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300 (film)

film del 2007 diretto da Zack Snyder

300

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Titolo originale

300

Lingua originale inglese
Paese USA
Anno 2007
Genere azione, drammatico, storico, guerra
Regia Zack Snyder
Soggetto basato su 300
Sceneggiatura Zack Snyder, Kurt Johnstad e Michael Gordon
Produttore Mark Canton
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

300, film statunitense del 2007 diretto da Zack Snyder con Gerard Butler, adattamento cinematografico della graphic-novel 300 di Frank Miller.

TaglinePreparatevi alla gloria!

IncipitModifica

Quando il bambino nacque, come tutti gli spartani fu esaminato. Fosse stato piccolo, o gracile o malato o deforme sarebbe stato scartato.
Quando fu in grado di reggersi in piedi ricevette il battesimo del fuoco al combattimento. Gli insegnarono a non indietreggiare mai, a non arrendersi mai, gli insegnarono che la morte sul campo di battaglia al servizio di Sparta era la gloria più grande che la vita avrebbe potuto offrirgli.
All'età di sette anni, secondo le usanze di Sparta, il ragazzo fu strappato dalle braccia della madre e scaraventato in un mondo di violenza. Forgiato da trecento anni di una società guerriera, quella di Sparta, in grado di creare i migliori soldati che il mondo abbia mai conosciuto. L'Agogé, come viene chiamata, costringe il ragazzo a combattere, lo riduce alla fame, lo costringe a rubare, e se necessario a uccidere. (Delios) [voce narrante]

FrasiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • [Parlando con il figlio] Ricorda sempre: la vera forza di uno spartano è il guerriero al suo fianco. Perciò dagli rispetto e onore, e li riceverai a tua volta. (Leonida)
  • Gli Efori, sacerdoti degli antichi dei, porci incestuosi, più animali che uomini. Animali che perfino Leonida deve corrompere e supplicare, perché nessun re spartano è mai andato in guerra senza la benedizione degli Efori. (Delios)
  • "Addio amore mio". Non lo dice. Non c'è spazio per la tenerezza, non a Sparta. Non c'è posto per la debolezza. Solo i duri e i forti possono definirsi Spartani. Solo i duri. Solo i forti. (Delios)
  • Immortali... metteremo alla prova il loro nome. (Leonida)
  • Nelle Termopili: marciamo. Nello stretto corridoio: marciamo. Dove i numeri di Serse non contano niente. Spartani: cittadini soldati, schiavi liberati, tutti i greci coraggiosi. Fratelli, padri, figli: marciamo. Per l'onore, per il dovere, per la gloria: marciamo. [...] Nella bocca dell'inferno: marciamo. (Delios)
  • Guardiamo quei bastardi senza madre, accolti dalle braccia amorevoli della nostra Grecia. (Delios)
  • Zeus infilza il cielo con tuoni e fulmini, e flagella le navi persiane con vento di tempesta. Magnifico! (Delios)
  • Qui è dove li bloccheremo! Qui è dove combatteremo! Qui è dove moriranno! (Leonida)
  • Ricordate questo giorno, uomini, perché questo giorno è vostro e lo sarà per sempre! (Leonida)
  • Non cedete loro niente! Ma prendete da loro tutto! (Leonida)
  • Quest'oggi, non moriranno spartani! (Leonida)
  • Facciamo quello per cui siamo stati addestrati, per cui siamo stati cresciuti, per cui siamo nati. Niente prigionieri, nessuna pietà. Un inizio memorabile. (Delios)
  • Hanno servito l'oscuro volere dei re Persiani per cinquecento anni. Occhi bui come la notte. Denti aguzzi come zanne. Senz'anima. La guardia personale di re Serse. I migliori guerrieri Persiani. La macchina di combattimento più letale di tutta l'Asia. Gli Immortali. Il dio-re ha rivelato un difetto fatale: la superbia. Facile da provocare, facile da ingannare. Prima che ferite e stanchezza impongano il loro tributo, il re pazzo ci scaglia contro la sua armata migliore. Serse ha mangiato l'esca. (Delios)
  • [Parlando degli Arcadi] Urlano e imprecano, affondando coltellate furenti, più addestrati alle risse che alla guerra. Creano una magnifica confusione; coraggiosi dilettanti, fanno la loro parte. (Delios)
  • Immortali: non superano la prova del nostro re. E un uomo che si ritiene un dio, sente un brivido molto umano risalire lungo la schiena. (Delios)
  • L'alba. Schioccano le fruste. Urlano i barbari. Chi è nelle retrovie urla: "Avanti!". Chi è davanti grida: "Ritirata!". Siamo testimoni del grottesco spettacolo sputato fuori dall'angolo più oscuro dell'Impero di Serse. Quando i muscoli falliscono, chiedono aiuto alla loro magia. Cento nazioni piombano su di noi, le armate di tutta l'Asia. Incanalati in questo angusto corridoio, il loro numero non conta niente. Cadono a centinaia. Rimandiamo i corpi mutilati e i fragili cuori ai piedi di Serse. Re Serse è scontento dei suoi generali. Li castiga. Serse invia i suoi mostri dall'altra metà del mondo. Ma sono bestie goffe, e le cataste di morti persiani sono scivolose. (Delios)
  • Cento nazioni piombano su di noi, le armate di tutta l'Asia. Incanalate in questo angusto corridoio, il loro numero non conta niente. (Delios)
  • Il giorno si trascina. Perdiamo pochi uomini, ma ognuno dei caduti è un amico, o sangue del nostro sangue. E nel vedere il corpo decapitato del suo giovane figlio, il capitano esce dai ranghi. È furente, assetato di sangue. Le urla di dolore del capitano per la perdita del figlio spaventano il nemico più dei cupi tamburi di battaglia. Ci vogliono tre uomini per tenerlo fermo e riportarlo in formazione. Il Giorno è nostro. Nessuno canta canzoni. (Delios)
  • Una nuova era è cominciata. Un'era di libertà. E tutti sapranno che 300 spartani hanno dato la vita per difenderla! (Leonida)
  • Ho vissuto l'intera mia vita senza alcun rimpianto fino ad ora. Non rimpiango che mio figlio abbia dato la vita per la sua nazione; rimpiango di non avergli mai detto che lo amavo più di ogni altra cosa, che è stato al mio fianco con onore, che aveva preso solo il meglio da me. (capitano Artemis)
  • Spartani! Preparate la colazione e mangiate tanto, perché stasera ceneremo nell'Ade! (Leonida)
  • Non è la paura a governarlo, ma solo l'irrequietezza, un'accresciuta percezione delle cose. (Delios)
  • Efialte, dico a te: possa tu vivere in eterno. (Leonida)
  • L'elmo lo soffocava, gli limitava la visuale e lui deve vedere lontano. Lo scudo era pesante, gli sottraeva equilibrio e il suo bersaglio è molto lontano. (Delios)
  • [Ultime parole] Mia regina... Moglie mia... Mio amore! (Leonida)

DialoghiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Leonida: Prima che tu parli, persiano, sappi che a Sparta ogni uomo, finanche il messaggero di un re, risponde personalmente delle parole che pronuncia. Dunque, quale messaggio ci porti?
    Messaggero di Serse: Terra e acqua.
    Leonida: Tu sei venuto fin qua dalla Persia per terra e acqua.
    Regina Gorgo: Non essere né riservato né stupido persiano, non puoi permettertelo a Sparta.
    Messaggero di Serse: Perché questa donna osa parlare fra gli uomini?
    Regina Gorgo: Perché solo le donne spartane partoriscono uomini veri.
    Leonida: È meglio camminare, raffredderemo le nostre lingue.
    Messaggero di Serse: Se la vita del tuo popolo vale di più della tua totale disfatta, ascoltami bene Leonida; Serse conquista e controlla tutto quello su cui il suo sguardo si posa. La sua armata è tanto imponente da far tremare la terra al suo passaggio, tanto vasta che per abbeverarsi prosciuga i fiumi. Tutto ciò che Serse, il dio re richiede è questo: una semplice offerta di terra e acqua. Un segno della sottomissione di Sparta al volere di Serse.
    Leonida: Sottomissione... Questo può essere un problema. Vedi, si mormora che gli ateniesi si siano già rifiutati. E se quei filosofi, se quegli effeminati hanno trovato tanto coraggio...
    Consigliere Terone: Dobbiamo essere diplomatici.
    Leonida: E ovviamente [Fissando in modo sprezzante Terone] gli spartani hanno una reputazione da difendere.
    Messaggero di Serse: Scegli le tue prossime parole con attenzione Leonida, potrebbero essere le tue ultime da re.
    Leonida: [Se ne sta in silenzio, come per riflettere] ...Terra e acqua... [Sguaina la spada contro il messaggero, che è al vertice del pozzo]
    Messaggero di Serse: Tu sei pazzo! Pazzo!
    Leonida: Terra e acqua; ne troverai in abbondanza laggiù.
    Messaggero di Serse: Nessuno, né persiano né greco, minaccia un messaggero.
    Leonida: Tu porti le corone e le teste dei re sconfitti fin sulla soglia della mia Sparta, tu insulti la mia regina, tu minacci il mio popolo di schiavitù e morte; ora ho scelto le mie parole con attenzione, persiano, forse avresti dovuto fare lo stesso.
    Messaggero di Serse [ultime parole]: Questa è blasfemia! Questa è pazzia!
    Leonida: Pazzia? Questa è Sparta! [con un calcio fa precipitare il messaggero nel pozzo]
  • Regina Gorgo: Spartano!
    Leonida: Sì, mia signora.
    Regina Gorgo: Ritorna con il tuo scudo o su di esso...
  • Leonida: Daxos, che piacevole sorpresa.
    Daxos: È un mattino pieno di sorprese, Leonida... sapevamo che Sparta era sul piede di guerra, bramavamo di unirci a voi.
    Leonida: Se è sangue che cercate, siete i benvenuti tra noi.
    Daxos: Tu vuoi affrontare Serse solo con questo pugno di soldati? Credevo che Sparta avrebbe almeno eguagliato il nostro numero.
    Leonida: Non è così? Tu, dimmi, qual è il tuo mestiere?
    Arcade: Sono un vasaio, Signore.
    Leonida: E tu, arcade, qual è il tuo mestiere?
    Arcade: Scultore, Signore.
    Leonida: Scultore, tsk. E tu?
    Arcade: Fabbro, Signore.
    Leonida: Spartani! Qual è il vostro mestiere?
    Spartani: Ahu! Ahu! Ahu! [clangore di scudi e lance]
    Leonida: Visto, caro amico? Ho portato molti più soldati di te.
  • Messaggero: Muoversi! Non vi fermate, cani! Muoversi! Avanti, ho detto! Fermi! [Nota gli Spartani al muro] Chi è al comando qui? Io sono l'emissario di colui che comanda il mondo. Il dio degli déi, il re dei re. E in base a questa autorità io pretendo che uno di voi mi mostri il vostro comandante. [Gli Spartani lo ignorano] Ascoltate, credete di spaventarci perché avete trucidato quella misera dozzina di soldati? Queste colline brulicano di nostri esploratori. E credete forse che il vostro patetico muro abbia altro destino se non crollare come un cumulo di foglie secche davanti alla... [si accorge che gli Spartani stanno accatastando cadaveri persiani fra i depositi del muro]
    Stelios: I nostri antenati costruirono questo muro. Usarono pietre antiche prelevate dal cuore della Grecia. E con l'aiuto di qualche Spartano, i vostri esploratori ci hanno procurato la malta.
    Messaggero: Voi pagherete per questa vostra barbarie! [fa per schioccare la frusta su Stelios, ma questi sguaina la spada e con un balzo gli amputa il braccio] Il mio braccio!
