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Suburra - La serie

Serie televisiva italiana

Suburra - La serie

Serie TV

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Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno

2017 – in produzione

Genere thriller, drammatico
Stagioni 1
Episodi 10
Ideatore Daniele Cesarano, Barbara Petronio, Ezio Abbate, Fabrizio Bettelli, Nicola Guaglianone
Regia Michele Placido, Andrea Molaioli, Giuseppe Capotondi
Sceneggiatura Ezio Abbate, Fabrizio Bettelli, Daniele Cesarano, Nicola Guaglianone, Barbara Petronio
Rete televisiva Netflix
Interpreti e personaggi

Suburra - La serie, serie televisiva italiana trasmessa dal 2017.

Indice

Stagione 1Modifica

  Citazioni in ordine temporale.

Episodio 1, 21 giorniModifica

  • Samurai: Hai mannato un coglione a rompe il cazzo a un locale degli Adami ieri sera, eh? Che c'è? Te vuoi allarga?
    Manfredi: E come mai o vuoi sape? Mica so zone tue quelle?
    Samurai: Tutta Roma è zona mia!
    Manfredi: Boris è un pischello, stava lì pe' divertisse. Sò 'sti cazzo de Adami che c'anno er minimo alto, vai a domandarglielo a loro come sono annate le cose.
    Samurai: Forse tu non capisci bene l'italiano, io il Sinti non lo parlo e manco mi interessa di impararlo. Questa è la prima e ultima volta che vengo in questo posto di merda a dirtelo: attento a far scoppiare la guerra, la perdi. E lo sai.
  • Samurai: Un politico che prende l'autobus... Di solito ce salite in campagna elettorale a caccia de voti!
    Cinaglia: Io lo prendo tutti i giorni.
    Samurai: Perché lei è un vero rappresentante del popolo.
    Cinaglia: Esatto. Solo che non rappresento quelli come lei.
    Samurai: Dice? Pensa che io posso anche averla votata!
    Cinaglia: Lo escludo.
    Samurai: Roma ha bisogno di politici come lei, politici che stanno in mezzo alla gente, che amano questa città... e vanno valorizzati questi uomini, perché ce ne sono sempre di meno.
    Cinaglia: E certo e lei sa come valorizzarli... Ma in cambio... cosa vuole?
    Samurai: Io e lei vogliamo la stessa cosa: il bene di Roma.
  • Donna Anacleti: Te voglio vede felice, Albe' e na donna è l'unico modo.
    Spadino: Perché, chi lo dice?
    Donna Anacleti: Albe'! Lo dico io. Io lo so cosa sei. L'ho capito.[1]
    Spadino: E che so?
    Donna Anacleti: Quello che sei, qualsiasi cosa tu sia non puoi esserlo qui. Dentro questa casa e questa famiglia, non puoi.[1]
  • Contessa: I terreni di Ostia. Prima li volevano tutti, adesso c'è una persona che li pretende, una persona che fa paura a tutta Roma, per quello che può fare e soprattutto per quello che può dire. [riferita a Samurai]
    Sara: Credo di averla incontrata oggi.
    Contessa: Lo immaginavo. Stai trattando con la persona che a Roma ha sempre deciso tutto. Sta a te decidere se passare la mano oppure rischiare.
  • Ma quando viene sera | tu mi parli d'amore | e guardandomi negli occhi | mi fai sentire davvero una donna un po' porno, | pop porno, | pop porno. (Boris) [ultime parole cantando Pop porno, prima di essere speronato dall'auto di Aureliano e quindi ucciso a pugni da quest'ultimo]

Episodio 2, Patrizi e plebeiModifica

  • La Suburra... Sto posto non cambia da duemila anni: patrizi e plebei, politici e criminali, mignotte e preti... Roma. (Samurai) [a Cinaglia]
  • Lei è come un bambino che vuol essere apprezzato ma scopre che il mondo dei grandi ha altre regole, altri interessi e per questo è qua, per capire come funziona. Non è così? (Samurai) [a Cinaglia]

