova, come tutti sanno, e come i versificatori e i cantautori ci cantano e ricantano, è una città verticale, verticalissima. Dunque, salite al Castelletto, al Righi, infunicolatevi in alto, in alto, se non soffrite di allucinosi spaziali, o funzionali o psichiche. E se capitate qui per via aeroplanica, scrutate bene lo spettacolo che il finestrino vi propone, con questo ammasso di edifici che scappa su dalle acque, che in quelle si precipita, dipende dai gusti, dipende dalle fantasie. Anche l'accesso marittimo non è male. Venire in treno a Genova, invece, non sarà un delito, ma certamente è un errore. In auto, varcate la mura, si raccomanda di percorrere, al minimo, avanti e indietro, indietro e avanti, la sopraelevata (prima che sia abbattuta, come molti suggeriscono e sperano) e, che forse è meglio ancora, la circonvallazione a monte. La superba Genova ama essere guardata con sguardi superbi, alti e altieri. (pp. 11-12)
  • E qui si consiglia, alla fine, un giro notturno nei carrugi, che sono le viscere vere di Genova, e che rappresentano con efficacia le viscere del mondo, per chi si lasci un po' andare. (p. 13)
  • Si sa che il San Martino è una città nella collina. Sta come sopra una morbida collina, è tutto pieno di verde, è tutto un incrociarsi di viali, è un giardino enorme. E ci puoi passeggiare per ore, tranquillamente, e mescolarti e mimetizzarti con i convalescenti, e perderti e riperderti in questo ulteriore microlabirinto innestato in quel macrolabirinto che è Genova, presa in blocco. Ma, per quanto ridente, un ospedale, sarà anche un giardino, ma è un giardino di supplizi. (pp. 30-31)
  • [...] la vecchia sfera gira sempre, | tra i nostri piedi, | inquieta, accarezzata dai venti marini: (e, sotto i | nostri piedi, ruota ancora | la sfera del pianeta): | fotografie superstiti (piene di tempo, | popolate di morti | noti e ignoti) additano, per frammenti di lampi, | questa lunga leggenda: | è rossa, è blu (p. 46)
  • me lo schiaccia qui in faccia, il mio sole di capo- | danno, il vento, sopra questa | mesta passeggiata di Nervi: (come una torta, in un | singhiozzante Mack Sennett) (p. 56)
  • Guardala qui, questa città, la mia: | È in riva al Tejo che io cerco Campetto, | Nel Bairro Alto ho trovato Castelletto, | O un Cable Car su in Vico Zaccaria: | Vedilo, il mondo: in Genova è raccolto | A replicarne un po' la psiche e il volto. (p. 73)
  • Genova è un microcosmo. Posso dire che l'universo, che altrove si squaderna, è qui raccolto, in Genova, miniaturizzato come si deve. Ma questo accade anche perché Genova è un po' una replica del mondo, e un po' è un suo archetipo ristretto, una specie di modellino ristretto. Così, posso cercarla dappertutto, e trovarla dappertutto, se voglio. Dipende da me. Posso farne un'epitome dell'universo, che lo replica anamorficamente, e insieme lo virtualizza in ologramma. (pp. 74-75)

ExplicitModifica

La poesia è allegoria, suppongo. In poesia non ci sono che allegorie. Genova, in una poesia, è un'allegoria. È, nella mia poesia, probabilmente, un'allegoria del mondo. E il mondo, anche quello è un'allegoria, per sé. E questa non è soltanto una faccenda poetica, per carità. È che l'uomo è quell'animale che fabbrica allegorie, che vive di allegorie. Dico che l'uomo è, tutto quanto, un'allegoria vivente. E dico che anche questo che dico, per forza, è un'allegoria. A questo mondo, insomma, stringi stringi, per me, per noi, per tutti noi, non ci stanno che allegorie. E non ci sta niente altro, credo, in fondo.

Incipit di Capriccio italianoModifica

Spostammo le sedie verso la parete, mentre i quattro, tenebrosi, attaccavano When I Stop.[13]

Citazioni su Edoardo SanguinetiModifica

  • Era sobrio, onesto, comunista. [...] È davvero singolare che negli ultimi anni, prima della morte avvenuta nel 2010, lui avesse scelto di vivere proprio in uno di questi quartieri a Ponente, trasferendovi l'intera sua biblioteca, che è stata donata all'Università di Genova. Proprio durante quella campagna elettorale mi ricordo che disse che era più che mai necessario «recuperare l'odio di classe.» Chissà quanti, oggi, sarebbero disposti a seguirlo? (Andrea Gallo)

NoteModifica

  1. Da Poesia italiana del Novecento, Einaudi, 1969, vol. I, introduzione
  2. Citato in Odio di classe, contropiano.org.
  3. Da "Homo Ridens", Corriere della sera, 18 maggio 2010
  4. Citato in Così lo ricordano, Poesia, n. 193 aprile 2005, Crocetti Editore
  5. Da "Era cattolico senza saperlo", di Giorgio Manacorda, "La Repubblica", 10 marzo 1990
  6. Da La chiarezza? Ecco cinque istruzioni per l'uso, Il Messaggero, 9 febbraio 1987, p. 3; citato in Massimo Baldini, Elogio dell'oscurità e della chiarezza, Armando Editore, 2004
  7. Citato in Antonio Troiano, I poeti alla corte di Irene, Corriere della sera, 19 febbraio 1995
  8. Dall'intervista di Antonio Gnoli, Sanguineti e la scienza, la Repubblica, 6 giugno 2007, p. 49
  9. Da un'intervista a La7; citato su il Giornale, 22 gennaio 2007
  10. Dall'intervista di Paolo Stefano, Da dimenticare? Io ci metto anche D'Annunzio e Sciascia, Corriere della sera, 10 maggio 1993
  11. Le braghe di San Griffone.
  12. Dalla prefazione a Salvatore S. Nigro, Le brache di San Griffone. Novellistica e predicazione tra '400 e '500, p. IX e X, Laterza, Roma-Bari, 1883.
  13. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

BibliografiaModifica

  • Edoardo Sanguineti, Genova per me, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2004. ISBN 88-7188-786-7

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