    Stelios: Non è più tuo, ormai. Ora vai, corri dal tuo Serse e digli che qui troverà uomini liberi ad affrontarlo, non schiavi, fallo in fretta, prima che decidiamo di alzare ancora il nostro muro!
    Messaggero: No... non schiavi. Le vostre donne diverranno schiave. I vostri figli, le vostre figlie, i vostri anziani diverranno schiavi, ma non voi, no! Prima di mezzogiorno voi diverrete cadaveri! Cento nazioni dell'impero persiano stanno per piombare su di voi... Le nostre frecce oscureranno il sole!
    Stelios: Allora combatteremo nell'ombra.
  • Comandante persiano: Spartani! Arrendetevi e deponete le armi! [Una lancia spartana piomba dall'alto e lo infilza al petto, uccidendolo sul colpo]
    Leonida: Persiani! Venite a prenderle!
  • Leonida: ...Inoltre, non c'è nessun motivo per non essere civili, non credi?
    Capitano Artemis [trafigge un persiano ferito]: Nessuno, sire!
  • Leonida: Fammi indovinare. Tu devi essere... Serse.
    Serse: Vieni, Leonida. Ragioniamo insieme. Sarebbe un riprovevole spreco, sarebbe nient'altro che una follia se tu, prode re, e i tuoi valorosi soldati periste a causa di una semplice incomprensione. Le nostre culture hanno molto da condividere.
    Leonida: Se non l'hai notato abbiamo condiviso la nostra cultura con voi tutto il mattino.
    Serse: La tua è una tribù affascinante. Persino ora sei spavaldo, di fronte all'annientamento, e in presenza di un dio. Non è saggio mettersi contro di me, Leonida. Immagina quale orribile fato attende i miei nemici quando io ucciderei con gioia ognuno dei miei uomini per la vittoria.
    Leonida: E io morirei per ognuno dei miei.
    Serse: Voi greci amate la vostra logica. Ti suggerisco di adoperarla. Pensa alla splendida terra che tanto vigorosamente difendete. Figuratela ridotta in cenere per un mio capriccio. Pensa al destino delle vostre donne...
    Leonida: È ovvio che non conosci le nostre donne. Avrei potuto portare anche loro qui, a giudicare da quello che ho visto. Tu possiedi molti schiavi, Serse, ma pochi guerrieri. Non passerà molto tempo prima che temano le mie lance... più della tua frusta.
    Serse: Non sono le sferzate che temono... è il mio divino potere. Ma io sono un dio generoso. Farò di te un uomo smisuratamente ricco. Diverrai Generale di tutta la Grecia. Tu porterai il mio stendardo di battaglia fino al cuore dell'Europa. I tuoi rivali Ateniesi si inginocchieranno ai tuoi piedi, se solo tu ti inginocchierai ai miei.
    Leonida: Sei tanto generoso quanto divino, o re dei re. È un'offerta che soltanto un pazzo potrebbe rifiutare. Ma questa... questa idea di inginocchiarmi... è... vedi, massacrare tutti quegli uomini delle tue armate mi ha procurato un fastidioso crampo alla gamba, e inginocchiarmi è piuttosto arduo per me.
    Serse: [Sfogando la sua calma rabbia] Non ci sarà alcuna gloria nel tuo sacrificio. Presto cancellerò persino il ricordo di Sparta dagli annali. Ogni pergamena scritta dai greci verrà bruciata! A ogni storico greco, a ogni scriba verranno cavati gli occhi, e la lingua sarà loro mozzata! Chiunque evocherà il solo nome di Sparta o di Leonida sarà punibile con la morte! Il mondo non saprà mai che siete esistiti, Leonida.
    Leonida: Il mondo saprà che degli uomini liberi si sono opposti a un tiranno, che pochi si sono opposti a molti, e prima che questa battaglia sia finita, che persino un dio-re può sanguinare.
  • Serse: I tuoi dei sono stati crudeli a darti queste forme, mio amico Efialte. Gli Spartani, anche loro, sono stati crudeli a rifiutarti. Ma io sono buono. Tutto ciò che hai mai desiderato, tutta la felicità che tu possa immaginare, tutti i piaceri che i tuoi compagni greci e i tuoi falsi dei ti hanno negato, sarò io a concederteli, perché sono buono. Abbracciami, come tuo dio e tuo re!
    Efialte: Sì...
    Serse: Conduci i miei soldati al sentiero nascosto che sfocia alle spalle degli Spartani, e le tue gioie non avranno fine.
    Efialte: Sì! Io voglio tutto! Ricchezza, donne... e un'altra cosa... voglio un'uniforme.
    Serse: Sia. Scoprirai la mia bontà. A differenza del crudele Leonida che ti ha imposto di alzarti... io esigo soltanto che ti inginocchi. [Efialte obbedisce, inginocchiandosi]
  • Consigliere Terone: Magnifica notte...
    Gorgo: Sì, ma non ti ho convocato per futili chiacchere, Terone.