Episodio 3, Cani arrabbiatiModifica

  • La colpa è a mia. Me metto a fa l'impicci co questo che è fijo de na guardia [Gabriele] e co te che sei no zingardo de merda! (Aureliano) [a Spadino]
  • Samurai [riferito a un'auto]: Parlamo qui dentro che questa l'hanno portata oggi, magari nun hanno fatto in tempo a metterci le cimici. Perché a noi non piace finire sulla bocca di tutti.
    Finucci: Guarda che io non dico niente. Non ho mai fatto l'infame.
    Samurai: Eh ma sei sotto pressione, la gente sotto pressione cambia. Non fa il cojone, Giacomi'! Io nun te manno l'avviso de garanzia.

Episodio 4, Buon appetitoModifica

  • Tullio: M'he fatto preoccupà Aurelià!
    Aureliano: C'era bisogno che me sparavano pe fatte preoccupa!
  • Tullio: Hanno provato a farme fuori un fijo quindi adesso un artro zingaro de merda deve morì, e basta! A me nun me ne frega un cazzo de l'affari e manco de fa sta tranquillo a te!
    Samurai: È la tua ultima parola?
    Tullio: A Samura', pensa si t'avevano provato a ammazzà un fijo tuo.
    Samurai: Nun li ho fatti apposta.
  • Guarda questo cavallo! A nessuno piace farsi domare, ma alla fine sai che c'è? Si campa meglio da sudditi: hai da mangiare, non hai pensieri, basta che fai quello che ti dicono. I cavalli che so animali intelligenti questo l'hanno capito. (Samurai) [a Gabriele]
  • Pezzo de merda! (Tullio) [ultime parole prima di essere sparato e ucciso da Gabriele]

Episodio 5, La lupaModifica

  • Gabriele: E tu come stai? [in riferimento alla morte del padre di Aureliano]
    Aureliano: Come quando odi qualcuno... e all'improvviso nun ce sta più... e t'accorgi che te manca... perché nun lo puoi manco più odià.
  • Sara: Perché vuole fregare Samurai?
    Contessa: Perché lui ha rovinato me e mio marito.
    Sara: E come?
    Contessa: Ricordi la famosa rapina di Samurai?
    Sara [perplessa]: Sì...
    Contessa: Il vero obiettivo non erano gioielli, ma certi documenti. Coi gioielli ti compri mezza Roma, ma coi segreti te la prendi tutta. E lui se l'è presa... E si è preso pure le aziende di mio marito... che alla fine si è ammazzato.
  • Aureliano [riferito alla foto del padre sopra la lapide]: Pare che me sta a fissà pure da là dentro. Me vorrebbe fa a predica come al solito.
    Livia: Stavolta la farebbe a tutti e due.
    Aureliano: No, sarebbe contento.
    Livia: Perché è giusto così.
    Aureliano: È giusto pe te.

Episodio 6, Ajo, oio e peperoncinoModifica

  • Stefano Forzini: Ma veramente ti sei venduto l'anima al diavolo per due terreni ad Ostia?
    Cinaglia: Il diavolo c'ha pure la tua.
  • Livia: Mi dispiace che te ne sei annato.
    Aureliano: Non me ne so annato. M0hai cacciato... e te sei messa vicino quer cojone! [Quirino]
  • [Monsignore Theodosiou si sta sporgendo da una finestra all'ultimo piano e sembra avere intenzione di buttarsi]
    Sara: Puoi tornare a casa tua in Grecia. Dammi la mano. Dai, dammi la mano.
    Monsignore Theodosiou [ultime parole]: Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen [si butta dalla finestra del campanile]
    Sara [urlando]: Nooo!!

