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Silvio Bertoldi

saggista e giornalista italiano

Silvio Bertoldi (1920 – vivente), giornalista e saggista italiano.

Indice

BadoglioModifica

IncipitModifica

Le ricorrenze dei cinquantenari segnano, d'abitudine, le date dei grandi eventi e dei grandi personaggi. Cinquant'anni dalla caduta del fascismo: l'Italia che si libera dalla dittatura, Mussolini deposto, il passaggio dall'alleanza con i tedeschi a quella con gli alleati, alla fine l'armistizio dell'otto settembre. Cinquant'anni: ed eccoci a ricordare quei fatti e quei protagonisti, ed ecco riapparire fatalmente il nome di Pietro Badoglio, il generale che prese il posto del duce e che fu scelto dal re Vittorio Emanuele per il suo passato di glorie militari e di fedeltà sabauda, sorvolando sulle ombre di tragiche sconfitte. Di cui Caporetto resta la più grave e la più enigmatica: sbagliò per insipienza, per superficialità, per la confusione degli alti comandi, per presunzione? E le colpe furono tutte sue o andavano spartite con altri?

CitazioniModifica

  • Badoglio si svegliava immancabilmente alle sette. Alle otto era in ufficio. All'una a tavola. Alle nove e mezzo a letto. Nemmeno una bomba sotto la sedia poteva modificare quegli orari. Puntualissimo, pignolo, se aveva ospiti a colazione e non erano ancora arrivati per l'una, chiunque fossero, lui all'ora stabilita cominciava a mangiare. (Razza Piemonte, p. 23)
  • Per carattere era alieno da smancerie, poco portato alle manifestazioni sentimentali. Non gli parevano da soldato, da piemontese. Amava moglie e figli, ma ognuno al proprio posto. Nessuno dei suoi parenti lo vide dare pubblicamente un bacio alla moglie. (Razza Piemonte, p. 24)

Mussolini tale e qualeModifica

IncipitModifica

Se fosse vivo, Mussolini andrebbe per gli ottantatré. Voglio dire se non lo avessero ammazzato: perché nessuno può sapere se avrebbe avuto salute e fiato per arrivare fino a tanto.
Per la generazione che ha oggi vent'anni, un uomo che ha passato gli ottanta è un antenato. Anche gli uomini di Mussolini, quelli della sua età e quelli che lo conobbero bene, se hanno la fortuna di essere ancora al mondo, stanno per diventare degli antenati. Più o meno, sono tra i sessantacinque e gli ottanta anche loro.
Chi resta, oggi, che possa dire di essere stato così intimo di Mussolini da raccontare che uomo fosse? Tra pochi anni, il ciclo evolutivo si sarà compiuto e testimonianze dirette su questo indiscutibile personaggio non sarà più possibile trovarne. Insomma gli uomini di Mussolini se ne stanno andando uno alla volta.
Questa è l'osservazione che ho fatto e che costituisce la giustificazione di questo libro.

CitazioniModifica

  • Ateo non giurerei che sia stato, piuttosto uno dei tanti cristiani e cattolici per nascita e per abitudine. Fu sicuramente un indifferente e se dentro di sé ebbe dei turbamenti, dei dubbi, non furono di carattere religioso. Si aggiunga che nutriva le radicali superstizioni popolari romagnole contro i preti e le tonache in genere: anche negli anni dello splendore, anche in momenti di grande impegno sociale o in situazioni pubbliche di rilevo, fu osservato far gesti e atti di scongiuro disdicevolissimi, perché noti a chiunque tanto più suscitatori di meravigliate perplessità se veduti compiere da un capo del governo. E tutto ciò perché, d'un tratto, aveva notato un prete. (Capitolo I, p. 8)
  • In collegio chiamavano lui «il matto di Dovia[1]», o il «ragazzaccio di Predappio», o perfino, alla romagnola «l'omazz», l'omaccione; e lui (e i suoi amici) chiamavano il collegio «la repoblica ad Frampul», la repubblica di Forlimpopoli, come per dire che ci comandavano loro e basta. (Capitolo II, p. 17)
  • Racconta [Quinto Navarra] che Mussolini voleva il silenzio assoluto intorno a sé, mentre lavorava: e che per garantirselo, fece vietare l'uso dei clacson agli automobilisti in piazza Venezia. Racconta che amava la solitudine, che soffriva di raffreddori, che era freddoloso, che era disturbato dalla stitichezza, che portava mutandine corte di cotone, che dormiva con il pigiama e che alla mattina, alzandosi, se ne toglieva la giacca per ultimo. [...] Narra dunque il cameriere che Mussolini non sapeva radersi e che non faceva il bagno tutte le mattine. Portava le giarrettiere per reggere i calzini, voleva la manicure due volte la settimana, non metteva le pantofole ma uno strano paio di sandali arabi e cingeva il ventre con una panciera di lana, elastica. (Capitolo XIV, pp. 171-172)

NoteModifica

  1. Località, a circa 2 km da Predappio, ove nacque Mussolini.

BibliografiaModifica

  • Silvio Bertoldi, Badoglio, Supersaggi, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1993. ISBN 88-17-11610-6
  • Silvio Bertoldi, Mussolini tale e quale, I super pocket, Longanesi, Milano, 1975.

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