    Consigliere Terone: Non ho alcun dubbio. Non hai mai sprecato parole con me.
    Gorgo: Ti offro qualcosa? Da bere, magari.
    Consigliere Terone: [Sardonico] È veleno?
    Gorgo: Mi dispiace deluderti, è solo acqua.
    Consigliere Terone: [Beve la sua acqua] Mi hanno riferito che parlerai al cospetto del consiglio.
    Gorgo: Sì. Mi serve il tuo aiuto perché mandino l'armata a nord, dal nostro re.
    Consigliere Terone: Certo... già ci vede, noi due che parliamo insieme. Un politico da una parte, una guerriera dall'altra, due voci all'unisono. Ma perché mai dovrei farlo?
    Gorgo: Dimostrerebbe il tuo attaccamento al re, che in questo momento combatte per l'acqua che beviamo.
    Consigliere Terone: Vero... ma questa è politica, non guerra. Leonida è un idealista.
    Gorgo: Conosco quelli come te. Mandate uomini al massacro per puro guadagno.
    Consigliere Terone: Tuo marito, il nostro re, ha portato 300 dei nostri migliori uomini al massacro. Ha infranto le leggi, ed è partito, senza il consenso del consiglio. Sono semplicemente realista.
    Gorgo: Tu sei un opportunista.
    Consigliere Terone: Sei sciocca quanto Leonida se credi che gli uomini non abbiano prezzo in questo mondo. Non tutti gli uomini nascono uguali, è il codice di Sparta, mia piccola regina. [Gorgo lo schiaffeggia] Ammiro la tua passione... ma non credere che tu, una donna, seppur regina, possa presentarti davanti ai consiglieri e condizionargli il pensiero. Io possiedo quell'assemblea. Sono tutti cera nelle mie mani. [La prende per la gola sbattendola contro il muro] Potrei spezzare la tua vita in quest'istante. Ti presenterai davanti al consiglio, ma le tue parole saranno vane. Leonida non riceverà il minimo rinforzo, e se mai ritornerà, senza il mio aiuto, verrà imprigionato, o peggio! Tu ami la tua Sparta?
    Gorgo: Sì.
    Consigliere Terone: E il tuo re?
    Gorgo: Lo amo!
    Consigliere Terone: [Lascia andare Gorgo] Tuo marito combatte per la sua terra... e il suo amore. Tu che cos'hai da offrire in cambio del mio impegno a inviare le nostre armate a nord?
    Gorgo: Cosa vuole un realista dalla sua regina?
    Consigliere Terone: Credo che tu lo sappia. [Guarda in modo lascivo Gorgo, attendendo che si spogli, poi la rivolta sul muro] Sappi che non finirà tanto presto, e che non sentirai piacere. Io non sono il tuo re. [Inizia a penetrare Gorgo]
  • Leonida: Delio. Spero che quel... graffio non ti abbia reso inservibile.
    Delios: No, mio signore. È solo un occhio. Gli dèi me ne hanno concesso uno di scorta.
    Leonida: Il mio Capitano?
    Delios: Rinnega gli dèi e piange da solo.
    [...]
    Capitano Artemis: Amico mio. Ho vissuto l'intera mia vita senza alcun rimpianto fino ad ora. Non rimpiango che mio figlio abbia dato la vita per la sua Nazione. Rimpiango di non avergli mai detto che l'amavo più di ogni cosa. Che è stato al mio fianco con onore. Che aveva preso solo il meglio da me.
    Leonida: Il mio cuore è spezzato dal tuo dolore.
    Capitano Artemis: Cuore? Ho riempito il mio cuore di odio.
    Leonida: Bene.
  • Daxos: Leonida! Siamo finiti! Finiti, ti dico! Moriremo!
    Leonida: Daxos, càlmati ora.
    Daxos: Un gobbo traditore ha guidato gli Immortali di Serse al sentiero nascosto! I Focesi di guardia si sono dispersi senza combattere! La battaglia è finita, Leonida!
    Leonida: La battaglia sarà finita solo quando io dirò che è finita!
    Daxos: Prima dell'alba gli Immortali ci accerchieranno! Le Termopili cadranno!
    Leonida: Spartani! Preparatevi alla gloria!
    Daxos: Gloria? Sei diventato pazzo? Non c'è più gloria in questa battaglia! Solo la ritirata o la resa. O la morte.
    Leonida: Be', questa è una scelta facile per noi, Arcade! Gli Spartani non si ritirano mai! Gli Spartani non si arrendono mai! Va', e diffondi la notizia. Che ognuno dei Greci qui riuniti abbia coscienza di tutta la verità. Che ognuno di loro cerchi nel proprio animo. E visto che ci sei, cerca anche nel tuo.
    Daxos: I miei uomini partiranno con me. Gli dèi siano con te, Leonida. Ah!
    Leonida: Figli miei! Figli miei. Ascoltate. Non ci ritiriamo, non ci arrendiamo. Questa è la legge di Sparta. Noi obbediamo alla legge di Sparta, e quindi restiamo, ci battiamo, e moriamo. Una nuova era è cominciata. Un'era di libertà. E tutti sapranno che trecento Spartani hanno dato la vita per difenderla.
