Unità d'Italia

atto formale avvenuto il 17 marzo 1861

Citazioni sull'Unità d'Italia.

  • C'è solo da sperare che, con le prossime celebrazioni dei 150 anni di Unità nazionale, si rinunci almeno in parte al conformismo retorico e patriottardo: aggettivo molto diverso da «patriottico». Non si tratta di denigrare il Risorgimento, bensì di metterlo in una luce obiettiva, per recuperarlo – vero e intero – nella coscienza degli italiani di oggi e di domani: continuando a considerarlo un atto fondamentale, necessario e benigno, della storia d'Italia, pur con tutti gli errori e le colpe che accompagnano gli eventi epocali.
    Se ciò accadrà, anche le celebrazioni saranno utili per ritrovare la nostra memoria, senza tentazioni oleografiche: ma anche senza le ossessioni separatiste o secessioniste che di tanto in tanto si trasferiscono dal Sud al Nord e ritorno. Conoscere e vedere il Risorgimento non significherà rimpiangere Radetzky o Francesco II, a seconda che il nostalgico si trovi a Milano o a Palermo. (Giordano Bruno Guerri)
  • Cavour era federalista, la promessa e l'impronta federalista sono state fondamentali nel percorso di unificazione del Paese. Senza questa premessa e senza questa impronta i Lombardi non ci sarebbero mai stati a finire sotto il Piemonte. Poi il re in qualche modo ha tradito perché ha imposto il centralismo. Oggi è arrivato il momento di riprendere quella promessa e mantenerla compiendo davvero la storia. (Umberto Bossi)
  • Celebrare il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia significa diverse cose: significa verificare da dove veniamo, ma anche dove siamo arrivati e dove andiamo. E quando si visita l'Ansaldo si vede che di strada ne abbiamo fatta tanta. (Giorgio Napolitano)
  • Chi l'ha costruita sono stati politicanti e studiosi del Nord e del Sud, in nome dell'unità, del progresso, della rivoluzione, del Re, del Duce. Non tutti insieme, si capisce, né tutti con la medesima voce, ma un po' per volta, in armonica disarmonia. Gente magari in buona fede, ma che ignorava i fatti, quelli veri: oppure gente che voleva nascondere qualcosa, per diversissime ragioni spesso contrastanti. La ragione, o meglio il pretesto più comune e più facile era, anzi è l'unità d'Italia, alibi necessario che ogni sozzura copre con le sue grandi santissime ali. Il risultato? Oggi più che mai l'Italia è divisa in due parti, una tutta bianca, l'altra tutta nera. Di questo mito il tempo ha fatto un baluardo così roccioso e inattaccabile che il conformismo liberale, anche se a volte dubitoso ed erudito, non osa neppure scalfirlo. (Carlo Alianello)
  • Da tre secoli a questa parte mai l'Italia è stata ciò che è ora: in quarant'anni di unità, di questa unità che con le sue ingiustizie è sempre il nostro più grande bene, in quarant'anni di unità, noi abbiamo realizzato progressi immensi. Noi non eravamo nulla e noi siamo molto più ricchi, molto più colti, molto migliori dei nostri padri. (Francesco Saverio Nitti)
  • Dei tre caratteri che distinguono una nazione nell'ideologia liberale e romantica dell'800 – la lingua, la storia e la fede – l'Italia unitaria aveva soltanto la terza. Gli italiani erano quasi tutti cattolici, ma avevano storie diverse e parlavano lingue diverse. (Sergio Romano)
  • Federigo II aspirava a riunire l'Italia sotto un solo principe, una sola forma di governo e una sola lingua; e tramandarla a' suoi successori potentissima fra le monarchie d'Europa. (Ugo Foscolo)
  • [«Si dice che l'unità d'Italia fosse voluta dagli interessi economici degli Stati stranieri»] Francesi e inglesi dovevano controllare il Mediterraneo in vista dell'apertura del canale di Suez. La Francia mirava a estromettere l'Austria e diventare il tutore del nuovo Stato o di una confederazione di Stati: il modello era quello del primo Napoleone. Gli Stati Uniti cercavano di inserirsi nel nuovo mercato mediterraneo. A prevalere sono però stati gli inglesi che, cinquant'anni dopo avere liquidato Genova, Venezia e Ragusa, hanno annientato anche la concorrenza marittima di Napoli, assicurandosi anche il controllo dello zolfo siciliano, una sorta di protettorato sull'economia italiana e la fedeltà politica dei Savoia, fatto valere nel 1915 e nel 1943. Sono stati gli inglesi a dirigere Garibaldi nel 1860, a finanziarlo e proteggerlo. (Gilberto Oneto)