Episodio 7, Ultimo clienteModifica

  • Angelica: Nun te piacio, Spadì? Guarda che me o puoi dì, mica m'offendo piacio a un sacco de gente. [Spadino non risponde] Si nun la fai con me 'a parte tua, almeno in famija 'a devi fà.
    Spadino: So io quello che devo fà in famija!
    Angelica: E nun me pare, te fai parlà dietro, Spadì. E io non vojo scoprì d'esserme sposata co un pupazzo!
    Spadino: Hai sposato n'omo! E ji devi porta rispetto, chiaro?! E mo mettete a dormì!
  • Padre Theodosiou era un uomo molto complesso, contraddittorio. E se si dovesse venire a scoprire qualcosa sulla sua morte che ne mettesse in dubbio la sua integrità... per esempio, che si fosse suicidato... [...] Stiamo parlando di un uomo di Chiesa, dottore. Mi chiedevo se potevamo fare qualcosa assieme per farlo riposare in pace. Un gesto di umanità che ne salvi la memoria. (Sara) [al medico legale che si sta occupando dell'autopsia del monsignor Theodosiou]
  • Cinaglia: Mi ricordo certe riunioni anni fa... con le sale... che erano camere a gas.
    Taccon: Fumare e appassionarsi alla politica erano piaceri ancora concessi.
    Cinaglia: La politica non l'appassiona più? [Taccon fa capire di no] Posso capirla. Io e lei siamo stati usati come ruote di scorta. Piazzati lì dove serviva al momento. Ma la politica, quella vera, la facevano gli altri.
  • Basta, basta. (Pappone) [ultime parole prima di essere ucciso da Aureliano]

Episodio 8, Un altroModifica

  • Ferdinando Badali: Che minchia di città, eh? Non si ferma mai. Dev'essere sfiancante.
    Samurai: Non potrei vivere da nessuna altra parte.
  • Samurai: Ne ho fatte tante in vita mia, ma una fine così der cazzo non me 'a sarei mai immaginata.
    Boiardo: Meno male che non è successo niente.
    Samurai: Ma poteva succede. Questo è il problema. E stava a succede proprio a me.
    Boiardo: Allora mo te vuoi decide sì o no?
    Samurai: A fa che?
    Boiardo: A prende i sonniferi, a riposà un po', a dormì.
  • Livia: Pure mi padre ce stava in fissa ch'e negre. Je faceva crede chissà che. Diceva che l'amava. Je trovava pure casa ma sempre zoccole rimanevano. Si nun le pagava nun je piaceva, capisci?
    Isabelle: Te sbagli eh perché a me tuo fratello nun me paga.
    Livia [ride]: E se vede che è più furbo de suo padre. Te se sta a scopà gratis.
  • Angelica: Mi bast dì tutto a Manfredi e sei morto. Ma io so disposta pure a annà avanti come 'na coppia vera.
    Spadino: Che vorresti dì?
    Angelica: Che me te so sposata pe' diventà 'a principessa de sta famija, invece sto qua a fa 'a sguattera. Voglio un fijo. Un principe senza n'erede non conta 'n cazzo... e io senza n'erede me ne vado. Che vuoi fa?
  • Ma... senti un po'. Quanto lontano dovrei arrivà... secondo te? (Finucci) [a Samurai, ultime parole prima di essere strangolato e ucciso]
  • Devi sta zitto! (Franco Marchilli) [ultime parole a Spadino, prima di essere ucciso da Aureliano]

