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Tariq Ali (1943 – vivente), geografo, storico, filosofo, giornalista e scrittore pakistano naturalizzato britannico.

Bush in BabiloniaModifica

  • Il dominio ottomano fu accettato per una serie di ragioni. Era un impero musulmano con a capo un califfo, e il califfo era riconosciuto come tale in tutta la "casa dell'Islam", con l'eccezione della Persia sciita. Per la maggioranza dei musulmani questo segnò il primo lungo periodo della loro storia in cui ebbero un centro unico di autorità spirituale e temporale. L'islam era pentrato tra le tribù dell'Anatolia subito dopo la sua comparsa. Come i romani avevano imparato dai greci, così i governanti turchi avevano assorbito conoscenze, cultura e tradizioni arabe: la scienza, la religione e l'alfabeto. Queste erano le basi del nuovo impero, e la casa costruita su tali fondamenta era una sintesi di arte, poesia e monarchia assoluta persiane; metod bizantini di amministrazione militare e civile e una generosità tutta nomade che incoraggiava l'assimiliazione. Questa combinazione si dimostrò vincente nel campo della politica, dell'architettura e della letteratura. (pp. 41-42)
  • In classico stile bonapartista, Qasim a volte usava i comunisti come paraurti contro Nasser e il Ba'ath, e scorrettamente si rivoltava contro di loro quando diventavano troppo esigenti. (p. 69)
  • Per la RAU, allargarsi rappresentava l'unica via di salvezza. (p. 69)
  • Se da una parte è vero che, una volta asceso al potere il suo partito, Aflaq si dimostrò incoruttibilie a livello personale, è anche vero che non era immune dall'usare la sua posizione di fondatore per averla vinta anche nelle questioni più banali. (p. 93)
  • Saddam Hussein e Hafez al-Assad condividevano lo stesso universo politico. Entrambi avevano sconfitto i loro rispettivi radicali; entrambi avevano risollevato le fortune di commercianti e negozianti della classe media; entrambi avevano creato una struttura dove il leader si trovava in cima a una piramide politica ideata per garantire potere totale al despota; entrambi usavano una retorica antimperialista in pubblico, mentre in privato cercavano di ottenere i favori degli Stati Uniti. E nessuno dei due si tirò indietro quando si trattò di effettuare delle repressioni. Saddam distrusse i comunisti e schiacciò i curdi; il suo "collega" siriano ordinò la morte di diecimila persona ad Hammah: fondamentalisti islamici e oppositori laici che si erano ribellati al regime. Ma si comportarono come padrini della mafia rivali, attenti solo a mantenere il loro personale potere. Dal punto di vista politico, erano fratelli ma, come si dice in Italia «fratelli coltelli». (pp. 98-99)
  • Da parte sua, Saddam Hussein era spinto da desideri contradditori. Da un lato, era preparato a giocare le sue carte con Washington; ognuna delle due parti credeva di usare l'altra per fare i propri interessi. Allo stesso tempo, Saddam Hussein desiderava ardentemente la legittimazione di fronte a tutto il mondo arabo. (p. 106)
  • [Su Saddam Hussein] Era salito al potere mostrando particolare abilità organizzative all'interno del partito. Era un abile manipolatore, autodidatta nell'arte di dividere i suoi nemici e indebolirli fino a farli andare in pezzi. Aveva fatto questo ai comunisti e ai baathisti rivali e aveva tentato di farlo (non senza successo) con i curdi e i religiosi sciiti. Confidava ora di poter impiegare queste sue abilità a livello globale. Avrebbe giocato con entrambe le superpotenze e avrebbe usato la loro rivalità per trarne profitto. Saddam Hussein non era un intellettuale come Aflaq, né un trascinatore di masse come Fuad al-Rikabi, eppure desiderava disperatamente l'adulazione da parte della gente. Non era neanche originale, in alcun senso della parola. Anche il culto di personalità che egli istituì era modellato su quello di Stalin, Mao e Kim Il-Sung. Ma la persona cui davvero sognava di somigliare era Gamal Abdel Nasser. Il leader egiziano era morto da tempo, ma la sua memoria era ancora onorata dalla gente. Saddam Hussein voleva riempire quel vuoto. (p. 107)

BibliografiaModifica

  • T. Ali, Bush in Babilonia. La ricolonizzazione dell'Iraq, traduzione di F. Minutiello, Fazi Editore, 2005, ISBN 88-8112-594-3

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