  • Il fatto che il processo di formazione dello Stato unitario si concludesse con la vittoria del partito moderato condizionò tutta la storia successiva dell'Italia unita, ed ebbe per molti aspetti un peso negativo sullo sviluppo dell'Italia nel suo complesso. (Giorgio Candeloro)
  • L'appuntamento dei 150 anni non deve trasformarsi, come già successo in passato per altre celebrazioni storiche, in una manifestazione puramente retorica bensì, in una congiuntura difficile come quella che stiamo vivendo, essere un momento alto di coscienza civile, capace di coinvolgere l'intera società italiana, offrendo momenti e occasioni di riflessione sulla nostra storia e sulla nostra identità, necessari per realizzare una più profonda coscienza dell'unità nazionale. (Sandro Bondi)
  • L'idea della unificazione nazionale matura nel pensiero politico italiano sul finire del Settecento e nei primi decenni dell'Ottocento sotto il peso di nuove invasioni straniere e del fallimento di nuove esperienze politiche come la repubblica partenopea e la repubblica napoleonica. Queste nuove delusioni corrodono i residui della tradizione retorica e mettono alla prova del realismo la speculazione politica nonché la riflessione sul costume e lo spirito pubblico degli italiani. (Umberto Cerroni)
  • L'Unità d'Italia (1861) e l'Unità €uro-pea (2002) sono la stessa cosa. La crescita del Nord è l'impoverimento e lo sfruttamento del Sud. (Povia)
  • L'unità d'Italia è stata e sarà – ne ho fede invitta – la nostra redenzione morale. Ma è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, il 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L'unità ci ha perduti. E c'è di peggio. Tutto il macchinario dello Stato presente, se è tollerabile dalle forze dell'Alta Italia, è intollerabile dalle esauste nostre forze. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all'opinione di tutti, che lo Stato italiano profonda i suoi beneficii finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali. (Giustino Fortunato)
  • L'unità d'Italia si è fatta per caso. Nessuno osava sperarci. Ancora nel 1847, all'immediata vigilia della rivoluzione, il cancelliere austriaco Klemens von Metternich ci vedeva come un «nome geografico». Non un'«espressione» in senso dispregiativo, come si è appurato recentemente, ma insomma un luogo dove stavano bene Stati sovrani e indipendenti tra loro, con l'Austria che ci metteva paternamente la mano sulla spalla. (Bruno Vespa)
  • Le celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia mi sembrano le solite cose inutili, un po' retoriche. Non so se ci andrò, devo ancora decidere. Ma se dovesse chiamarmi Napolitano... (Umberto Bossi)
  • [Nel 1860 era nata l'Italia] Una monarchia poco democratica, fondata sulla tangente. (Lorenzo Del Boca)
  • Per fare gli italiani diversi da quelli che erano, in nome della libertà e della costituzione, sono stati infranti uno dopo l'altro tutti gli articoli dello Statuto. (Angela Pellicciari)
  • Perché ho concluso il mio viaggio a Teano? Il mio è anche un viaggio simbolico dedicato soprattutto ai giovani, un omaggio all'unità d'Italia. Un'unità che mi sembra a rischio. La rottura, in parte, è già avvenuta, tra quei gruppi sociali che hanno creduto e credono nei valori sommi, dal Risorgimento alla Resistenza alla Costituzione, e chi ha perso, o non ha mai avuto, il senso dello Stato e vorrebbe fare carta straccia della Costituzione. (David Lane)
  • Roma, diversamente dalle altre capitali europee, non dette il la all'unità d'Italia; vi venne bensì annessa a un decennio di distanza dalla sua costituzione. Il governo italiano si trasferì nella città del papa; il papato restava l'istituzione chiave di Roma. (Henry Kissinger)
  • Trasformare l'anniversario dei 150 anni dell'Unità in un nuovo innamoramento del nostro essere italiani... incitare noi stessi ad avere un po' più di orgoglio nazionale. (Giorgio Napolitano)
Banner per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia

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