Episodio 9, Il buioModifica

  • Samurai: Onore al merito. Ti sei battuta fino alla fine, ma purtroppo per te hai sbagliato avversario.
    Sara: Mi sono messa contro uno pronto ad uccidere. Vuoi ammazzare anche me adesso dopo Finucci?
    Samurai: Le donne non si toccano neanche con un fiore.
  • Vengo per dirle che la sua relazione con mia moglie è finita, non la vedrà più, e che lei ha ceduto i terreni a Samurai. I nostri affari finiscono qui e credo anche i suoi. Lei è giovane. Si trovi una ragazza della sua età che le voglia bene, senza pretese. Sara non le darà mai quello che cerca, non è in grado. Si fidi. (Sandro Monaschi) [a Gabriele]
  • Alice: Amedeo, guarda che li leggo anch'io i giornali. Giacomo Finucci... è quello che lavorava con te.
    Cinaglia: Eh...
    Alice: E... hai paura di qualcosa?
    Cinaglia: Sono cose complicate da spiegare.
    Alice: Non mi devi spiegare niente. Io voglio solo sapere se hai paura.
    Cinaglia: No. Non c'ho paura.
    Alice: Bene. E allora te la voglio dire io una cosa. Tu sei sempre stato un bravo politico, un brav'uomo però questo non è bastato ad ottenere quello che volevi. Io non ti voglio più vedere insoddisfatto. Voglio che tu sia felice. Per me e per i tuoi figli questa è l'unica cosa che conta. Quindi fai quello che devi fare! Qualsiasi cosa sia. [lo bacia] Devo lavorare. Ti amo. [Cinaglia esce dal negozio della moglie]
  • Spadino: Ma nun te sei visto? Nun sei bono a tenè a bada tuo fratello, figurate se sei bono a commannà. [intanto tutta la famiglia è uscita per assistere alla conversazione, dopo aver sentito le urla]
    Manfredi: Che te sei messo in testa?
    Spadino: De famme li cazzi mia! Senza dovè da conto a te e a questa famija de merda! Da oggi in poi io so n'omo libero e decido io d'a vita mia, è chiaro?! Saluti a tutti, Spadino se ne va. [fa un applauso e si allontana]
  • Dovresti fa un fijo pe na donna importante. Mo vedrai c'ariva. [la bacia] Te ne facevo fa cinquanta de fiji io a te. (Manfredi) [ad Angelica]
  • Un padre non le vuole le scuse di un figlio. (Sara) [a Gabriele]
  • Rimettiti le scarpe di prima. Queste non te vanno bene. (Samurai) [a Cinaglia]
  • Non sparare![1] (Aldo) [ultime parole prima di essere ucciso da Manfredi]
  • Livia: Tu solo na cosa nun dovevi fa a casa mia: torce un capello a mi fratello.
    Quirino [ultime parole]: Lo so. Ma era l'unica cosa da fa pe me e pe te. T'ho voluto bene, Li'. Tanto. Me dispiace solo de nun avé capito che dentro sta storia ero da solo.
    Livia: Si nasce soli e se more soli. 'O dovresti sapé. [esce dalla stanza e poco dopo Quirino viene freddato con un colpo di pistola alla testa da un suo scagnozzo]