    Spartani: Auh! Auh! Auh!
  • Leonida: Delio. Facciamo una passeggiata.
    Delios: Sì, mio signore. [Ben presto, i due chiacchierano da soli] Ma, sire, io sto bene e pronto a combattere.
    Leonida: Non ne dubito, sei uno dei migliori. Ma hai anche un'altra dote, a differenza degli altri Spartani. Tu andrai al Consiglio di Sparta a riferire i miei ultimi ordini. Con forza e vigore. Racconta la nostra storia. Che ogni Greco sappia cosa che è successo qui. È una grande storia da raccontare. Una storia di vittoria.
    Delios: ... Sire, nessun messaggio?
    Leonida: Per la regina? ...Nessuno per cui servano parole.
  • Lealista: Permettetemi ora di cedere la parola alla moglie di Leonida, regina di Sparta.
    Gorgo: Signori del consiglio... vengo davanti a voi non solo come vostra regina. Vengo da voi come madre, vengo da voi come moglie, vengo da voi come donna di Sparta, vengo da voi con grande umiltà. Non sono qui a rappresentare Leonida: le sue gesta parlano più forte di qualsiasi mia parola. Sono qui per tutte quelle voci non ascoltate: madri, figlie, padri, figli, trecento famiglie che sanguinano per i nostri diritti, e per i principi su cui si fonda questa assemblea. Noi siamo in guerra, signori miei. Dobbiamo inviargli l'intera armata di Sparta perché il nostro re possa difendere non soltanto noi stessi, ma anche i nostri figli. Inviare l'armata per la difesa della libertà. Inviarla per la giustizia. Inviarla per la legge e l'ordine. Inviarla per la ragione. Ma soprattutto dobbiamo inviare questa armata per la speranza. La speranza che un re e i suoi uomini non siano sacrificati alla storia. Che il loro coraggio riesca a unirci. Che le loro gesta ci rendano più audaci. E che la vostra scelta di oggi rifletta il loro valore.
    Consigliere Terone: [Applaude sardonico] Commovente. Eloquente. Appasionata. Ma di certo non cancella il fatto che tuo marito abbia portato la guerra su di noi.
    Gorgo: No, ti sbagli! Serse ha portato la guerra, e prima di lui suo padre Dario a Maratona. I Persiani non si fermeranno finché l'unico riparo che troveremo saranno macerie e caos!
    Consigliere Terone: A quest'assemblea non servono lezioni di storia, mia regina.
    Gorgo: E qual'è la lezione che vorresti lasciare? Devo cominciare a elencarle tutte? Onore? Dovere? Gloria?
    Consigliere Terone: Tu parli di onore... dovere... e gloria? E perché non di adulterio?
    Lealista: Come osi?
    Consigliere Terone: Come oso? Osservatela, con attenzione. Questa donna non è altro che una lestofante. Non prenderti gioco di questa sacra assemblea, o mia regina. Qualche ora fa hai offerto il tuo corpo a me. Fossi un uomo più debole... avrei ancora il suo profumo addosso.
    Lealista: [Si alza] È un oltraggio!
    Consigliere Terone: Ah, parla l'ipocrita! Non ti è stato proposto un pagamento simile che hai accettato in cambio di un'udienza con questi nobili uomini?
    Gorgo: Questo è falso!
    Consigliere Terone: Non è così? Non sei stata tu che l'hai invitato a incontrarti nella stanza da letto del re? Lo stesso letto dove poi hai provato a negoziare con me così vigorosamente? [Gli altri consiglieri mormorano sconvolti] Sembri stravolta. Corruzione della carne, signori miei, mentre suo marito promuove anarchia e guerra! [A Gorgo] Le parole fuggono persino dalle lingue più taglienti, mia immorale regina. [Gorgo fa per avventarsi, ma due guardie la bloccano, costringendola semplicemente a sputargli addosso] Un comportamento da vera sovrana. Allontanatela dall'assemblea prima che ci infetti oltre con la sua abbietta e indegna presenza. [Le guardie lasciano andare Gorgo, e questa ne approfitta per infilzare Terone con la spada di uno dei soldati.]
    Gorgo: Sappi che non finirà tanto presto, e che non sentirai piacere. Io non sono la tua regina. [Estrae la spada e dal borsello del consigliere cadono delle monete che ritraggono il volto di Serse]
    Lealista: [Raccoglie una delle monete di Serse, mentre Gorgo getta la spada a terra e se ne va dall'assemblea] Traditore... Traditore! [L'assemblea si riempe di urla al tradimento di Terone.]
  • Stelios: Mio re... è un onore... morire al tuo fianco. [ultime parole]
    Leonida: È un onore... aver vissuto al tuo.