Episodio 10, Chiamalo dormireModifica

  • Gabriele: Torna a letto, è presto.
    Sara: Torno a casa.
    Gabriele: A casa? Che vuol dire? Perché?
    Sara: Perché sì. Perché mi sento di fare così. Guardati, Lele. Sei solo un ragazzo.
    Gabriele: Sara, ma che cazzo dici? Ero con me a letto un minuto fa!
    Sara: Sì, lo so.
    Gabriele: Mi stai lasciando di nuovo?
    Sara: È meglio così.
    Gabriele: No. È meglio per te. Solo per te. Tu sei soltanto una povera egoista del cazzo, capace di stare soltanto con chi le fa più comodo.
    Sara: infatti torno da Sandro. Solo con lui posso ottenere quello che voglio, hai capito? Tu lo sai perché stai qui? Perché non hai un altro posto dove andare? Tu non sei meglio di me. Tu sei come me.
    Gabriele [fermandola]: Dimmi una cosa: a me e te, almeno per un attimo ci hai creduto?
    Sara: Per un attimo. [esce dalla porta]
  • Cinaglia: Ormai sei dentro, ti credi così furbo da poterti tirare indietro? A me non me sembri furbo, per niente. Finucci. Finucci era furbo. Guarda che fine ha fatto. Firma quelle carte, fidati.
    Taccon: Ma come dorme la notte?
    Cinaglia: Come un pupo.
  • [Aureliano si presenta in un parcheggio, accompagnato da alcuni scagnozzi armati, dove Samurai ha appena posteggiato il motorino]
    Samurai: Credevo venissi da solo.
    Aureliano: E invece me piace girà in compagnia.
    Samurai: Che vuoi?
    Aureliano: A Ostia mo comanno io. Quindi se vuoi fà gli impicci li fai con me, se no non li fai pe' niente.
    Samurai: Il ragazzo s'è fatto uomo.
    Aureliano: Te te sei invecchiato invece, guarda. Forse è ora che te levi dar cazzo, Samurà.
    Samurai [annuisce sarcastico]: Dici? [da un furgone escono mezza dozzina di uomini del Samurai armati] Mi credevi così coglione da non immaginare quello che avresti fatto? Io non c'ho paura de morì. Tu?
  • [I due stanno parlando su una terrazza che affaccia sul Vittoriano]
    Samurai: Ti piace guardarla dall'alto.
    Cinaglia: Mi piace guardarla da qua.
    Samurai: Non devi dimenticarti da dove vieni, soprattutto quando non sai ancora dove stai andando.
    Cinaglia: So esattamente dove sto andando.
    Samurai: E dove?
    Cinaglia: Io non sarò mai il sindaco di questa città. Non sarò mai un politico di primo livello, uno di quelli che vanno in televisione. Il mio destino è stare dietro le quinte, esattamente come te.
    Samurai: Io Roma la governo.
    Cinaglia: Roma non si governa, al massimo si amministra. Tu sei il mondo di mezzo, il luogo dove gli interessi si incontrano, quelli leciti, quelli illeciti. Di fatto sei l'amministratore di Roma, non il re.
    Samurai: E tu chi saresti?
    Cinaglia: Il tuo socio.
    Samurai: Non ti rilassare troppo allora, abbiamo solo tre mesi per far eleggere il sindaco che vogliamo noi.
  • Contessa: Buongiorno.
    Sara: Sono passata a ringraziarla.
    Contessa: Ringraziarmi?
    Sara: Sì. Ho imparato molto da lei: a non cedere ai sentimenti, a guardarmi le spalle, ma soprattutto a conservare l'odio per le persone che ti hanno fatto del male. Una lezione che non dimenticherò. Stia bene. [fa per andarsene, poi torna indietro] Ah, un'altra cosa ho imparato da lei: a voler bene ai poveri.
  • Spadino [sorprendendo da dietro Aureliano e puntandogli il coltello alla gola]: Per farli felici te dovrei ammazzà, per farje vedè chi so'. Ma io nun c'ho bisogno d'ammazzatte pe capì chi so'. Non c'ho niente da dimostra a nessuno, nemmeno a te.
    Aureliano: E chi sei, a Spadi'? No zingaro de merda!
    Spadino: Zingaro e frocio. Però mo a casa mia comanno io. La musica cambia.
    Aureliano: Ala fine comannamo noi, ha' visto? L'affare co Samurai lo faccio da solo però. Nun c'è posto pe te.
    Spadino: Questo non lo decidi né te, né Samurai. Tiello a mente, Aurelia', magari un giorno cambi idea e ti ricordi chi sò gli amici veri. Altrimenti la prossima volta te devo ammazzà. [fa un inchino e se ne va voltandogli le spalle]
    Aureliano [gli punta la pistola contro ma non lo spara, poi tra sé e sé]: La prossima volta, Spadi'...

NoteModifica

  1. a b c Dai sottotitoli ufficiali. Frase pronunciata in sinti nel doppiaggio originale.

Voci correlateModifica

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