ExplicitModifica

"Ricorda chi eravamo". L'ordine più semplice che un re possa dare. "Ricorda perché siamo morti". Lui non desiderava tributi, o canzoni, o monumenti, o poemi di guerra e coraggio. Il suo desiderio era semplice: "ricorda chi eravamo", così mi ha detto. Era la sua speranza. Se un'anima libera dovesse arrivare in questo luogo, negli innumerevoli secoli di là da venire, possano tutte le nostre voci sussurrarti dalle pietre senza età, "va' a dire agli spartani, viandante, che qui, secondo la legge di Sparta, noi giacciamo". E così il mio re è morto. E i miei fratelli sono morti. Appena un anno fa. A lungo ho pensato alle parole del mio re, criptiche parole di vittoria. Il tempo gli ha dato ragione, perché da greco libero a greco libero si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi 300 soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita, non solo per Sparta, ma per tutta la Grecia e per la speranza difesa da questa nazione. Ora, qui su questo aspro frammento di terra chiamato Platea, le orde di Serse affrontano la loro disfatta! [Urlo dei soldati] Lì davanti i barbari si raccolgono, è nero il terrore che afferra saldo i loro cuori, con dita di ghiaccio; conoscono molto bene gli impietosi orrori che hanno sofferto per le lance e le spade dei 300 spartani, e ora fissano lo sguardo su questa pianura dove ci sono 10.000 Spartani alla testa di 30.000 liberi Greci! [Urlo dei soldati] Le forze del nemico ci superano di sole 3 volte! Buon segno per tutti i Greci. Quest'oggi noi riscattiamo il mondo dal misticismo e dalla tirannia e lo accompagniamo in un futuro più radioso di quanto si possa immaginare. Dite grazie soldati, a Re Leonida e ai prodi 300! Alla vittoria! (Delios)

Citazioni su 300Modifica

  • 300 spartani non vogliono far passare 100'000 persiani. Un film sul reale significato di "dispetto". (Rat-Man)

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica